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martedì 30 novembre 2021

Ambiente e territori. I rustici di Dierico (Carnia)



 



Dierico. Rustici (foto Daniela Durissini)

A Dierico, piccolo paese della Carnia, nei pressi di Paularo, abbarbicato sui fianchi boscosi del Monte Zouf, sul versante soleggiato che consente, anche nella stagione invernale, di usufruire di diverse ore di luce, sono ancora presenti molti antichi rustici che un tempo servivano a supportare i lavori agricoli e l'allevamento. Gli edifici, in genere di dimensioni ridotte, sono stati edificati con una parte inferiore in muratura ed una parte superiore, destinata per lo più allo stoccaggio del fieno, ma anche al deposito dei prodotti agricoli, in legno. Da notare che in molti casi la parte in legno reca, oltre alle classiche aperture, anche una croce, che serviva ad evocare la protezione divina sul raccolto. 
Un tempo la popolazione di questa zona della Carnia si dedicava per lo più alla selvicoltura ed all'allevamento, mentre l'agricoltura era generalmente limitata al fabbisogno familiare, anche a causa della poca terra disponibile per la coltivazione.

venerdì 26 novembre 2021

Fotografare l'arte. La cappelletta tra Moggio e Moggessa

Ancona votiva su sentiero Moggio-Moggessa (foto Daniela Durissini)

La cappelletta costruita sulla sella attraversata dal sentiero che sale da Moggio a Moggessa protegge un'ancona votiva raffigurante la Madonna col bambino. Il luogo è testimone della devozione popolare e la stessa immagine della Madonna è opera di pittore locale. Lungo il sentiero, non sempre agevole, sono numerosi i segni spontanei di religiosità delle genti che frequentavano e vivevano queste montagne in un tempo ormai lontano, che cercavano protezione nel divino dovendo transitare lungo percorsi che potevano presentare insidie e pericoli imprevedibili. 

martedì 23 novembre 2021

Culture. L'antica berlina di Moggio



Moggio. La berlina (foto Daniela Durissini)

Moggio. La berlina (foto Daniela Durissini)

Sulla piccola piazza, ai margini del viale che conduce all'abbazia di Moggio, una colonna attira l'attenzione del visitatore. È alta circa due metri e mezzo, a base quadrata, porta tre anelli di ferro ai lati visibili dalla strada. Si tratta dell'antica berlina, alla quale venivano legati i malfattori per essere esposti al pubblico ludibrio e per venir poi fustigati davanti alla popolazione. La colonna in questione porta la scritta Supplicio di malfattori e la data 1653. L'esposizione dei condannati avveniva soprattutto la domenica, per far sì che tutti, recandosi in chiesa per la funzione, vedessero quello che poteva capitare a chi contravveniva alle leggi ed era pratica di uso piuttosto comune all'epoca, non solo a Moggio. Altre berline si trovano nelle piazze dei centri storici di Arta, Malborghetto e Tarvisio. Questa colonna è un elemento particolarmente interessante perché è un segno inequivocabile del vasto potere giudiziario esercitato dall'abbazia di Moggio sui territori circostanti.

sabato 20 novembre 2021

Fotografare l'architettura. Foro romano di Aquileia. Capitelli

Aquileia. Foro romano. Capitelli (foto Daniela Durissini)

I capitelli che sormontano le colonne recuperate del Foro romano di Aquileia risalgono alla seconda metà del II sec. d. C., corrispondente alla tarda età degli imperatori Antonini. Sono stati realizzati in pietra d'Aurisina, come le colonne, oggi reintegrate in laterizio. 



martedì 16 novembre 2021

Archeologia. Aquileia. Foro romano

Aquileia. Foro romano (foto Daniela Durissini)

Aquileia. Foro romano (foto Daniela Durissini)

Il Foro romano di Aquileia, la cui prima fondazione risale al II secolo a.C., assunse il suo aspetto definitivo a partire dalla prima metà del I sec. d.C. allorché venne realizzata la piazza circondata su tre lati da portici, le cui colonne, che ne reggevano la parte orientale, originariamente in marmo di Aurisina, sono state rialzate ed integrate in laterizio negli anni '30 del Novecento. I capitelli invece risalgono alla seconda metà del II sec. d.C. Sotto i portici orientale ed occidentale si affacciavano numerose botteghe. La pavimentazione della piazza, databile ovviamente al periodo di inizio dei lavori di sistemazione del foro, fu realizzata in lastre di calcare di Aurisina. A sud del Foro si trovava la basilica civile di cui oggi rimangono ben poche tracce. 
Al centro del Foro sono state sistemate copie delle decorazioni dei portici recanti eroti con ghirlande e le teste di Giove Ammone e di Medusa.



venerdì 12 novembre 2021

Fotografare l'arte. Nereide con toro marino (Aquileia, Museo Archeologico)

Aquileia. Museo Archeologico nazionale.
Mosaico di fanciulla su toro marino (foto Daniela Durissini)

Mosaico ritrovato in una domus scavata nel fondo Cossar a nord della basilica, raffigurante una nereide su toro marino (seconda metà del I sec. a. C.). Di fattura finissima è stato realizzato in piccoli tasselli di pietra e di pasta vitrea.

martedì 9 novembre 2021

Archeologia. Aquileia. Decumano di Aratria Galla


Camminando ad Aquileia, sul lato opposto della strada rispetto alla parte più evidente del foro romano, si nota un bellissimo tratto di strada lastricata (decumano), fatta costruire da Aratria Galla, a lato della basilica, di cui oggi si vedono poche tracce, realizzata in età augustea per volontà di Caius Aratrius, suo parente e ricco imprenditore. Facoltosa era anche Aratria Galla, la quale per volontà testamentaria stabilì che una parte dei suoi beni fosse destinata alla realizzazione della strada (prima metà del I sec. d.C.), attraverso la quale si accedeva alla basilica. Da precisare che la parte lastricata era soltanto quella, di poco meno di 400 metri di lunghezza, che era compresa entro le mura cittadine, una parte delle quali è visibile poco distante. Gli scavi archeologici hanno messo in luce anche le condutture che passavano sotto la strada, costruite in laterizio, che scaricavano poco lontano nel canale Anfora. 

►(click) Per approfondire: Scheda da ArcheocartaFVG

venerdì 5 novembre 2021

Fotografare l'architettura. Moggessa di là. Casa rurale



Moggessa di là. casa rurale (foto Daniela Durissini)

I borghi rurali di Moggessa di qua e Moggessa di là, siti nella montagna soprastante l'abitato di Moggio, abbandonati dalla popolazione stanziale e gravemente danneggiati dal terremoto del 1976, conservano ancora degli interessanti edifici abitativi (soprattutto Moggessa di là, che subì meno danni), alcuni dei quali sono stati parzialmente rioccupati, se non altro in alcuni periodi dell'anno. Questa casa, molto particolare, complessa e di notevoli dimensioni, presenta la facciata volta a meridione, molto dinamica, con diverse aperture (sia porte che finestre) ed alcuni balconi in legno. 

martedì 2 novembre 2021

Arti e architetture. Moggio. L'abbazia fortificata

Moggio. Abbazia (foto Daniela Durissini)
L'abitato di Moggio, sito alla confluenza tra il fiume Fella ed il torrente Aupa, ovverosia tra il Canal del Ferro e la Val Aupa, ha origini antiche. Sul colle di Santo Spirito, che domina la vallata, sorsero una fortificazione romana e poi un castello medievale, di proprietà di una famiglia di origini carinziane, che lo cedette al patriarcato aquileiese. Un documento datato 1084 testimonia il passaggio di proprietà dal conte Cacellino al patriarca Federico, suo parente, che si impegna a far erigere sul posto un monastero. Nel 1119 sarà il suo successore, Vodalrico, a far consacrare il convento benedettino intitolato a San Gallo, dal vescovo di Emona, assegnandogli nel contempo alcuni beni in Friuli e Carinzia.

Pianta del complesso abbaziale (sec. XVIII)
Nel corso del XII e del XIII secolo l'abbazia acquisì importanza e terreni a seguito di numerose donazioni e divenne un potente feudo, ma successivamente, le numerose controversie territoriali nelle quali si trovò coinvolta ed il malgoverno, la precipitarono in una decadenza senza possibilità di vero riscatto. Nel 1422, già occupata dai veneziani, fu assediata e saccheggiata dagli Ungari, calati lungo la Valle del Fella a seguito del patriarca Ludovico di Teck, in uno dei suoi tentativi di riconquistare il potere in Friuli. 
Attualmente si possono notare alcuni tratti delle mura difensive, sui terrazzamenti ad ovest del complesso e la torre cosiddetta delle prigioni, di impianto antico (probabilmente risalente al primo castello). Il nome però deriva dall'uso che se ne fece in età napoleonica.

Moggio. Abbazia. Torre delle prigioni (foto Daniela Durissini)
La chiesa attuale risale alla seconda metà del XVIII secolo. Accanto ad essa si trova il chiostro cinquecentesco.