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venerdì 28 gennaio 2022

Fotografare l'arte. Abbazia di Moggio. Stemma dell'abate Daniele Dolfin

Abbazia di Moggio. Stemma dell'abate Daniele Dolfin (foto Daniela Durissini)
Daniele Dolfin fu un personaggio assai importante per il Friuli del secolo XVIII. Nato da una nobile ed antica famiglia veneziana, che aveva dato un doge alla Repubblica, fu uomo di chiesa, ma ebbe un notevole potere in quanto a soli 29 anni fu nominato abate commendatario della potentissima abbazia di Moggio e poi di quella di Rosazzo, entrambe con notevolissime rendite, per divenire poi, nel 1734, patriarca di Aquileia, fino alla soppressione dell'istituzione. Gli venne affidata anche l'arcidiocesi di Udine dove si distinse come committente di notevoli opere d'arte realizzate da artisti di grande valore, tra i quali spiccano Giandomenico e  Giambattista Tiepolo. 
Lo stemma riprodotto sopra è stato realizzato durante la sua permanenza presso l'abbazia di Moggio e riproduce su pietra i tre delfini che fanno riferimento al cognome della famiglia. Si nota qui una particolarità rispetto allo stemma classico: l'ultimo delfino, in basso, è riprodotto rovesciato, con il probabile scopo di dare l'idea del movimento dell'animale.

Immagine tratta da Wikiwand.com


martedì 25 gennaio 2022

Archeologia. Castelliere di Vertace (Carso Goriziano)



Sull'altura di Arupacupa, sul Carso Goriziano, sopra il paese di Jamiano, sorse, nell'età del bronzo medio-recente, un ampio castelliere, rilevato per la prima volta dal Marchesetti, all'inizio del secolo scorso. Si trattava di un abitato fortificato mediante un vallo di straordinaria ampiezza, andato in gran parte distrutto nel corso della prima guerra mondiale. Carlo Marchesetti lo descrisse così: "È uno dei più vasti, misurando la sua cinta esterna oltre ad un chilometro....Il vallo conservato tuttora per una lunghezza di 720 metri, ne ha in larghezza 5 a 10 ed è in media alto 1 metro. Causa il pendio roccioso esso manca al lato nord-ovest".

venerdì 21 gennaio 2022

Fotografare l'arte. Gli sguardi di Moggessa di qua



Moggessa di qua. Gli sguardi (foto Daniela Durissini)

Sopra Moggio Udinese, tra le montagne, c'è un paese abbandonato dopo il terremoto del 1976: Moggessa di qua. Qualche casa è stata restaurata quel tanto che basta per abitarla nei fine settimana o durante le vacanze, la maggior parte degli edifici è abbandonata ed in totale rovina e la vegetazione sta invadendo gli spazi che l'uomo aveva faticosamente sottratto alla natura. Tuttavia, percorrendo le stradicciole, dove non arrivano le automobili, nel silenzio assoluto, si sentono addosso alcuni sguardi severi: provengono da piccoli ometti di pietre, con grande occhi, che avvertono il passante di tenere un comportamento corretto, nonostante l'assenza assoluta di controlli. Un'idea un po' inquietante ma efficacissima per mantenere il rispetto ed il ricordo delle persone che hanno abitato quei luoghi. 




martedì 18 gennaio 2022

Ambiente e territori. La curiosa storia della chiesa di Sv.Tomaž di Grozzana

Monte Concusso. Ruderi della chiesa di Sv. Tomaž (foto Daniela Durissini)
Salendo al Monte Cocusso da Pesek e prendendo la buona sterrata che entra in Slovenia e raggiunge la cima, si incontra la chiesa diroccata di San Tommaso (Sv. Tomaž) con il suo cimitero, già chiesa parrocchiale di Grozzana. Quando il confine con l'allora Yugoslavia divise questa parte di territorio, Sv. Tomaž rimase sotto la ricostituita diocesi di Capodistria / Koper, mentre si edificò il nuovo edificio intitolato alla Beata Vergine Immacolata, dove fu trasferita la sede parrocchiale che comprende le frazioni di Grozzana, Bottazzo, Draga e Pesek (1954).
Il vecchio edificio in pietra, con campanile addossato alla facciata, costruito in forme piuttosto comuni, tipiche della zona carsica e risalente al XVII secolo, è andato lentamente in rovina, senza che si sentisse la necessità di ripristinarlo, ed è un peccato, poiché il luogo è magnifico, e l'edificio rappresentava un pezzo di storia di quel territorio conteso. Accanto c'è il piccolo e raccolto cimitero, testimone dell'antica comunità.

Chiesa di Sv. Tomaž (foto Daniela Durissini)


martedì 21 dicembre 2021

Ambiente e territori. Monte San Leonardo. Un sito ricco di storia

Monte San Leonardo. Ruderi della chiesetta dedicata al santo (foto Daniela Durissini) 
Il monte San Leonardo, sul Carso Triestino, alle spalle del paese di Samatorza, è un'altura panoramica dalla quale si vede tutto il territorio circostante. Per questo motivo sulla cima, in tempi preistorici, vi era un importante castelliere, che, grazie agli scavi effettuati nei primi anni '60 del secolo scorso si potè datare alla prima età del bronzo. Fu questo quindi, uno dei più antichi castellieri della zona, probabilmente frequentato anche durante tutta l'età del ferro e poi in epoca romana. La continuità dell'insediamento fu dovuta senza dubbio alla posizione particolarmente favorevole. 
Ruderi della chiesa di San Leonardo (foto Daniela Durissini)
Sulla cima del monte all'interno delle cinte murate del castelliere, oggi poco visibili, si trovano i resti di un piccolo edificio sacro, che presenta una pianta rettangolare ed una piccola abside: si tratta della chiesetta dedicata a San Leonardo, databile forse al XII secolo, epoca in cui il culto del santo si andava diffondendo, ma citata solo in epoca successiva. San Leonardo, protettore dei deboli, viene invocato per combattere il maltempo e per ottenere la protezione dei raccolti. Probabilmente il piccolo edificio fu eretto sulle rovine di un preesistente tempietto pagano. Tutti gli anni, il giorno 6 novembre, dedicato a San Leonardo, i villici di Samatorza raggiungevano la chiesetta, che fu completamente distrutta nel corso della prima guerra mondiale. 

Daniela Durissini, Carlo Nicotra, Guida agli itinerari architettonico-ambientali del Carso Triestino, Trieste, Lint, 1989

venerdì 17 dicembre 2021

Fotografare l'arte. San Giovanni in Tuba (Il leone)

Chiesa di San Giovanni in Tuba. Leone (foto Daniela Durissini)
Tra gli elementi architettonici ed artistici conservati nella chiesa di San Giovanni in Tuba ed appartenenti agli edifici precedenti, vi è uno splendido leone, derivante, con ogni probabilità, dalla chiesa romanica. Il leone aveva allora un forte significato simbolico, essendo un animale noto per crudeltà, per forza e per potenza. La tribù di Giuda, la più potente di Israele, al tempo di David, lo assunse come simbolo, e la figura del leone, di volta in volta, venne più volte citata nei testi biblici, sempre però con connotazioni di forza e/o crudeltà. Sovente, nelle rappresentazioni cristiane delle chiese romaniche, il leone compare mentre combatte con il drago, ed in quel caso vengono messe a confronto le due potenze diaboliche che intendono impadronirsi dell'uomo.

►(click) Per approfondire: Il leone e il drago (Diakosmesis)

mercoledì 15 dicembre 2021

Arti e architetture. Monfalcone. La Rocca

Monfalcone. La Rocca (foto Daniela Durissini)
La Rocca di Monfalcone è stata edificata su un colle, alle spalle dell'attuale abitato, che era stato occupato fin dalla preistoria. Forse la fortificazione originaria, in seguito ampliata e modificata più volte nel corso dei secoli, fu voluta da Teodorico, re ostrogoto, verso la fine del V secolo. Nella seconda metà del X secolo, passò in proprietà al Patriarcato di Aquileia, alla Contea di Gorizia, e quindi, dal 1420, alla Repubblica di Venezia che, a più riprese, fece degli importanti lavori di ampliamento e di fortificazione. Fondamentale l'intervento effettuato agli inizi del XVI secolo, che adattò la rocca a resistere agli attacchi delle armi da fuoco. In quell'occasione venne edificata la torre quadrata, destinata a contenere la polvere da sparo.