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venerdì 18 febbraio 2022

Fotografare l'arte. Assisi. Statua virile di età augustea (Museo del Foro romano)

Assisi. Museo del Foro romano (foto Daniela Durissini)

La statua, di età augustea, rappresenta  un giovane uomo nudo, con una clamide poggiata sulla spalla sinistra, che scende morbidamente lungo il fianco. La gamba destra sta diritta, mentre quella sinistra è leggermente flessa all'indietro. La testa è stata asportata, con ogni probabilità, già nell'antichità, mentre il braccio destro, che era originariamente sollevato, è andato perduto. Un foro sul torace, riempito di piombo, segnala che doveva esserci un oggetto appoggiato in quel punto. Il corpo è molto bello ed è stato reso con grande accuratezza, sottolineando soprattutto la prestanza fisica. La statua è stata rinvenuta nel corso degli scavi archeologici effettuati nell'area corrispondente al Foro romano della città. 

►(click) Scheda del Museo del Foro romano e collezione archeologica




martedì 15 febbraio 2022

Arti e architetture. Assisi. Le due rocche


Assisi. Rocca maggiore (foto Daniela Durissini)

Dopo aver visitato le chiese di Assisi, legate al ricordo di San Francesco e Santa Chiara, si sale verso l'altura che domina l'abitato, dove è stata eretta una rocca, sul luogo in cui sorgeva un insediamento romano che, a sua volta, aveva sostituito un più antico luogo di culto pagano. Da qui si domina l'intera vallata e per questo il sito fu individuato come utile postazione di difesa e di guardia. Le prime notizie di una fortificazione risalgono al XII secolo ma l'impianto che oggi si vede fu ideato dagli architetti che lavoravano per il cardinale Egidio Albornoz, nel 1356, dopo che il popolo in rivolta contro il legato imperiale che allora l'occupava, aveva gravemente danneggiato l'edificio precedente, in cui, all'epoca era ospitato anche Federico II, di soli 4 anni. Nel corso dei secoli la struttura venne ampliata anche se l'impianto originario rimase inalterato. Alla metà del XV secolo, ad esempio, venne aggiunto il torrione poligonale, mentre il bastione rotondo fu fatto erigere da Paolo III Farnese nel 1535. 
Assisi. Rocca maggiore. Bastione rotondo
(foto Daniela Durissini)
La rocca è legata, mediante le mura trecentesche, alla rocca minore, costruita alcuni anni dopo, per rendere maggiormente sicura l'intera opera di fortificazione della città. 
Assisi. Rocca minore (foto Daniela Durissini)




martedì 8 febbraio 2022

Archeologia. Roma. L'area Sacra di Largo Argentina

Roma. Area Sacra di Largo Argentina. Tempio della Fortuna (foto Daniela Durissini)
L'area sacra di Largo Argentina è venuta alla luce tra gli anni 1926 e 1929 durante la demolizione dell'antico quartiere di origine medievale. L'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi fece intervenire allora Benito Mussolini per bloccare i lavori previsti nell'area, data l'importanza dei rinvenimenti. A tutt'oggi i quattro templi messi in luce grazie agli scavi effettuati nel corso degli anni sono individuati con le prime quattro lettere dell'alfabeto perché non si è certi della dedicazione dei singoli edifici, anche se in questi ultimi anni la Sovrintendenza Capitolina, grazie ad ulteriori campagne di scavo, ha approfondito la conoscenza dell'area. È stata confermato, ad esempio, lo stretto legame tra la presenza dell'acqua ed i culti praticati nell'area. 
Giuseppe Marchetti Longhi e la testa della Fortuna
(dallo spiegone sul posto)
In particolare, il tempio a pianta circolare, oggi ancora chiaramente visibile, probabilmente dedicato alla Fortuna, fu fondato da Lutazio Catulo, collega di Mario, dopo la battaglia di Vercelli (101 a.C.) che segnò la fine della guerra con i Cimbri. Marchetti Longhi rinvenne sul posto una grande testa, un piede ed un braccio, appartenenti alla statua della dea, oggi conservati al museo della Centrale Montemartini.
In epoca tardoantica sull'area venne costruito un complesso monastico.



venerdì 28 gennaio 2022

Fotografare l'arte. Abbazia di Moggio. Stemma dell'abate Daniele Dolfin

Abbazia di Moggio. Stemma dell'abate Daniele Dolfin (foto Daniela Durissini)
Daniele Dolfin fu un personaggio assai importante per il Friuli del secolo XVIII. Nato da una nobile ed antica famiglia veneziana, che aveva dato un doge alla Repubblica, fu uomo di chiesa, ma ebbe un notevole potere in quanto a soli 29 anni fu nominato abate commendatario della potentissima abbazia di Moggio e poi di quella di Rosazzo, entrambe con notevolissime rendite, per divenire poi, nel 1734, patriarca di Aquileia, fino alla soppressione dell'istituzione. Gli venne affidata anche l'arcidiocesi di Udine dove si distinse come committente di notevoli opere d'arte realizzate da artisti di grande valore, tra i quali spiccano Giandomenico e  Giambattista Tiepolo. 
Lo stemma riprodotto sopra è stato realizzato durante la sua permanenza presso l'abbazia di Moggio e riproduce su pietra i tre delfini che fanno riferimento al cognome della famiglia. Si nota qui una particolarità rispetto allo stemma classico: l'ultimo delfino, in basso, è riprodotto rovesciato, con il probabile scopo di dare l'idea del movimento dell'animale.

Immagine tratta da Wikiwand.com


martedì 25 gennaio 2022

Archeologia. Castelliere di Vertace (Carso Goriziano)



Sull'altura di Arupacupa, sul Carso Goriziano, sopra il paese di Jamiano, sorse, nell'età del bronzo medio-recente, un ampio castelliere, rilevato per la prima volta dal Marchesetti, all'inizio del secolo scorso. Si trattava di un abitato fortificato mediante un vallo di straordinaria ampiezza, andato in gran parte distrutto nel corso della prima guerra mondiale. Carlo Marchesetti lo descrisse così: "È uno dei più vasti, misurando la sua cinta esterna oltre ad un chilometro....Il vallo conservato tuttora per una lunghezza di 720 metri, ne ha in larghezza 5 a 10 ed è in media alto 1 metro. Causa il pendio roccioso esso manca al lato nord-ovest".

venerdì 21 gennaio 2022

Fotografare l'arte. Gli sguardi di Moggessa di qua



Moggessa di qua. Gli sguardi (foto Daniela Durissini)

Sopra Moggio Udinese, tra le montagne, c'è un paese abbandonato dopo il terremoto del 1976: Moggessa di qua. Qualche casa è stata restaurata quel tanto che basta per abitarla nei fine settimana o durante le vacanze, la maggior parte degli edifici è abbandonata ed in totale rovina e la vegetazione sta invadendo gli spazi che l'uomo aveva faticosamente sottratto alla natura. Tuttavia, percorrendo le stradicciole, dove non arrivano le automobili, nel silenzio assoluto, si sentono addosso alcuni sguardi severi: provengono da piccoli ometti di pietre, con grande occhi, che avvertono il passante di tenere un comportamento corretto, nonostante l'assenza assoluta di controlli. Un'idea un po' inquietante ma efficacissima per mantenere il rispetto ed il ricordo delle persone che hanno abitato quei luoghi. 




martedì 18 gennaio 2022

Ambiente e territori. La curiosa storia della chiesa di Sv.Tomaž di Grozzana

Monte Concusso. Ruderi della chiesa di Sv. Tomaž (foto Daniela Durissini)
Salendo al Monte Cocusso da Pesek e prendendo la buona sterrata che entra in Slovenia e raggiunge la cima, si incontra la chiesa diroccata di San Tommaso (Sv. Tomaž) con il suo cimitero, già chiesa parrocchiale di Grozzana. Quando il confine con l'allora Yugoslavia divise questa parte di territorio, Sv. Tomaž rimase sotto la ricostituita diocesi di Capodistria / Koper, mentre si edificò il nuovo edificio intitolato alla Beata Vergine Immacolata, dove fu trasferita la sede parrocchiale che comprende le frazioni di Grozzana, Bottazzo, Draga e Pesek (1954).
Il vecchio edificio in pietra, con campanile addossato alla facciata, costruito in forme piuttosto comuni, tipiche della zona carsica e risalente al XVII secolo, è andato lentamente in rovina, senza che si sentisse la necessità di ripristinarlo, ed è un peccato, poiché il luogo è magnifico, e l'edificio rappresentava un pezzo di storia di quel territorio conteso. Accanto c'è il piccolo e raccolto cimitero, testimone dell'antica comunità.

Chiesa di Sv. Tomaž (foto Daniela Durissini)