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lunedì 19 novembre 2018

Aconcagua

Aconcagua (6962m)

Parco dell'Aconcagua (foto Daniela Durissini)


L'Aconcagua con i suoi 6962 metri è la montagna più alta del continente americano e dell'emisfero meridionale. Si trova nella Cordigliera delle Ande, in territorio argentino nella provincia di Mendoza. La cima è stata raggiunta per la prima volta nel 1897 da Mathias Zurbriggen, guida svizzera. La parete che si vede salendo dal Centro visite situato nei pressi di Puente del Inca è la difficilissima Sud, percorsa da vie di estrema difficoltà,  rese pericolose dalla presenza di lunghi tratti ghiacciati ed instabili. La via normale corre lungo il versante nord-est e non presenta difficoltà tecniche, ma necessita di un'ottima forma fisica e di un'adeguata acclimatazione. 

domenica 18 novembre 2018

Puente del Inca (Argentina, Mendoza)

Puente del Inca. Antiche terme
Puente del Inca (foto Daniela Durissini)
Puente del Inca è chiamato così perché questa magnifica formazione naturale rientrava nei confini dell'antico impero Inca che, nella parte meridionale arrivava fino all'odierna Santiago. Le acque che colorano le rocce, ricche di minerali erano conosciute e sfruttate già anticamente. Agli inizi del Novecento fu costruito un albergo nei pressi del ponte naturale, che divenne una celebre stazione termale. Distrutto da una valanga non è stato più ricostruito. Ora la zona è giustamente protetta come patrimonio naturale.


lunedì 12 novembre 2018

Il Prosekar

San Martino Prosecco
Prosecco. Festa di san Martino (foto Daniela Durissini)

L'abitato di Prosecco, sito sul crinale carsico, sopra Trieste, è stato uno dei primi borghi dell'altipiano. Costituitosi nel Medioevo, attorno al Castello di Moncolano, era dimora di pescatori, che raggiungevano il mare lungo antichissimi sentieri, ma anche di agricoltori, che coltivavano soprattutto i pendii digradanti verso il mare, dove avevano piantato viti  e ulivi. Molto spesso, in realtà, si trattava di famiglie che svolgevano entrambe le attività, bilanciando con l'agricoltura ciò che, faticosamente, traevano dall'attività di pesca. 
Il vino così coltivato era una ribolla, di ottima qualità, che veniva commercializzata ed esportata. 
Mano a mano che l'abitato crebbe il castello di Moncolano venne identificato come castello di Prosecco, ed anche il vino prodotto nei pressi dell'antico maniero, soprattutto per scopi commerciali, venne identificato con questo nome, appunto, Prosecco, anche se per secoli aveva assunto il più antico nome di Pucino, tratto dalla Naturalis Historia di Plinio, che l'aveva citato, come preferito da Livia, la moglie di Augusto.
San Martino Prosecco
Prosecco (foto Daniela Durissini)
Il nome di Prosecco si diffuse quindi, secondo Fulvio Colombo, autorevole studioso che si è occupato a lungo del caso, "a designare un vino dolce, prodotto con uve stagionate sulla pianta e raccolte a fine ottobre, prima nel goriziano e, tramite Venezia, nel vicentino, nel trevigiano e in Dalmazia".
In anni recenti alcuni giovani vignaioli del Carso, hanno inteso recuperare la produzione del Prosecco che, secondo l'antica denominazione slovena diffusa sul territorio, prende il nome di Prosekar. Non è semplice produrre un vino frizzante di qualità che riesca a competere con le più blasonate e, soprattutto, rodate produzioni venete, ma alcune aziende sono riuscite a farlo, imbottigliando un vino dal gusto particolare, che porta in sé il sapore della dura terra del Carso, un po' ruvido, dal gusto intenso, che riesce a distinguersi dal Prosecco veneto. 
Un esempio questo, prezioso, perché fa parte di quel processo virtuoso che, negli ultimi anni, ha reso consapevoli i proprietari di fondi agricoli di queste terre, delle potenzialità delle stesse e della possibilità di praticare un'agricoltura di qualità, apprezzata e riconsciuta come peculiare della zona. 



Sull'autore: Fulvio Colombo, laureato in Storia medievale, si è occupato a lungo del Prosecco, ricostruendone le origini e la diffusione. 


venerdì 9 novembre 2018

Pensieri d'autore. Luis Sepulveda

Golfo di Trieste (foto Daniela Durissini)

Quando si varca l'arco di ingresso al tempio dei sogni, lì, proprio lì, c'è il mare


da Luis Sepulveda, Incontro d'amore in un paese di guerra (2012)


⇒(click) Il libro: Luis Sepulveda, Incontro d'amore in un paese di guerra (Guanda, 2012)


giovedì 8 novembre 2018

Ambiente e territori. Una storia triestina: il sommacco di Soldanerio

Carso Triestino sommacco
Carso Triestino. Sommacco (foto Daniela Durissini)

Siamo nel 1328 quando il toscano Soldanerio Soldaneri, residente temporaneamente a Trieste, dove intende avviare un'attività commerciale che possa affiancare la già avviata attività di prestito, scrive al suo corrispondente in Puglia, Narduccio Bombarozzi, una lettera, assai curiosa. Questa missiva, scritta di proprio pugno ed in volgare dallo stesso Soldanerio, in cui si parla anche di alcuni affari personali, è interessante perché dettaglia il tipo di commercio possibile tra i due territori e, mentre la Puglia può esportare fichi secchi ed olio di ottima qualità, che a Trieste si produce in quantità assolutamente insufficiente, quest'ultima è in grado di vendere un buon vino ribolla.

Carso Triestino sommacco
Carso Triestino. Sommacco (foto Daniela Durissini)


Tuttavia ad attirare l'attenzione del lettore è l'idea nuova di Soldanerio, consistente nell'avvio dell'esportazione di sommacco, usato per conciare le pelli ed anche per tingere i tessuti, a seconda che si impieghino la corteccia o le foglie, e presente in gran quantità sul Carso Triestino.  
Non sappiamo come andò il commercio tentato da Soldanerio, data la scarsità e la lacunosità della documentazione.
Oggi la pianta non viene più utilizzata per la tintura e la concia, dato il diffuso impiego di sostanze chimiche, ma il sommacco, con l'avanzare dell'autunno, infiamma il Carso Triestino, con i suoi colori accesi, che ricordano l'estate trascorsa ed illuminano i sentieri ormai coperti dalle foglie cadute dagli alberi. 


(da, Scrinium Adriae)

martedì 6 novembre 2018

Fotografare l'architettura. Trieste

Alzando gli occhi
Particolare della facciata di una casa a Trieste
(via Locchi)


Trieste (foto Daniela Durissini)