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martedì 29 maggio 2018

Torbole. L'uliveto di Goethe


Torbole Uliveto di Goethe
Uliveto di Goethe (foto Daniela Durissini)

Torbole Uliveto di Goethe
(foto Daniela Durissini)
Nel settembre del 1786 W. Goethe intraprese il viaggio in Italia, che doveva consentirgli di ritrovare l'ispirazione poetica che sembrava mancargli dopo il successo dei "Dolori del giovane Werther", opera che gli aveva procurato la notorietà ed una buona posizione sociale (all'epoca del viaggio Goethe era ministro di Weimar e si occupava dell'università di Jena). Ma continuare a scrivere, dopo tale successo, si era rivelata un'impresa ardua; diffcile ripetersi allo stesso livello, quasi impossibile bissare l'entusiasmo con cui era stata accolta quell'opera, e l'autore era da tempo inattivo. Un viaggio nel paese affacciato al Mediterraneo, cantato da poeti e riprodotto da pittori, nel clima caldo e benevolo che favoriva le arti al di là della Alpi sembrava essere la soluzione al periodo di stallo. Fu così che Goethe arrivò sul lago di Garda e a Torbole, il 12 settembre del 1786, all'inizio del lungo percorso che l'avrebbe riportato in patria solo l'anno successivo.
Mano a mano che la strada scendeva da Nago verso il lago, le cui acque quel giorno erano molto agitate, l'animo si apriva e. giunto a Torbole lo scrittore annotò: "Sulle rive del Garda, mentre l'impetuoso vento proveniente dal meirdione sbatteva le onde contro la spiaggia ed io mi trovavo per lo meno così solo come la mia eroina sulla spiaggia di Tauride, tracciai le prime linee della nuova redazione dell'Ifigenia".

Torbole Uliveto di Goethe
(foto Daniela Durissini)

Alle spalle Goethe aveva l'uliveto che oggi lo ricorda, davanti c'era la spiaggia (non esisteva la strada che percorre la riva del lago), il quadro più adatto per conciliare l'arte dello scrivere alla natura che tanto amava.
Oggi l'uliveto, grazie all'impegno di un comitato cittadino, è protetto e valorizzato, dopo aver rischiato di venir abbattuto per la costruzione di una strada. 

giovedì 24 maggio 2018

Fotografare l'architettura. Rustico (Parco Nazionale del Triglav. Alpi Giulie Slovene)

Rustico in pietra con tetto in canniccio adibito a deposito degli attrezzi agricoli
Accanto all'ingresso si nota una rastrelliera per il fieno


Tolminske Ravne (foto Daniela Durissini)

I fantasmi dell'Impero. Un bel libro per una brutta storia

Ascari libici (1937)

Ho finito di leggere, con molto interesse "I fantasmi dell'Impero", un bel libro, pubblicato recentemente da Sellerio e scritto da tre esordienti, Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella. I tre, rispettivamente esperto di relazioni internazionali, business lawyer e avvocato penalista, amici da anni, si sono trovati tra le mani un fascicolo contenente le carte relative ad una missione compiuta da un avvocato militare in Etiopia nel 1937, conservato nell'archivio del Ministero dell'Africa italiana, e ne hanno tratto un romanzo storico di grande impatto, che della vicenda realmente accaduta non cambia che gli episodi marginali. 
Così il lungo viaggio dell'avvocato militare incaricato dal vicerè Graziani, per motivi molto diversi da quelli dichiarati ufficialmente, di indagare sul capitano Corvo, un ufficiale ribelle che, nella regione più interna del paese, era sospettato di aver commesso crimini atroci, diventa un percorso verso l'inferno, compiuto con l'aiuto di carte topografiche che sono poco più di un atlante, reso difficoltoso dalla scarsissima conoscenza del territorio, dai continui attacchi da parte dei ribelli ed anche di quegli italiani che assecondavano i contrastanti dettami della politica. 

I fatti narrati, le battaglie, le località, tutto corrisponde al vero, mentre sono stati cambiati i nomi di alcuni personaggi e sono state immaginate alcune vicende personali per dar corpo ad una storia affascinante e crudele che mette in luce la vera natura dell'occupazione italiana di quel paese ed i numerosi episodi incresciosi di cui si macchiarono alcuni uomini che facevano parte delle truppe italiane e soprattutto delle camicie nere. Di grande interesse i giochi di potere che emergono dalla vicenda, le ingentissime perdite che, a guerra solo ufficialmente finita, furono inflitte all'esercito italiano, anche a causa dell'incapacità e, alle volte, della viltà di alcuni ufficiali, mentre i documentari dell'Istituto Luce  facevano vedere in Italia tutta un'altra storia. Il romanzo si legge d'un fiato, come un giallo, ricco di colpi di scena, chidendosi fino all'ultimo come andrà a finire, ma al di là della piacevole lettura, ciò che emerge dal confronto con i dispacci militari e con le carte conternute nel fascicolo ritrovato da Luigi Panella è drammatico e sconcertante e dipinge un territorio, l'Etiopia, in cui si sta combattendo una guerra per bande, alcune comandate proprio da italiani, incontrollabile da parte di generali impegnati, a loro volta, in uno spietato confronto per accaparrarsi gloria e maggior potere, mentre anche in Italia si sta giocando sporco, come si scoprirà verso la fine del libro, che accompagna i personaggi principali fino al ritorno in patria ed alla fine della seconda guerra mondiale, quando vengono svelati i piani segreti, e tutto ciò che era stato taciuto negli anni cruciali dell'avventura africana. 

⇒(click) Il libro: M. Consentino, D. Dodaro, L. Panella, I fantasmi dell'Impero, Palermo, Sellerio, 2017 (Amazon Kindle)


mercoledì 23 maggio 2018

Una casa carsica

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casa carsica Trebiciano
(foto Daniela Durissini)

Qualche anno fa, quando passavi davanti alla casa, vedevi un vecchio curvo, seduto  in cortile, all'ombra dell'albero. La casa, allora, era già messa male, ma viva, grazie a quell'ostinata presenza. Il vecchio non aveva voluto lasciarla, nonostante gli acciacchi e l'età avanzata, nonostante l'impossibilità di far fronte ai lavori agricoli per i quali quella casa era stata costruita e abitata, nonostante la solitudine, combattuta sedendosi alla sera a guardare la poca gente di passaggio. Qualcuno lo salutava ma non si vedeva mai nessuno che si trattenesse a parlargli. Poi, d'improvviso, quell'uomo anziano, vinto dagli anni, non c'è più stato e la casa ha iniziato a morire.


(foto Daniela Durissini)
E' un vero peccato che nessuno si sia preso cura di questo edificio, una tipica casa carsica, dotata di un bel ballatoio, delimitato da una balaustra in legno, ora in disfacimento, che si raggiunge salendo i gradini di una scala esterna in pietra. Le finestre sono piccole, per non far entrare il freddo d'inverno e tener freschi gli ambienti d'estate, un glicine poderoso ricopre una pergola sulla facciata, e la sua ombra è così preziosa che il vecchio ci aveva costruito un recinto tutt'attorno, formato da colonnine di pietra.
Davanti alla porta del piano terra c'è un piccolo tavolo rotondo, anch'esso in pietra, ma non c'è più la sedia di legno, dove sedeva quell'uomo. L'ampio cortile, già utilizzato, come in tutte le case carsiche, per depositarvi il raccolto, è ora vuoto e silenzioso, e sembra attendere, come sospeso, quel destino, già scritto, che lo snaturerà.

Casa carsica Trebiciano
(foto Daniela Durissini)

martedì 22 maggio 2018

lunedì 21 maggio 2018

Val d'Adige - Val Lagarina. La chiusa di Ceraino


Val Lagarina Ceraino
Chiusa di Ceraino. Forti (foto Daniela Durissini)

La chiusa di Ceraino è un tratto della Val Lagarina in cui il fiume attraversa una forra compresa tra il monte Pastello ed i colli sulla sua destra orografica. Di qui passava la vecchia strada (tuttora strada normale) diretta al Brennero, ormai poco percorsa, in favore di una sempre più affollata e problematica autostrada. 

Val Lagarina chiusa di Ceraino
Pareti incombenti (foto Daniela Durissini)

Chi passa da queste parti invece, non dovrebbe trascurare il vecchio percorso, lungo il quale c'è molto da scoprire, come questo tratto di valle, quasi sempre all'ombra, in cui il fiume si fa strada tra severe pareti rocciose, ideale punto di difesa, nei pressi del quale, nel 1797, Napoleone condusse l'esercito francese dell'Armata d'Italia alla vittoriosa battaglia di Rivoli, che annientò l'esercito austriaco e portò alla resa di Mantova. 




Nel 1850 gli Austriaci costruirono quattro forti a difesa della zona della chiusa che, nel 1866, quando il territorio passò in mano italiana, vennero ulteriormente rinforzati e disposti alla difesa di un eventuale attacco proveniente da nord, in quanto il confine austriaco si trovava a poca distanza (a lato della strada si possono vederne le rovine). E' interessante notare che queste costruzioni furono erette nel luogo in cui già esisteva una fortificazione medievale, a guardia dei traffici sul fiume, rinforzata in epoca veneziana. 

Val Lagarina Ceraino
Forra della chiusa di Ceraino  (foto Daniela Durissini)

🚴 Oggi una pista ciclabile collega la Valpolicella alla Val d'Adige passando appunto per la chiusa e consente così di proseguire lungo gli altri percorsi della due valli dedicati ai cicloturisti. 

Fotografare l'architettura. Bressanone

Piazza del duomo di sera

Bressanone piazza del duomo
(foto Daniela Durissini)