Translate

martedì 25 maggio 2021

Arti e architetture. La Frauenkirche di Norimberga

Norimberga. Frauenkirche (foto Daniela Durissini)


La Frauenkirche (Parrocchiale di Nostra Signora), è la principale chiesa cattolica della città. Fu eretta, per volere dell'imperatore Carlo IV di Lussemburgo, tra il 1352 ed il 1358, secondo il progetto di Peter Parler, architetto tedesco che le diede un aspetto tadogotico e la collocò a lato della piazza del Mercato, sul luogo in cui, un tempo, sorgeva una sinagoga, distrutta nel 1349, a causa dei tumulti scoppiati dopo la peste nera. Fu consacrata nel 1361. Nel 1525 passò al culto protestante. Nel 1945, nel corso dei bombardamenti alleati, venne gravemente danneggiata, ma fortunatamente le opere d'arte della facciata furono messe al sicuro, di modo che, alla fine del conflitto, si potè restaurare l'edificio e riportarlo all'antico splendore.

Norimberga. Frauenkirche. Orologio (foto Daniela Durissini)

Un'opera d'arte straordinaria è rappresentata dal grande orologio-carillon collocato in facciata, progettato e realizzato tra il 1506-1509 dall'orologiaio Jörg Heuss, con la collaborazione del fabbro Sebastian Lindenast il Vecchio, i quali vi hanno rappresentato la prima riunione del governo a Norimberga che, secondo la Bolla d'oro, doveva avvenire nella città ad ogni nuova elezione di re o imperatore.  Sotto all'orologio che mostra le ore, si muovono alcuni automi meccanici, rappresentanti due turchi, sei araldi e sette principi elettori che sfilano adavanti all'imperatore. Sopra al quadrante rotondo, è stata collocata una sfera blu che misura le fasi lunari.

lunedì 24 maggio 2021

Ambiente e territori. Noghere (biotopo naturale)

Biotopo delle Noghere. Cormorano (foto Daniela Durissini)

Ho già parlato, tempo addietro, del biotopo naturale delle Noghere, nel comune di Muggia, ed il post di allora, in cui raccontavo sommariamente la storia del luogo e della sua formazione e tutela (qui) servirà come introduzione a questa seconda "visita" virtuale ai laghetti.

Biotopo delle Noghere (foto Daniela Durissini)

A primavera una camminata entro la riserva naturale è sempre piacevole, grazie alla possibilità di osservare alcuni uccelli (alle volte vi sostano anche i migratori). Abbondano purtroppo alcuni "ospiti sgraditi", come le tartarughe, introdotte e moltiplicatesi a dismisura, che rischiano di produrre uno squilibrio nell'ecosistema del biotopo. 

Biotopo delle Noghere. Tartarughe si scaldano al sole del mattino (foto Daniela Durissini)

Per il momento però si cammina tra un gracidare di rane e, non appena il sentiero si avvicina alla riva, tutto tace e si sentono i piccoli tuffi degli anfibi che vanno a nascondersi nell'acqua. 
La vegetazione è abbondante e desta senz'altro notevole meraviglia al profano la differenza, chiarissima dal confronto con la cartellonistica in loco, tra il sito originario e quello attuale, in cui la natura si è decisamente riappropriata del territorio. 

Biotopo delle Noghere (foto Daniela Durissini)

venerdì 21 maggio 2021

Fotografare l'arte. Grado. Sarcofago di militare (epoca romana)



Lapidario di Grado. Sarcofago di un militare (foto Daniela Durissini)

Nel piccolo ma prezioso Lapidario di Grado, tra i molti frammenti lapidei di epoche differenti, si trovano due fronti di sarcofago. Qui la foto di una di queste, la più grande ed integra. Della seconda, appartenente alla sepoltura di un militare, si possono osservare le figure di due vessilliferi nelle arcate laterali (II-III sec. d.C.), oltre alla tabula centrale, ansata, con iscrizione. 

Lapidario di Grado. Sarcofago di un militare
Tabula centrale
 (foto Daniela Durissini)


Questi frammenti sono stati rinvenuti a San Canzian d'Isonzo.

►(click) Fulvio Canciani, I sarcofagi di Aquileia. in "Antichità Altoadriatiche, XXIX (1987), vol. 2, Vita sociale, artistica e commerciale di Aquileia Romana, pp. 401-418. (pdf)


martedì 18 maggio 2021

Archeologia. Mausoleo Candia (Aquileia)



Aquileia. Mausoleo Candia (foto Daniela Durissini)

Il grande monumento sepolcrale, alto 17 metri, che oggi si può vedere ad Aquiliea, a lato della trafficata strada Julia Augusta, diretta verso Cervignano, fu rinvenuto in frammenti, nell'inverno 1890-91, in località Roncolon di Fiumicello, lungo la strada che anticamente conduceva verso Trieste, e ricostruito nel 1955/1956.
Il progetto per la ricomposizione del mausoleo (I sec. a.C-I sec. d.C.) si deve all'ingegnere ed architetto Virgilio De Grassi, che si avvalse della ricomposizione proposta già nel 1905 dall'architetto austriaco Karl Mayreder.
Probabilmente il monumento fu commissionato da un magistrato, come si può dedurre dall'abbigliamento della statua acefala, posta al centro dell'edicola circolare, in alto, sul basamento e da alcuni oggetti raffigurati sui lati dello stesso. 

Aquileia. Mausoleo Candia (foto Daniela Durissini)

Aquileia. Mausoleo Candia. Particolare (foto Daniela Durissini)

Quest'ultimo è composto dalla cella sepolcrale, quadrata, sopraelevata rispetto al terreno grazie alla presenza di due gradini, alla quale sono anteposti due leoni funerari. Sui lati della cella sono stati inseriti i frammenti della decorazione originaria. Nella parte superiore del grande dado, scandita da tre arcate, si notano festoni e maschere della commedia e della tragedia, a simbolo delle cose belle e brutte della vita, un tritone, una testa taurina, mentre sotto a questi simboli si notano alcune lettere dell'iscrizione dedicatoria, nonché il fascio littorio e la sedia curile, che riportano all'attività lavorativa del defunto.
La ricostruzione del monumento fu finanziata dalla famiglia di Camillo Candia.


venerdì 14 maggio 2021

Fotografare l'arte. Edicola sacra (arte popolare)

Basovizza. Edicola sacra (foto Daniela Durissini)


A Basovizza, sul Carso Triestino, si trova una delle più belle edicole sacre della zona, realizzata nel secolo XIX (1827), testimonianza concreta della religiosità popolare. Un angelo, in alto, assiste alla scena della crocefissione. Ai piedi della Croce si vedono due personaggi. Sulla sinistra di chi guarda, alla destra di Gesù, c'è Maria, la madre, sulla destra di chi guarda, alla sinistra del Crocefisso, una figura maschile, che la tradizione indicherebbe essere San Giovanni, che tiene qualcosa nella mano sinistra. Una colomba? Purtroppo le condizioni dell'edicola non sono buone soprattutto a causa di alcuni interventi di restauro poco attenti che hanno pulito la pietra ma cancellato i particolari. 

martedì 11 maggio 2021

Ambiente e territori. Le casite in ambiente carsico

Carso Triestino. Casita (foto Daniela Durissini)

Sul Carso triestino sono sopravvissute alcune strutture, edificate in pietra, posizionate all'interno di appezzamenti delimitati dai classici muretti a secco, tipici del territorio. Un tempo queste costruzioni erano piuttosto diffuse, mentre oggi, con il decadimento della pastorizia, la maggior parte di esse è andata in rovina. Parallelamente, soprattutto sul Carso sloveno, ne sono state ripristinate alcune, a scopo didattico, per ricordare le attività che avevano caratterizzato queste porzioni del Carso, peraltro confinanti con quello triestino. Si tratta di costruzioni spontanee, realizzate a secco, grazie al materiale ricavato dallo spietramento degli stessi appezzamenti sui quali vennero erette, dotate di un unico, piccolo, vano, al quale si accede attraverso un'apertura architravata, mediante una delle pietre di dimensioni maggiori che, di fatto, determina l'ampiezza del varco.
 
Istria. Casita (foto Daniela Durissini)

Servivano come riparo temporaneo, sia dal sole che dalla pioggia, a chi doveva badare agli animali al pascolo, in genere i ragazzi più giovani della famiglia contadina che si dedicava, alle volte anche marginalmente, all'allevamento. Potevano essere occupate anche per più tempo se il terreno di pascolo era piuttosto lontano dalla casa o se vi erano necessità particolari legate al bestiame, ma comunque, tanto per le dimensioni, quanto per la posizione, non assunsero mai il carattere di dimora stabile. Quando venivano edificate a supporto dei coltivi siti lontano dai paesi, servivano anche da deposito degli attrezzi agricoli. Tali costruzioni sono molto diffuse anche nella zona istriana ed in Dalmazia dove, alle volte, si presentano più ampie, meglio costruite ed aggregate.

 
Isola di Krk. Recinti in pietra (foto Daniela Durissini)

Del resto, in alcune zone, dove l'allevamento, soprattutto degli ovini, era attività preminente e diffusa, vi sono chiare testimonianze di come si fossero creati dei veri e propri nuclei abitati, di piccole o piccolissime dimensioni, che venivano occupati dalla primavera all'autunno, dotati di un minimo di infrastrutture, che consentivano il trasferimento delle greggi e dei pastori, nonché le attività di mungitura, confezionamento dei formaggi, marchiatura e tosatura. Ne sono un esempio i bellissimi recinti presenti sull'isola di Krk, ma anche sull'isola di Pago ed in altri luoghi della Dalmazia.

Isola di Krk. Recinti in pietra (foto Daniela Durissini)

 

Precedenti post sull'argomento (con foto) 

►(click) Sui sentieri dei pastori

►(click) Carso triestino. le casite


venerdì 7 maggio 2021

Fotografare l'architettura. Contovello. Mura medievali.

 

Contovello. Porta nelle antiche mura (foto Daniela Durissini)

La porta che si apre nelle antiche mura del villaggio di Contovello, che probabilmente circondavano un tempo l'intero abitato, presenta un arco ribassato in pietra con soprastante muratura in arenaria nella quale si apre una finestrella riquadrata in pietra calcarea, ed ha uno spessore di circa quattro metri. La porta dava accesso alla parte superiore del colle sul quale sorgeva un castello medievale, oggi scomparso, sorto a sua volta nello stesso luogo in cui, in epoca romana era stato eretto un castrum con funzione di sorveglianza dei traffici marini e terrestri. Intorno a questo castello era sorto, nel corso del secolo XV, l'abitato.

Per la storia dell'abitato: Daniela Durissini, Carlo Nicotra, Guida agli itinerari architettonico-ambientali del Carso Triestino. Arte, architettura, ambiente, storia, trieste, Lint, 1989.


martedì 4 maggio 2021

Ambiente e territori. I paesi di pescatori sul Costone Carsico

Santa Croce. Casa dei pescatori. Museo (foto Daniela Durissini)

Sul Carso triestino, alti, sul Costone che delimita l'altipiano e che precipita, roccioso, verso il mare, sono appollaiati alcuni villaggi di pescatori. Strano, si dirà, come mai questi piccoli nuclei abitati distano così tanto dal mare? In effetti, la strada costiera che percorriamo oggi, affascinati dalla vista che si apre sul Golfo di Trieste e che abbraccia l'intero arco dell'Adriatico estremo, tra la Laguna di Grado e la costa dell'Istria, anticamente non esisteva e, pertanto, la sola possibilità di giungere al mare era rappresentata dai lunghi e ripidissimi sentieri che collegavano il Carso alla riva. Subito dopo aver lasciato alle spalle Trieste, superato il porticciolo di Grignano, si nota come il limite del Carso sia aspro, roccioso e molto vicino al mare, in modo da non lasciar spazio per alcun insediamento, semmai ai faticosi terrazzamenti, ricavati con un lavoro estenuante dagli abitanti dei villaggi che mettevano a coltivo questi piccoli fazzoletti di terra, nell'unica posizione favorevole e riparata dal vento di bora. Vi crescevano e tuttora vi crescono le viti, che davano il famoso vino Pucino, tanto apprezzato fin dai tempi remoti, e gli ulivi, in quantità invero assai modesta. I piccoli nuclei abitati invece sorsero proprio sull'orlo dell'altipiano, e gli abitanti/fondatori, alle volte migranti, provenienti dalle lontane zone dei Balcani razziate dai Turchi, si dedicavano all'allevamento, all'agricoltura ed alla pesca. 

Scalinata tra Contovello e Miramare
(foto Daniela Durissini)

Furono loro a realizzare le ripide scalinate che raggiungono il mare. Alcune oggi sono abbandonate, inerbate e quasi del tutto scomparse, altre sono state recuperate anche in tempi recenti, ma ce n'erano diverse, che scendevano da Contovello, Santa Croce ed Aurisina. I pescatori, nei porticcioli corrispondenti, ricoveravano le semplici imbarcazioni, adatte alla pesca sotto costa, e le attrezzature e da lì risalivano col pescato fino al paese.
 
Aurisina. Sentiero dei Pescatori (foto Daniela Durissini)

A Santa Croce, da dove partono due scalinate tuttora praticabili che raggiungono il mare, una delle quali, la meno agevole, è indicata come Sentiero dei pescatori, e giunge al porticciolo sottostante, è stato allestito un semplice Museo della pesca che illustra questa attività, in una casa, sita al centro del paese. Da Contovello è il Sentiero Natura a scendere agevolmente al mare (Parco di Miramare), mentre ad Aurisina, è stato risistemato il Sentiero dei Pescatori che raggiunge il porticciolo di Canovella de' Zoppoli. La località prende il nome da un tipo di imbarcazione tradizionale, che constava di uno scafo estremamente semplice ricavato dal tronco di un unico albero, utilizzato un tempo per la pesca.

Museo Etnografico di Lubiana (Slo). Zoppolo