martedì 31 luglio 2018

lunedì 30 luglio 2018

Fotografare l'architettura. Portone carsico

Portone di una casa a Kopriva (Carso sloveno)

Kopriva (foto Daniela Durissini)

Dietro a questi portoni, che lasciavano lo spazio per l'ingresso dei carri agricoli, si celano i cortili ai quali si affacciano le case e gli annessi rustici.

Foto natura. Nannufero

Nannufero giallo o Ninfea gialla Nuphar luteum)

Aquileia (foto Daniela Durissini)

giovedì 26 luglio 2018

mercoledì 25 luglio 2018

Foto natura. Pineta

La splendida pineta di Belvedere sulla riva del mare
Pino marittimo (Pinus pinaster)


Aquileia. Belvedere (foto Daniela Durissini)

martedì 24 luglio 2018

lunedì 23 luglio 2018

Fotografare l'arte. La meridiana

Strassoldo. Sopra la bottega dell'artista
Una meridiana originale con un messaggio filosofico

Strassoldo (foto Daniela Durissini)

Foto natura. Libellula rossa (Frecciarossa)

Libellula rossa, Frecciarossa (Crocothemis Erythraea)
A rischio estinzione

Frecciarossa (Crocothemis Erytraea)
Strassoldo (foto Daniela Durissini)

venerdì 20 luglio 2018

Foto natura. Il gallo

Belvedere. Villa Savorgnan. Il gallo si allarma quando ci si avvicina al cancello

Belvedere (foto Daniela Durissini)

Villa Savorgnan, Fior, Pasi (Belvedere)

Villa Savorgnan,Fior,Pasi
Villa Savorgnan. Parte postica della barchessa orientale (foto Daniela Durissini)

Belvedere Villa Savorgnan
Villa Savorgnan. Corpo centrale (foto Daniela Durissini)
La villa Savorgnan, Fior, Pasi, costruita nel secolo XVII, non lontano da Grado, appartenne ad una delle più importanti famiglie friulane. I Savorgnan, dapprima alleati dei Patriarchi aquileiesi e poi della Repubblica veneta, nel Consiglio della quale sedevano fin dalla seconda metà del secolo XV, avevano costruito, presumibilmente verso la fine del Trecento, una prima casa-fortezza in località Centenara che, nei tempi bui dei continui rivolgimenti politici dell'epoca, consentiva loro un'eventuale via di fuga, per mare, verso Grado.
Belvedere Villa Savorgnan
Villa Savorgnan. (foto Daniela Durissini)
Fu attorno a questo primo edificio, oggi scomparso, che si sviluppò il successivo complesso della villa ed anche il borgo stesso di Belvedere. Gli edifici, costituiti da un corpo centrale e da due barchesse laterali, presentano una chiara impronta rurale. Il corpo centrale che vediamo oggi risale alla seconda metà dell'Ottocento, mentre la barchessa orientale conserva ancora alcune parti risalenti al XVII secolo. 
Da sottolinerare l'importante ruolo svolto da queta costruzione nella formazione del piccolo borgo attorno ad essa. 
Ed a proposito dei Savorgnan va ricordato senz'altro uno dei suoi membri più noti, quel Tristano, figlio di Federico III, ucciso per ordine del patriarca Giovanni di Sobieslav, marchese di Moravia che, nel 1394, vendicò  la morte del padre partecipando alla congiura che portò all'uccisione del patriarca stesso. In realtà Giovanni s'era dimostrato ostile a questa potente famiglia, poiché essa, guardando anche agli interessi personali, sosteneva la politica espansionistica veneziana in Friuli, ed in effetti, alla sua morte, Tristano prese le redini del potere nella città di Udine, peraltro difeso dagli Udinesi stessi, che sostenevano le sue ragioni. Venezia seppe ricompensare con la concessione di terre il ruolo importantissimo svolto da Tristano e dai Savorgnan contro l'esercito ungherese di Sigismondo e nella successiva conquista del Friuli.

giovedì 19 luglio 2018

Foto natura. Nella valle da pesca

Canniccio in una valle da pesca 

Valle da pesca
Laguna di Grado (foto Daniela Durissini)

Aquileia. Un'antica leggenda

Cappella Vergini Aquileiesi
 Cappella delle Vergini Aquileiesi (foto Daniela Durissini)

Ad Aquileia, poco distante dalla piazza del Municipio troviamo una piccola chiesuola, costruita nell' Ottocento, su un sito probabilmente dedicato, in età tardo antica al culto cristiano. Qui, secondo le testimonianze tramandate da documenti di epoca medievale, si  ricordavano le quattro vergini aquileiesi Tecla, Costanza, Dorotea ed Eufemia, convertitesi al cristianesimo, malgrado la volontà contraria dei genitori. Le giovani furono decapitate e, secondo la leggenda, un po' impressionante, le teste rotolarono lungo il corso del fiume Natisone continuando ad innalzare canti religiosi, fino a che non si fermarono nel luogo ove sorge la chiesetta, presso il ponte poi detto delle Vergini. Gli scavi archeologici hanno messo in luce i resti di  un sepolcreto ed il basamento di un monumento funebre riproducente uno scafo. 

mercoledì 18 luglio 2018

Foto natura. Sferracavallo comune

Sferracavallo comune (Hippocrepis comosa)

Hippocrepis comosa
Aquileia (foto Daniela Durissini)

Caravaggio al Castello di Udine

San Francesco in estasi
Caravaggio. San Franccesco in estasi  (Wadsworth Atheneum Museum of Art)

Il Castello di Udine, antica residenza dei patriarchi aquileiesi e poi del luogotenente veneto della Patria del Friuli, ancor oggi simbolo di questa terra, è un polo museale di notevole interesse in quanto ospita i musei, recentemente allestiti, del Risorgimento ed Archeologico, la Galleria di Arte Antica, il Museo della Fotografia, alcune importanti collezioni visitabili su prenotazione, la Biblioteca d'Arte e la ricchissima Fototeca. Pur non esaurendo l'offerta udinese in campo museale (altre importanti collezioni sono ospitate in sedi diverse), il Castello è quindi una meta imprescindibile per coloro che visitano la città. 
La struttura attuale risale in gran parte al XVI secolo, dato che il terremoto del 1511 aveva  quasi completamente distrutto quella precedente. Alcuni lavori furono eseguiti anche nel secolo XVII. 
Oggi, ricorrendo l'anniversario della morte di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, deceduto il 18 luglio del 1610 a Porto Ercole, mentre era in viaggio per Roma, voglio ricordare il suo famoso dipinto San Francesco che riceve le stimmate o San Francesco in estasi, conservato presso la Galleria d'Arte Antica, che ospita altri importanti tesori artistici, tra i quali vanno ricordati i lavori del Carpaccio e del Tiepolo. 
Il dipinto, oggetto di un recente studio atto a stabilirne l'autore, sembra sia infatti una copia conforme dell'originale, probabilmente il quadro conservato al Wadsworth Atheneum di Hartford, nel Connecticut (1594), già di proprietà del banchiere ligure Costa. Questi, che aveva acquistato il quadro dal Caravaggio, essendo un suo estimatore, ammalatosi, aveva stabilito un lascito testamentario a favore di Ruggero Tritonio, abate friulano. Una volta guarito però, volle tenere il dipinto per sé e decise di far fare una copia conforme, per donarla all'amico. L'opera sarebbe datata tra il 1606 ed il 1607 e rimase per molto tempo esposta nella chiesa di Fagagna. 



lunedì 16 luglio 2018

Foto natura. Il campo di trifoglio

Trifoglio (Trifolium repens)

trifolium repens
Aquileia (foto Daniela Durissini)

Foto natura. La nutria (Myocastor coypus)

Myocastor coypus
(foto Daniela Durissini)
La nutria (Myocastor Coypus), chiamata anche castorino, miopotamo, castoro di palude, è un mammifero roditore originario del Sud America. Diffusasi un po' dovunque  in Italia, la troviamo con maggior frequenza lungo i fiumi e nelle zone lagunari dell'Emilia Romagna, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, dove sta provocando dei danni ingentissimi tanto al sistema delle acque quanto all'agricoltura. Infatti, se da un lato scava tane molto lunghe e molto larghe che danneggiano le sponde dei fiumi e dei canali, nonché i campi attigui, dall'altro si nutre di piante acquatiche ed il riso rientra tra i suoi cibi preferiti. 
In alcune regioni si è tentata la strada del contenimento ma la nutria è assai prolifica, le femmine partoriscono infatti due o tre volte l'anno una media di cinque cuccioli, che però possono essere molti di più ed arrivare anche oltre i dieci. A fronte di una sostanziale mancanza di animali antagonisti (che non mancano invece nelle regioni d'origine del Sud America) la moltiplicazione degli individui preoccupa giustamente i governi locali. La sola provincia di Udine ha registrato, alcuni anni orsono, oltre 11 milioni di euro di danni su 80 chilometri di canali nella Bassa Friulana.
L'esemplare nella foto si gode il fresco dell'acqua in una giornata estiva di sole presso Aquileia e ad osservarlo così pacioso, tra le canne, non lo si direbbe in grado di operare tali distruzioni lungo il canale nel quale si trova. 

venerdì 13 luglio 2018

L'invenzione della natura (Andrea Wulf)



L'invenzione della natura. Le avventure di Alexander von Humboldt, l'eroe perduto della scienza, di Andrea Wulf, è un libro straordinario, come oggi se ne leggono pochi. L'autrice, che già aveva dato prova delle sue capacità, in scritti precedenti, quali ad esempio La confraternita dei giardinieri, pubblicato dieci anni fa, ha svolto un lunghissimo ed appassionato lavoro di ricerca in numerosi archivi e biblioteche in giro per il mondo, per ricostruire la vicenda umana e scientifica di colui che, a cavallo tra XVIII e XIX secolo, cambiò totalmente e per sempre il rapporto dell'uomo con la natura e l'ambiente, influenzando personaggi come Darwin, Thoreau, Emerson, Muir, ma anche la poesia e la letteratura di Goethe, Coleridge e Wordsworth. 
Humboldt, prussiano di nascita, ebbe un'educazione severa da parte della madre, rimasta vedova molto presto ma, appena ne ebbe l'occasione, sfuggì all'ambiente tetro della casa natale ed all'impiego presso la società mineraria statale prussiana, si recò a Jena, sede di una nota università, nella meno rigida e certamente più stimolante Weimar, dove fu accolto in casa del fratello, diplomatico, e conobbe Schiller e Goethe, con il quale strinse un'importante amicizia. Ebbe modo poi di viaggiare in Europa, e fu attratto in particolar modo dall'ambiente artistico ed intellettuale di Parigi. Mentre cresceva e si sviluppava la sua cultura fu sempre più attratto dallo studio delle scienze naturali e finalmente riuscì ad intraprendere un lunghissimo viaggio nell'America del sud, durato ben cinque anni, dal 1799 al 1804. Ma Humboldt non era un viaggiatore qualunque e seppe approfittare appieno dell'occasione che gli veniva concessa dal governo spagnolo che lo autorizzava a visitare le proprie colonie oltre oceano. Prima della partenza  si era infatti procurato, pagandoli con il proprio denaro, una serie di strumenti, allora all'avanguardia, che gli permisero di effettuare misurazioni di ogni tipo nel corso del viaggio e gli consentirono, tra le altre cose, di redigere delle mappe dei territori visitati  così precise che servirono efficacemente anche ai rivoluzionari di Simon Bolivar, conosciuto al ritorno a Parigi, per sconfiggere gli spagnoli, percorrendo sentieri a questi sconosciuti. Nel lungo viaggio gli fu compagno Aimé Bonpland, botanico, che condivise assieme a lui gioie e disagi della risalita dell'Orinoco, dell'attraversamento delle Ande e delle numerose salite sui vulcani dell'Ecuador, tra i quali spicca il Chimborazo, dove riuscirono ad arrivare più in alto delle precedenti spedizioni, anche se non raggiunsero la cima. 

F.G. Weitsch "Humboldt e Bonpland ai piedi del Chimborazo

Al ritorno in Europa Humboldt scrisse molto sul suo viaggio e sui risultati sceintifici riportati e molto condivise con altri scienziati, trovando particolarmente fertile e stimolante l'ambiente parigino. Avendo però speso molto del patrimonio lasciatogli dalla madre e trovandosi in difficoltà economiche dovette rassegnarsi infine ad accettare un impiego presso il re di Prussia. 
Deciso ad esplorare i monti himalayani inoltrò diverse richieste ai diplomatici inglesi ma non ne ebbe mai l'autorizzazione, essendo conosciuto come persona fortemente critica nei confronti del colonialismo, sentimento che egli aveva rafforzato nel suo viaggio nell'America meridionale. 
Riuscì invece, ormai sessantenne, ad esplorare l'Asia centrale, grazie all'esplicito invito dello zar Nicola I, che finanziò la spedizione, alla ricerca di giacimenti minerari da poter sfruttare. In quell'occasione Humboldt meravigliò i suoi compagni, dimostrandosi sempre curioso ed apparentemente instancabile. 
A differenza di altri personaggi, fu molto noto anche in vita e, quando morì, furono in molti a rendergli omaggio. La sua ultima opera, Cosmos, riscontrò un enorme successo. Quando poi fu celebrato il centenario dalla nascita, i festeggiamenti interessarono il mondo intero, tanta era la fama conquistata. 
Ma ciò che l'autrice sottolinea è l'influenza determinante che Humboldt ebbe su Darwin, che si portò i suoi libri sul Beagle, su Thoreau, Emerson e Muir, promotore quest'ultimo della nascita del  Parco Nazionale americano di Yosemite e su tutti coloro che da allora in poi iniziarono a guardarsi attorno ed a comprendere l'importanza della conservazione della natura che ci circonda e che viene continuamente aggredita dalla cosiddetta civiltà, in una corsa, già allora riconosciuta insensata, verso un progresso destinato a sacrificare parte dell'umanità. 
Il libro della Wulf ha avuto molto successo, è ben scritto e ben tradotto. Disponibile in diverse lingue. 


Il libro ⇒(click) Andrea Wulf L'invenzione della natura. Le avventure di Alexander von Humboldt, l'eroe perduto della scienza Luiss University Press, 2015 (trad. L. Berti)
(Amazon, anche Kindle)

Foto natura. Securigera

Securigera varia 

(foto Daniela Durissini)

giovedì 12 luglio 2018

Foto natura. Il gregge

Sui pascoli montani della Stiria (Austria)

Gregge pecore Stiria Austria
(foto Daniela Durissini)

Fotografare l'arte. Illegio

Illegio. Una comunità carnica e le sue espressioni artistiche

Illegio. Portale decorato (foto Daniela Durissini)

Un antico borgo carnico: Illegio

Illegio casa carnica
Illegio. Una tipica casa carnica (foto Daniela Durissini)

Lasciandoci alle spalle Tolmezzo, saliamo la stretta strada, tutta svolte, che, passando sotto erte pareti rocciose della valle giunge al paese di Illegio. L'abitato, circondato dai monti e protetto dalla gola, dove si insinua il torrente, è rimasto per secoli isolato rispetto alla piana del Tagliamento, ma la piccola comunità ha sviluppato da sempre un gusto per l'arte che sembra perpetuarsi oggi nelle mostre annuali a tema, organizzate dal comitato di San Floriano. Sì il nome deriva proprio dall'antichissima pieve che si erge sul monticello bene in vista ma lontana dal paese, raggiungibile solo a piedi lungo un sentiero che scende poi ad Imponzo, nella valle del But. La traversata costituisce una tappa del "Cammino delle pievi", percorso escursionistico di rara bellezza che tocca alcune delle più antiche pievi carniche e due santuari.

Illegio chiesa di San Floriano
Illegio. Pieve di San Floriano (foto Daniela Durissini)


La pieve di San Floriano risale al IX secolo ed è splendidamente decorata con affreschi risalenti al XIII, XIV e XVII secolo, mentre conserva all'interno opere scultoree in legno del XV secolo ed in pietra del XVI. La si può visitare tutte le domeniche dalle 10 alle 18. 








Oggi Illegio conta 340 abitanti e molte seconde case, peraltro tenute con cura. La particolarità del borgo sono i mulini, che si possono osservare percorrendo un itinerario a tema. Le acque impetuose dei torrente Touf muovono da secoli le pale che mettono in funzione le macine.

Illegio. Via dei Mulini (foto Daniela Durissini)
Uno di questi mulini, il "Mulin dal Flec" risale al XVII secolo. Ed il ricavato dell'attività molitoria veniva investito nelle abitazioni che ancor oggi conservano il segno dell'antica bellezza. Ampi cortili si aprono dietro a portali finemente decorati e testimoniano di un amore per il bello che non è solo dell'oggi. 

Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce tracce di culto risalenti all'età augustea, un sito paleocristiano databile al IV secolo, i resti di fortificazioni di epoca longobarda e quelli, più recenti, delle residenze dei signori "de Legio", di epoca medievale.
Una continuità storica quindi che fa di questo paese un luogo di grande interesse anche per coloro che non praticano l'escursionismo, attività privilegiata qui, in considerazione dei bei monti che circondano l'abitato.




mercoledì 11 luglio 2018

L'albero dell'amore e della vita di Erasmo Lueger


Predjama tiglio di Erasmo
Predjama (foto Daniela Durissini)

Castel Lueghi
Castello di Predjama (foto Daniela Durissini)

In Slovenia, poco lontano dal castello di Predjama, il famoso e scenografico maniero in cui il suo proprietario più noto, Erasmo Lueger, nominato barone da Federico III d'Asburgo nel 1478, fu assediato a lungo proprio dalle truppe mandate dal sovrano, venuto a conoscenza delle scorrerie da lui praticate ai danni dei convogli che transitavano lungo la strada che collegava Trieste a Lubiana, si trova un albero assai particolare. 

Predjama S. Maria dei dolori
Chiesa di S. Maria (foto Daniela Durissini)






Si tratta di un tiglio, cresciuto accanto alla chiesa di Santa Maria dei Dolori, voluta proprio da Erasmo e consacrata attorno al 1450 dal vescovo di Trieste, Enea Silvio Piccolomini, divenuto poi papa con il nome di Pio II.













L'albero com'era prima dell'incendio
(dallo spiegone in loco)
Secondo la leggenda, alla morte di Erasmo, avvenuta nel 1484, a seguito del tradimento di un servo che consentì di porre fine all'assedio e di prendere il castello, il suo corpo fu sepolto accanto alla piccola chiesa e sopra alla tomba la sua donna, come atto di estremo amore, piantò il tiglio, simbolo della vita eterna. 
Quest'albero, cresciuto magnificamente, venne parzialmente distrutto da un incendio nel 2001, tuttavia gli esperti riuscirono a salvarlo ed ora dall'enorme tronco sta spuntando nuovamente la vita. 


Foto natura. Lappola bianca

All'inizio dell'estate la lappola bianca è fiorita 
a lato del sentiero. Adesso si vedono i semi

Lappola bianca semi
(foto Daniela Durissini)

lunedì 9 luglio 2018

Fotografare l'architettura. Il pozzo

Lungo il Sentiero dell'acqua (Carso sloveno, Dane)

Pozzo Carso sloveno
(foto Daniela Durissini)

Foto natura. Cimice rossa su Spondilio

La cimice rossa, che qui contrasta elegantemente con il bianco del fiore,
è un insetto assai dannoso per le colture


Cimice rossa spondilio
(foto Daniela Durissini)

venerdì 6 luglio 2018

Trieste. Statua di san Giusto e modello della città

(foto Daniela Durissini)

Sul campanile della cattedrale di San Giusto si trova una statua del santo, che regge il modello della città. L'opera, in pietra bianca, risale alla prima metà del XIV secolo ed è importante proprio per l'immagine, assai sintetica, che offre dell'abitato del tempo, che il santo sostiene con la mano sinistra, mentra con la destra regge la palma martiriale. Osservando il modello della città vediamo che vengono rappresentante le mura merlate, che allora circondavano l'abitato, una delle torri che facevano parte del sistema difensivo, e la torre campanaria, mentre il corpo principale della chiesa non compare, risultando evidentemente più basso delle mura in questa pur semplice prospettiva. La figura del santo è movimentata dal panneggio della tunica, decorata sul petto da motivi floreali. 


Foto natura. Tasso barbasso

Verbascum thapsus o Candela regia

Candela regia
(foto Daniela Durissini)

giovedì 5 luglio 2018

Foto natura. Dachstein

Salendo alla cima della Bärfallspitze si apre il panorama
sul massiccio del Dachstein


Massiccio del Dachstein
Dachstein (foto Daniela Durissini)

Foto natura. Rododendri

Salendo alla  Bärfallspitze una straordinaria fioritura di rododendri (Austria, Stiria)

Rododendri Austria Stiria
(foto Daniela Durissini)

mercoledì 4 luglio 2018

Foto natura. La poppata

Accanto al gregge qualche agnello succhia ancora il latte materno

Monti sopra Haus, Austria (foto Daniela Durissini)