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venerdì 22 aprile 2022

Arti e architetture. Andrea Pozzo. Gloria di Sant'Ignazio (1685)

Roma. Chiesa di Sant'Ignazio. Andrea Pozzo. Gloria di Sant'Ignazio
(foto Daniela Durissini)
L'artista gesuita Andrea Pozzo, eseguì, tra il 1691 ed il 1694, per la chiesa romana di Sant'Ignazio, uno degli affreschi più grandi al mondo, raffigurante la Gloria del santo e l'attività missionaria della Compagnia di Gesù. L'artista pone al centro di un'architettura dipinta che serve a dare l'illusione della continuazione dell'edificio, le figure di Cristo e di Sant'Ignazio, circondati dagli angeli e dai santi appartenenti all'Ordine. Dalla croce di Cristo emana un raggio che colpisce il cuore del santo ed altri raggi che colpiscono i quattro continenti. 
Roma. Chiesa di Sant'Ignazio. Andrea Pozzo. Gloria di Sant'Ignazio
(foto Daniela Durissini)


venerdì 15 aprile 2022

Fotografare l'arte. Roma. S.Maria del Popolo. La cappella del Presepio


Roma. Basilica di Santa Maria del Popolo. Cappella del Presepio (foto Daniela Durissini)
Nella basilica romana di Santa Maria del Popolo, fatta ricostruire ed ampliare da papa Sisto IV, tra il 1471 ed il 1484, alla cui realizzazione collaborarono alcuni grandi architetti del tempo, il cardinale Domenico della Rovere fece costruire da Andrea Bregno, una cappella di famiglia, oggi conosciuta come cappella del Presepio, per il grande e magnifico dipinto del Pinturicchio, raffigurante l'Adorazione del bambino. l'opera non è della bottega dell'artista ma di sua mano e mostra il Bambino venerato da San Girolamo, inginocchiato a sinistra, e dai pastori, che compaiono dietro al gruppo principale composto dalla Sacra Famiglia e dal santo. Interessante la presenza del grande albero accanto alla capanna e lo sfondo azzurrino che contribuisce a rendere la profondità di campo. Attribuibili alla bottega le raffinate grottesche che circondano il dipinto e le finestre laterali.


martedì 12 aprile 2022

Arti e architetture. Roma. Fontana del Nettuno (piazza del Popolo)

Roma. Piazza del Popolo. Fontana del Nettuno (foto Daniela Durissini)
Giuseppe Valadier, l'architetto che progettò la ristrutturazione della piazza del Popolo, concepì tanto la fontana della Dea Roma, che quella del Nettuno, collocata di fronte alla prima, nell'emiciclo opposto. Il gruppo del Nettuno, come quello della Dea Roma, fu eseguito materialmente dallo scultore Giovanni Ceccarini e completato nel 1823. La statua principale, raffigura il dio, eretto, con il tridente nella mano destra, ai piedi del quale si vedono due tritoni, con accanto due delfini con la bocca spalancata. Il tritone di sinistra suona una buccina, quello di destra sembra in difficoltà a domare il delfino. Sono state osservate della similitudini tra questo gruppo e quello che è stato creato dal Bracci per la parte centrale della fontana di Trevi. Il gruppo scultoreo poggia su di un basamento ai piedi del quale è stata costruita una vasca semicircolare in travertino, alla quale l'acqua arriva a sversamento da una conchiglia, anch'essa in travertino, a sua volta alimentata mediante un catino superiore. 
L'acquedotto che alimenta la fontana è quello dell'Acqua Vergine.

sabato 2 aprile 2022

Fotografare l'arte. Roma. S. Pietro in Vincoli. Affresco di Jacopo Coppi

Roma. S.Pietro in Vincoli. Jacopo Coppi. Storie delle catene di S.Pietro
Giovenale consegna ad Eudocia le catene di Pietro (foto Daniela Durissini)
Nella Basilica romana di San Pietro in Vincoli si possono ammirare gli affreschi dell'abside, realizzati nel 1577 dal pittore fiorentino Jacopo Coppi, dedicati alle Storie delle catene di San Pietro. Gli affreschi denotano uno stile ormai maturo del pittore che, nato a Peretola nel 1523, aveva operato per lo più a Firenze, accostandosi all'ambiente del Vasari e frequentando poi l'Accademia di disegno. Le Storie costituiscono la sua opera più importante e significativa per lo stile particolare che la caratterizza e che costituisce il tratto tipico dell'autore. Interessante il moltiplicarsi delle figure, allungate, collocate in un mondo orientaleggiante, la ricca fastosità degli abiti, le espressioni dei volti ritratti.

martedì 29 marzo 2022

Arti e architetture. Roma. Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista dei Fiorentini

Roma. Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini (foto Daniela Durissini)
Al tempo di papa Giulio II si realizzò una risistemazione urbanistica della città di Roma. Nell'ambito di questo ambizioso progetto una strada retta congiungeva il centro con il Vaticano e, accanto ad essa, si stabilì di edificare una chiesa della Nazione Fiorentina, dedicata al Battista. Il primo incaricato, nel 1508, fu il Bramante, che ideò un edificio a pianta centrale, che però non venne realizzato. A seguito di un concorso tra i migliori professionisti dell'epoca, toccò al Sansovino di proseguire con l'opera, ma nemmeno lui riuscì ad iniziare il lavoro e fu sostituito da Antonio da Sangallo il Giovane che non iniziò i lavori. Si arrivò al 1634 per vedere la chiesa edificata, su progetto definitivo di Giacomo della Porta corretto in corso d'opera da Carlo Maderno, a cui si deve anche la magnifica cupola. Il completamento dell'opera avvenne appena nel 1738 grazie ad Alessandro Galilei che morì prima di veder finita la facciata. 
I più grandi architetti, nel corso di più di due secoli hanno quindi collaborato alla realizzazione di questo straordinario edificio che mostra la sua grande cupola dal Lungotevere. 

martedì 8 marzo 2022

Ambiente e territori. Carl Junker e l'acquedotto di Aurisina

Aurisina. vedetta Liburnia (foto Daniela Durissini)
Nel fitto bosco, alle spalle del paese di Aurisina, ormai quasi occultata dagli alberi che le sono cresciuti attorno, si trova la Vedetta Liburnia, ex torre piezometrica dell'acquedotto che un tempo serviva la sottostante ferrovia. L'edificio fu progettato dall'architetto austriaco Carl Junker e realizzato negli anni 1854-56, ed allora era del tutto libero dal bosco e spiccava sul Costone carsico. Il suo utilizzo come torre di carico, consentiva di mantenere l'acqua, derivante dalle sorgenti di Aurisina, ad una pressione costante. L'architetto, che aveva lavorato con altri alla realizzazione del canale di Suez, e che si sarebbe dedicato poi alla progettazione del Castello di Miramare, commissionato nel 1856, ritenne che, pur trattandosi di un edificio di servizio, non vi si dovesse trascurare la parte estetica che, infatti, è alquanto singolare e lo è vieppiù se la si immagina isolata, come allora. La costruzione, di forma circolare, fu realizzata interamente in blocchi di pietra calcarea squadrati. Il varco principale, ad arco, profilato in mattoni, dà accesso all'interno. La struttura è caratterizzata da una serie di archetti pensili che, in alto, chiudono la costruzione, sormontata da una balaustra in pietra. Nel 1985 la torre venne restaurata a spese del CAI di Fiume. Dalla cima della Vedetta il panorama è grandioso, e va dai monti al mare. Purtroppo però nel 1987, fu gravemente e ripetutamente danneggiata e venne chiusa. 

► Daniela Durissini, Carlo Nicotra, Guida agli itinerari architettonico-ambientali del Carso Triestino, Trieste, Lint, 1989


mercoledì 2 marzo 2022

Ambiente e territori. Il carnevale di Drežnica (Slovenia)

 Drežnica. Ta Grdi (foto Daniela Durissini)
Nella Valle dell'Isonzo, sopra Caporetto ed ai piedi del Krn, si trova il quieto paese di Drežnica. Da lì, all'inizio del secolo scorso, è passata la guerra, sconvolgendo tutto il territorio e lasciando segni indelebili, oggi tramutati in moniti e speranze di pace nei numerosi itinerari che conducono il visitatore sui luoghi in cui si fronteggiarono gli eserciti nemici. Tuttavia, come ho avuto modo di scrivere già in passato, il paese di Drežnica, pur con il suo carico di ricordi e testimonianze, è un luogo sereno, e tale serenità deriva dalla sua posizione favorevole, sovrastato com'è dalle aspre pareti del Krn, ma circondato da una cerchia di montagne luminose, da fitti boschi, in cui scorrono acque cristalline, e da ampi prati, in parte coltivati ed in parte destinati al pascolo che, in primavera, si ricoprono di fiori. 
 Drežnica. Ta Lepi (foto Daniela Durissini)
Il paese custodisce alcune case antiche ed una tradizione che viene portata avanti con passione di generazione in generazione: il carnevale. Si tratta di una festa pagana, che ha origini molti secoli addietro, in cui si affrontano due tipi di maschere, Ta Grdi, i Brutti (e cattivi), e Ta Lepi, i Belli (e buoni). Questi ultimi vanno in giro per il paese bussando alle porte delle case e, in cambio degli auguri e di un po' di musica, ricevono doni dagli abitanti, mentre i Brutti, inseguono i bambini (e non solo) e li cospargono di cenere. Questi indossano delle maschere in legno scolpite da loro stessi (tutte le maschere sono impersonate tradizionalmente dai ragazzi celibi del paese), con le corna ed espressioni feroci, e si muovono saltellando e correndo e facendo suonare i campanacci che portano alla cintola.  Una particolarità di questo carnevale è anche la rappresentazione del forte legame con  la terra, che riporta all'origine di questa festa, durante la quale vengono piantate le prime patate (ed a farlo sono chiamate le ragazze, simbolo di fertilità) a ricordare che il nuovo anno agricolo sta iniziando in questo periodo.