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venerdì 30 settembre 2022

Arti e architetture. L'acquasantiera gotica nella basilica di Aquileia

Basilica di Aquileia. Acquasantiera (foto Daniela Durissini)
Basilica di aquileia. Acquasantiera (foto Daniela Durissini)
Il capitello gotico, riusato come acquasantiera, sistemato presso l'ingresso nord della facciata occidentale della basilica di Aquileia, fa parte di una serie di sculture realizzate nella seconda metà del XIV secolo, in occasione dei primi restauri effettuati all'edificio, danneggiato dal terremoto del 1348. Gli studiosi che si sono occupati di questo complesso corpo scultoreo ritengono che esso sia stato realizzato da scalpellini provenienti da fuori, di cui alcuni probabilmente formatisi presso il grande cantiere di Palazzo Ducale a Venezia, mentre contemporaneamente, o forse in un momento successivo, considerando che i restauri durarono per diversi anni, lavorarono alla chiesa di Aquileia maestranze di cultura parleriana. Ricordiamo che la scuola parleriana ha origine da una famiglia di scultori attivi nella seconda metà del Trecento in Germania, Austria, Boemia, Svizzera, Italia. 

sabato 24 settembre 2022

Fotografare l'arte. Aquileia. Aula teodoriana nord. Cesto di lumache

Aquileia. Aula teodoriana nord. Mosaico pavimentale. Cesto di lumache 
(foto Daniela Durissini)
Il cesto di lumache, rappresentato nel mosaico pavimentale dell'aula teodoriana nord aquileiese, e precisamente nella seconda campata, allude alla resurrezione, poiché l'animale esce dal guscio. Già i romani usavano mangiare le lumache nei banchetti funebri, ritenendole simbolo della resurrezione, ed analoga simbologia venne assunta dagli gnostici e dai primi cristiani. Le lumache qui rappresentate appartengono alla specie Helix cincta, commestibile ed assai comune nei dintorni di Aquileia. 

martedì 20 settembre 2022

Fotografare l'arte. Filippo Rusuti. Il sogno di papa Liberio

Filippo Rusuti. Il sogno di papa Liberio. Il patrizio Giovanni (1294-1308)
Roma. Chiesa di Santa Maria Maggiore. Facciata (foto Daniela Durissini)
Quando papa Niccolò  IV (1288-1292) volle la ristrutturazione della chiesa di Santa Maria Maggiore, chiamò Filippo Rusuti affinché decorasse a mosaico la facciata. L'artista si dedicò alla monumentale opera tra il 1294 ed il 1308 e, tra le altre immagini che creò, ci fu anche la complessa vicenda che aveva portato, secondo la tradizione, alla fondazione della chiesa. Nella notte tra il 4 ed il 5 agosto del 358, il patrizio Giovanni sognò la Vergine Maria che gli chiese di erigere una chiesa nel luogo in cui, il giorno successivo, avrebbe trovato la neve. Anche papa Liberio, nella stessa notte, ebbe la medesima visione e pertanto il giorno successivo, quando comparve la neve sulla cima dell'Esquilino, tracciò personalmente sul manto bianco la pianta della futura basilica, che venne eretta grazie al finanziamento del patrizio Giovanni. 
Filippo Rusuti. Il sogno di papa Liberio. Papa Liberio col patrizio Giovanni
Roma. Chiesa di Santa Maria Maggiore. Facciata (foto Daniela Durissini)


giovedì 15 settembre 2022

Archeologia. Le battaglie di Pirro e il piatto di Capena


Roma. Museo Nazionale Etrusco. Piatto di Capena (foto Daniela Durissini)
Il bellissimo piatto, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Roma e proveniente da Capena, raffigurante un elefante seguito da un cucciolo, fa riferimento alle campagne italiane di Pirro, re dell'Epiro, (fine III sec. a. C.). Pirro fu chiamato in aiuto dai Tarentini contro i romani, nel 280 a.C., e vinse una memorabile battaglia, facilitato anche dalla presenza degli elefanti da combattimento, fino ad allora sconosciuti in Italia che, come raffigurato sul piatto, portavano sul dorso una torretta merlata nella quale potevano prendere posto due arcieri, ma che soprattutto spiazzavano il nemico con la loro mole eli terrorizzava con le mosse improvvise e devastanti. Nel 275 a.C. però i romani, guidati dal console Curio Dentato, ormai abituati alla presenza dei pachidermi, avendo escogitato alcune tattiche per affrontarli,  riuscirono a sconfiggere Pirro a Benevento e catturarono otto elefanti, alcuni dei quali sfilarono a Roma nel trionfo del console, suscitando lo stupore degli astanti. 
Il piatto appartiene ad una classe di vernice nera con decorazione dipinta chiamata pocola. Il nome deriva dall'iscrizione che portano alcuni di essi, col nome di una divinità, seguito dalla parola pocolom.
Il piatto è piuttosto famoso e la decorazione è estremamente raffinata. Sulla vernicitura nera sono state dipinte delle foglie d'edera e delle rosette, mentre il medaglione centrale raffigura un'elefantessa, seguita da un elefantino con la proboscide allacciata alla coda della madre, la quale ha sul dorso una gualdrappa rossa, fissata con delle cinghie alla pancia, sulla quale è posata una torretta merlata con due arcieri all'interno. 

sabato 10 settembre 2022

Archeologia. Aquileia. Fibula di età gota

Aquileia. Museo archeologico nazionale. Fibula di età gota
(foto Daniela Durissini)
La fibula di età gota, esposta al Museo archeologico nazionale di Aquileia, è stata rinvenuta in una sepoltura, nell'area nord orientale della città, in località Monastero, alla fine dell'Ottocento. L'oggetto, realizzato in argento, lavorato a sbalzo, con decorazioni geometriche, è impreziosito da granati almandini rossi e veniva utilizzato per chiudere la cintura della veste. 
Nell'alto medioevo, quando ancora non si usavano i bottoni, le fibule venivano utilizzate per chiudere le vesti, nelle cinture o sulle spalle, per fermare i mantelli. Questo ne è uno splendido esempio, appartenuto senza dubbio ad una persona di alto rango, data la preziosità della lavorazione e dei materiali impiegati.  

mercoledì 7 settembre 2022

Archeologia. Aquileia. Aula teodoriana nord

Aquileia. Aula nord Teodoriana. Mosaico pavimentale
Il gallo e la tartaruga (foto Daniela Durissini)
La cripta degli scavi della Basilica di Aquileia consente di osservare, tra le altre cose, il magnifico pavimento dell'antica aula nord teodoriana (sec. IV) parallela all'aula principale e dedicata presumibilmente alle celebrazioni liturgiche. Due studiosi friulani, Gilberto Pressacco e Renato Jacumin, hanno interpretato questi mosaici, così diversi da quelli del pavimento basilicale, facendo riferimento allo gnosticismo, penetrato su questi territori attraverso i numerosi e frequenti contatti commerciali con il vicino Oriente e con il nord Africa. Questa teoria giustificherebbe in effetti lo schema complesso del mosaico, che presenta una raffigurazione ed una distribuzione degli spazi assai diversa dall'iconografia antica alla quale invece attinge la pavimentazione del pavimento basilicale. Anche se la realizzazione del campanile, nella prima metà dell'XI secolo, lo ha gravemente danneggiato si può leggervi ancora il tema svolto da abili maestranze, forse provenienti dal Medio Oriente. Si tratta del percorso necessario per giungere alla salvezza, attraverso la purificazione dell'anima. Il tema è trattato attraverso una simbologia che elimina del tutto la figura umana, e che risulta di difficile comprensione per coloro che non siano stati iniziati alla filosofia ed ai riti gnostici. 
Aquileia. Aula nord Teodoriana. Mosaico pavimentale.
Il drago trasformato in capretto (foto Daniela Durissini)
L'arduo percorso che l'anima deve fare per giungere all'agognata salvezza viene rappresentato in tre stadi, a loro volta simboleggiati dai diversi animali, dagli uccelli sul tirso, raffigurante l'anima, all'asino che rappresenta il diavolo che ne ostacola il procedere verso lo stadio successivo, dove sono rappresentati un capricorno, un gambero, un drago ed un toro. Si ritiene che il drago sia stato modificato in un capretto quando gli gnostici entrarono in odore di eresia. E' qui, nello stadio delle stelle fisse e delle costellazioni, che l'anima si purifica, mediante gli insegnamenti biblici e l'esempio di Mosè (capricorno), Giosuè (gambero), Cristo stesso (drago), mentre per il toro non esiste tuttora un'interpretazione certa. Nel terzo stadio l'anima giunge infine alla salvezza, rappresentata qui dal gallo, simbolo del bene e del nuovo inizio, posto di fronte ad una tartaruga, simbolo delle tenebre. Al di sopra dei due una boccetta di profumo indica il completamento del percorso e la raggiunta grazia di Dio. 
Il mosaico è stato restaurato di recente e riportato allo splendore iniziale. 


venerdì 2 settembre 2022

Fotografare l'arte. Aquileia. Aula teodoriana nord. Nido di pernici

Aquileia. Aula teodoriana nord. Pavimento musivo. Nido di pernici
(foto Daniela Durissini)

Lo splendido nido di pernici, rappresentato nel pavimento musivo dell'aula teodoriana nord di Aquileia, allude alla costellazione delle Pleiadi, che si presenta a maggio, nel periodo della mietitura che qui si riferisce alla raccolta delle anime inquiete da parte degli gnostici che, di fatto, come dimostrato da numerosi studiosi, sembrano aver ispirato l'intera opera.

►(click) Graziella Protto, Pistis Sophia e mosaici dell'aula nord della basilica di Aquileia