giovedì 8 novembre 2018

Una storia triestina: il sommacco di Soldanerio

Carso Triestino sommacco
Carso Triestino. Sommacco (foto Daniela Durissini)

Siamo nel 1328 quando il toscano Soldanerio Soldaneri, residente temporaneamente a Trieste, dove intende avviare un'attività commerciale che possa affiancare la già avviata attività di prestito, scrive al suo corrispondente in Puglia, Narduccio Bombarozzi, una lettera, assai curiosa. Questa missiva, scritta di proprio pugno ed in volgare dallo stesso Soldanerio, in cui si parla anche di alcuni affari personali, è interessante perché dettaglia il tipo di commercio possibile tra i due territori e, mentre la Puglia può esportare fichi secchi ed olio di ottima qualità, che a Trieste si produce in quantità assolutamente insufficiente, quest'ultima è in grado di vendere un buon vino ribolla.

Carso Triestino sommacco
Carso Triestino. Sommacco (foto Daniela Durissini)


Tuttavia ad attirare l'attenzione del lettore è l'idea nuova di Soldanerio, consistente nell'avvio dell'esportazione di sommacco, usato per conciare le pelli ed anche per tingere i tessuti, a seconda che si impieghino la corteccia o le foglie, e presente in gran quantità sul Carso Triestino.  
Non sappiamo come andò il commercio tentato da Soldanerio, data la scarsità e la lacunosità della documentazione.
Oggi la pianta non viene più utilizzata per la tintura e la concia, dato il diffuso impiego di sostanze chimiche, ma il sommacco, con l'avanzare dell'autunno, infiamma il Carso Triestino, con i suoi colori accesi, che ricordano l'estate trascorsa ed illuminano i sentieri ormai coperti dalle foglie cadute dagli alberi. 


(da, Scrinium Adriae)

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