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sabato 10 settembre 2022

Archeologia. Aquileia. Fibula di età gota

Aquileia. Museo archeologico nazionale. Fibula di età gota
(foto Daniela Durissini)
La fibula di età gota, esposta al Museo archeologico nazionale di Aquileia, è stata rinvenuta in una sepoltura, nell'area nord orientale della città, in località Monastero, alla fine dell'Ottocento. L'oggetto, realizzato in argento, lavorato a sbalzo, con decorazioni geometriche, è impreziosito da granati almandini rossi e veniva utilizzato per chiudere la cintura della veste. 
Nell'alto medioevo, quando ancora non si usavano i bottoni, le fibule venivano utilizzate per chiudere le vesti, nelle cinture o sulle spalle, per fermare i mantelli. Questo ne è uno splendido esempio, appartenuto senza dubbio ad una persona di alto rango, data la preziosità della lavorazione e dei materiali impiegati.  

mercoledì 7 settembre 2022

Archeologia. Aquileia. Aula teodoriana nord

Aquileia. Aula nord Teodoriana. Mosaico pavimentale
Il gallo e la tartaruga (foto Daniela Durissini)
La cripta degli scavi della Basilica di Aquileia consente di osservare, tra le altre cose, il magnifico pavimento dell'antica aula nord teodoriana (sec. IV) parallela all'aula principale e dedicata presumibilmente alle celebrazioni liturgiche. Due studiosi friulani, Gilberto Pressacco e Renato Jacumin, hanno interpretato questi mosaici, così diversi da quelli del pavimento basilicale, facendo riferimento allo gnosticismo, penetrato su questi territori attraverso i numerosi e frequenti contatti commerciali con il vicino Oriente e con il nord Africa. Questa teoria giustificherebbe in effetti lo schema complesso del mosaico, che presenta una raffigurazione ed una distribuzione degli spazi assai diversa dall'iconografia antica alla quale invece attinge la pavimentazione del pavimento basilicale. Anche se la realizzazione del campanile, nella prima metà dell'XI secolo, lo ha gravemente danneggiato si può leggervi ancora il tema svolto da abili maestranze, forse provenienti dal Medio Oriente. Si tratta del percorso necessario per giungere alla salvezza, attraverso la purificazione dell'anima. Il tema è trattato attraverso una simbologia che elimina del tutto la figura umana, e che risulta di difficile comprensione per coloro che non siano stati iniziati alla filosofia ed ai riti gnostici. 
Aquileia. Aula nord Teodoriana. Mosaico pavimentale.
Il drago trasformato in capretto (foto Daniela Durissini)
L'arduo percorso che l'anima deve fare per giungere all'agognata salvezza viene rappresentato in tre stadi, a loro volta simboleggiati dai diversi animali, dagli uccelli sul tirso, raffigurante l'anima, all'asino che rappresenta il diavolo che ne ostacola il procedere verso lo stadio successivo, dove sono rappresentati un capricorno, un gambero, un drago ed un toro. Si ritiene che il drago sia stato modificato in un capretto quando gli gnostici entrarono in odore di eresia. E' qui, nello stadio delle stelle fisse e delle costellazioni, che l'anima si purifica, mediante gli insegnamenti biblici e l'esempio di Mosè (capricorno), Giosuè (gambero), Cristo stesso (drago), mentre per il toro non esiste tuttora un'interpretazione certa. Nel terzo stadio l'anima giunge infine alla salvezza, rappresentata qui dal gallo, simbolo del bene e del nuovo inizio, posto di fronte ad una tartaruga, simbolo delle tenebre. Al di sopra dei due una boccetta di profumo indica il completamento del percorso e la raggiunta grazia di Dio. 
Il mosaico è stato restaurato di recente e riportato allo splendore iniziale. 


venerdì 2 settembre 2022

Fotografare l'arte. Aquileia. Aula teodoriana nord. Nido di pernici

Aquileia. Aula teodoriana nord. Pavimento musivo. Nido di pernici
(foto Daniela Durissini)

Lo splendido nido di pernici, rappresentato nel pavimento musivo dell'aula teodoriana nord di Aquileia, allude alla costellazione delle Pleiadi, che si presenta a maggio, nel periodo della mietitura che qui si riferisce alla raccolta delle anime inquiete da parte degli gnostici che, di fatto, come dimostrato da numerosi studiosi, sembrano aver ispirato l'intera opera.

►(click) Graziella Protto, Pistis Sophia e mosaici dell'aula nord della basilica di Aquileia

venerdì 26 agosto 2022

Fotografare l'arte. Museo di Aquileia. Pisside

Aquileia. Museo Archeologico Nazionale. Pisside (foto Daniela Durissini)
Tra i preziosi vetri della collezione del museo aquileiese (ricordo, una delle migliori collezioni di vetri romani esistente) vi è questa magnifica pisside in vetro colorato e nastri in oro, risalente al I sec. d.C.  

martedì 23 agosto 2022

Arti e architetture.La lampada del Tesoro veneziano di San Marco


Aquileia. Museo archeologico. Lampada a sospensione (foto Daniela Durissini)
L'evento Mirabilia ha portato al Museo di Aquileia nell'estate di quest'anno, la magnifica lampada in cristallo di rocca, del Tesoro di San Marco a Venezia. L'oggetto è davvero unico; creato nel secolo IV, quindi in epoca romana, come coppa, da un unico blocco di cristallo ialino, perfettamente trasparente, mediante una tecnica raffinatissima, di scultura ad altorilievo, raffigura dei pesci e dei molluschi disposti su due registri, di cui quello inferiore andato in parte perduto, un tempo costituiva il piede della coppa. In un periodo compreso tra il X ed il XII secolo, con l'aggiunta di un bordo in argento dorato, dotato di quattro anelli per la sospensione e di otto alloggiamenti per candele nella parte superiore, la coppa è stata trasformata in una lampada. L'oggetto si inserisce in quel filone di piccole opere che nell'antichità furono realizzate in pietre preziose e semipreziose, decorate a rilievo, destinate in genere all'aristocrazia, dato il loro notevole valore economico, di cui esistono alcuni interessanti esempi anche nella collezione del museo aquileiese. 

sabato 6 agosto 2022

Fotografare l'arte. Maestro lucchese. Crocifisso su tavola

Pittore lucchese. Croce dipinta (metà del sec. XIII)
Roma. Galleria Nazionale di arte antica Palazzo Barberini
(foto Daniela Durissini)
Lo splendido crocifisso su tavola esposto presso la Galleria Nazionale di arte antica di Palazzo Barberini ed attribuito ad un pittore lucchese della cerchia di Bonaventura Berlinghieri, risale alla metà del secolo XIII. Costituisce un esempio di pittura medievale su tavola sagomata, interessante per l'impaginazione e per la serena figura del Cristo. Le figure di Maria e della Maddalena lo affiancano, mentre sono relegati in basso i due ladroni, sofferenti, in croce. In alto il Padre, benedicente e due angeli.  La croce misura cm. 286x187x6.

martedì 2 agosto 2022

Fotografare l'arte. Il sarcofago degli sposi

Sarcofago degli sposi (sec. VI a.C.)
Roma. Museo etrusco di Villa Giulia (foto Daniela Durissini)
Sarcofago degli sposi (sec.VI a.C.). Particolare
Roma. Museo etrusco di Villa Giulia (foto Daniela Durissini)
Il sarcofago degli sposi (VI sec. a.C.) è un noto capolavoro dell'arte etrusca in terracotta. Fu rinvenuto in una tomba della Banditaccia nel 1881 e fu acquistato dal Museo di Villa Giulia, il cui direttore ne comprese l'importanza, benché rotto in più di quattrocento pezzi. Il grande sarcofago (140x202 cm), modellato intero, venne poi spezzato in due parti per evitare di danneggiarlo in cottura. Il coperchio riporta una coppia distesa su un kline o letto da convivio, che già colloca i due defunti tra l'aristocrazia, ma a confermare l'appartenenza ad una classe sociale elevata è anche l'abbigliamento della donna, cinta amorevolmente dal marito, dietro di lei, della quale si evidenziano il copricapo, la ricca veste ed i calzari particolarmente raffinati. Un mantello cinge i fianchi dell'uomo. La scena cristallizza così nella morte un rapporto affettivo destinato a travalicare i confini della vita.