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venerdì 29 ottobre 2021

Fotografare l'arte. Aquileia. L'amore oltre la morte

Aquileia. Sepolcreto. Gruppo scultoreo (foto Daniela Durissini)

Nel Sepolcreto di Aquileia è stata collocata una copia di un gruppo scultoreo di squisita fattura, rinvenuto nel corso degli scavi, raffigurante una donna con accanto una bambina alata, che simboleggia Psiche, cioè l'amore che supera anche la morte. L'originale si trova presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

martedì 26 ottobre 2021

Archeologia. Aquileia. Sepolcreto




Aquileia. Sepolcreto (foto Daniela Durissini)
foto 1: panoramica
foto 2 e 3: due piramidi curvilinee che completavano due are di grandi dimensioni
foto 4 e 5: sarcofagi

Nella piccola area del sepolcreto di Aquileia si possono vedere alcuni recinti che ospitavano le tombe, porzione minima delle grandi aree dedicate ai defunti, collocate ai lati delle strade che uscivano dalla città romana verso il territorio, caratteristica dei centri abitati di un'epoca in cui non si potevano seppellire i morti all'interno delle mura.
Nella piccola necropoli, usata per un lungo periodo, tra il I ed il III secolo, si trovano sia sepolture ad inumazione, sia ad incinerazione. Ogni recinto apparteneva originariamente ad una particolare famiglia. Soltanto in uno di questi non sono state rinvenute delle iscrizioni che consentissero di individuarne i proprietari. Per quanto riguarda gli altri, appartennero rispettivamente alle famiglie degli Stazi, dei Giuli, dei Trebi, dei Cesti o degli Emili. 

►(click) Per approfondire: Archeocarta FVG scheda sul Sepolcreto

venerdì 22 ottobre 2021

Arti e architetture. Urbino. Palazzo ducale



L'edificio che per ampiezza ed originalità caratterizza il centro storico di Urbino è senza dubbio il palazzo ducale, anche se il suo lato più noto e particolare, cioè la facciata dei torricini, è rivolto verso l'esterno dell'abitato. Il palazzo rappresenta assai bene il momento di grande potenza della famiglia dei Montefeltro, raggiunto sotto Federico che, grazie all'acquisizione di nuovi territori, già dei Malatesta, aveva potuto garantirsi le entrate sufficienti a far erigere un palazzo di grande impatto architettonico e, nello stesso tempo, di metter mano alla riorganizzazione urbana dell'intero abitato. 
Dall'originale dimora fatta edificare da Antonio da Montefeltro, nonno di Federico, il primo della famiglia a stabilirsi accanto al duomo, si passò ad un ulteriore edificio voluto dal figlio Guidantonio, finché Federico, uomo colto e raffinato, amante delle belle arti e mecenate, decise di unire i due palazzi e di costruirne uno unico e magnifico che sottolineasse il suo potere ma anche la sua cultura e la sua visione del futuro. 
Per primo fu chiamato l'architetto Maso di Bartolomeo che progettò l'unione dei due palazzi originali (1444), quindi il dalmata Luciano Laurana, che diede la svolta alla costruzione, e che ideò la facciata dei torricini, ed infine Francesco di Giorgio Martini che completò il palazzo. Di grande interesse, proprio su questa facciata, il segno evidente del passaggio di mano tra i due grandi architetti rinascimentali, nell'impostazione dei balconi dei due ultimi piani. 


Urbino. Palazzo Ducale (foto Daniela Durissini)

martedì 12 ottobre 2021

Arti e architetture. Il leone e il drago (Chiesa di San Giovanni in Tuba, Duino)

Duino. Chiesa di San Giovanni in Tuba (foto Daniela Durissini)

Nella chiesa di San Giovanni in Tuba, presso Duino, ricostruita in forme gotiche dopo le gravi distruzioni subite nel corso delle due guerre mondiali, vi sono numerosi elementi recuperati dall'edificio romanico, voluto agli inizi del XII secolo dal patriarca Vodolrico di Eppenstein, per recuperare, ed in parte sostituire ed ampliare, la precedente chiesa risalente all'VIII secolo. Sulla sommità del piedritto che, a sinistra, sostiene il grande arco dell'abside, è stato inserito un elemento architettonico derivante, con ogni probabilità proprio dalla chiesa iniziata attorno al 1100, che rappresenta un leone che combatte con il drago. Quest'ultima figura è caratterizzata dal muso allungato, dalle orecchie grandi ed appuntite, dal collo lungo e soprattutto dalle zampe artigliate. Si tratta di un simbolo piuttosto comune nell'arte romanica, le cui origini vanno inidividuate nell'Apocalisse. La lotta tra il leone ed il drago non oppone il bene ed il male, ma rappresenta "la battaglia tra le potenze diaboliche per impadronirsi dell'uomo" (E. Urech, Dizionario dei simboli cristiani, Roma, Arkeios, 1995, 2004)

►(click) Per approfondire: Il leone e il drago (Diakosmesis)

venerdì 8 ottobre 2021

Fotografare l'arte. Le donne, i cavallier, l'armi, gli amori (Ferrara)

Astolfo sull'Ippogrifo con il senno di Orlando








A Ferrara, nel cortile del castello estense, gli artisti Sara Bolzani e Nicola Zamboni, espongono alcune delle loro opere facenti parte di un progetto ben più ampio e portato avanti da vent'anni, Umanità, ispirato al trittico con la Battaglia di San Romano, che raffigura le imprese dei cavalieri antichi affiancate alle vicende delle popolazioni che oggi rappresentano le cosiddette "vite di scarto" e che, marciando in silenzio accanto alle figure epiche e cavalleresche, ci ricordano gli orrrori delle guerre e le tragedie delle migrazioni. 

Il tavolo dello scrittore
(foto Daniela Durissini)
Nella città in cui Ludovico Ariosto, favorito dal mecenatismo della famiglia estense, compose l'Orlando Furioso, la scelta delle opere, realizzate in rame e terracotta, è orientata in parte sulle figure tratte dal poema.  


martedì 5 ottobre 2021

Arti e architetture. Ferrara. Castello Estense

Ferrara. Castello estense (foto Daniela Durissini)

Il castello estense di Ferrara fu commissionato da Nicolò II d'Este all'architetto di corte Bartolino da Novara, nel 1385, a seguito di una rivolta popolare che aveva fatto temere il peggio al marchese ed alla sua famiglia. Bartolino era figlio d'arte, il padre infatti era il Maestro Giovanni da Novara, all'epoca piuttosto noto nella sua città, ed era stato assunto da Nicolò II almeno dalla seconda metà degli anni '60 del secolo XIV. Lo stesso marchese, evidentemente contento della collaborazione, l'aveva "prestato" ai Gonzaga per la realizzazione del castello di San Giorgio, a Mantova, nel quale la mano di Bartolino è evidente. 

Ferrara. Castello estense. Porta
(foto Daniela Durissini)

I lavori a Ferrara iniziarono a fine settembre del 1385, nel giorno di San Michele, santo guerriero al quale l'edificio fu dedicato, partendo dalla duecentesca torre dei Leoni, che venne collegata da possenti mura ad altre tre torri, formando così un quadrilatero, circondato da un fossato. Interessante la realizzazione della Via coperta, che univa la parte militare del castello alla residenza, oggi palazzo municipale, particolarità che doveva rivelarsi essenziale quasi un secolo più tardi (1476), quando, grazie ad essa, Eleonora d'Aragona, moglie di Ercole d'Este, si salvò rifugiandovisi, nel corso di una rivolta popolare innescata da Niccolò d'Este, figlio di Leonello, erede legittimo della casata, per l'ottenimento del potere sulla città. Niccolò fu sconfitto ed ucciso ma da allora la famiglia decise di stabilire la sua residenza nel castello, che fu arricchito sia dal punto di vista architettonico che da quello artistico. Ercole I, del resto, si dedicò ad una completa trasformazione della città, operata dall'architetto Biagio Rossetti, e la sua corte, divenne un imprtantissimo centro culturale ed artistico del Rinascimento. 
Il castello fu più volte rimaneggiato ed ulteriormente ampliato già a partire dal secolo successivo.