giovedì 30 novembre 2017

In viaggio per.....Roma. San Gimignano


San Gimignano (foto Daniela Durissini)
Ed eccoci di nuovo in viaggio, questa volta in auto e verso Roma. Superati i capannoni industriali testimoni ormai muti di quella che fu la ricchezza del Nord-Est, si viaggia su un'autostrada intasata di camion che costringono ad occupare costantemente la corsia di sorpasso. Dopo Bologna si inizia la traversata dell'Appennino, oggi innevato. Una spruzzata di neve dà al paesaggio un tocco magico e noi lo abbiamo goduto appieno poiché, invece di imboccare la Variante di valico, ce ne siamo andati, praticamente soli, per il vecchio tracciato. Niente file, niente camion, la vecchia area di servizio di Pian del Voglio, ha visto tempi migliori. Una volta ci si fermava esausti, ma consci che si era alla discesa verso Firenze, dove i mezzi pesanti che avevano rallentato la corsa in salita, si sarebbero lanciati in una folle corsa, senza toccare i freni, fino al piano. Oggi non c'è nessuno e scivoliamo lentamente fino all'incrocio con la Variante ed al traffico, di nuovo intenso. Ben presto però si esce dall'autostrada ed anche dal raccordo per Siena e si raggiungono le amene colline che, con un dolce saliscendi, conducono a San Gimignano. 

San Gimignano con i colli  (foto Daniela Durissini)
L'abitato, oggi come un tempo, si vede da lontano ed è estremamente scenografico. Le torri, che nel medioevo simboleggiavano il potere economico e politico delle principali famiglie, parzialmente abbattute dal trascorrere del tempo e ricostruite alla fine del XIX secolo, si stagliano in un paesaggio già di per sé magnifico. 
Ci siamo fermati all'hotel Villa Belvedere, appena fuori dal centro, dotato di un comodo parcheggio e, finalmente, abbiamo camminato. Il centro é infatti raggiungibile a piedi  in una decina di minuti. 
San Gimignano è in effetti uno dei pochi centri  che hanno conservato un tracciato urbano autenticamente medievale. Camminare lungo le strade, opportunamente prive di auto, riporta indietro nel tempo.

San Gimignano. Alzando lo sguardo (foto Daniela Durissini)
Il palazzo comunale, costruito negli anni venti del 1300, è affiancato dalla cosiddetta Torre Grossa e dalla loggia del Comune. A lato la Collegiata di Santa Maria Assunta, il cui impianto, risalente al secolo X, fu più volte modificato, con l'intento di ampliare la chiesa e, nella prima metà del XIII secolo, la vecchia abside venne sostituita dalla facciata, rivolta così verso la Via Francigena. Sì perché i pellegrini che si recavano a Roma lungo questo popolare tracciato, che partiva d'oltralpe, passavano proprio per San Gimignano, località conosciuta, dove trovavano ospitalità ed avevano la possibilità di vedere le magnifiche opere d'arte di cui il comune s'andava dotando. 
La chiesa è affrescata splendidamente e presenta cicli pittorici completi e assai ben conservati, su tutte le pareti. Vi hanno lavorato artisti come Benozzo Gozzoli, Bartolo di Fredi e Taddeo di Bartolo. 

San Gimignano. Facciata della Collegiata (foto Daniela Durissini)
Oggi come un tempo la Via Francigena attrae camminatori e pellegrini che la percorrono numerosi e che qui, come allora, trovano la possibilità di una piacevole sosta.

San Gimignano. Cisterna (foto Daniela Durissini)
Proseguendo lungo la strada principale si giunge alla piazza della Cisterna, l'antico pozzo che garantiva una riserva d'acqua alla popolazione, anche se, seguendo le indicazioni ed essendo disposti a scendere per un lungo tratto (per poi risalire) si giunge alle fonti medievali, poste fuori le mura, dove un tempo veniva captata l'acqua corrente. 

San Gimignano. Fonti medievali (foto Daniela Durissini)
Risalendo si arriva alla chiesa di Sant'Agostino, un gioiello, del tutto inaspettato. Edificata alla fine del XIII secolo, contiene opere di Bartolo di Fredi, Benozzo Gozzoli, Andrea della Robbia, Piero del Pollaiolo, Lippo Memmi, Ridolfo del Ghirlandaio.

San Gimignano. Chiesa di Sant'Agostino (foto Daniela Durissini)
Usciti dalla  chiesa si ammirano ancora gli scorci inediti sulle torri e sul centro storico tra un'aggrovigliarsi di tetti, di guglie, di balconcini, che rappresentano la vera bellezza del luogo.

San Gimignano. Al calar della sera (foto Daniela Durissini)
Per ristorarsi infine, in questa serata freddissima, una sosta all'enoteca La Vecchia Nicchia, dove si possono assaporare i veri piatti toscani, confezionati con prodotti delle fattorie dei dintorni, molti dei quali biologici, accompagnati da un ottimo calice di vino, immersi in un'atmosfera calda ed accogliente e spendendo il giusto.

San Gimignano. La Vecchia Nicchia


venerdì 24 novembre 2017

Giordania - Petra


Petra. Tomba di Sesto Fiorentino (foto C. Nicotra)

Petra, la capitale dell'antico regno nabateo, città misteriosa e nascosta tra le montagne della Giordania meridionale, non lontana da Aqaba, golfo dal quale partivano le lunghe carovane che trasportavano merci preziose verso il Mediterraneo e dove arrivavano i mercanti che si erano spinti tra le sabbie della penisola arabica. La città fu centro nevralgico per i traffici della regione fino alla conquista romana, quando l'asse dei commerci, specialmente dopo la caduta di Palmira, si spostò man mano verso la parte più occidentale del paese, ed alle vie di terra si preferirono quelle marittime, ritenute più veloci e sicure. Dall'VIII secolo venne praticamente abbandonata. Nel 1812 l'esploratore svizzero Johann Burckhardt si spinse nella stretta gola d'accesso alla città e ne rivelò al mondo la straordinaria bellezza.


Petra ingresso Siq
Petra. Siq (foto C. Nicotra)

Il sito è uno dei più visitati della Giordania. Ogni giorno centinaia di turisti vi accedono, provenienti anche da Israele e dall'Egitto, compiendo un'escursione in giornata, ma Petra merita molto di più. Solo una permanenza di alcuni giorni consente di esplorare il sito in modo soddisfacente, considerando che non solo l'antica città ma anche gli immediati dintorni, che dal 1993 fanno parte di un parco nazionale archeologico, meritano una visita.
La zona è abitata da tribù beduine che non l'hanno mai abbandonata e la frequentano da secoli.


Petra ragazzo beduino teatro
Petra. Ragazzo beduino (foto C. Nicotra)

Entrando nel sito, ancor prima di superare il Siq, la gola d'accesso, e poi lungo la stessa, si nota il sistema di irrigazione che portava l'acqua nella città, attraverso condutture, in parte scavante nella roccia, ed in parte realizzate in terracotta. Le acque venivano raccolte da una vasta rete idrica, costituita da torrenti ed invasi, alimentata dalle piogge, che si abbattevano spcialmente sulle vicine montagne e che spesso assumevano caratteri alluvionali. Veniva poi conservata in cisterne sotterranee e ridistribuita attraverso l'acquedotto.


Petra Wadi
Petra. Wadi all'ingresso del Siq (foto C. Nicotra)
Ancora nel XIX secolo all'ingresso del Siq si trovava un arco monumentale di epoca nabatea, oggi distrutto, mentre una diga era destinata a contenere le acque del Wadi Musa. Le piogge improvvise sono ancor oggi molto pericolose poiché, anche se non sono localizzate sulla città, ma ben più a monte, possono riempire in breve i wadi ed assumere una forza travolgente.


Petra torrente
Petra. Solco torrentizio (foto C. Nicotra)
Allo sbocco del Siq ci si trova davanti il Tesoro, il monumento più celebre di Petra, la cui facciata ellenistica, di grandi proporzioni, occupa interamente la scena. Molto più avanti, quando la valle si apre, e si sono superate le tombe sulla destra, un ripido sentiero conduce in alto, proprio di fronte a questo magnifico palazzo.


Petra Tesoro
Petra. Tesoro (foto C. Nicotra)
Dal Tesoro la strada conduce verso la piana, ai lati della quale si vedono numerose facciate monumentali scavate nella roccia. Sulla sinistra si stacca il sentiero che conduce all'altura del sacrificio o al-Madbah, sulla cui cima i Nabatei ricavarono un altare, destinato, appunto, ai sacrifici di animali, il cui sangue veniva fatto defluire in canali di scolo ancor oggi, in parte, visibili.

Petra. Altura del Sacrifico
Petra. Altura del Sacrificio (foto C. Nicotra)
Scendendo per il ripidissimo versante opposto ci si trova di fronte ad una tomba la cui decorazione esterna è sottolineata dalla magnifica colorazione della roccia. Nuovamente nella piana si giunge al teatro, costruito dai Nabatei ed ampliato dopo la conquista romana. Poteva contenere 8000 spettatori. La cavea era scavata nella roccia mentre la scena era stata costruita. Come molti altri edifici della città venne danneggiato gravemente da un terremoto nel 363.


Petra Teatro
Petra. Teatro (foto C. Nicotra)
Sul lato opposto della piana, nelle pareti dello jebel al-Khubtha, si possono ammirare le magnifiche tombe reali, una delle quali, in epoca cristiana, venne trasformata in chiesa.

Petra. Tombe reali
Petra. Tombe reali (foto C. Nicotra)
Si arriva così al cuore della città, dove si incontrano la strada colonnata, la porta di Traiano ed il grande tempio. La strada, fu realizzata in epoca romana, su un'antica strada nabatea,. Lungo la stessa si trovavano una fontana monumentale, che raccoglieva le acque provenienti dalle condutture del Siq, ed il palazzo reale, di cui rimangono poche tracce. La porta di Traiano divideva la città commerciale dall'area destinata al culto. Il tempio, costruito dai nabatei, ma utilizzato anche successivamente, presenta propilei porticati dai quali si accede al cortile sacro e, successivamente, al recinto sacro.

Petra Porta di Traiano
Petra. Porta di Traiano (foto C. Nicotra)
Non resta che salire al cosiddetto monastero, lungo un sentiero erto che raggiunge le alture sopra i musei, dalla cima delle quali, tra l'altro, si gode di un panorama stupefacente sia sul sito che sui monti intorno. L'edificio, scavato nella roccia, è imponente. Fu costruito dai Nabatei tra il II ed il I secolo a.C., come tomba del re Obodas I, morto nell'85. Venne utilizzato anche in seguito, probabilmente come edificio di culto, fino all'epoca bizantina.


Petra monastero
Petra. Monastero (foto C. Nicotra)

La piccola Petra 



Petra Piccola Petra
Lungo la strada che conduce alla Piccola Petra (foto C. Nicotra)

Di notevole interesse è la visita alla cosiddetta Piccola Petra, un sito archeologico a soli 14 chilometri da quello principale. I nabatei avevano organizzato questo luogo per far sostare le carovane che avevano attraversato i deserti arabici e che erano dirette verso il Mediterraneo.



Piccola Petra
Piccola Petra (foto C. Nicotra)




sabato 18 novembre 2017

Tenerife. I Guanci


Tenerife. Parco Nazionale del Teide. Ricostruzione di un tagoror (foto Daniela Durissini)
Dopo aver descritto il nostro viaggio sull'isola di Tenerife, dedicato alla scoperta dello straordinario ambiente naturale, fortemente caratterizzato dalla presenza del Teide che, con i suoi 3718 metri, favorisce lo scambio termico con la costa, ma anche dalla natura vulcanica del suolo che, a tratti, concede all'uomo di coltivare la terra con successo, malgrado le difficoltà per raccogliere ed immagazzinare l'acqua necessaria, oggi mi soffermo sulla storia dell'isola.

Tenerife. Flora tropicale (foto Daniela Durissini)
In effetti, costruendoci un viaggio al di fuori, dove possibile, delle comuni rotte turistiche, abbiamo più volte sfiorato le vicende delle popolazioni che si sono susseguite qui, lasciando le loro tracce sul territorio.

Tenerife. Parco Nazionale del Teide. Ricostruzione di un tagoror (foto Daniela Durissini
Innanzitutto i Guanci, di cui si sa davvero poco, sebbene ne parlasse già Plinio il Vecchio, accennando ad una popolazione conosciuta dai Cartaginesi, che frequentavano queste rotte oceaniche. Al Museo della natura e dell'uomo di Santa Cruz, è illustrata con efficacia la storia dell'intero arcipelago delle Canarie e quella degli insediamenti sulle singole isole. Si apprende così che, mentre anticamente questi luoghi erano conosciuti e addirittura frequentati, per un lungo periodo, dopo la caduta dell'impero romano, furono dimenticati, per essere "riscoperti" solo nel XIV secolo. Le popolazioni con le quali i nuovi scopritori vennero a contatto avevano probabilmente origine berbera e praticavano l'allevamento e l'agricoltura. Al museo appare chiaramente come si distinguessero, nel quotidiano, tra le diverse isole. 
Una importante descrizione dell'epoca è quella di Giovanni Boccaccio il quale scrisse De Canaria et insulis reliquis ultra Hispaniam in Oceano noviter repertis, riportando ciò che avevano raccontato Angiolino de' Corbizi e Nicoloso de Recco, al ritorno della spedizione, effettuata nel 1341, per  conto di Alfonso IV di Portogallo. 
Fu con la conquista spagnola, completata nel 1496, che i Guanci vennero sterminati quasi totalmente. 
Oggi, grazie alle scoperte archeologiche e ad una nuova sensibilità, si tenta di recuperare quel poco che ancora sopravvive di queste popolazioni ma la storia di Tenerife, di fatto, è oggi la storia della conquista e della stabilizzazione del potere spagnolo, affiancato dalla Chiesa che, come altrove, ebbe un ruolo tutt'altro che secondario.

Tenerife.Parco Nazionale del Teide. Antichi percorsi (foto Daniela Durissinil
Nel Parco Nazionale del Teide, si fa cenno più volte agli usi delle popolazioni originarie, come nel caso della ricostruzione degli antichi tagorores, circoli di pietra all'interno dei quali si pensa venissero riunite le assemblee delle varie comunità, presenti lungo il percorso delle Roques de Garcia. Lungo il sentiero della Fortaleza, sempre nel parco, si ricorda come i Guanci trascorressero l'estate sulle alte pianure assieme alle greggi e, lo stesso Cammino di Chasna, ricorda come esistessero delle strade frequentate anticamente, che collegavano addirittura la parte settentrionale con quella meridionale dell'isola.

Tenerife. Lungo l'antico cammino di Chasna (foto Daniela Durissini)
Al museo vengono descritti anche il culto, per quanto si possa ragionevolmente saperne, e le pratiche mediche, e quelle di inumazione. Il fatto che siano state rinvenute alcune mummie ha consentito, con i metodi oggi a disposizione degli studiosi, di studiare l'alimentazione e la salute, che sembra essere stata piuttosto buona, degli individui.
Ovviamente gli studi proseguono, mentre anche il Parlamento delle Canarie rende omaggio, con la sua copertura, al popolo che fu sterminato dai conquistatori.

Tenerife. Parlamento delle Canarie. Circolo che ricorda le antiche assemblee (foto Daniela Durissini)

click Per maggiori informazioni sui Guanci


Con questo post si conclude la mia relazione di viaggio a Tenerife. Dalla prossima settimana riprenderò la pubblicazione di post di interesse culturale, con Petra, visitata in uno dei nostri viaggi in Medio Oriente.
Grazie a tutti coloro che mi hanno seguita  a Tenerife e.....al prossimo viaggio!

venerdì 17 novembre 2017

Tenerife. Sull'oceano. Los Abrigos


Tenerife. Los Abrigos (foto Daniela Durissini)
Oggi giornata di riposo, in vista del trasferimento di domani a La Laguna e della partenza di domenica per l'Italia. 
Così ci siamo mossi a piedi lungo la spiaggia e, attraversatala, abbiamo raggiunto il paese di Los Abrigos, un borgo di pescatori, al quale l'odierna urbanizzazione non è riuscita a togliere l'antico fascino. 

Tenerife. Porticciolo di Los Abrigos (foto Daniela Durissini)
Attorno al porticciolo, dove ormeggiano ancora le piccole barche  che prendono il mare tutti i giorni rifornendo, in parte, i ristoranti del paese, i vicoli in salita, con i gradini segnati di giallo, si inoltrano in un edificato antico, dove le case sono addossate le une alla altre, svoltano improvvisi, contro un muro, dipinto di  bianco, o sbucano in piccoli spazi  occupati da enormi ficus. 

Tenerife. Los Abrigos (foto Daniela Durissini)
Nei primi anni del secolo XVI, dopo la colonizzazione, il porto era uno dei più utilizzati dell'isola. Vi si fermò anche la flotta di Ferdinando Magellano, durante il primo viaggio verso le Americhe, nel 1519. 
Seguendo il più possibile la riva del mare si cammina alti sui roccioni sui quali battono le onde, con un rumore costante. Il vento non manca mai e, al largo, le barche a vela passano veloci sull'orizzonte inondato di sole. 

Tenerife. Los Abrigos (foto Daniela Durissini)
Si arriva infine ad uno spiazzo attrezzato con panchine ed installazioni che richiamano l'idea del vento, che qui è il vero protagonista. 

Tenerife. Los Abrigos (foto Daniela Durissini)
Scendendo una lunga scalinata si arriva alle spiagge e, poco più avanti, alle piscine naturali, dove è possibile immergersi senza venir travolti dalle onde. 
Sullo sfondo la Montagna Roja, riserva naturale, caratterizzata dal cratere semi sommerso, eroso dall'azione del mare, e dalla presenza di una ricca avifauna.

Tenerife. Los Abrigos. Sullo sfondo la Montagna roja (foto Daniela Durissini)
Vicino al paese di Los Abrigos vi è la riserva naturale di San Blas che di naturale ha davvero poco, circondata com'è da costruzioni recenti. L'impressione è che ormai qui a Tenerife, si stia sacrificando gran parte dell'ambiente naturale alle esigenze di un turismo di massa che per il momento porta soldi e fa girare l'ecomomia ma che, alla lunga, finirà con l'impoverire un luogo straordinario.


......alle puntate successive

giovedì 16 novembre 2017

Tenerife. Il paesaggio lunare e l'antico cammino di Chasna


Tenerife. Paesaggio lunare (foto Daniela Durissini)
Oggi doveva essere il nostro giorno di riposo ma, vedendo i soggetti attorno alla piscina dell'albergo, abbiamo pensato di fare "due passi". Noi iniziamo spesso così, con l'idea che arriviamo dove ci sentiamo di arrivare, anche se, l'abitudine alla montagna e la curiosità, ci spingono a proseguire sempre fino "alla curva successiva". Siamo tornati a Vilaflor, con l'idea di camminare un po' lungo l'antico cammino di Chasna, di cui un tempo si servivano i locali per attraversare l'isola. Si tratta di un percorso lunghissimo ed affascinante che oggi si può fare a tappe, ed è segnalato e piuttosto ben tenuto.

Tenerife.  Cammino di Chasna. Targa dedicatoria (foto Daniela Durissini)
Il parcheggio in cima al paese, dove hanno messo anche una parete di arrampicata, a sottolineare il carattere montano di Vilaflor, è sempre pieno ed occorre arrivare in tempo per assicurarsi un posto, anche perché non ci sono, al momento, tante altre alternative. Le strade dell'abitato sono strette ed a malapena praticabili dalle auto. 
Dalla piazza, dov'è posta la tabella del sentiero, si scende verso il barranco a lato del paese e si imbocca infine il Cammino di Chasna. I segnavia sono abbondanti e precisi e non ci si può sbagliare.

Tenerife. Cammino di Chasna. Segnavia (foto Daniela Durissini)
Si scende sul fondo del barranco e si risale dalla parte opposta dove un cartello avverte che il sentiero è percorribile solo a piedi.

Tenerife. Cammino di Chasna (foto Daniela Durissini)
Occorre preparasi a camminare per 6,4 chilometri all'andata e per altrettanti al ritorno, ed a salire (e scendere) per 777 metri di dislivello, sotto un sole implacabile, poiché, anche se ci trova nella zona della cosiddetta "Corona forestal", i pini canari qui non crescono troppo fitti e non si è mai veramente all'ombra.

Tenerife. Cammino di Chasna (foto Daniela Durissini)
Solo il vento, a tratti, dà un po' di sollievo. Tuttavia, ricalcando un percorso antico, il sentiero è, a tratti, lavorato, e non presenta mai una pendenza eccessiva. Si procede di fatto in un ambiente fantastico, i pini, scaldati dal sole, profumano l'aria, già di suo purissima, le montagne intorno presentano una varietà incredibile di forme e di colori.

Tenerife. Montagne sopra Vilaflor (foto Daniela Durissini)
Insomma, senza nemmeno accorgerci, siamo arrivati al primo "assaggio" del paesaggio lunare, ma abbiamo dovuto camminare ancora a lungo per giungere alla fine del percorso.

Tenerife. Paesaggio lunare (foto Daniela Durissini)
Una ripida discesa ci ha condotti alle piazzole dalle quali si osservano le fantastiche guglie bianche formate dalla "espumita", un materiale vulcanico molto tenero  soggetto più di altri all'azione degli agenti atmosferici.

Tenerife. Paesaggio lunare (foto Daniela Durissini)
Da lì si risale l'erto pendio e si torna indietro. Lungo la via abbiamo fotografato il famoso mare di nubi del Teide, fenomeno quasi quotidiano che si forma alla base del vulcano per la differenza di temperatura della costa, soggetta all'influenza dell'oceano, e della montagna.

Tenerife. Mare di nubi (foto Daniela Durissini)
Arrivati a Vilaflor (l'ultimo tratto è in decisa salita),  ci siamo fermati a mangiare una  fetta di, meritatissima, torta, al bar ristorante Fuente Hermano Pedro, posto sulla piazza del paese. Lì  ci si trova, come piace a noi, tra persone che hanno camminato, scambiandosi opinioni sul percorso del giorno, dato che, dall'abitato, partono diversi sentieri. Siamo nel Parque Natural de la Corona Forestal, che confina con il Parco Nazionale del Teide, ma le auto dirette al grande pianoro di Ucanca passano al di fuori del paese, lasciando il piccolo centro nella più assoluta tranquillità.
La nostra impressione di oggi è che il percorso meriti per la sua valenza storica e per i paesaggi fantastici ed incontaminati che si incontrano lungo la via, al di là dei pur splendidi picchi del paesaggio lunare.

Tenerife. Un piccolo abitante del paesaggio lunare (foto Daniela Durissini)


......alle puntate successive

Filmato dell'escursione al Paesaggio lunare




mercoledì 15 novembre 2017

Tenerife. Da Garachico a Vilaflor

Tenerife. Garachico (foto Daniela Durissini)
La destinazione di oggi è stata Garachico, un piccolo paese sulla costa settentrionale dell'isola. Per raggiungerlo da Los Abrigos abbiamo percorso per un buon tratto l'autostrada sud e quindi la strada che, da Santiago del Teide, punto di partenza per il Barranco di Masca, sale dapprima fino al passo di Erjos del Tanque, a 1170 metri sul livello del mare, per poi scendere a El Tanque. Imboccando una strada tutta curve e veramente stretta si scende poi a precipizio fino al porticciolo di Garachico, dove si parcheggia. In cima al molo la prima attrazione: l'opera recente di un artista locale che richiama l'antica porta di terra dell'abitato. Sì perché qui ci si trova in un luogo pieno di storia, un tempo capitale dell'isola.  


Tenerife. Garachico. Antuca pianta dell'abitato (foto Daniela Durissini)
Camminando lungo la riva del mare si arriva al castello di San Miguel, fatto costruire da Filippo II proprio per difendere il porto e, di conseguenza, l'abitato. 


Tenerife. Garachico. Castello di San Miguel (foto Daniela Durissini)
Vicino al castello si possono osservare le piscine naturali che consentono di immergersi al riparo dalle onde dell'oceano. In  questo periodo l'accesso alle vasche è vietato, per lavori di sistemazione dei tracciati che vi conducono. Poco male, il tempo non proprio soleggiato ed il vento non avrebbero consentito comunque di fare il bagno.


Tenerife. Garachico. Piscine naturali (foto Daniela Durissini)
Dirigendosi verso l'interno dell'abitato si giunge alla bella chiesa di Santa Ana, costruita su un terreno donato da Cristobal de Ponte, intraprendente genovese, fondatore della cittadina, nel 1520. 


Tenerife. Garachico. Chiesa di Santa Ana (foto Daniela Durissini)
La chiesa porta il nome della moglie del generoso donatore. I lavori per la  costruzione dell'edificio durarono molti anni e, in parte, superarono il secolo, tant'è vero che, nel 1578 il vescovo Cristobal Vela fece in tempo ad apportare notevoli modifiche al progetto iniziale.


Tenerife. Garachico. Chiesa di Santa Ana. Portale principale (foto Daniela Durissini)
Di particolare interesse il portale principale, eseguito da due maestri, a cavallo dei secoli XVI e XVII, che mostra elementi platereschi, rinascimentali, tardo gotici e, nei capitelli dei due pilastri, un ordine  composito, vero arcaismo di stile manuelino portoghese. 
La chiesa fu quasi interamente distrutta dall'incendio dovuto all'eruzione che la coinvolse nel 1706, ma fu ricostruita tra il 1714 ed il 1721.
Interessante la salita alla torre campanaria; anche se non si arriva proprio in cima il panorama è comunque notevole.


Tenerife. Garachico. Chiesa di Nostra Signora degli Angeli (foto Daniela Durissini)
Dalla  chiesa si va alla piazza principale, dove affacciano la chiesa di Nostra Signora degli Angeli e l'ex convento francescano, che oggi ospita la biblioteca pubblica, e che si può visitare, scoprendo affascinanti cortili ed un interessante ed utilissimo schema dell'eruzione del 1706 del vulcano Trevejo, che fece decadere l'allora fiorente cittadina.


Tenerife. Garachico. Pavimento del cortile del convento francescano (foto Daniela Durissini)
Su una strada laterale affaccia invece il bel palazzo dei conti de Gomera, oggi sede dell'università. Anch'esso, danneggiato dall'eruzione, venne ricostruito.
Infine la Porta di terra, che un tempo consentiva l'accesso controllato alla cittadina  sia delle persone che delle merci. Intorno alla porta è stato realizzato un giardino in cui sono ospitati  sia il monumento dedicato a Cristobal de Ponte  sia il busto  realizzato nel 1991, del poeta Rafael Alberti che  in quell'anno visitò la località. 


Tenerife. Guarachico. Porta di terra (foto Daniela Durissini)
Discosta dal centro la chiesa di San Rocco.
Lasciata Garachico, siamo tornati fino a Santiago del Teide e, poco oltre, abbiamo imboccato la magnifica strada  che da Los Gigantes, conduce alle falde del Teide, molto più bella e panoramica di quella che sale da Vilaflor, perché attraversa, su terreno aperto, le grandi colate laviche del vulcano. Siamo scesi quindi verso Vilaflor, dove ci siamo fermati a visitare il centro storico. 


Tenerife. Vilaflor. Chiesa di San Pietro (foto Daniela Durissini)
Una giornta, quella di oggi, davvero piena di sorprese. 


......alle prossime puntate