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sabato 23 luglio 2022

Fotografare l'arte. Un capolavoro del sec. XIII. I mosaici del Rusuti a Santa Maria Maggiore (Roma)

Filippo Rusuti. Cristo in gloria (1288-1297)
Roma. Basilica di Santa Maria Maggiore (foto Daniela Durissini)
Filippo Rusuti (1255-1325), allievo del Cavallini, operò ad Assisi, Roma e Napoli. A Roma decorò a mosaico la facciata medievale della chiesa di Santa Maria Maggiore, poi coperta nel sec. XVIII dalla loggia realizzata dall'architetto Ferdinando Fuga. Il Cristo in gloria, nel registro superiore di questo complesso mosaico, è stato realizzato dal Rusuti tra il 1288 ed il 1297 (la datazione è stata possibile grazie alla presenza del cardinale Pietro Colonna, raffigurato nel mosaico quale committente) ed è un capolavoro assoluto. 
Filippo Rusuti. Cristo in gloria (1288-1297)
Roma. Basilica di S.Maria Maggiore (foto Daniela Durissini)

sabato 16 luglio 2022

Fotografare l'arte. Statua di Artemide Efesina

Statua di Artemide Efesina
Roma. Musei Capitolini (Foto Daniela Durissini)

La piccola statua di Artemide Efesina copia romana da originale del II secolo a. C., in marmo e bronzo, riproduce, la statua ellenistica di Artemide che si trovava nel tempio di Efeso. La dea degli animali e della natura, appare ricca di simboli di fertilità e porta il tipico pettorale racchiuso da una ghirlanda di elicriso, dal quale spuntano dei  piccoli cavalli, ed altri animali si trovano sulla veste. La statua originale era in ebano, ornata con vesti preziose e gioielli. 



venerdì 8 luglio 2022

Ambiente e territori. L'antico Tevere e Claudia Quinta

Il Garofalo. Claudia Quinta traina la nave di Cibele (1535)
Roma. Galleria Nazionale Barberini (foto Daniela Durissini)
I romani, anticamente, concepivano il Tevere, essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo della città, come una divinità, perfettamente integrata nella dimensione civica, tanto da partecipare agli eventi pubblici, dando un segno tangibile del gradimento o meno degli stessi e da assumere una funzione lustrale. Il fiume così non solo aveva il potere di purificare ma anche quello di testimoniare la purezza, in particolare quella delle donne. Celeberrimo l'episodio, tramandato nei secoli, del tempo in cui la nave, che trasportava a Roma la statua della dea Cibele, s'era arenata alle foci del fiume. Fu allora che Claudia Quinta, la cui purezza ed onestà era stata messa in dubbio da un'accusa di adulterio, implorò la dea affinché l'aiutasse a testimoniare la sua innocenza. Il Tevere, conscio della purezza della donna, alzò il proprio livello e Claudia Quinta riuscì così miracolosamente e da sola a trascinare la nave fino in città. 
Un altro episodio vede il Tevere direttamente coinvolto, questa volta nel testimoniare l'innocenza della vestale Tuccia, accusata d'incesto, che riuscì a trasportare l'acqua del fiume in un recipiente forato fino al tempio di Vesta.
L'acqua del fiume, elemento puro per eccellenza, si accomunava al concetto di purezza femminile e, all'epoca, al comportamento sessuale ritenuto corretto per una donna.
Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (1481-1559) dipinge l'episodio che vede protagonista Claudia Quinta che ha attraversato i secoli ed è rimasto nella memoria dei romani, tramandato da Ovidio (Fasti, 4, 305 sgg).

martedì 5 luglio 2022

Fotografare l'arte. Jakob Philipp Hackert. La cascata dell'Aniene a Tivoli (sec. XVIII)

Jakob Philipp Hackert. La cascata dell'Aniene a Tivoli 
Roma. Gallerie Nazionali Barberini Corsini (foto Daniela Durissini)
Jakob Philipp Hackert è stato un pittore tedesco attivo in Italia nel secolo XVIII. Nato a Prenzlau nel settembre del 1737, già nel 1768, dopo aver girato l''Europa, si stabilì in Italia, dove rimase fino alla morte, avvenuta a San Pietro di Careggi nel 1807. Decisivo, per la sua carriera, fu il soggiorno a Roma, dove si guadagnò ben presto una notevole fama come pittore di paesaggi. La tela in questione, datata 1769, rappresenta un lavoro straordinario, per l'epoca, poiché fu dipinta tutta sul posto. Il pittore infatti, si recava ogni giorno ai piedi delle famose cascate per studiare il movimento dell'acqua ed anche il paesaggio che le circondava. Colse così con precisione la fascia verde a lato delle stesse e la luce particolare sulle case che sovrastavano il grande salto, nonché un bucato bianco, steso sul muro in alto. 

martedì 28 giugno 2022

Ambiente e territori. La chiesa di S.Martino a Lun (Isola di Pago, Croazia)





Isola di Pago, Croazia. Lun. Ruderi della chiesa di San Martino (foto Daniela Durissini)

Sul limite estremo nord dell'isola di Pago, di fronte all'isola di Arbe, affacciato su un canale ventoso e, spesso, burrascoso, con sullo sfondo le alte e selvagge montagne del Velebit, è stata costruita, già nel X secolo, la piccola chiesa intitolata a San Martino, oggi ridotta a pochi ruderi. Assai significativa la fondazione di questa piccolo edificio, in un luogo così isolato, che costituisce il limite estremo dell'isola.
Ma perché l'intitolazione a San Martino? In realtà la sua figura ed il suo culto erano assai popolari, fin dagli anni immediatamente successivi alla sua morte.
San Martino era originario della Pannonia (316-397), ed esercitò il suo ministero in Gallia all'epoca del tardo impero romano. Venerato fin dal primo medioevo, "divenne il patrono della gente di chiesa, dei soldati, dei cavalieri, dei viaggiatori, che appendevano un ferro di cavallo sul portale della sua chiesa, degli osti e degli albergatori, che la sua festa arricchiva, dei vignaioli, dei vendemmiatori e di molte confraternite" (Alfredo Cattabiani, Calendario, Milano 1988).
Occorre tener conto inoltre che "Nella religione celtica si venerava un dio cavaliere che portava una mantellina corta: il culto proveniva dalla Pannonia, terra celtica e patria di San Martino. Era considerato il cavaliere del mondo infero, colui che vinceva gli inferi e trionfava sulla morte. Perciò...lo si considerava il dio della vegetazione che superava la morte attraverso la morte, e dunque garante del rinnovamento della natura dopo la "morte" invernale....La collocazione calendariale della sua festa ha contribuito a sottolinearne la funzione" (A. Cattabiani, 1988).
La festa di San Martino venne così pian piano a sostituirsi a quella del capodanno celtico, festeggiato per una decina di giorni a partire dai primo di novembre, periodo in cui inizia la fase di riposo agricolo, e, nell'Occidente cristianizzato, ne assunse più o meno lo stesso significato di rottura temporale, in attesa della rinascita primaverile. 

venerdì 24 giugno 2022

Archeologia. Štanjel. La torre di guardia

Štanjel. Torre di guardia (foto Daniela Durissini)
Štanjel, Vista dalla torre di guardia (foto Daniela Durissini)
La cima del colle che ospita l'abitato di Štanjel è stata utilizzata, fin da tempi antichissimi, come punto di osservazione, data l'eccezionalità della sua posizione, alta sulle vallate circostanti, dalla quale si controllavano facilmente le strade che conducevano dal mare verso l'interno. Per di qua passa anche la Via dei Castellieri, iniziativa sloveno-croata, che si avvale di un progetto europeo interreg e che segnala e raccoglie tutti i siti identificati come castellieri nei due paesi contermini, tra cui è compreso anche questo colle. I resti della torre, utilizzata sempre come osservatorio ma realizzata anche come opera difensiva, che si vedono oggi sulla cima, recentemente restaurati, risalgono al XIII o XIV secolo, ma si fondano su una torre romana, indicando quindi una ntevole continuità dell'insediamento su questo sito. 

martedì 14 giugno 2022

Ambiente e territori.Gli ulivi di Lun

Lun ulivi centenari
Lun (foto Daniela Durissini)
C'è un paese, su un'isola della Croazia, dove vivono ulivi millenari. E' il piccolo e solitario borgo di Lun, sulla punta estrema di Pago, verso nord. Qui non arrivano i vacanzieri chiassosi, i pullman delle gite organizzate si fanno vedere assai di rado perché, generalmente, chi viene sull'isola cerca piuttosto le spiagge, peraltro incantevoli, mentre l'interno può essere davvero assai caldo.

Lun vista sul Velebit



Lun però è un luogo ventilato, arriva l'aria dal mare, quando soffia da ovest, mentre la bora soffia da est, ed arriva qui scendendo impetuosa e fredda dalla catena del Velebit, proprio di fronte.

Allora l'aria sa di mare, le raffiche portano con sè il sapore del sale, che si deposita sulle piante, e dona all'olio un gusto particolare. I pochi abitanti di Lun ed i proprietari degli uliveti, che risiedono nei borghi vicini, rispettano queste piante secolari, consci del prezioso tesoro che possiedono, e ne ricavano un prodotto unico, di altissima qualità, dal sapore deciso, che molti non gradiscono perché troppo intenso, da usare con parsimonia, anche perché la produzione è scarsa.


Lun antica macina da olio




Qua e là, nei vecchi cortili, si vedono ancora le macine in pietra dei vecchi frantoi.
Ulivo centenario Lun


L'olio di Lun non viene esportato, ma venduto solo sull'isola, quasi sempre direttamente dai produttori. Un tempo gli ulivi rappresentavano l'unica ricchezza del paese, che era uno dei più prosperi dell'isola, ma ora molti abitanti se ne sono andati, come si sa chi vive della terra è sottoposto al capriccio delle stagioni e non sempre i raccolti risultano soddisfacenti.




Alcuni anni orsono parte degli uliveti è stata distrutta da un furioso incendio ma, fortunatamente, le piante più antiche, tra cui tre esemplari di 2000, 1800 e 1600 anni, si sono conservate ed ora sono comprese in un'area protetta, visitabile grazie ad un sentiero (segnalato), che la attraversa e che raggiunge gli alberi più belli.



(foto Daniela Durissini)