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martedì 28 settembre 2021

Arti e architetture. Luca Danese ed i Trepponti di Comacchio

Comacchio. Trepponti (foto Daniela Durissini)

Nel 1634 l'architetto Luca Danesi, conosciuto come Luca Danese, progettava un'opera molto significativa per Comacchio, il Ponte Pallotta oggi meglio noto come Trepponti. Eh sì! perché il Danese non ne costruì uno soltanto, sul canale Pallotta, quello che collegava il centro al mare Adriatico, ma creò un'opera monumentale costituita da tre scalinate dal lato dell'edificato e da due dalla parte esterna, con un unico passaggio sulla sommità, che in questo modo superava anche un secondo canale a lato del Pallotta, e metteva in collegamento tre canali minori. Mentre la struttura, come d'uso nella zona, è stata realizzata in laterizio, la parte superiore è in pietra d'Istria. Caratteristiche le due torri laterali, aggiunte successivamente (1695) che ci ricordano come questo complesso svolgesse anche un ruolo di difesa. L'opera fu realizzata nel 1638 dal cappuccino Giovanni Pietro da Lugano e presenta una pianta pentagonale a lati di diversa lunghezza. Queste misure sono dovute alla larghezza dei canali da superare. Il ponte è stato rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, l'ultima nel corso del XIX secolo. 
Il Danese, nello stesso periodo, stava occupandosi della risistemazione urbanistica di Comacchio e realizzò anche un altro ponte, quello cosiddetto degli  Sbirri, per la vicinanza delle carceri. 
Val la pena ricordare che l'abitato, costruito su una serie di piccole isole, fu collegato alla terraferma solo nel 1821 quando fu realizzato il terrapieno che lo unì ad Ostellato.

martedì 21 settembre 2021

Culture. I volti misteriosi di San Giovanni in Tuba




Chiesa di San Giovanni in Tuba, Duino (foto Daniela Durissini)

Quando si entra nella chiesa di San Giovanni in Tuba, presso Duino, si ha la sensazione di venir osservati. Ci si guarda attorno e, qua e là, si inizia a notare qualche volto che, dalle pareti della chiesa, osserva, statico, da centinaia d'anni, la vita che scorre davanti a lui. Pian piano, guardando con attenzione, si scopre che i volti sono numerosi, un po' dovunque.  Alcuni sono  più antichi e sono stati scolpiti per decorare l'antica basilica, altri appartengono con ogni probabilità alla chiesa che, proprio sull'edificio più antico, avevano fatto costruire i Walsee, signori di Duino, grossomodo dalla fine del XIV alla seconda metà del XV secolo. I primi sono più lineari e severi, i secondi, vi osservano dall'alto, sorreggendo le mensole alla base dei costoloni che costituiscono l'ossatura della copertura dell'abside gotica. Ce n'è uno persino su di un antico bacile in pietra addossato alla parete di sinistra. Questi elementi decorativi ricordano la storia complessa di questo edificio, restaurato e ricostruito più volte, l'ultima delle quali alla fine degli anni '40 del secolo scorso, a seguito dei gravi danneggiamenti subiti dalla struttura nel corso delle due guerre e, con il pavimento a mosaico della primitiva basilica del V secolo, rappresentano una testimonianza importante della lunga frequentazione di questo sito e della sua destinazione a luogo di culto. 

martedì 14 settembre 2021

Ambiente e territori. Castrum gradense


Grado. Casa di origine medievale assai modificata (foto Daniela Durissini)

Al tempo in cui l'agro aquileiese e la stessa città furono interessati dal passaggio devastante dapprima dei barbari di Alarico e poi da quelli guidati da Attila, Grado, di poco discosta ma protetta dalla favorevole posizione sulla laguna, venne risparmiata ed in seguito fu trasformata in una cittadella fortificata il Castrum gradense, che diede ospitalità, prima saltuaria e poi definitiva ai vescovi di Aquileia. La data dell'edificazione delle mura appare incerta anche se, secondo alcuni studi recenti, va fatta risalire al periodo immediatamente successivo a questi avvenimenti, quando Grado passò nella sfera d'influenza di Bisanzio. 

Grado. Schema del Castrum (tratto dallo spiegone in loco, foto Daniela Durissini)

I vescovi aquileiesi dotarono la cittadina di splendidi edifici ancor oggi visibili nell'area del castrum, ma quello che interessa qui è proprio il perimetro dello stesso, ancora riconoscibile nell'edificato compatto che circonda la basilica. Mentre le mura sono generalmente riconoscibili solo a livello archeologico (nel lapidario se ne nota un tratto fondazionale), alcune torri sono ancora identificabili nella città vecchia, anche se assai modificate ed inglobate in altri edifici.
Ed è proprio l'allineamento delle case antiche, una parte delle quali presenta una base a scarpa, tipica delle opere di difesa, che consente di seguire l'antico perimetro murario, nel quale si aprivano numerose porte in parte emerse grazie alla ricerca archeolgica. 

Ezio Marocco, Grado. Guida storica-artistica, Trieste, Bruno Fachin Editore, 2000



martedì 7 settembre 2021

Arti e architetture. Chiesa cattedrale di Santa Margherita (Montefiascone)






Montefiascone. Chiesa di Santa Margherita (foto Daniela Durissini)

La chiesa di Santa Margherita a Montefiascone, fu scelta al tempo di papa Urbano V quando, nel 1369, fu istituita la diocesi, per divenirne la cattedrale. La chiesa era la più centrale e la più frequentata e quindi la scelta fu la più logica ma si dovette porre mano immediatamente ad un'importante ristrutturazione. Nel secolo successivo, si assistette ad una nuova, ancor più importante ristrutturazione, affidata all'architetto Michele Sanmicheli, con la probabile collaborazione di Antonio da Sangallo il Giovane. Si eresse una chiesa ottagonale inscritta nel precedente edificio a pianta rettangolare. Tuttavia, quando dopo molti anni di lavori si arrivò alla copertura, un incendio distrusse l'interno della nuova costruzione e la copertura a padiglione, progettata ma non ancora realizzata, fu sostituita, ad opera dell'architetto Carlo Fontana, che seguiva la lezione barocca del Borromini, da una cupola a costoloni, coperta in piombo, inaugurata nel 1674. Le torri campanarie e la facciata furono realizzate su progettto dell'architetto Paolo Gazola negli anni quaranta del XIX secolo. 

martedì 31 agosto 2021

Itinerari. Capalbio




Capalbio è un piccolo borgo antico situato a sud di Grosseto, nell'estremo lembo merdionale della Maremma toscana, non lontano dalle splendide, famose e frequentatissime spiagge tirreniche e dall'altrettanto noto e turistico promontorio dell'Argentario. Nel centro storico però, al quale si accede solo a piedi, regna una calma assoluta. Oltrepassata la porta, aperta nella possente doppia cerchia muraria  fatta costruire durante il periodo in cui Capalbio appartenne alla Repubblica Senese, ci si trova immersi in un'atmosfera d'altri tempi. Sull'intreccio di vie ripide e strette, sulle case antiche, veglia ancora la rocca aldobrandesca, con il torrione massiccio e merlato che si nota da tutto l'abitato. Salendo al punto più alto per raggiungerla, ci si imbatte nella splendia chiesa di San Nicola, oggetto di un restauro recente e contestato, che custodisce degli splendidi affreschi medievali e rinascimentali. Di fronte il complesso della rocca si rivela in tutta la sua bellezza. Di origine medievale, l'edificio fu ampliato dagli Aldobrandeschi, passò agli Orsini e quindi divenne un importante avamposto senese. Tutti vi apportarono delle modifiche e degli ampliamenti ma l'aspetto attuale si deve proprio alla repubblica senese che, per ovvie ragioni, decise di accentuare le funzioni difensive della costruzione. Addossato alla torre, caratterizzata da un basamento a scarpa che ne accentua la solidità, si nota il palazzo Collacchioni, di epoca rinascimentale. Dall'alto del borgo si gode di un panorama vastissimo sulla Maremma.




Capalbio (foto Daniela Durissini)

foto 1: porta d'accesso al borgo antico
foto 2: salendo alla rocca
foto 3: rocca aldobrandesca con la torre ed il muro del palazzo Collacchioni
foto 4: tra le vie del borgo antico
foto 5: rocca aldobrandesca
foto 6: portale della chiesa di San Nicola
foto 7: antiche case in pietra, portici, vie strette nel borgo antico
foto 8: panorama sulla Maremma

venerdì 6 agosto 2021

Fotografare l'arte. Monumento alla Progenie Ursinea (Pitigliano)

Pitigliano. Monumento alla Progenie Ursinea. Particolare
(foto Daniela Durissini)

Nel 1490, durante i lavori di ristrutturazione dell'intero borgo di Pitigliano, voluti da Niccolò III Orsini ed affidati ad importanti architetti ed artisti dell'epoca, si rifece anche parte del centro storico. In quel periodo fu realizzato anche il Monumento alla Progenie Ursinea, collocato di fronte alla chiesa cattedrale intitolata ai Santi Pietro e Paolo.  

Pitigliano. Monumento alla Progenie Ursinea
(foto Daniela Durissini)

Il monumento, realizzato in travertino, consiste in un piedistallo sormontato da un orso che ruggisce, che regge uno stema della famiglia.



martedì 3 agosto 2021

Arti e architetture. Pitigliano. Palazzo Orsini

Pitigliano. Palazzo Orsini. Ingresso (foto Daniela Durissini)

A Pitigliano, la splendida cittadina costruita su una rupe tufacea nel cuore della Maremma, il palazzo Orsini caratterizza e regola, con la sua notevole mole, una parte importante dell'edificato. Iniziato nel XII secolo come fortezza dagli Aldobrandeschi, è notevolmente cambiato nel corso dei secoli, soprattutto dal momento in cui, a seguito del matrimonio di Anastasia Aldobrandeschi con Romano Orsini, divenne di proprietà di quest'ultima famiglia (1313). Il grande rinnovatore comunque fu Nicolò III Orsini, che diede mano al palazzo dopo il 1465 e che, contestualmente, volle anche una ristrutturazione urbana dell'intero abitato, chiamando presso di sé diversi noti architetti ed artisti. I lavori durarono per parecchio tempo e per quanto riguarda la residenza vi lavorarono Baldassarre Peruzzi ed Antonio da Sangallo il Giovane, che impresse alla vecchia fortezza uno stile più elegante e leggero. Si deve proprio a lui la bella loggia che sovrasta l'ingresso principale, caratterizzato da un portone a bugnato.

Pitigliano. Palazzo Orsini. Loggia
(foto Daniela Durissini)

Della vecchia fortezza rimane particolarmente evidente il grande torrione, ben visibile dlla piazza antistante il palazzo.

Pitigliano. Palazzo Orsini. Acquedotto e Palazzo
(foto Daniela Durissini)