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martedì 12 ottobre 2021

Arti e architetture. Il leone e il drago (Chiesa di San Giovanni in Tuba, Duino)

Duino. Chiesa di San Giovanni in Tuba (foto Daniela Durissini)

Nella chiesa di San Giovanni in Tuba, presso Duino, ricostruita in forme gotiche dopo le gravi distruzioni subite nel corso delle due guerre mondiali, vi sono numerosi elementi recuperati dall'edificio romanico, voluto agli inizi del XII secolo dal patriarca Vodolrico di Eppenstein, per recuperare, ed in parte sostituire ed ampliare, la precedente chiesa risalente all'VIII secolo. Sulla sommità del piedritto che, a sinistra, sostiene il grande arco dell'abside, è stato inserito un elemento architettonico derivante, con ogni probabilità proprio dalla chiesa iniziata attorno al 1100, che rappresenta un leone che combatte con il drago. Quest'ultima figura è caratterizzata dal muso allungato, dalle orecchie grandi ed appuntite, dal collo lungo e soprattutto dalle zampe artigliate. Si tratta di un simbolo piuttosto comune nell'arte romanica, le cui origini vanno inidividuate nell'Apocalisse. La lotta tra il leone ed il drago non oppone il bene ed il male, ma rappresenta "la battaglia tra le potenze diaboliche per impadronirsi dell'uomo" (E. Urech, Dizionario dei simboli cristiani, Roma, Arkeios, 1995, 2004)

►(click) Per approfondire: Il leone e il drago (Diakosmesis)

venerdì 8 ottobre 2021

Fotografare l'arte. Le donne, i cavallier, l'armi, gli amori (Ferrara)

Astolfo sull'Ippogrifo con il senno di Orlando








A Ferrara, nel cortile del castello estense, gli artisti Sara Bolzani e Nicola Zamboni, espongono alcune delle loro opere facenti parte di un progetto ben più ampio e portato avanti da vent'anni, Umanità, ispirato al trittico con la Battaglia di San Romano, che raffigura le imprese dei cavalieri antichi affiancate alle vicende delle popolazioni che oggi rappresentano le cosiddette "vite di scarto" e che, marciando in silenzio accanto alle figure epiche e cavalleresche, ci ricordano gli orrrori delle guerre e le tragedie delle migrazioni. 

Il tavolo dello scrittore
(foto Daniela Durissini)
Nella città in cui Ludovico Ariosto, favorito dal mecenatismo della famiglia estense, compose l'Orlando Furioso, la scelta delle opere, realizzate in rame e terracotta, è orientata in parte sulle figure tratte dal poema.  


martedì 5 ottobre 2021

Arti e architetture. Ferrara. Castello Estense

Ferrara. Castello estense (foto Daniela Durissini)

Il castello estense di Ferrara fu commissionato da Nicolò II d'Este all'architetto di corte Bartolino da Novara, nel 1385, a seguito di una rivolta popolare che aveva fatto temere il peggio al marchese ed alla sua famiglia. Bartolino era figlio d'arte, il padre infatti era il Maestro Giovanni da Novara, all'epoca piuttosto noto nella sua città, ed era stato assunto da Nicolò II almeno dalla seconda metà degli anni '60 del secolo XIV. Lo stesso marchese, evidentemente contento della collaborazione, l'aveva "prestato" ai Gonzaga per la realizzazione del castello di San Giorgio, a Mantova, nel quale la mano di Bartolino è evidente. 

Ferrara. Castello estense. Porta
(foto Daniela Durissini)

I lavori a Ferrara iniziarono a fine settembre del 1385, nel giorno di San Michele, santo guerriero al quale l'edificio fu dedicato, partendo dalla duecentesca torre dei Leoni, che venne collegata da possenti mura ad altre tre torri, formando così un quadrilatero, circondato da un fossato. Interessante la realizzazione della Via coperta, che univa la parte militare del castello alla residenza, oggi palazzo municipale, particolarità che doveva rivelarsi essenziale quasi un secolo più tardi (1476), quando, grazie ad essa, Eleonora d'Aragona, moglie di Ercole d'Este, si salvò rifugiandovisi, nel corso di una rivolta popolare innescata da Niccolò d'Este, figlio di Leonello, erede legittimo della casata, per l'ottenimento del potere sulla città. Niccolò fu sconfitto ed ucciso ma da allora la famiglia decise di stabilire la sua residenza nel castello, che fu arricchito sia dal punto di vista architettonico che da quello artistico. Ercole I, del resto, si dedicò ad una completa trasformazione della città, operata dall'architetto Biagio Rossetti, e la sua corte, divenne un imprtantissimo centro culturale ed artistico del Rinascimento. 
Il castello fu più volte rimaneggiato ed ulteriormente ampliato già a partire dal secolo successivo. 

martedì 28 settembre 2021

Arti e architetture. Luca Danese ed i Trepponti di Comacchio

Comacchio. Trepponti (foto Daniela Durissini)

Nel 1634 l'architetto Luca Danesi, conosciuto come Luca Danese, progettava un'opera molto significativa per Comacchio, il Ponte Pallotta oggi meglio noto come Trepponti. Eh sì! perché il Danese non ne costruì uno soltanto, sul canale Pallotta, quello che collegava il centro al mare Adriatico, ma creò un'opera monumentale costituita da tre scalinate dal lato dell'edificato e da due dalla parte esterna, con un unico passaggio sulla sommità, che in questo modo superava anche un secondo canale a lato del Pallotta, e metteva in collegamento tre canali minori. Mentre la struttura, come d'uso nella zona, è stata realizzata in laterizio, la parte superiore è in pietra d'Istria. Caratteristiche le due torri laterali, aggiunte successivamente (1695) che ci ricordano come questo complesso svolgesse anche un ruolo di difesa. L'opera fu realizzata nel 1638 dal cappuccino Giovanni Pietro da Lugano e presenta una pianta pentagonale a lati di diversa lunghezza. Queste misure sono dovute alla larghezza dei canali da superare. Il ponte è stato rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, l'ultima nel corso del XIX secolo. 
Il Danese, nello stesso periodo, stava occupandosi della risistemazione urbanistica di Comacchio e realizzò anche un altro ponte, quello cosiddetto degli  Sbirri, per la vicinanza delle carceri. 
Val la pena ricordare che l'abitato, costruito su una serie di piccole isole, fu collegato alla terraferma solo nel 1821 quando fu realizzato il terrapieno che lo unì ad Ostellato.

martedì 21 settembre 2021

Culture. I volti misteriosi di San Giovanni in Tuba




Chiesa di San Giovanni in Tuba, Duino (foto Daniela Durissini)

Quando si entra nella chiesa di San Giovanni in Tuba, presso Duino, si ha la sensazione di venir osservati. Ci si guarda attorno e, qua e là, si inizia a notare qualche volto che, dalle pareti della chiesa, osserva, statico, da centinaia d'anni, la vita che scorre davanti a lui. Pian piano, guardando con attenzione, si scopre che i volti sono numerosi, un po' dovunque.  Alcuni sono  più antichi e sono stati scolpiti per decorare l'antica basilica, altri appartengono con ogni probabilità alla chiesa che, proprio sull'edificio più antico, avevano fatto costruire i Walsee, signori di Duino, grossomodo dalla fine del XIV alla seconda metà del XV secolo. I primi sono più lineari e severi, i secondi, vi osservano dall'alto, sorreggendo le mensole alla base dei costoloni che costituiscono l'ossatura della copertura dell'abside gotica. Ce n'è uno persino su di un antico bacile in pietra addossato alla parete di sinistra. Questi elementi decorativi ricordano la storia complessa di questo edificio, restaurato e ricostruito più volte, l'ultima delle quali alla fine degli anni '40 del secolo scorso, a seguito dei gravi danneggiamenti subiti dalla struttura nel corso delle due guerre e, con il pavimento a mosaico della primitiva basilica del V secolo, rappresentano una testimonianza importante della lunga frequentazione di questo sito e della sua destinazione a luogo di culto. 

martedì 14 settembre 2021

Ambiente e territori. Castrum gradense


Grado. Casa di origine medievale assai modificata (foto Daniela Durissini)

Al tempo in cui l'agro aquileiese e la stessa città furono interessati dal passaggio devastante dapprima dei barbari di Alarico e poi da quelli guidati da Attila, Grado, di poco discosta ma protetta dalla favorevole posizione sulla laguna, venne risparmiata ed in seguito fu trasformata in una cittadella fortificata il Castrum gradense, che diede ospitalità, prima saltuaria e poi definitiva ai vescovi di Aquileia. La data dell'edificazione delle mura appare incerta anche se, secondo alcuni studi recenti, va fatta risalire al periodo immediatamente successivo a questi avvenimenti, quando Grado passò nella sfera d'influenza di Bisanzio. 

Grado. Schema del Castrum (tratto dallo spiegone in loco, foto Daniela Durissini)

I vescovi aquileiesi dotarono la cittadina di splendidi edifici ancor oggi visibili nell'area del castrum, ma quello che interessa qui è proprio il perimetro dello stesso, ancora riconoscibile nell'edificato compatto che circonda la basilica. Mentre le mura sono generalmente riconoscibili solo a livello archeologico (nel lapidario se ne nota un tratto fondazionale), alcune torri sono ancora identificabili nella città vecchia, anche se assai modificate ed inglobate in altri edifici.
Ed è proprio l'allineamento delle case antiche, una parte delle quali presenta una base a scarpa, tipica delle opere di difesa, che consente di seguire l'antico perimetro murario, nel quale si aprivano numerose porte in parte emerse grazie alla ricerca archeolgica. 

Ezio Marocco, Grado. Guida storica-artistica, Trieste, Bruno Fachin Editore, 2000



martedì 7 settembre 2021

Arti e architetture. Chiesa cattedrale di Santa Margherita (Montefiascone)






Montefiascone. Chiesa di Santa Margherita (foto Daniela Durissini)

La chiesa di Santa Margherita a Montefiascone, fu scelta al tempo di papa Urbano V quando, nel 1369, fu istituita la diocesi, per divenirne la cattedrale. La chiesa era la più centrale e la più frequentata e quindi la scelta fu la più logica ma si dovette porre mano immediatamente ad un'importante ristrutturazione. Nel secolo successivo, si assistette ad una nuova, ancor più importante ristrutturazione, affidata all'architetto Michele Sanmicheli, con la probabile collaborazione di Antonio da Sangallo il Giovane. Si eresse una chiesa ottagonale inscritta nel precedente edificio a pianta rettangolare. Tuttavia, quando dopo molti anni di lavori si arrivò alla copertura, un incendio distrusse l'interno della nuova costruzione e la copertura a padiglione, progettata ma non ancora realizzata, fu sostituita, ad opera dell'architetto Carlo Fontana, che seguiva la lezione barocca del Borromini, da una cupola a costoloni, coperta in piombo, inaugurata nel 1674. Le torri campanarie e la facciata furono realizzate su progettto dell'architetto Paolo Gazola negli anni quaranta del XIX secolo.