mercoledì 28 febbraio 2018

Ieri e oggi. Libano. Baalbek


Dragoman Joseph Shaar, Tempio di Giove, Baalbek, 1891
Da originale stampa in argento nel libro "Un mese in Palestina e Siria" (aprile 1891)
Libro in possesso di Kimberly Blaker, New Boston Fine e Rare books (CC)

Baalbek, Tempio di Giove 1891 (foto Dragoman Joseph Shaar) 

In realtà si tratta del Tempio di Bacco che vediamo qui in una foto recente


Baalbek 2003, Tempio di Bacco (foto Daniela Durissini)

alla quale restituiamo i colori


Baalbek 2003, Tempio di Bacco (foto Daniela Durissini)

martedì 27 febbraio 2018

R. Byron in viaggio a Baalbek


Tivadar Kosztka Csontvary. Baalbek (1906)

"Baalbek è il trionfo della pietra, una magnificenza lapidaria il cui linguaggio, ancora visivo, riduce New York a una dimora di formiche. E' una pietra color pesca, striata di oro rossiccio così come le colonne di St. Martin-in-the-Fields sono striate di fuliggine. Ha la consistenza del marmo, senza trasparenza ma con una lieve velatura, come quella delle prugne. L'ora ideale per vederla è l'alba: lo sguardo sale lungo le sei colonne, i cui fusti di pesca e d'oro splendono con la stessa luminosità dell'area cerulea, e perfino i basamenti privi di colonne hanno un'identità vivace, baciata dal sole, sullo sfondo delle profondità violette del firmamento. Sale ancora lo sguardo lungo questa carne scavata, lungo i fusti tre volte enormi, fino ai capitelli sbrecciati e al cornicione grande come una casa, tutti insieme sospesi nel celeste. Lo sguardo spazia oltre le mura, fino ai ciuffi verdi dei pioppi dai tronchi bianchi; oltre ancora, al Libano scintillante in lontananza di toni violacei, azzurri, oro e rosa. E poi scende seguendo le montagne fino al vuoto: il deserto, solitario mare di pietra. Bevi l'aria vibrante. Accarezza la pietra con mano delicata. Da' il tuo addio all'Occidente, se lo possiedi, quindi volgiti a Oriente, turista." (tratto da R. Byron, La via per l'Oxiana, Milano, Adelphi, 1981; 1993, p. 57)

Baalbek (foto Carlo Nicotra, 2003)

Lo scrittore inglese Robert Byron era arrivato a Baalbek nel suo viaggio verso l'Asia centrale, nel settembre del 1933 e ne era rimasto affascinato. Il brano riportato qui è stato inserito nella lunga relazione dell'itinerario intrapreso partendo da Venezia nell'agosto di quell'anno, per giungere in Afghanistan nell'anno successivo, pubblicata per la prima volta con il titolo The road to Oxiana, nel 1937, che costituisce uno dei racconti di viaggio più affascinanti di tutti i tempi.


Pensieri d'autore. Frédéric Gros. Camminare

(foto Daniela Durissini)

"...nel camminare , il vero segno della sicurezza è una giusta lentezza. Intendo, con questo, una lentezza del camminatore che non è l'esatto contrario della velocità. In primo luogo, è l'estrema regolarità del passo, la sua uniformità. Al punto che potremmo quasi dire che il buon camminatore scivola, o meglio bisognerebbe dire che le sue gambe girano, formano dei cerchi. Al cattivo camminatore capita di andare svelto, di accelerare e poi rallentare. I suoi movimenti sono a scatti, le gambe disegneranno una linea spezzata. La sua rapidità sarà fatta di accelerazioni improvvise, seguite da respiri pesanti....La lentezza è più che altro il contrario della precipitazione."

(da Frédéric Gros, Andare a piedi. Filosofia del camminare)


lunedì 26 febbraio 2018

Ieri e oggi. Trieste. Piazza della Borsa

Trieste. Piazza della Borsa, prima metà del Novecento

Trieste. Piazza della Borsa, oggi (foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Victor Hugo. La rivoluzione

Il 26 febbraio 1802 nasceva a Besançon
Victor Hugo
Scrittore, drammaturgo, politico


E. Delacroix. La liberté guidant le peuple (1830)

"Se volete rendervi conto di quello che è la rivoluzione chiamatela Progresso; ma se volete rendervi conto di quello che significa progresso, chiamatelo Domani; ora, il Domani compie irresistibilmente l'opera sua, e la cominicia oggi, arrivando sempre al suo scopo, nei modi più strani".

(da Victor Hugo, I Miserabili, II, I)


domenica 25 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Santa Cruz de Tenerife

Facciata con decorazione ceramica

Santa Cruz de Tenerife (foto Daniela Durissini)

Beirut agli inizi del Novecento

Cartolina con veduta di Beirut agli inizi del Novecento

Beirut

"Della scomparsa del passato ci si consola facilmente; è dalla scomparsa del futuro  che non ci si riprende. Il paese la cui assenza mi rattrista e mi ossessiona non è quello che ho conosciuto in gioventù, è quello che ho sognato e che non ha mai potuto vedere la luce"

(da Amin Maalouf, I disorientati)




sabato 24 febbraio 2018

La bora a Trieste

Cesare Polli. Cartolina (1903)
In questi giorni, a Trieste, la bora soffia con una velocità che, nelle raffiche, si è sempre mantenuta al di sopra dei 100 km/h, con punte che hanno raggiunto i 133 km/h e sembra che ci siano ancora margini di peggioramento. 
I triestini ci sono abituati. Nasciamo già con la bora nel sangue, fin da piccoli sbattacchiati di qua e di là da questo vento gelido che proviene da ENE. Un tempo in città si mettevano le corde agli angoli delle strade più esposti al vento, affinché la gente potesse reggersi, e proseguire, seppur con difficoltà, il cammino. 

Cesare Polli. Cartolina (1903)
Oggi la bora si fa sentire meno e più raramente, ma quando soffia nessuno pensa di chiudersi in casa, al caldo. Tutti escono, sfidando il vento, facendosi trascinare in una corsa affannata o, quando la raffica non spinge più, fermandosi di colpo, come impietriti. Nemmeno le persone anziane, che hanno visto ben altra bora, come dicono, pensano di stare al riparo. 

Cesare Polli. Cartolina (1903)
In questi giorni volano coppi, cadono impalcature, i cassonetti delle immondizie prendono vita e corrono lungo le strade, il vento fa strage di motorini, strappa le persiane, stacca gli intonaci, ma niente: tutti sono per strada ugualmente. E' la nostra pazzia collettiva, il richiamo verso qualcosa di ancestrale e selvaggio, un tuffo nel passato, quasi un'identificazione che fa di noi triestini, nei giorni di bora, la comunità che i tempi odierni hanno disgregato. 

Cesare Polli. Cartolina (1903)
E da sempre si moltiplicano le vignette satiriche sugli effetti del vento, mentre c'è ancora chi non manca all'appuntamento sul molo Audace, quello dove, il 3 novembre del 1918, attraccò la prima nave della Marina Italiana, il cacciatorpediniere Audace, da cui la lunga banchina che si sporge verso il mare, prese il nome. 

venerdì 23 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Carso sloveno

Casa carsica con ballatoio e tetto a falde in pietra

Divača. Slovenia (foto Daniela Durissini)

J. Gutenberg e la rivoluzione della conoscenza

J. Gensfleisch. Ritratto di J. Gutenberg


Il 23 febbraio del 1455 venne pubblicato a Magonza, città natale di Johannes Gutenberg, il primo libro stampato con la nuova tecnica, a caratteri mobili,da lui messa a punto. In effetti tale sistema era già usato in Cina, da più di 400 anni, ma i caratteri erano realizzati in legno, e quindi si deterioravano con facilità. L'orafo tedesco pensò invece di realizzarli in lega metallica per renderli più duraturi, ma il lavoro si rivelò lungo e complesso e fu finanziato dal socio di Gutenberg in quell'impresa, l'orafo Johann Fust. 


Bibbia di Gutenberg

Così venne realizzata la prima Bibbia a stampa, venduta per sottoscrizione, e acquistata per lo più da istituzioni religiose, che ebbe un successo immediato. Agli acquirenti era lasciato il compito di contattare l'artista che preferivano per le decorazioni dei due volumi, per le quali venivano lasciati liberi gli spazi, ed era data loro la possibilità di scegliere la legatura, ottenendo così dei volumi personalizzati e talvolta assai diversi l'uno dall'altro. Ne vennero stampati in tutto 180 esemplari, 40 dei quali su pergamena, e gli altri su carta. 
Ad oggi se ne conservano 48, sparsi nei musei e nelle biblioteche di tutto il mondo. 



J. Amman. Tipografia di Francoforte (1568)

L'invenzione del Gutenberg fece sì che, in breve tempo, si diffondessero le tipografie ed i  libri pubblicati e che questi avessero costi che li rendevano accessibili ad un maggior numero di persone, rispetto ai rarissimi manoscritti di epoca medievale. Di conseguenza fu rivoluzionata ed incrementata la conoscenza, che non giungeva più soltanto a pochi privilegiati, ma iniziò a diffondersi anche presso coloro che fino ad allora ne erano rimasti esclusi. Il cammino verso l'accessibilità delle informazioni fu lungo e tortuoso, spesso ostacolato proprio da coloro che ne avevano avuto l'esclusiva, ma fu inarrestabile.
Malgrado il successo ottenuto, i due soci entrarono in disaccordo e si separarono e  Gutenberg morì, pochi anni dopo, povero e dimenticato.


Pensieri d'autore. J. Saramago sul viaggio



W. Turner. Venezia, la foce del Canal Grande

"Il  viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito." 

(da J. Saramago, Viaggio in Portogallo)

giovedì 22 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Asciano (Siena)

Basilica di Sant'Agata. Interno del tiburio

Asciano. Basilica di Sant'Agata (foto Daniela Durissini)

Amerigo Vespucci e la Luna


Ritratto di Amerigo Vespucci
Il 22 febbraio del 1512 moriva a Siviglia Amerigo Vespucci, navigatore, esploratore e cartografo, protagonista di una delle stagioni più interessanti dell'esplorazione diretta ai nuovi mondi, al di là dell'Oceano Atlantico, che presero il suo nome. Fu infatti il primo a rendersi conto che le terre incontrate da Cristoforo Colombo non erano una parte dell'Asia, bensì un continente a sé e rappresentavano la quarta parte del mondo, com'egli stesso ebbe a dire. 


Carta di G. de Vallseca posseduta da A. Vespucci (Barcellona, Museo Marittimo)
Tuttavia, al di là dei suoi quattro viaggi, alcuni aspetti dei quali sono tuttora controversi, Amerigo Vespucci ebbe il merito di mettere a punto un metodo efficace per calcolare la longitudine, e lo fece osservando il movimento della luna. 
Nel suo racconto del secondo viaggio si sofferma infatti sulla difficoltà di orientarsi in mezzo all'oceano, in mancanza di un qualsiasi punto di riferimento, e sulla conseguente ricerca di un sistema che gli consentisse di tracciare la rotta con sufficiente precisione. 

I racconti di viaggio di A. Vespucci
Fu dall'osservazione del cielo e del movimento degli astri che ebbe l'idea di misurare, nella notte del 23 agosto 1499, lo spostamento della luna rispetto a Marte, ricavandone un'angolazione che, rapportata ai 360 gradi e al perimetro terrestre, così come calcolato da Tolomeo e Alfragano, cioè in 6000 leghe, nonché al meridiano di Cadice, gli consentì di ottenere il punto nave con una precisione pressoché assoluta, riconosciutagli appieno solo in epoche successive. 

Theodor de Bry. Incontro di Vespucci con i nativi americani nel 1497 (1592)
Il secondo viaggio verso quelle che sarebbero state poi chiamate le Americhe, effettuato tra il 1499 ed il 1500, inizialmente assieme ad Alonso de Hojeda, a capo della spedizione, vide il Vespucci proseguire da solo, dall'attuale Guyana, verso la parte meridionale del continente, fino alla foce del Rio delle Amazzoni.



Pensieri d'autore. A. Schopenhauer, sulla vita umana

Il 22 febbraio 1788 nasceva a Danzica
Arthur Schopenhauer
Filosofo

Acta Eruditorum. Orologio (1737)
"Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l'orologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata" 

(da Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, 58)



mercoledì 21 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Todi (Umbria)

Concattedrale della Santissima Annunziata

Todi (foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Gogol, sull'uomo

Il 21 febbraio 1852 moriva a Mosca 
Nikolaj V. Gogol
Scrittore e drammaturgo

F. Moller. Ritratto di N. Gogol (1840)
"E si palesò chiaramente che genere di creatura sia l'uomo: saggio, intelligente e assennato in tutto quello che tocca gli altri, ma non se stesso. Che lungimiranti, ben fondati consigli sa porgere nei casi difficili della vita! – Che testa perspicace! – grida la folla: che carattere incrollabile! – Ma lascia che su questa testa perspicace s'abbatta qualche sciagura, e che venga a trovarsi lui in persona nei casi difficili della vita, e vedrete dove va a finire tanto carattere!"

(da N. Gogol, Le anime morte, X) 

martedì 20 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Vipiteno

Torre delle dodici

Vipiteno (foto Daniela Durissini)

Assisi. Palazzo comunale. La "Volta Pinta"

Assisi. "Volta Pinta" (foto Daniela Durissini)
Il palazzo comunale di Assisi possiede un vero gioiello, assai poco conosciuto: la cosiddetta "Volta Pinta", che copre la piccola loggia, risalente al 1342. Pochi anni dopo essere stata costruita la loggia venne chiusa, mediante un muro, eretto nella parte postica, ed un cancello sistemato sul lato che dà sulla piazza, ma fu solo due secoli più tardi, quando ormai il palazzo era divenuto la sede stabile del Governatore Apostolico (1555), che si decise di provvedere alla decorazione pittorica di quello spazio, che ormai aveva perduto le caratteristiche originarie. Fu così che Marcello Tuto, governatore in quell'anno, commissionò l'affresco della volta a Raffaello Coda da Rimini, attivo in quel periodo sia in città che in altri centri dell'Umbria. 


Assisi. "Volta Pinta" (foto Daniela Durissini)
Questi realizzò una decorazione a grottesche, ispirata ai dipinti scoperti da poco e molto apprezzati dagli artisti dell'epoca, della Domus Aurea di Nerone. Come racconta Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, il nome di grottesche deriva dalle grotte dell'Esquilino, dove furono rinvenute, nel 1480, queste decorazioni. Si trattava appunto della casa di Nerone, le cui pareti presentavano questo tipo di decorazioni, in cui esseri ibridi e/o mostruosi, si muovevano su sfondi bianchi, o comunque monocromi, intrecciandosi a decorazioni geometriche e naturalistiche.

Domus Aurea. Decorazioni
Gli artisti si facevano calare nelle grotte per studiare queste pitture parietali, fino ad allora sconosciute, e le riprodussero e reinterpretarono in molteplici versioni.
Raffaello Coda realizzò quindi, secondo la moda dell'epoca, ed inserendovi alcuni tratti umoristici, la "Sfida tra Apollo e Marsia", tema mitologico abbastanza comune, in cui Marsia, che con il suo flauto aveva sfidato Apollo in una contesa musicale, non avendo potuto vincere di fronte alla melodia emessa dalla cetra del dio, viene appeso ad un albero dal vincitore e scuoiato vivo.
La scena è però arricchita da tante piccole figurine, riprese in atteggiamenti che richiamano più i popolani dell'epoca che le figure mitiche della classicità.


Assisi. "Volta Pinta" (foto Daniela Durissini)

Assisi. "Volta Pinta" (foto Daniela Durissini)
Il pittore, come testimoniano i documenti dell'epoca, fu pagato 4 fiorini, il 21 agosto 1556, data in cui, probabilmente, portò a termine il lavoro.

Pensieri d'autore. Giovanni Boccaccio sulle leggi

Statuti di Trieste (1350)

"Le leggi deono essere comuni e fatte con consentimento di coloro a cui toccano"

(da Giovanni Boccaccio, Decameron, VI giornata, novella VII)

lunedì 19 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Pirano (Slovenia)

Convento francescano. Chiostro
.
Pirano. Chiesa e convento di San Francesco (foto Daniela Durissini)

Caravaggio agli Uffizi


Ottavio Leoni. Ritratto di Caravaggio (1621)

Quest'oggi, giorno in cui normalmente il museo degli Uffizi di Firenze è chiuso al pubblico, sono state inaugurate, con un'apertura straordinaria e gratuita, le nuove sale espositive dedicate alle opere del Caravaggio e di altri pittori del Seicento. In particolare, nella sala 90, completamente ristrutturata, grazie ad un'esposizione ripensata proprio per ottimizzare la fruibilità delle opere, si possono ammirare tre capolavori, tra i più noti ed emblematici del grande artista: Bacco, Scudo con la testa di Medusa, Sacrificio di Isacco
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggo, era nato a Milano nel 1571, e morì, in circostanze drammatiche, a Porto Ercole, nel 1610.

Caravaggio (stampa, 1672)

Il Bacco, realizzato tra il 1596 ed il 1597, commissionato dal cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte, ambasciatore dei Medici a Roma, con l'intenzione di farne dono a Ferdinando I dei Medici, per le nozze del figlio Cosimo, è stato oggetto di interpretazioni molto diverse da parte della critica, sia per quanto concerne l'identificazione del modello per la figura di Bacco, sia per l'interpretazione del significato da attribuire alla scena. 

Caravaggio. Bacco (1598)

Lo stesso cardinale del Monte commissionò al Caravaggio anche un'altra opera presente nella sala e cioè il celebre Scudo con la testa di Medusa, realizzato dall'artista probabilmente nel 1598, e collocato da Ferdinando I, al quale fu donato nello stesso anno, nella Sala dell'Armeria, appena allestita. Esiste un altro dipinto, di proprietà privata, che rappresenta lo stesso soggetto, e che presenta la firma del Caravaggio. La Medusa degli Uffizi ne sarebbe una copia, realizzata dallo stesso artista.L'uccisione della Medusa da parte dell'eroe Perseo, era un tema molto caro agli artisti dell'epoca, più volte riproposto, ma il Caravaggio scelse di non raffigurare l'eroe vincitore del mostro, bensì la sola testa mozzata, con gli schizzi di sangue e la bocca aperta in un urlo agghiacciante. La Medusa era simbolo di prudenza e sapienza ed era un tema caro alla famiglia dei Medici.  

Caravaggio. Scudo con testa di Medusa (particolare)

Il Sacrificio di Isacco conservato agli Uffizi è il secondo dipinto realizzato dal Caravaggio sullo stesso tema. Un primo quadro infatti, oggi conservato a Princeton, fu dipinto tra il 1593 ed il 1598, mentre di quello del museo fiorentino si sono conservati i pagamenti, effettuati tra il 1603 ed il 1604 dalla famiglia Barberini, il cui esponente di spicco all'epoca, Maffeo, divenne papa con il nome di Urbano VIII. Anche per quest'opera, come per il Bacco, la critica si è divisa sull'individuazione del modello. 
Un elemento di grande interesse invece, che sembra ormai accertato, è costituito dall'individuazione del paesaggio che fa da sfondo alla scena, uno tra i rari esempi, nelle opere del pittore, con la campagna romana di Castel San Pietro Sabino, dove si trovava la residenza della famiglia Mattei. 


Caravaggio. Sacrificio di Isacco


Pensieri d'autore. Pirandello su Copernico e l'umanità

Il 19 febbraio 1473 nasceva a Torun, nella Prussia Reale (Regno di Polonia)
Niccolò Copernico
Astronomo e astrologo, affermò la teoria eliocentrica

Ritratto di Niccolò Copernico (Municipio di Torun)
"Copernico, don Eligio mio ha rovinato l'umanità, irrimediabilmente. Ormai noi tutti ci siamo a poco a poco adattati alla nuova concezione dell'infinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell'Universo, con tutte le nostre belle scoperte e invenzioni e che valore dunque volete che abbiano le notizie, non dico delle nostre miserie particolari, ma anche delle generali calamità? Storie di vermucci ormai le nostre. Avete letto di quel piccolo disastro delle Antille? Niente. La Terra, poverina, stanca di girare, come vuole quel canonico polacco, senza scopo, ha avuto un piccolo moto d'impazienza, e ha sbuffato un po' di fuoco per una delle tante sue bocche. Chi sa che cosa le aveva mosso quella specie di bile. Forse la stupidità degli uomini che non sono stati mai così noiosi come adesso."

(da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

domenica 18 febbraio 2018

Pensieri d'autore. Amin Maalouf. Il padre

Pascal Sébah. Il Bosforo 

"Si sarebbe detto che, per lei, mio padre era un tetto; per me era un soffitto" 
(Il protagonista racconta del suo rapporto e di quello della sorella con il padre)

(da Amin Maalouf, Gli scali del Levante)

sabato 17 febbraio 2018

Pensieri d'autore. Giordano Bruno sulla libertà

Il 17 febbraio del 1600 veniva arso sul rogo a Roma, in Campo dei Fiori
Giordano Bruno
Filosofo ed astronomo

Giordano Bruno

"Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo."

(da Giordano Bruno, Spaccio de la bestia trionfante)

venerdì 16 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Roma. Villa Giulia

Quinte architettoniche nel giardino di Villa Giulia

Roma. Villa Giulia (foto Daniela Durissini)

Ieri e oggi. Roma. Castel Sant'Angelo e il Tevere

Hendrik Frans van Lint. Roma. Veduta del Tevere (1734)
Roma. Castel Sant'Angelo e Tevere (foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Marcel Proust sul piacere di leggere



J.H. Fragonard. The reader (1770-72)

"Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare a un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l'ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco lì accanto senza toccarla, mentre il sole sopra di noi diminuiva di intensità nel cielo blu, la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non abbiamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto."

(da Marcel Proust, Del piacere di leggere)

giovedì 15 febbraio 2018

Fotografare l'architettura. Gubbio

Gubbio. La torre del palazzo comunale

Tra i vicoli della città medievale (foto Daniela Durissini)

Bertolt Brecht, Vita di Galileo



Justus Sustermans, Ritratto di Galileo (1636)
Il 15 febbraio del 1564 nasceva a Pisa Galileo Galilei, destinato a rivoluzionare, con i suoi studi, molte delle teorie scientifiche del suo tempo. La sua vita però, come noto, non fu affatto priva di ostacoli, frapposti soprattutto da quegli ambienti legati alla Chiesa, che mal sopportavano la messa in discussione di alcuni dei teoremi sui quali si basava il credo religioso. In particolare l'insistenza a voler affermare la posizione periferica della terra nell'universo conosciuto e nell'appoggiare la teoria eliocentrica di Copernico lo portarono al processo davanti all'Inquisizione al quale seguirono l'abiura ed il confino nella sua casa di Arcetri, dove lo colse la morte.

Cristiano Banti, Galileo davanti all'Inquisizione (1857)
Alla vita del grande scienziato Bertolt Brecht dedicò un lavoro teatrale: Vita di Galileo, di cui esistono, come nell'uso del commediografo, diverse versioni. Brecht, infatti, non riteneva mai un suo lavoro pienamente concluso, nemmeno dopo la prima rappresentazione, e pensava ad un continuo perfezionamento delle sue opere, anche in base alle impressioni del pubblico presente. Comunque sia, nonostante le differenze, il nocciolo del lavoro è rappresentato dal paragone tra la vicenda di Galileo, visto in modo assolutamente diverso dall'immagine tramandata dagli storici, molto più travagliato e dubbioso di quanto non lo fosse stato realmente, combattuto tra la tentazione dell'abiura e quella di resistere alle pressioni della Chiesa, e ciò che il mondo stava vivendo all'epoca in cui la commedia fu scritta, tra il 1938 ed il 1939. 

Christoph Scheiner, Osservazione delle macchie solari (1630)
Lo iato tra la cultura al potere e quella che vi si opponeva, lo scontro tra la dimostrazione scientifica ed il dogma imposto dalla Chiesa, la soppressione impietosa di un pensiero libero, sono gli elementi che compongono il lavoro del commediografo, nel quale la figura di Galileo è assurta a simbolo della libertà minacciata e poi perduta in molta parte dell'Europa dell'epoca. Brecht inoltre, dietro al dramma di Galileo celava quello della scienza, che in quegli anni metteva a punto armi micidiali, e veniva meno al suo compito principale, quello cioè di tracciare la strada del progresso, svincolata dalle imposizioni di una politica in grado di condizionarne le scelte e, conseguentemente, i risultati.


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