Translate

mercoledì 11 aprile 2018

Pensieri d'autore. Umberto Saba a passeggio per Trieste


Trieste. Statua di Saba (foto Daniela Durissini)

A Trieste, nella zona pedonale compresa tra via Dante e via San Nicolò, il Comune ha fatto posizionare, nel 2004, una statua bronzea di Umberto Saba, che lo rappresenta nell'atto di camminare verso la libreria Antiquaria che fu di sua proprietà e che si trova poco distante. 
L'autore dell'opera è l'artista Nino Spagnoli. La figura si appoggiava ad un bastone e teneva in bocca la pipa, ma purtroppo entrambi sono stati più volti rotti e portati via dai vandali, tant'è vero che il Comune ha deciso di non ricollocare più la pipa, in quanto al bastone, non si sa ancora se verrà rimesso al suo posto. In effetti la statua così appare in un atteggiamento innaturale. 
Ai piedi della statua una targa ricorda il poeta (1883-1957), nato come Umberto Poli, che mutò poi il cognome in Saba, con un verso della sua poesia "Avevo" (1944)









"Avevo una città bella tra i monti e il mare luminoso


La produzione di Umberto Saba, che visse in diverse città, ma che sempre ricordava con struggente affetto Trieste, comprende alcune prime raccolte di poesie, degli anni Dieci del Novecento, "Il canzoniere", pubblicato a proprie spese per la prima volta nel 1921, ed incrementato in seguito con altre composizioni, "Ultime cose", del 1943, "Scorciatoie e raccontini" (Einaudi, 2011), "Storia e cronistoria del Canzoniere", ed un romanzo rimasto incompiuto, "Ernesto"(Einaudi, 2015).
Qui di seguito la poesia "Trieste", tratta dalla sezione "Trieste e una donna" da "Il canzoniere". La prima strofa è stata riportata su una targa posta in cima alla via del Monte, una strada in forte salita che conduce al Colle di San Giusto, l'angolo in cui il poeta si rifugiava a pensare e ad osservare la sua città. Chi visita Trieste non dovrebbe trascurare di recarsi in questo posto. 

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salito un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.

Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva

(da Umberto Saba, Il canzoniere, Trieste e una donna, Trieste)


⇒(click) Il libro: Umberto Saba, Il canzoniere, Torino, Einaudi, 2014 (Amazon Kindle);

e-book Einaudi



martedì 10 aprile 2018

Fotografare l'architettura. Rovereto. MART

La cupola del MART 
(Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto)
progettato da
Mario Botta e Giulio Andreolli

Rovereto (foto Daniela Durissini)

Il duomo di Muggia



Muggia. Chiesa di San Giovanni e Paolo (foto Daniela Durissini)

La chiesa dei santi Giovanni e Paolo, duomo della cittadina di Muggia, è stata edificata nel XIII secolo, sui resti di un precedente edificio religioso. La chiesa, d'impianto romanico, fu consacrata nel 1263, ma fu solo nel corso del XV secolo che venne aggiunta la facciata, in pietra bianca, in stile gotico veneziano, molto particolare. 

Duomo di Muggia (foto Daniela Durissini)








Nella parte superiore è trilobata, ed accoglie un notevole rosone in stile gotico, con al centro la Madonna ed il bambino.
Il portale è sormontato da una lunetta entro la quale è collocato un altorilievo con la Trinità, adorata dai santi Giovanni e Paolo




La chiesa ha subito numerosi restauri, uno dei quali, molto importante, avvenuto nel 1865, e ricordato in un'epigrafe posta a lato del rosone. Anche negli anni Trenta del Novecento sono stati portati a termine alcuni interventi di restauro che, tra l'altro, hanno consentito di portare alla luce due finestre, prima coperte, ed hanno asportato gli altari barocchi all'interno. 



lunedì 9 aprile 2018

Fotografare l'architettura. Novale (Vipiteno)

Burgruine Strassberg - Rovine del castello di Strada (sec. XIII)

Novale (foto Daniela Durissini)

Pensieri d'autore. Charles Baudelaire. Il viaggio

Il 9 aprile del 1821 nasceva a Parigi Charles Baudelaire
Poeta, scrittore, critico d'arte




E. Manet. Jeanne Duval (1862)
La Duval fu amante e musa di Baudelaire

Per il ragazzo che ama scrutare carte e stampe
l'universo è a misura del suo sogno profondo.
Il mondo è sconfinato al lume delle lampade!
Aglio occhi del ricordo com'è piccolo il mondo!

Un mattino, i pensieri in fiamme, noi partiamo:
ci pungono rancori, e desideri amari.
Ma andiamo: persi nel ritmo dell'onda, culliamo
questo nostro infinito sul finito dei mari.

Gli uni una patria infame fuggono, altri i natali
orribili, altri, astrologhi che hanno fatto naufragio
negli occhi di una donna, della Circe fatale
fuggon la tirannia e il profumo malvagio.

Per non esser mutati in bestie, ecco l'ebbrezza
di spazi e luci e cieli infocati di braci.
Il sole che li strugge, il gelo che li sferza
lentamente cancellano le ferite dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire:
cuori leggeri, come palloni in alto vanno,
il loro corso mai vorrebbero smarrire,
dicono sempre “andiamo!”, ed il perché non sanno.

I loro desideri hanno forma di nuvole.
Come il coscritto sogna il cannone, essi anelano
a voluttà immense, sconosciute e mutevoli,
dal nome che a nessuno davvero si disvela.”



(da Charles Baudelaire, I fiori del male, CXXVI, Il viaggio (I), Milano, Felitrinelli, 2007, trad. Antonio Prete,  p.. 271-2)


⇒Il libro: Charles Baudelaire, I fiori del male (Amazon Kindle)

venerdì 6 aprile 2018

Nadar. Autoritratto in aerostato

Il 6 aprile del 1820 nasceva a Parigi
Gaspard-Félix Tournachon (Nadar)
pioniere della fotografia

Nadar. Autoritratto in aerostato 

A Divača (Slovenia) la casa di Ita Rina, star del cinema muto


 Divača. Busto di Ita Rina (foto Daniela Durissini)

A Divača, sul Carso sloveno, è stata recentemente restaurata una vecchia casa rurale, destinata a Museo del Cinema. La cosa può apparire sorprendente ma, in effetti, è proprio in questa casa che nacque, nel 1907, Ida Kravanja, divenuta famosa con il nome d'arte di Ita Rina, prima star del cinema sloveno.

Casa museo di Ita Rina (foto Daniela Durissini)

Il Dipartimento del Museo del Cinema sloveno ha perciò pensato di dedicarle una sezione del Museo, istallata al primo piano della vecchia dimora, mentre nelle altre parti della casa, negli edifici annessi e nel cortile, sono stati sistemati il Museo degli attori cinematografici sloveni, un auditorium ed una sala cinematografica. Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e dal Comune, è stato finanziato grazie ad un contributo norvegese. 

Ita Rina, che s'era trasferita a Berlino, raggiunse l'apice della notorietà nel 1929, quando recitò nel film muto Erotikon, del regista Gustav Machaty, che ebbe grande successo sia in Europa che negli Stati Uniti. Invitata a recitare a Hollywood, rifiutò di trasferirsi negli Stati Uniti, si sposò ed andò a vivere a Belgrado, cambiando il suo nome in Tamara Djordjevic e continuando a recitare, senza però raggiungere il successo che aveva ottenuto nei primi anni della sua carriera.
L'attrice è morta nel 1979 a Budva, ma Ida Kravanja è tornata adesso nella sua casa di Divača, dalla quale era partita giovanissima e piena di speranze: il suo busto in bronzo è stato collocato a lato del museo e guarda alla strada, come chi è pronto a partire.



⇒(click) Il film: Erotikon (film muto, 1929)