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venerdì 26 agosto 2022

Fotografare l'arte. Museo di Aquileia. Pisside

Aquileia. Museo Archeologico Nazionale. Pisside (foto Daniela Durissini)
Tra i preziosi vetri della collezione del museo aquileiese (ricordo, una delle migliori collezioni di vetri romani esistente) vi è questa magnifica pisside in vetro colorato e nastri in oro, risalente al I sec. d.C.  

martedì 23 agosto 2022

Arti e architetture.La lampada del Tesoro veneziano di San Marco


Aquileia. Museo archeologico. Lampada a sospensione (foto Daniela Durissini)
L'evento Mirabilia ha portato al Museo di Aquileia nell'estate di quest'anno, la magnifica lampada in cristallo di rocca, del Tesoro di San Marco a Venezia. L'oggetto è davvero unico; creato nel secolo IV, quindi in epoca romana, come coppa, da un unico blocco di cristallo ialino, perfettamente trasparente, mediante una tecnica raffinatissima, di scultura ad altorilievo, raffigura dei pesci e dei molluschi disposti su due registri, di cui quello inferiore andato in parte perduto, un tempo costituiva il piede della coppa. In un periodo compreso tra il X ed il XII secolo, con l'aggiunta di un bordo in argento dorato, dotato di quattro anelli per la sospensione e di otto alloggiamenti per candele nella parte superiore, la coppa è stata trasformata in una lampada. L'oggetto si inserisce in quel filone di piccole opere che nell'antichità furono realizzate in pietre preziose e semipreziose, decorate a rilievo, destinate in genere all'aristocrazia, dato il loro notevole valore economico, di cui esistono alcuni interessanti esempi anche nella collezione del museo aquileiese. 

sabato 6 agosto 2022

Fotografare l'arte. Maestro lucchese. Crocifisso su tavola

Pittore lucchese. Croce dipinta (metà del sec. XIII)
Roma. Galleria Nazionale di arte antica Palazzo Barberini
(foto Daniela Durissini)
Lo splendido crocifisso su tavola esposto presso la Galleria Nazionale di arte antica di Palazzo Barberini ed attribuito ad un pittore lucchese della cerchia di Bonaventura Berlinghieri, risale alla metà del secolo XIII. Costituisce un esempio di pittura medievale su tavola sagomata, interessante per l'impaginazione e per la serena figura del Cristo. Le figure di Maria e della Maddalena lo affiancano, mentre sono relegati in basso i due ladroni, sofferenti, in croce. In alto il Padre, benedicente e due angeli.  La croce misura cm. 286x187x6.

martedì 2 agosto 2022

Fotografare l'arte. Il sarcofago degli sposi

Sarcofago degli sposi (sec. VI a.C.)
Roma. Museo etrusco di Villa Giulia (foto Daniela Durissini)
Sarcofago degli sposi (sec.VI a.C.). Particolare
Roma. Museo etrusco di Villa Giulia (foto Daniela Durissini)
Il sarcofago degli sposi (VI sec. a.C.) è un noto capolavoro dell'arte etrusca in terracotta. Fu rinvenuto in una tomba della Banditaccia nel 1881 e fu acquistato dal Museo di Villa Giulia, il cui direttore ne comprese l'importanza, benché rotto in più di quattrocento pezzi. Il grande sarcofago (140x202 cm), modellato intero, venne poi spezzato in due parti per evitare di danneggiarlo in cottura. Il coperchio riporta una coppia distesa su un kline o letto da convivio, che già colloca i due defunti tra l'aristocrazia, ma a confermare l'appartenenza ad una classe sociale elevata è anche l'abbigliamento della donna, cinta amorevolmente dal marito, dietro di lei, della quale si evidenziano il copricapo, la ricca veste ed i calzari particolarmente raffinati. Un mantello cinge i fianchi dell'uomo. La scena cristallizza così nella morte un rapporto affettivo destinato a travalicare i confini della vita.

sabato 23 luglio 2022

Fotografare l'arte. Un capolavoro del sec. XIII. I mosaici del Rusuti a Santa Maria Maggiore (Roma)

Filippo Rusuti. Cristo in gloria (1288-1297)
Roma. Basilica di Santa Maria Maggiore (foto Daniela Durissini)
Filippo Rusuti (1255-1325), allievo del Cavallini, operò ad Assisi, Roma e Napoli. A Roma decorò a mosaico la facciata medievale della chiesa di Santa Maria Maggiore, poi coperta nel sec. XVIII dalla loggia realizzata dall'architetto Ferdinando Fuga. Il Cristo in gloria, nel registro superiore di questo complesso mosaico, è stato realizzato dal Rusuti tra il 1288 ed il 1297 (la datazione è stata possibile grazie alla presenza del cardinale Pietro Colonna, raffigurato nel mosaico quale committente) ed è un capolavoro assoluto. 
Filippo Rusuti. Cristo in gloria (1288-1297)
Roma. Basilica di S.Maria Maggiore (foto Daniela Durissini)

sabato 16 luglio 2022

Fotografare l'arte. Statua di Artemide Efesina

Statua di Artemide Efesina
Roma. Musei Capitolini (Foto Daniela Durissini)

La piccola statua di Artemide Efesina copia romana da originale del II secolo a. C., in marmo e bronzo, riproduce, la statua ellenistica di Artemide che si trovava nel tempio di Efeso. La dea degli animali e della natura, appare ricca di simboli di fertilità e porta il tipico pettorale racchiuso da una ghirlanda di elicriso, dal quale spuntano dei  piccoli cavalli, ed altri animali si trovano sulla veste. La statua originale era in ebano, ornata con vesti preziose e gioielli. 



venerdì 8 luglio 2022

Ambiente e territori. L'antico Tevere e Claudia Quinta

Il Garofalo. Claudia Quinta traina la nave di Cibele (1535)
Roma. Galleria Nazionale Barberini (foto Daniela Durissini)
I romani, anticamente, concepivano il Tevere, essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo della città, come una divinità, perfettamente integrata nella dimensione civica, tanto da partecipare agli eventi pubblici, dando un segno tangibile del gradimento o meno degli stessi e da assumere una funzione lustrale. Il fiume così non solo aveva il potere di purificare ma anche quello di testimoniare la purezza, in particolare quella delle donne. Celeberrimo l'episodio, tramandato nei secoli, del tempo in cui la nave, che trasportava a Roma la statua della dea Cibele, s'era arenata alle foci del fiume. Fu allora che Claudia Quinta, la cui purezza ed onestà era stata messa in dubbio da un'accusa di adulterio, implorò la dea affinché l'aiutasse a testimoniare la sua innocenza. Il Tevere, conscio della purezza della donna, alzò il proprio livello e Claudia Quinta riuscì così miracolosamente e da sola a trascinare la nave fino in città. 
Un altro episodio vede il Tevere direttamente coinvolto, questa volta nel testimoniare l'innocenza della vestale Tuccia, accusata d'incesto, che riuscì a trasportare l'acqua del fiume in un recipiente forato fino al tempio di Vesta.
L'acqua del fiume, elemento puro per eccellenza, si accomunava al concetto di purezza femminile e, all'epoca, al comportamento sessuale ritenuto corretto per una donna.
Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (1481-1559) dipinge l'episodio che vede protagonista Claudia Quinta che ha attraversato i secoli ed è rimasto nella memoria dei romani, tramandato da Ovidio (Fasti, 4, 305 sgg).