venerdì 31 maggio 2019

Fotografare l'architettura. Un'antica casa contadina


Un'antica casa in arenaria a Bagnoli / Boljunec 
all'imbocco della Val Rosandra (Trieste). 
Si noti l'ampio portale per l'accesso dei carri al cortile interno


Bagnoli / Boljunec (foto Daniela Durissini)

mercoledì 29 maggio 2019

Foto natura. Eliantemo

Eliantemo rupino
Helianthemum oelandicum (L.) DC.1805

Helienathemum oelandicum
Trieste (Bagnoli / Boljunec) Val Rosandra (foto Daniela Durissini)

Le macine della Valle di Breg

Bagnoli / Boljunec. Macine (foto Daniela Durissini)
Nel paese di Bagnoli della Rosandra / Boljunec, sono esposte alcune macine, provenienti dagli antichi frantoi e mulini della zona. Qui, infatti, la popolazione era dedita, fin dal medioevo, alla coltivazione del grano e degli ulivi, per cui vi sono testimonianze storiche che attestano la presenza di frantoi per spremere le olive e mulini destinati alla macina dei grani. Ancor oggi la valle è rinomata, soprattutto per la produzione di olio di oliva di ottima qualità, ma le aziende adoperano, ovviamente, mezzi meccanici per le operazioni di spremitura. 

Torchio (foto Daniela Durissini)
Nei pressi del torrente Rosandra e del luogo in cui un tempo funzionava l'ultimo mulino, sono state raccolte le macine ed un torchio in metallo, acquistato a suo tempo a Vienna, e di cui si sa che fu portato sul posto in treno fino a Sant'Antonio in Bosco (Borst), dove passava la vecchia linea ferroviaria, dismessa negli anni Cinquanta del secolo scorso. 

Antica pietra di frantoio (foto Daniela Durissini)
Una pietra calcarea squadrata è appartenuta all'antichissimo frantoio annesso alla chiesa di San Giovanni di Bagnoli / Boljunec, che produceva prevalentemente olio da illuminazione. 
Anticamente le pietre dei frantoi venivano mosse dagli animali, mentre le macine dei mulini giravano grazie alle ruote di legno che sfruttavano la forza motrice dell'acqua. 



martedì 28 maggio 2019

Foto natura. La vita riprende nello stagno

Girini nello stagno presso Kobjeglava
Carso Sloveno


Stagno nei pressi di Kobjeglava (foto Daniela Durissini)

Questo stagno, nei pressi di Kobjeglava, sul Carso Sloveno, è compreso in un percorso naturalistico che porta il visitatore sui sentieri che uniscono diversi stagni e pozze d'acqua, caratteristici di questi paesi carsici, in cui l'acqua, da sempre, scarseggia. Queste riserve d'acqua, destinate agli animali erano un tempo preziosissime, e venivano mantenute dagli abitanti dei paesi, allevatori ed agricoltori, mediante impermeabilizzazioni rinnovate costantemente, allo scopo di non disperdere nulla nel terreno. 
La maggior parte di esse oggi è in disuso ma rimangono preziose per la riproduzione di piccoli anfibi e la proligferazione delle piante acquatiche. 


Fotografare l'architettura. Trieste. Palazzo Carciotti

Trieste. Palazzo Carciotti


(foto Daniela Durissini)

L'architetto Matteo Pertsch progettò il palazzo per il commerciante di panni, di orgine greca Demetrio Carciotti. I lavori iniziarono nel 1798 e durarono parecchi anni, sotto la direzione di Giovanni Righetti. La costruzione fu ultimata nel 1805 e la data del 1800, posta sulla facciata posteriore, indica soltanto il completamento di quella parte dell'edificio. Di notevole effetto anche la parte decorativa. La grande sala del piano nobile fu affrescata da Giuseppe Bernardino Bison e l'apparato scultoreo di gran parte dell'edificio si deve ad Antonio Bosa, artista bassanese che si ispirava al Canova. 


venerdì 24 maggio 2019

Foto natura. I narcisi della Golica (Karavanke, Slovenia)

Tutti gli anni, sui pendii scoscesi delle Karavanke si rinnova 
lo spettacolo immenso della fioritura dei narcisi

Solvenia, Karavanke (foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Victor Hugo. Il volgo Narciso

(foto Daniela Durissini)


Chi trionfa è venerato; tutto sta nel nascere colla camicia, ma se avete fortuna, avrete il resto. Siete fortunati e vi si crederà grandi. All'infuori delle cinque o sei immense eccezioni che formano lo splendore d'un secolo, l'ammirazione dei contemporanei è soltanto miopia; la doratura è oro. Essere il primo venuto non guasta, purché si sia arrivato. Il volgo è un vecchio Narciso che adora se stesso e applaude il volgare; quell'enorme facoltà per la quale si è Mosè Eschilo Dante Michelangelo Napoleone esso l'attribuisce subito e per acclamazione a chiunque raggiunga il suo scopo in qualsiasi cosa.


Victor Hugo, I miserabili (l, XII)




⇒(click) Il libro: Victor Hugo, I miserabili (si può leggere online e scaricare il PDF grazie al progetto Manuzio di liberliber)


giovedì 23 maggio 2019

Fotografare l'arte. Un caffè a.....Valparaiso

A Valparaiso, la città dei colori e dei murales, che ha dedicato un museo all'aperto a queste opere, il caffè.....si prende anche così

(foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Federico Garcia Lorca. (Su un muro di Valparaiso)

Su di un muro di Valparaiso (Cile)

(foto Daniela Durissini)

Su di un muro di Valparaiso (Cile) una citazione da Federico Garcia Lorca tratta dal Poema doble del lago Eden. 

L'intero verso recita: 

Ma non voglio mondo né sogno, voce divina,
voglio la mia libertà, il mio amore umano 
nell’angolo più buio del vento che nessuno vuole.
Mio amore umano!


Federico Garcia Lorca, Poema doble del lago Eden, da Poeta a New York
(trad. Claudio Rendina)


mercoledì 22 maggio 2019

Trieste. Cenotafio di Winckelmann



Trieste
Cenotafio di Winckelmann (foto Daniela Durissini)


Il monumento sepolcrale privo del corpo del defunto, impossibile da recuperare in quanto sepolto in una tomba comune, fortemente voluto da Domenico Rossetti, procuratore civico e studioso di storia, a cui si deve anche l'idea costitutiva del museo, fu realizzato dallo scultore bavarese Antonio Bosa. Il cenotafio, di gusto neoclassico, dedicato al grande archeologo e storico dell'arte, fu inaugurato nel 1833, sessantacinque anni dopo la morte del Winckelmann, assassinato a Trieste nel 1768, nella Locanda Grande, sul luogo, ormai dismesso, in cui si trovava l'antico cimitero cittadino, già trasferito altrove. L'idea del Rossetti era quella di creare in quest'area verde della città, una sorta di "giardino delle memorie", ma successivamente vi si costituì invece l'Orto Lapidario, dove furono raccolte le collezioni di antichi frammenti architettonici e scultorei, e di lapidi. L'8 giugno del 1843, in occasione del settantacinquesimo anniversario della morte di Winckelmann, la raccolta, affidata alle cure di Pietro Kandler, venne ufficialmente aperta al pubblico. 

Pensieri d'autore. Victor Hugo. L'anima

Costiera triestina (foto Daniela Durissini)

C'è uno spettacolo più grandioso del mare ed è il cielo, c'è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l'interno di un'anima.

Victor Hugo, I Miserabili, vol. I


⇒(click) Il libro: Victor Hugo, I miserabili (si può leggere online e scaricare il PDF grazie al progetto Manuzio di liberliber)

martedì 21 maggio 2019

Foto natura. Primula maggiore

Primula maggiore (Primula elatior, (L.) Hill, 1765)

Primula elatior
(foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Gabriel Garcia Marquez. Il manoscritto

Quando le lettere assomigliano maggiormente alla scrittura musicale che a quella letteraria

Statuti di Trieste 1350 (foto Renzo Arcon)

Cuando terminó el libro, muchos de cuyos cuentos estaban inconclusos porque faltaban páginas, Aureliano Segundo se dio a la tarea de descifrar los manuscritos. Fue imposible. Las letras parecían ropa puesta a secar en un alambre, y se asemejaban más a la escritura musical que a la literaria.

Gabriel Gracia Marquez, Cien años de soledad


⇒(click) Il libro: Gabriel Garcia Marquez, Cien años de soledad, Buenos Aires, De Bolsillo, 2004 (I ed. Buenos Aires, Editorial Sudamericana,1967); Cent'anni di solitudine, Milano, Feltrinelli, 1968

venerdì 17 maggio 2019

Foto natura. Calendula e tarassaco

Calendula (Calendula officinalis, L. 1753)
Tarassaco (Taraxacum offcinale) Infruttescenza


Calendula offcinalis, Taraxacum officinale
(foto Daniela Durissini)

Malwida von Meysenbug. Una donna contro



Ho letto Le soir de ma vie di Malwida von Meysenbug, autrice poco conosciuta e, quindi, poco letta in Italia, ma importante figura di intellettuale del secolo XIX. Le sue due opere prinicipali, Memoiren einer Idealistin (1869-1876) e Der Lebensabend einer Idealistin (1898), sono state tradotte in francese poco dopo la loro pubblicazione in lingua originale, però, purtroppo, non sono state tradotte in italiano, ed è un vero peccato perché i diari di questa donna straordinaria sono davvero interessanti. Unica eccezione Il mio Quarantotto. Emancipazione della donna e libero pensiero dalle "Memorie di una idealista", a cura di Monika Baar, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2006, che comprende però solo una parte delle "Memorie".
Malwida era nata a Kassel, nell'Assia settentrionale (Germania centro-occidentale) nel 1816, da una famiglia ugonotta. Il padre Carl Rivalier, aveva ottenuto il titolo di Barone von Meysenbug da Guglielmo I, Langravio d'Assia ed esponente di spicco della riforma protestante. La vita in famiglia era apparsa subito problematica per questa donna ribelle che parteggiava per il popolo, quando due dei suoi fratelli intrapresero invece una carriera politica che li portò a diventare ministri, rispettivamente a Vienna ed a Karlsruhe. Il 1848 la vide schierata apertamente dalla parte di coloro che fino ad allora non avevano potuto godere di alcun privilegio, specialmente in difesa delle donne. Le sue idee, come il suo amore per un uomo più giovane di lei, che la lasciò ben presto per un'altra donna, furono occasione di gravi dissapori con la famiglia, con la quale, alla fine, ruppe ogni rapporto. Dopo una breve parentesi ad Amburgo, dove insegnò in una scuola per poveri, poi chiusa dal governo, si diresse a Londra dove, tra gli altri rifugiati politici, conobbe Giuseppe Mazzini, che ammirava e di cui parla in più occasioni in entrambi gli scritti citati.
Ma Malwida aveva un animo irrequieto e, ben presto, si spostò in Francia, dove, a Parigi, si immerse nell'ambiente culturale della città, conoscendo, tra gli altri Berlioz e Baudelaire.
Trasferitasi in Italia, Malwida von Meysenbug, vi rimase per molti anni, intervallando però i suoi soggiorni a Roma, a Napoli, a Sorrento, a Venezia, oppure ospite degli amici Minghetti nelle loro case di villeggiatura, con dei brevi ritorni in patria, e precisamente a Bayreuth, dove si stava allestendo il teatro, inaugurato con il Parsifal, di Richard Wagner, di cui era buona amica, e con le numerose visite ad Olga Herzen, figlia del filosofo russo Aleksandr Ivanovic Gercen, considerato il padre del socialismo nel suo paese, emigrato a Londra e poi stabilitosi in Italia, di cui era stata istitutrice e che aveva adottato. Olga, aveva sposato lo storico francese Gabriel Monod e si era stabilita a Versailles e, per un certo periodo, tutte le estati, Malwida la raggiungeva per poi trascorrere assieme la villeggiatura in qualche località della costa francese. 


F. von Lenbach. Ritratto di Malwida von Meysenbug

Le soir de ma vie, prosecuzione delle Memorie, nell'edizione del 1908, introdotto proprio da Gabriel Monod, raccoglie i ricordi dell'autrice grossomodo dal 1876, anche se, necessariamente, alcune annotazioni si riferiscono a periodi precedenti ed a mio avviso è un libro essenziale, per chi vuol conoscere a fondo uno dei periodi fondamentali della storia contemporanea. Malwida infatti, frequentava molti degli intellettuali e degli artisti più importanti dell'epoca e scambiava opinioni con diversi poltici. Nel libro parla della sua amicizia con Wagner, incontrato a Londra nel 1855, con  il suocero di lui ed amico Franz Liszt, con Friedrich Nietzsche e l'amico di questi Paul Rée, con i quali condivise uno splendido soggiorno invernale a Sorrento, durante il quale trascorsero le serate leggendo e commentando molti testi interessanti, tra cui gli studi sulla storia della Grecia di Burckhardt. Con la famiglia del senatore Marco Minghetti, che ospitava nelle due case di campagna politici ed intellettuali quali Brioschi, Bonghi, Morelli, condivise alcune estati, mentre con Alexander de Warsberg, diplomatico e uomo di cultura raffinatissimo, residente per molto tempo a Corfù, amico dell'imperatrice Elisabetta d'Austria per la quale concepì l'Achilleion, residente per qualche tempo a Venezia, strinse una solida amicizia. Il de Warsberg, in viaggio da Trieste a Corfù, aveva letto le Memoiren, ed aveva scritto a Malwida per commentarle. Diceva, giustamente, che non riconosceva in lei una filosofa, benché lei amasse pubblicare i propri pensieri (lo fece anche in Le soir) bensì una persona di cultura che frequentava persone interessanti e, viaggiando parecchio, sapeva cogliere lo spirito delle località in cui si fermava. 
La morte che colse Alexander de Warsberg ancor giovane, a Venezia, lasciò Malwida un po' più sola, mentre andavano affievolendosi le fila degli amici, più anziani di lei, che man mano lasciavano questo mondo. 
Una consolazione insapettata le venne dall'amicizia con Romain Rolland, giovane scrittore francese, allievo di Monod, arrivato a Roma per un periodo di studio, con il quale rimase poi in contatto epistolare per tutto il resto della vita. Rolland, che pubblicò una scelta delle lettere scambiate con Malwida, ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1915. 
Malwida von Meysenbug morì a Roma nel 1903, all'età di 86 anni, soddisfatta della vita vissuta, curiosa del mondo e della cultura fino al'ultimo, con accanto Olga e Gabriel Monod.
Sono molti ed interessanti gli episodi riportati in questo libro e qui, necessariamente tralasciati, che contribuiscono a far luce sull'atmosfera che si respirava a Bayreuth al tempo della prima del Parsifal, che descrivono la depressione di Nietzsche ed il periodo che precedette il suo Umano, troppo umano, che a Malwida non piacque, che svelano alcuni dettagli della vita amorosa di Franz Liszt e della principessa Carolina Wittgenstein, determinanti per la scelta del compositore di vestire l'abito talare, che descrivono l'ambiente politico italiano della post unificazione. Le soir de ma vie è uno di quei libri che aprono la strada a tanti altri approfondimenti e che per questo motivo risultano davvero preziosi. 

⇒(click) Il libro: Malwida von Meysenbug, Le soir de ma vie, Paris, Librairie Fischbacher, 1908 (PDF scaricabile dal sito della BNF/ Gallica)

mercoledì 15 maggio 2019

Fotografare l'architettura. La firma del muratore (aprile 1429)

Carso sloveno.  Volčij Grad
Chiesa di San Giovanni Battista


Volcij Grad Komen Slovenia
(foto Daniela Durissini)

Lapide murata all'esterno della chiesa che riporta la data di ultimazione dei lavori, nell'aprile del 1429, ed il nome del maestro muratore, Giovanni de Pari, triestino, che vi lavorò. La conservazione di tali "firme" è piuttosto rara e perciò questa, sull'appartata chiesa di Volčij grad, è opportunamente segnalata da uno spiegone all'esterno dell'edificio.

Volcij Grad Komen Slovenia
(foto Daniela Durissini) 

Pensieri d'autore. Hermann Hesse. Iris

(foto Daniela Durissini)
"Nella primavera della sua infanzia, Anselm scorazzava per il verde giardino. Tra i fiori della mamma, ce n'era uno che si chiamava iris e gli piaceva particolarmente. Accostò la guancia alle lunghe foglie verde chiaro, passò le dita sui bordi taglienti, aspirò a fondo il profumo delle splendide corolle, vi guardò dentro. Dal fondo azzurrastro si levavano fila di dita gialle, e tra queste correva un sentiero più chiaro che sprofondava nel calice e nel lontano, azzurro segreto del fiore. Gli piaceva molto"


dal racconto di Hermann Hesse, Iris

martedì 14 maggio 2019

Foto natura. Podalirio

Podalirio su Bugola
Farfalla: (
Iphiclides podalirius, L. 1758)
Pianta: (Ajuga reptans)



Iphiclides podalirius
(foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Trilussa. La tartaruga

Krk stagno di Kimpi tartaruga
Krk. Stagno di Kimpi. Tartaruga (foto Daniela Durissini)


Mentre una notte se n'annava a spasso,
la vecchia tartaruga fece er passo 
più lungo de la gamba e cascò giù 
cò la casa vortata sottoinsù. 
Un rospo je strillò: -"Scema che sei! 
Queste sò scappatelle 
che costeno la pelle...-
- Lo sò: - rispose lei - ma prima de morì, 
vedo le stelle.


Trilussa, La tartaruga



mercoledì 8 maggio 2019

Pensieri d'autore. L'angelo troppo umano di J.R.Wilcock

Angelo con tromba Krk cattedrale
Cattedrale di Krk / Veglia. Campanile. Angelo con la tromba (foto Daniela Durissini)

L'angelo Elzevar è disoccupato, la sola cosa che sa fare è portare messaggi ma non ci sono più messaggi da portare e così l'angelo si aggira frugando tra i rifiuti del grande immondezzaio municipale in cerca di cibi guasti e avanzi di frutta: qualcosa deve pur mangiare. 

J. Rodolfo Wilcock, L'angelo,
Lo stereoscopio dei solitari, Adelphi (2017)




Foto natura. Giovane gabbiano reale

Gabbiano reale (Larus argentatus, L. 1758)

Giovane gabbiano reale
Krk (Croazia).Giovane esemplare di gabbiano reale (foto Daniela Durissini)

Questo giovane gabbiano, dalla livrea bianca punteggiata di marrone, solo a partire dal quarto inverno di vita muterà definitivamente di colore e diventerà bianco sul corpo e sul capo, grigio sul dorso e sulle ali, che presenteranno un'estremità nera con qualche macchia bianca. 


Pensieri d'autore. Malwida von Meysenbug e la musica di Wagner

Locandina della prima rappresentazione di Parsifal

Nell'estate del 1882 Malwida von Meysenbug si trovava a Bayreuth per assistere alla prima rappresentazione del Parsifal, di Wagner, di cui era amica, ed in questo passo, che traduco dal francese, descrive la reazione di Liszt, anch'egli amico, oltre che suocero di Wagner, e della figlia del compositore, nel sentire la musica alla prova generale: 

"Alla prova generale, dov'erano ammessi pochi intimi, mi trovavo a fianco di Liszt; egli teneva in mano lo spartito quando, tutto ad un tratto, nell'estasi, prese il mio braccio e, tutto sconvolto, gridò : "Non si può credere alle proprie orecchie". L'appassionata Daniela von Bulow, sua figlia maggiore, seduta accanto a me dalla parte opposta, mi disse, dopo la scena della comunione al tempio del Graal ed al momento del bacio fraterno dei cavalieri: "In questo momento vorrei avere un nemico mortale per perdonarlo". Ecco delle testimonianze certe degli effetti prodotti da quest'opera, effetti che non diminuirono dopo tutta la serie delle rappresentazioni, ma che, al contrario, s'accrebbero. Si è tanto scritto su Parsifal, tante persone l'hanno ascoltato, che è assolutamente inutile analizzarlo; capolavoro assoluto, sfugge, del resto, ad ogni analisi...."


da Malwida von Meysenbug, Le soir de ma vie


⇒(click) Il libro: Malwida von Meysenbug, Le soir de ma vie, Paris, Librairie Fischbacher, 1908 (scaricabile dal sito della BNF), oppure Malwida von Meysenbug, Le soir de ma vie (anche formato KIndle)


martedì 7 maggio 2019

Foto natura. Impollinazione

Ape legnaiola (Xylocopa violacea)
su
Rosa canina (Rosa canina, L. 1753)


Ape legnaiola su rosa canina
(foto Daniela Durissini)
L'ape legnaiola è uno dei primi insetti attivi all'inizio della primavera. Benché dotata di un pungiglione robusto che, se usato, non determina la morte dell'insetto, come invece avviene nel caso delle altre api, è poco aggressiva. La femmina depone le uova in gallerie scavate nel legno, dove prepara numerose cellette destinate ad ospitare ognuna un singolo uovo con una riserva di nutriente costituita dal polline. Si tratta di un insetto solitario. 

Juan Rodolfo Wilcock "Lo stereoscopio dei solitari"



Ho letto Lo stereoscopio dei solitari, di Juan Rodolfo Wilcock (1919-1978). Narratore anomalo nel panorama italiano, Wilcock, argentino, vissuto in Italia dal 1957 fino alla morte, sembra aver ereditato il lato immaginifico e fantastico del suo scrivere dagli autori sud americani, come denunciano chiaramente alcuni dei racconti che compongono il libro, in cui si riconosce, ad esempio, lo stile e l'ispirazione di Borges, al quale l'autore era legato da un rapporto di profonda amicizia. Come, del resto, una grande amicizia lo legava anche ad Adolfo Bioy Casares ed alla moglie di lui Silvina Ocampo, con i quali viaggiò per la prima volta in Europa ed in Italia.  
La raccolta, scritta in italiano e pubblicata per la prima volta da Adelphi nel 1972, fu concepita da Wilcock come "un romanzo, con settanta personaggi principali che non si incontrano mai", ma quali sono questi personaggi? E qual'è il filo conduttore di questo romanzo composto da episodi tanto diversi tra loro? 
Quello di Wilcock è in realtà un affresco del mondo reale, alle volte trasfuso nella dimensione fantastica che, come nei grandi quadri di Bruegel e forse, ancor meglio, in quelli di Hieronymus Bosch, coglie gli aspetti più intimi e veritieri dell'esistenza dei singoli, componendo però un insieme che risulta coerente e che raffigura la nostra società, con le sue miserie, i suoi problemi, la sua rassegnazione. No, non è un quadro positivo questo che ci restituisce con così rara efficacia Wilcock, perché va a sondare gli abissi della povertà, della solitudine e della disperazione, il tutto in piccoli flash, di rara efficacia che, troncati bruscamente, alle volte ci lasciano attoniti. Uno degli episodi migliori, a mio avviso, è La roulette, in cui, al tavolo da gioco, si accalcano i contadini che si giocano gli ultimi ceci sottratti con fatica alla terra, mangiati dai colombi che, ovviamente indifferenti alla loro sofferenza ed alla loro speranza di redenzione, li mangiano, anche se sono stati buttati sui numeri vincenti, sottraendo così ogni possibilità di guadagno e, evidentemente, ogni possibilità di sperare. 
Si diceva dei personaggi, quelli identificabili con immediatezza appartengono sia al mondo reale che a quello fantastico, come il fauno, protagonista di un altro episodio esemplare, che mal si adatta alla sua figura mezza umana e mezza animale e, con il suo tentativo di coprirsi nella stagione fredda, ci mette di fronte ad una sofferenza che è quella di un'umanità dolente e povera, non solo priva, come il fauno, dei mezzi necessari alla propria sopravvivenza, ma anche non riconosciuta, lontana dai pensieri di quel resto del mondo che vive con maggior facilità la propria esistenza. 
Come lontano e, alla fine della storia, del tutto cancellato, è l'uomo che ha scelto di fare l'eremita su una colonna al centro della piazza di un paese del quale non viene fatto il nome per il semplice fatto che potrebbe essere la piazza di qualsiasi centro abitato, grande o piccolo, di qualsiasi paese. Dopo aver attirato l'attenzione per un breve periodo inziale, la gente si abitua alla sua presenza, che inizia, anzi, ad infastidire più di qualcuno, iniziano le maldicenze e le proteste e, quando un mattino l'uomo scompare, gli abitanti del paese si limitano a constatare che "Sarà volato via". 
Da questo puzzle, scritto con stile nitido e originalissimo, emerge quindi un abisso di indifferenza, di incomunicabilità e non di rado di cattiveria, come comprende bene l'aruspice, un impiegato del Ministero del Bilancio che, fin da bambino, si diletta a predire il futuro squartando piccoli animali ed esaminandone le viscere. "Da un leprotto apprese che sua sorella non era più vergine; da un rospo con due stomaci il nome del nuovo Presidente; un gallo cedrone gli rivelò che era stato il suo miglior amico a prendersi i soldi lasciati sopra il tavolo. Il mondo infatti non incoraggia la conoscenza. Pochi anni ci vogliono per trasformare l'idealismo della prima giovinezza in rassegnata routine".


giovedì 2 maggio 2019

Foto natura. Tartaruga

Tartaruga (Testudo Hermanni boettgeri)
Isola di Krk/Veglia (Croazia)

(foto Daniela Durissini)
In alcune delle 400 pozze di acqua dolce dell'isola di Krk vivono due specie di tartarughe. Questa è la Testudo Hermanni boettgeri. L'equilibrio di questi ambienti naturali è tuttavia assai delicato e, sebbene alcuni, come la pozza di Kimpi, dove è stata ripresa la tartaruga, siano segnalati lungo i sentieri, i frequentatori vengono invitati a non disturbare in alcun modo gli animali presenti (oltre alle tartarughe alcuni pesci e soprattutto piccoli anfibi) in modo da conservare intatto l'habitat biologico.