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giovedì 15 marzo 2018

Pensieri d'autore. Robert Byron. Istanbul. Santa Sofia

Istanbul. Santa Sofia (foto Arild Vagen, CC BY-SA 3.0)
Roma. San Pietro (foto Daniela Durissini)

"L'esistenza di santa Sofia è atmosferica; quella di San Pietro, concreta in modo incombente, soverchiante. L'una è una chiesa per Dio; l'altra, un salotto per i suoi rappresentanti. L'una è consacrata alla realtà, l'altra all'illusione. Perché Santa Sofia è grande, San Pietro è spregevolmente, tragicamente piccolo".


(da Robert Byron, The Byzantine Achievement, Londra, Routledge, 2012, p. 200)



⇒(click) Anteprima del Libro: Robert Byron, The Byzantine Achievement 


Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1929, ed è stato ripubblicato parecchie volte. Si trovano sul mercato diverse copie usate

⇒(click) Precedenti edizioni: Robert Byron, The Byzantine Achievement 


mercoledì 14 marzo 2018

Fotografare l'arte. Grado

Una meridiana "internazionale" nel porto di Grado

Grado (foto Daniela Durissini)

Un orso sulla corriera per Troia

Orso bruno

In un tempo ormai piuttosto lontano, compimmo un giro in auto nella Turchia occidentale. Per noi era la prima volta, e non sarebbe stata l'unica, in quel paese meraviglioso. L'auto era una vecchia Polo scassata che non sarebbe sopravvissuta di molto a quel viaggio così duro, ma che ci aveva portati fedelmente per strade sterrate o pessimamente asfaltate dalla Grecia, ad Istanbul, al cuore della Cappadocia e poi lungo la splendida costa, di nuovo in Grecia. Avevamo visto paesaggi stupendi ed opere d'arte d'incomparabile bellezza, avevamo dormito nei campeggi, mangiato nelle trattorie più semplici e goduto della calda ospitalità del popolo turco.
Quel giorno, come tutti quelli che l'avevano preceduto, era stato ricco di sorprese. Avevamo visitato il teatro di Pergamo, dalla cavea tanto profonda e dalle gradinate così ripide da aver timore di rotolare giù, che ci aveva regalato l'emozione di trovarci in un luogo così ricco di storia e così integro da offrirci il brivido inconsueto dell'immedesimazione, trasportati in un mondo parallelo ed uguale, molto lontano nel tempo, spettatori di una commedia antica, avente il mare come sfondo. Ancora scossi da quell'esperienza incredibile, ci eravamo fermati a pranzo in una pizzeria, in una piccola località fuori mano, dove i turisti stranieri non capitavano mai e dove nessuno parlava nessun'altra lingua all'infuori del turco. Fortunatamente la gestualità mediterranea che ci accomuna e la possibilità di vedere la cucina, ci avevano consentito di assaggiare diversi tipi di pizza turca, che differisce di molto da quella italiana, sia nell'impasto, che nella farcitura, che non prevede formaggio filante, ma carni e verdure, il cui sugo è trattenuto dai bordi rialzati della base. Alla fine del pasto i proprietari avevano offerto, soltanto a me, della frutta, un gesto gentile, che equivale al dono di un fiore, e all'uscita, ci avevano cosparso le mani di profumo di limone, usanza allora assai comune, in tutti i ristoranti, e negli anni successivi mantenuta soltanto nelle trattorie più semplici.

Illustrazione di una novella russa
Risaliti in macchina ci eravamo diretti verso una delle mete più desiderate: Troia. Lungo la strada una corriera ci precedeva, lenta, e non riuscivamo a superarla senza rischiare la vita, lungo un percorso stretto e pieno di curve. Alla fine s'era fermata, ma altre auto che ci venivano incontro ci avevano costretti a fermarci a nostra volta, rimandando il momento del sospirato sorpasso. Aspettavamo quindi un po' annoiati che scendessero tutti i passeggeri quando, per ultimi, vedemmo scendere un uomo e poi...un orso! La corriera ripartì ed i due, l'uomo e l'orso, salutarono i passeggeri, il primo con la mano, il secondo sollevandosi sulle zampe posteriori ed alzando una delle anteriori. Ovviamente rimanemmo esterrefatti! Ci trovavamo di fronte ad uno degli ultimi domatori di orsi che giravano il paese intrattenendo la gente dei villaggi con dei piccoli spettacoli improvvisati. Sul momento prevalse lo stupore, poiché l'idea di portare un orso in corriera era già di per sé bizzarra e straordinaria ma, qualche tempo dopo, ormai rientrati in Italia, lessi di questa antica tradizione, comune anche nell'area balcanica, dov'era praticata per lo più da domatori di origine rom, ed in Russia, esauritasi in quegli anni, sia per la proibizione legata alla potenziale pericolosità degli animali, sia per la difesa degli stessi.
Su quella strada per Troia eravamo stati testimoni di un'usanza antica ed ormai al tramonto. Gli spettacoli con gli orsi, si tenevano per lo più nelle piazze dei paesi, spesso coincidevano con i giorni di mercato e seguivano schemi precisi, conosciuti e riconoscibili dal pubblico. Un'arte tramandata di padre in figlio, non priva di rischi, che richiedeva abilità ed una straordinaria empatia tra l'uomo e l'animale, tanto da far pensare al primo che fosse cosa normale far salire il suo amico e collaboratore a quattro zampe su un bus di linea sulla strada per Troia.

Pensieri d'autore. Albert Einstein. Un uomo curioso

Il 14 marzo 1879 nasceva a Ulma
Albert Einstein

F. Schmutzer. Albert Einstein (1921)

"Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la Germania dirà che sono tedesco e la Francia che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo."


(da Albert Einstein, Pensieri di un uomo curioso, a c. di Alice Calaprice, trad. Sylvie Coyaud, Milano, Mondadori, 1997, p. 31)



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martedì 13 marzo 2018

Pensieri d'autore. Werner Herzog e la foresta amazzonica


Amazzonia (foto Neil Palmer CC BY-SA 2.0)

"L'acqua scorre davanti a me in pigri mulinelli, inseguendo un destino lontano. Nella giungla alle mie spalle gli uccelli si insultano a vicenda. Nulla si asciuga più come si deve, le scarpe, i vestiti. Il cuoio ammuffisce, gli orologi digitali si fermano (...) Le foglie della giungla luccicano e stillano gocce, e a volte i pesci di grandi dimensioni infrangono l'indolente superficie del fiume con uno schiocco rumoroso, lasciandosi dietro cerchi che si allargano sull'acqua, così imponenti come se un sauro preistorico, sazio, stesse andando a fondo. Quando la pioggia cessa e ogni cosa sgocciola lentamente dagli alberi, per qualche istante esiste qualcosa di simile alla pace dell'anima. Mi si è avvicinato un coleottero di proporzioni spaventose. In lontananza nella giungla le motoseghe sono al lavoro per svolgere un compito di cui non sono a conoscenza"

(da Werner Herzog, La conquista dell'inutile, Milano, Mondadori, 2007, p. 149)


Il libro raccoglie le interessanti pagine del diario del regista, tenuto durante i due anni di lavorazione del film Fitzcarraldo, girato nella giungla amazzonica, tra il 1979 ed il 1981. Vi sono descritti l'ambiente in cui la troupe operava, le bizzarrie di quel grande e particolare attore che fu Klaus Kinski, ma anche la vita degli indios impiegati in vario modo nella produzione. Ne esce un affresco di singolare bellezza ed autenticità. 


⇒(click) Il Libro: Werner Herzog, La conquista dell'inutile (IBS)

lunedì 12 marzo 2018

La cuoca di D'Annunzio

Achille Beltrami. D'Annunzio parla contro Giolitti (1915)

Uno scritto un po' inconsueto di Gabriele D'Annunzio, in lode di un uovo sodo preparato dalla sua cuoca


"Cara cara Albina
da tanti e tanti anni non avevo più mangiato l’uovo sodo tagliato in quattro. Questo tuo è cotto con l’ultima perfezione. E’ sublime. Quando ero bambino chiedevo l’ovo spalmato di una leggera salsa di acciughe. Mi leccavo le dita; e qualche volta mi accadeva di inghiottire la prima falange. Stasera ho ritrovato quella divina estasi. Vendo la mia primogenitura per un uovo perfetto come il tuo, sublimato dalla salsa di acciughe. Scivolo sotto la tavola in uno svenimento che nessuna femmina mi farà mai provare. Albina, sii laudata nei secoli dei secoli. E risplendi in eterno nella Costellazione dell’Ovo e nella Nebulosa dell’Acciuga! Amen"

(da una lettera di D'Annunzio alla cuoca Albina Lucarelli Becevello, chiamata anche "Suor Intingola")



⇒(click) Il libro: M. Santeroni, D. Miliani, La cuoca di D'Annunzio. I biglietti del Vate a "Suor Intingola".Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale (Amazon Kindle)



Pensieri d'autore. Jack Kerouac. Il fuoco e le stelle

Il 12 febbraio 1922 nasceva a Lowell (Middlesex-Massachussetts)
Jack Kerouac
Scrittore, poeta, padre della Beat Generation

Jack Kerouac e Gian Pieretti 1966

"Su, oltre al bagliore arancione del nostro fuoco si vedevano immensi sistemi di incalcolabili stelle, soli singoli, e bassi grappoli luminosi come Venere, oppure vaste Vie Lattee incommensurabili alla comprensione umana, tutte gelide, blu, argento, ma il nostro mangiare e il fuoco erano color di rosa e dolcezza."


(da Jack Kerouac, I vagabondi del Darma, Milano, Mondadori, 2004, trad. di Magda de Cristofaro, 10, p. 63)


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