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giovedì 24 febbraio 2022

Pensieri d'autore. Ronald Syme, La rivoluzione romana



Gaio Curzio ci viene presentato come un leader dell’ordine equestre. E non solo: Curzio era un fortissimus et maximus publicanus, il che dovrebbe bastare. Un’eloquente difesa proclama che se egli effettuava operazioni finanziarie, non lo faceva per profitto personale, ma per procurarsi mezzi a scopi benefici e caritatevoli. Non abbiamo prove circostanziate che confermino questo paradosso tra i finanzieri romani. Si sa di piú su suo figlio, un banchiere che aveva estese ramificazioni del proprio giro d’affari in tutto il mondo. Il disinteressato quanto illuminato Postumo, inoltre, prestò grandi somme di denaro al re d’Egitto che, non potendo ripagare il suo benefattore in moneta sonante, gli diede quel che poté e lo nominò capo del ministero delle Finanze del suo regno. Senatori e cavalieri: questa era la fazione di Cesare. Avendo dalla sua parte la plebe romana e le legioni della Gallia, un gruppo di famiglie di antica nobiltà, giovani di temperamento focoso e banchieri lungimiranti, Cesare conquistò facilmente Roma e l’Italia. Ma Roma aveva conquistato un impero: la sorte dell’Italia fu decisa nelle province. Nei tempi andati, il nobile romano accresceva la sua potenza e la sua autorità unendo a sé in amicizia l’aristocrazia d’Italia, legando il povero alla propria clientela. La pratica si estese presto alle province. In questo Pompeo Magno superò tutti i proconsoli che l’avevano preceduto. 

Ronald Syme, La rivoluzione romana, Torino, Einaudi, (Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie Vol. 622), trad. Giusto Traina, Manfredo Manfredi

venerdì 18 febbraio 2022

Fotografare l'arte. Assisi. Statua virile di età augustea (Museo del Foro romano)

Assisi. Museo del Foro romano (foto Daniela Durissini)

La statua, di età augustea, rappresenta  un giovane uomo nudo, con una clamide poggiata sulla spalla sinistra, che scende morbidamente lungo il fianco. La gamba destra sta diritta, mentre quella sinistra è leggermente flessa all'indietro. La testa è stata asportata, con ogni probabilità, già nell'antichità, mentre il braccio destro, che era originariamente sollevato, è andato perduto. Un foro sul torace, riempito di piombo, segnala che doveva esserci un oggetto appoggiato in quel punto. Il corpo è molto bello ed è stato reso con grande accuratezza, sottolineando soprattutto la prestanza fisica. La statua è stata rinvenuta nel corso degli scavi archeologici effettuati nell'area corrispondente al Foro romano della città. 

►(click) Scheda del Museo del Foro romano e collezione archeologica




martedì 15 febbraio 2022

Arti e architetture. Assisi. Le due rocche


Assisi. Rocca maggiore (foto Daniela Durissini)

Dopo aver visitato le chiese di Assisi, legate al ricordo di San Francesco e Santa Chiara, si sale verso l'altura che domina l'abitato, dove è stata eretta una rocca, sul luogo in cui sorgeva un insediamento romano che, a sua volta, aveva sostituito un più antico luogo di culto pagano. Da qui si domina l'intera vallata e per questo il sito fu individuato come utile postazione di difesa e di guardia. Le prime notizie di una fortificazione risalgono al XII secolo ma l'impianto che oggi si vede fu ideato dagli architetti che lavoravano per il cardinale Egidio Albornoz, nel 1356, dopo che il popolo in rivolta contro il legato imperiale che allora l'occupava, aveva gravemente danneggiato l'edificio precedente, in cui, all'epoca era ospitato anche Federico II, di soli 4 anni. Nel corso dei secoli la struttura venne ampliata anche se l'impianto originario rimase inalterato. Alla metà del XV secolo, ad esempio, venne aggiunto il torrione poligonale, mentre il bastione rotondo fu fatto erigere da Paolo III Farnese nel 1535. 
Assisi. Rocca maggiore. Bastione rotondo
(foto Daniela Durissini)
La rocca è legata, mediante le mura trecentesche, alla rocca minore, costruita alcuni anni dopo, per rendere maggiormente sicura l'intera opera di fortificazione della città. 
Assisi. Rocca minore (foto Daniela Durissini)




martedì 8 febbraio 2022

Archeologia. Roma. L'area Sacra di Largo Argentina

Roma. Area Sacra di Largo Argentina. Tempio della Fortuna (foto Daniela Durissini)
L'area sacra di Largo Argentina è venuta alla luce tra gli anni 1926 e 1929 durante la demolizione dell'antico quartiere di origine medievale. L'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi fece intervenire allora Benito Mussolini per bloccare i lavori previsti nell'area, data l'importanza dei rinvenimenti. A tutt'oggi i quattro templi messi in luce grazie agli scavi effettuati nel corso degli anni sono individuati con le prime quattro lettere dell'alfabeto perché non si è certi della dedicazione dei singoli edifici, anche se in questi ultimi anni la Sovrintendenza Capitolina, grazie ad ulteriori campagne di scavo, ha approfondito la conoscenza dell'area. È stata confermato, ad esempio, lo stretto legame tra la presenza dell'acqua ed i culti praticati nell'area. 
Giuseppe Marchetti Longhi e la testa della Fortuna
(dallo spiegone sul posto)
In particolare, il tempio a pianta circolare, oggi ancora chiaramente visibile, probabilmente dedicato alla Fortuna, fu fondato da Lutazio Catulo, collega di Mario, dopo la battaglia di Vercelli (101 a.C.) che segnò la fine della guerra con i Cimbri. Marchetti Longhi rinvenne sul posto una grande testa, un piede ed un braccio, appartenenti alla statua della dea, oggi conservati al museo della Centrale Montemartini.
In epoca tardoantica sull'area venne costruito un complesso monastico.