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sabato 9 dicembre 2017

Roma. Da Palazzo Barberini a San Pietro in Vincoli

Roma. Palazzo Barberini. Soffitto di Pietro da Cortona (foto Daniela Durissini)
Oggi, mattinata piovosa e fredda, ma la nostra prima meta è stata la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini. A dire il vero, al di là dei capolavori conservati all'interno dell'edificio, questo è interessante di per sé. Fu costruito infatti, tra il 1625 ed il 1633, ampliando il palazzo esistente, di proprietà della famiglia Sforza, su progetto di Carlo Maderno, che ne diresse i lavori, coadiuvato dal nipote svizzero, Francesco Borromini.

Roma. Palazzo Barberini. Scala del Borromini (foto Daniela Durissini)
Alla morte del Maderno  la direzione dei lavori, su sua precisa disposizione, venne assunta da Gian Lorenzo Bernini, mentre il Borromini rimase coadiutore. Probabilmente il fatto non fu estraneo alla rivalità che, da allora, si instaurò tra i due. Si deve a Borromini la splendida scala elicoidale di una delle ali del palazzo mentre, nella parte opposta, fu il Bernini a creare lo scalone d'onore a pianta quadrata.

Roma. Palazzo Barberini. Scala del Bernini (foto Daniela Durissini)

L'ingresso alla galleria costa 12 euro a persona. Si devono lasciare le borse di tutte le dimensioni negli armadietti del piano terreno. Questo però sembra essere a discrezione dell'addetto che, di volta in volta, accoglie le persone all'entrata.

L'esposizione presenta un'ampia carrellata di opere pittoriche che vann dal medioevo al Settecento  tra le quali vi sono alcuni capolavori assoluti, come la "Fornarina", di Raffaello, la "Cerere", di Baldassarre Peruzzi, l'"Adorazione dei pastori" di El Greco, il "Narciso" del Caravaggio e molti altri.

Roma. Palazzo Barberini. Baldassarre Peruzzi. "Cerere" (foto Daniela Durissini)
Interessanti anche gli affreschi dei soffitti, uno dei quali, nel Salone d'onore, fu dipinto tra il 1632 ed il 1639 da Pietro da Cortona, che vi rappresentò il soggetto del Trionfo della Divina Provvidenza, allusivo dell'opera del suo finanziatore, il papa Urbano VIII, un Barberini, di cui nella scena viene inserito anche il simbolo araldico, rappresentato dalle api.

Roma. Palazzo Barberini. Pietro da Cortona. Trionfo della Divina Provvidenza (foto Daniela Durissini)
Con una scelta un po' ardita nello stesso salone è esposta, temporaneamente, la grande scena dipinta da Picasso per l'opera Parade, balletto basato su un racconto di Jean Cocteau, con musica di Satie. Il pittore venne a Roma per trovare ispirazione, nel 1917, e vi rimase otto settimane. L'opera però debuttò a Parigi. La tela, dipinta a tempera con l'aiuto del pittore italiano Carlo Socrate, è un'opera straordinaria ed è stata accostata al capolavoro di Pietro da Cortona per la grandiosità di entrambe e per la meraviglia che destano nello spettatore. In fondo anche Pietro dipinse il grande soffitto per meravigliare gli ospiti dei suoi mecenati. Una grande mostra alle Scuderie del Quirinale, celebra il soggiorno italiano di Picasso, esponendo per la prima volta in Italia, molte delle sue opere.

Roma. Palazzo Barberini. Picasso. Tela per "Parade" (foto Daniela Durissini)
Usciti dal palazzo sotto la pioggia, siamo andati alla chiesa di San Carlo alle quattro fontane, prima realizzazione autonoma del Borromini, che qui scelse di edificare una cupola elittica. 
Da lì, mentre la pioggia stava cessando ed appariva il primo raggio di sole, siamo saliti alla basilica di Santa Maria Maggiore. La chiesa gode di extraterritorialità, essendo proprietà del Vaticano. All'ingresso controlli di sicurezza. 
Con una breve visita guidata, unico sistema per poter accedere alla loggia delle benedizioni, abbiamo potuto ammirare da vicino il mosaico del XIII secolo, che rappresenta il miracolo della nevicata agostana. Quindi (brevemente e tra la folla) la scala elicoidale progettata dal Bernini ed alta cinque piani.

Roma. S. Maria Maggiore. Mosaico della nevicata agostana (foto Daniela Durissini)
La basilica, d'impianto antichissimo, fu ampliata nel corso dei secoli. Vi lavorarono tra gli altri Domenico Fontana e Flaminio Ponzio, mentre si deve a Michelangelo il disegno per la cappella Sforza. Il soffitto cassettonato, con decorazioni ricoperte con foglia d'oro, fu eseguito probabilmente da Giuliano da Sangallo.
Nella cappella Paolina è conservata la preziosa icona della Vergine "Salus populi romani" (secoli XII-XIII).

Roma. S. Maria Maggiore "Salus populi romani" (foto Daniela Durissini)
Ancora un po' di strada e siamo arrivati a San Pietto in Vincoli, salendo la ripida e caratteristica scala che congiunge la piazza a via Cavour. La chiesa però osserva una chiusura all'ora di pranzo e riapre alle 15. Ne abbiamo approfittato per proseguire, dalla piazza della chiesa, verso il Colosseo, che si vede benissimo, dall'alto (si attraversa un ponte su una strada molto trafficata). Ritornati sui nostri passi abbiamo atteso pochi minuti, in fila, per poter entrare. 

Numerosi cartelli avvertono della presenza di borseggiatori!!

Finalmente ci siamo trovati davanti al Mosè, scolpito da Michelangelo ed inizialmente destinato, assieme al gruppo scultoreo che lo comprende, alla tomba di Giulio II,  che invece non vi fu sepolto. La statua fu iniziata nel 1513, compiuta l'anno successivo e ritoccata nel 1542 quando sembra che Michelangelo ne abbia girata di lato la testa, torcendo, di conseguenza, anche il corpo. Questa ipotesi è stata avanzata dopo il restauro e da studi recenti e, se così  fosse, si tratterebbe effettivamente di una prova di straordinaria perizia da parte dell'artista. Comunque sia il dinamismo della scultura e la raffinatezza dell'esecuzione non mancano di colpire i numerosi visitatori che ogni giorno salgono a San Pietro in Vincoli.

Roma. S. Pietro in Vincoli. Michelangelo "Mosè" (foto Daniela Durissini)
Però non si può lasciare la chiesa senza far cenno al fatto che questa deriva il suo nome dalle catene, qui conservate e che si possono vedere sotto l'altare, che la tradizione vuole fossero state utiluzzate per legare Pietro durante la sua prigionia. L'edificio nacque su una precedente sede di culto cristiano in una zona abitata in epoca romana. Gli scavi archeologici effettuati sotto la chiesa hanno dato degli ottimi risultati riportando alla luce i resti di numerose abitazioni. 



....alle prossime passeggiate romane!




venerdì 8 dicembre 2017

Roma. Da piazza Navona a Trastevere


Roma. Villa Farnesina. Decorazione della loggia di Amore e psiche (foto Daniela Durissini)
Oggi, giorno dell'Immacolata, è iniziato con la Banda del Vaticano che suonava My way sulla scalinata di Trinità dei Monti ed un caffè in piedi all'affollato Caffè Greco di via Condotti. 

Roma. Immacolata. Banda vaticana (foto Daniela Durissini)
Subito dopo abbiamo lasciato i percorsi maggiormente frequentati per inoltrarci tra le stradine più caratteristiche ed i vicoli di questa parte di Roma, fino a piazza Navona. L'altro giorno eravamo qui di passaggio  mentre oggi ci siamo fermati un po' ad ammirare questo capolavoro di simmetria, creato da illustri architetti ed artisti, nella prima metà del XVII secolo. Molto si disse al tempo della rivalità tra Bernini, che lavorava alla fontana, e Borromini, che aveva progettato la chiesa, e ancor più si andava dicendo della "papessa" Olimpia Maidalchini Pamphili, potentissima ed influente cognata del papa Innocenzo X, che sembra avesse scelto gli artisti che dovevano sistemare la piazza, non certo per la loro capacità, pur comprovata, ma per i favori che questi erano in grado di fornire in cambio della commessa. 

Roma. Piazza Navona. Fontana dei Calderari (foto Daniela Durissini)
Comunque sia, oggi lo spazio dell'ex stadio di Domiziano, appare in equilibrio perfetto, tra la facciata della chiesa, le due fontane ai lati e quella la centro, di cui, alla mostra sul Bernini, di Villa Borghese, si può osservare il modello presentato ai committenti.

Roma. Villa Borghese. Modello della fontana dei Quattro fiumi (foto Daniela Durissini)
Da lì abbiamo proseguito verso Campo de' Fiori, caratteristica piazza di mercato, un tempo luogo di esecuzioni, con al centro il monumento in bronzo del filosofo Giordano Bruno, arso vivo proprio qui, nel 1600 ed eretto, nonostante il parere contrario della chiesa, su proposta di alcuni studenti, appoggiati da intellettuali quali Henrik Ibsen e Victor Hugo.

Roma. Campo de' Fiori. Monumento a Giordano Bruno (foto Daniela Durissini)
Accanto a Campo de' Fiori, si apre la piazza Farnese, sulla quale si affaccia il palazzo  omonimo, appartenuto a questa potentissima famiglia romana. Fu Alessandro Farnese, poi eletto papa con il nome di Paolo III, a commissionare i lavori per la costruzione del palazzo, dapprima ad Antonio da Sangallo il giovane e poi, dopo un'interruzione dovuta al sacco di Roma del 1527, a Michelangelo, che li concluse.

Roma. Palazzo Farnese (foto Daniela Durissini)
Nella piazza, in due periodi successivi  trovarono posto le due fontane, provenienti dalle Terme di Caracalla, mentre a lato del palazzo, in fondo alla strada, fu fatta erigere la fontana del Mascherone, destinata alla popolazione del rione.

Roma. Fontana del Mascherone in via Giulia (foto Daniela Durissini)
Attraversato il Tevere nei pressi di palazzo Spada, siamo giunti nel rione di Trastevere, in piazza Trilussa e, da lì, alla Villa Farnesina, un vero e proprio gioiello, dove si possono ammirare gli affreschi di Raffaello, 

Roma. Villa Farnesina. Raffaello. Loggia di Galatea (foto Daniela Durissini)
Giovanni da Udine, Sebastiano del Piombo, Giovanni Razzi, Giulio Romano, Giovan Francesco Penni e Baldassarre Peruzzi.

Roma. Villa Farnesina (foto Daniela Durissini)
La villa apparteneva ad Agostino Chigi, noto banchiere senese, dalla vita piuttosto movimentata, il quale aveva commissionato la dimora a Baldassarre Peruzzi e che l'abitò fino alla morte, avvenuta nel 1520. Si tratta di una delle migliori realizzazioni romane in stile rinascimentale, oggi di proprietà dell'Accademia dei Lincei, che ne ha fatto la sua sede di rappresentanza. In questo periodo nella villa è aperta la mostra: "Raffaello e Giovanni da Udine nella loggia di amore e psiche. I colori della prosperità: frutti del vecchio e del nuovo mondo", che richiama l'attenzione sul significato delle decorazioni a grottesche effettuate da Giovanni da Udine, su disegno di Raffaello, nella loggia prospiciente il giardino, ideale congiunzione con lo stesso.

Roma. Villa Farnesina. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Dalla villa siamo tornati indietro, passando per Santa Maria della Scala ed arrivando a Santa Maria in Trastevere, presentemente in restauro, per cui sulla facciata non è visibile il mosaico del XIII secolo. Di fondazione assai antica (probabilmente risale al III secolo) la chiesa ha subito numerosi e pesanti rimaneggiamenti. La forma attuale è quella voluta da Innocenzo II e realizzata tra il 1138 ed il 1148, usando materiali provenienti dalle Terme di Caracalla. Il catino absidale presenta un mosaico del XII secolo. 

Roma. Santa Maria in Trastevere. Cappella della Madonna della Clemenza (foto Daniela Durissini)

La cappella della Madonna della Clemenza, che contiene l'antichissima icona della Vergine, fu realizzata nel XVI secolo. 
Nel 1702 fu aggiunto il portico, su progetto di Carlo Fontana. La parete è una vera e propria raccolta di elementi architettonici e lapidi di epoca romana.

Roma. Santa Maria in Trastevere. Portico (foto Daniela Durissini)
Ritornati sul Lungotevere, siamo arrivati ai ponti che consentono di attraversare il fiume in corrispondenza dell'Isola Tiberina, che sembra una nave ancorata nel mezzo del fiume e costituisce uno dei paesaggi più suggestivi della città. Ci siamo così ritrovati al portico di Ottavia, fatto costruire da Ottaviano in onore della sorella, trasformato, in epoca medievale, in una chiesa, accanto alla quale si trovava il più animato mercato del pesce dell'epoca.

Roma. Portico di Ottavia (foto Daniela Durissini)
Il portico è vicinissimo al teatro di Marcello, ed un percorso al di fuori delle strade consente di camminarci a lato. Usciti sulla strada solo due isolati ci separavano dal tempio di Ercole vincitore, costruito nel foro Boario, intorno agli anni venti del II secolo a. C., su commissione di un ricco mercante romano, ad imitazone dei modelli greci, in seguito tramutato in chiesa e quindi recuperato e restaurato da Giuseppe Valadier, durante gli anni del governo francese;

Roma. Tempio di Ercole vincitore (foto Daniela Durissini)
accanto  si trova il tempio di Portuno, anch'esso di età repubblicana. Poco più in là l'arco di Giano, risalente al IV secolo ed il cui nome non deriva dal dio bifronte, bensì dal latino ianus. 


Roma. Arco di Giano (foto Daniela Durissini)
Alla vicina Bocca della verità non siamo andati, considerata la lunga fila per accedervi. 

Dopo la consueta sosta al "Cannolo siciliano", oggi davvero meritata, ci siamo fermati anche da "Angelina", bar tranquillo, a due passi da largo del Nazareno, dove ci siamo seduti a gustarci un caffè ed a riposare un attimo, prima dell'ulteriore camminata verso il nostro albergo. I prezzi qui, contrariamente a quanto accade in moltissimi esercizi dei dintorni, non sono eccessivi. Abbiamo evitato le lunghe code dovute ai controlli per accedere a piazza di Spagna, dove oggi, giorno dell'Immacolata, il papa si è recato a pregare ai piedi della colonna della Vergine, salendo lungo le stradine secondarie verso via Veneto. 
Di sera cena al "Pomodorino", come si dice, senza infamia e senza lode. Diciamo che ci siamo sfamati a prezzi modici. 




....alle prossime passeggiate romane!




giovedì 7 dicembre 2017

Roma. Musei Capitolini


Roma. Musei Capitolini. Sala di Annibale. Particolare (foto Daniela Durissini)
Una giornata ai Musei Capitolini è una vera e propria immersione nella storia della città e deve necessariamente iniziare piuttosto presto, perché il patrimonio conservato nei due palazzi che ospitano le collezioni è enorme. 
Si inizia dunque da piazza Venezia, davanti all'altare della Patria, si passa davanti all'insula dell'Aracoeli, un edificio di cinque piani, adibito ad abitazione, risalente al II secolo, in cui, in epoca medievale, fu ricavata la chiesa di San Biagio de Mercato, di cui si vede un'absidiola affrescata.

Roma. Insula dell'Aracoeli. Chiesa di San Biagio de Mercato. Absidiola (foto Daniela Durissini)
Si prosegue quindi e si sale la scalinata  che porta sulla cima del Campidoglio, uno dei sette colli sui quali fu fondata e si sviluppò Roma. La sistemazione michelangiolesca, voluta da papa Paolo III, è intervenuta su edifici già in essere, creando una piazza, la nuova scalinata d'accesso, il palazzo dei Conservatori ed il palazzo Nuovo, dove hanno trovato posto i musei.

Roma. Campidoglio (foto Daniela Durissini)
Il biglietto d'ingresso, comprensivo della mostra temporanea su Winkelmann, costa 15 euro a persona.
Passando da una sala all'altra si scoprono molte delle più celebri opere d'arte pertinenti alla città, tra le quali va senz'altro notata la "Lupa", un tempo ritenuta di epoca etrusca ma recentemente, dopo i restauri, datata probabilmente al XII secolo. Sembra che i gemelli, simbolo della nascita della città, siano stati aggiunti ancor più tardi. Comunque la scena che ammiriamo riporta alla leggenda, sempre affascinante, dell'animale selvatico che allatta i due bambini destinati ad essere la vera progenie del popolo romano.

Roma. Musei Capitolini. La "Lupa" (foto Daniela Durissini)
Un'altra opera notissima è la statua in bronzo di Marco Aurelio a cavallo, la quale, sistemata un tempo al centro della piazza del Campidoglio, è stata portata all'interno del museo su parere dei restauratori, i quali, intervenendo su di essa, hanno scoperto dei gravi danni dovuti alla prolungata esposizione agli agenti atmosferici e soprattutto agli inquinanti. Per ospitare la statua (quella all'esterno è una copia) è stata realizzata un'ampia sala ad esedra, progettata dall'architetto Carlo Aymonino.

Roma. Musei Capitolini. Statua equestre di Marco Aurelio (foto Daniela Durissini)
Marco Aurelio con il suo cavallo si erge così in posizione scenografica su un piedistallo isolato nell'ampio spazio, dove sono state collocate alcune altre opere che però,  benché assai notevoli per fattura e dimensioni, come la testa di Costantino, non reggono l'eccezionale impatto visivo della statua equestre.

Roma. Musei Capitolini. Costantino (foto Daniela Durissini)
Il piano, al di fuori dell'esedra, espone con intelligenza pezzi di straordinario interesse. Da un lato si vedono le fondazioni dell'antico tempio che sorgeva sul colle, e si sta allestendo un percorso che racconta di come sia cambiato il luogo dell'età del bronzo, a quella del ferro, con l'abitato orientalizzante, all'epoca ancora successiva, quando venne costruito il tempio più antico.

  Roma. Musei Capitolini. Fondazioni del tempio (foto Daniela Durissini)
Nelle gallerie invece, e nelle sale attigue, trovano posto gli eccezionali ritrovamenti avvenuti nella zona degli horti, intendendosi come tali le aree verdi, occupate dalle ville lusssuose dei romani più in vista, in epoca imperiale.
Zona per zona, emergono i resti di una vita agiata e ricca, di splendide dimore, ed altrettanto stupefacenti giardini, decorati con opere d'arte raffinate e, in certi casi, estremamente costose, come stanno a dimostrare i resti di un mobile ricoperto di lamina d'oro, o un pavimento in alabastro, che va molto al di là dei pur splendidi mosaici che costituivano la maggior parte delle pavimentazioni di queste case.

Roma. Musei Capitolini. Pavimento in alabastro da una villa negli horti (foto Daniela Durissini)
Non dirò della Pinacoteca, che pur ospita opere pregevolissime, peraltro mal esposte, per concludere invece con la galleria, creata recentemente  che collega il palazzo dei Conservatori, con il palazzo Nuovo, e che contiene una splendida sezione epigrafica, ma che, soprattutto, conduce al Tabularium, consentendo un affaccio magnifico sui Fori, di cui l'edificio costituiva la parte estrema.

Roma. Musei Capitolini. Galleria di collegamento (foto Daniela Durissini)
Precedeuto dal tempio di Vespasiano e Tito ed inglobante il tempio antico di Veiove, di cui si vede ancora il basamento, l'edificio, risalente al 78 a.C. probabilmente conservava gli atti pubblici. Vi si accedeva mediante una scalinata direttamente dal foro.

Roma. Musei Capitolini. Tabularium. Vista sul foro (foto Daniela Durissini)
Da qui la visita dei musei prosegue verso il palazzo Nuovo, che presenta una raccolta di opere scultoree veramente notevole, ma meno organizzata di quella del palazzo dei Conservatori, avvicinandosi maggiormente allo spirito del collezionista che al nuovo concetto espositivo museale.

Roma. Musei Capitolini. "Galata capitolino" (foto Daniela Durissini)
Da notare alcune opere provenienti dalla Villa Adriana a Tivoli, come il famoso Centauro Furietti o il Fauno, ed alcune copie di statue greche, a testimoniare la passione ormai dilagante, in epoca tardo repubblicana ed imperiale,  per la cultura ellenistica, come "Il fanciullo che strozza un'oca", o la statua del Galata morente, o "Galata capitolino".

Roma. Musei Capitolini. "Fanciullo che strozza un'oca" (foto Daniela Durissini)
Usciti dal museo siamo andati a vedere ciò che resta del Teatro di Marcello  voluto da Augusto per ricordare il nipote, figlio della sorella Ottavia, designato suo successore e ucciso a soli 19 anni. Del delitto si disse che fosse stata la mandante Livia, moglie di Augusto e madre di Tiberio, poi successore di Ottaviano.

Roma. Teatro di Marcello (foto Daniela Durissini)

A conclusione della passeggiata odierna abbiamo fatto una sosta, ormai consueta, alla gelateria siciliana che abbiamo scoperto essere "Il cannolo siciliano", quotatissima anche su Tripadvisor (via 4 Novembre). La specialità è il gelato di mandarino tardivo, che ha ricevuto anche un premio europeo, ma anche gli altri gusti non sono da meno.



Di sera invece ancora da Brancaleone, ormai diventato un appuntamento (quasi) fisso per la cena. Il fatto è che, nei dintorni del nostro albergo, in zona Villa Borghese, non ci sono tanti locali economici e buoni come questo, anzi, essendo una zona ancora influenzata dalla vicina via Veneto, i prezzi sono, in genere, piuttosto elevati e la qualità lascia talvolta a desiderare.



mercoledì 6 dicembre 2017

Roma. Dal Foro di Augusto alle Terme di Caracalla


Roma. Terme di Caracalla. Pavimenti musivi (foto Daniela Durissini)
Anche oggi giornata splendida a Roma. Al mattino freddo ma poi siamo arrivati a 17 gradi! Dato che il tempo è previsto in peggioramento ne abbiamo approfittato per fare quella che, secondo i nostri calcoli, dovrebbe essere la camminata più lunga di questi giorni romani. 
Lasciato l'albergo abbiamo raggiunto velocemente l'Esedra di piazza della Repubblica e, lungo via Nazionale, siamo arrivati ai Mercati di Traiano. Da lì a via dei Fori imperiali. Andando verso il Colosseo, ci siamo fermati in corrispondenza del Foro di Augusto che si vede molto meglio da qui che dal percorso all'interno dell'area archeologica.

Roma. Pannello esplicativo del Foro di Augusto (foto Daniela Durissini)
Aiutati dai pannelli disposti davanti alle recinzioni ci si rende conto di quanto dovesse essere imponente il tempio di Marte Ultore, di cui oggi rimangono tre colonne, una piccola parte del muro della cella e la scalinata d'accesso.

Roma. Foro di Augusto. Tempio di Marte Ultore (foto Daniela Durissini)
L'edificio era disposto in fondo al foro, sul lato minore, mentre davanti c'era la piazza porticata. Il nuovo foro era stato voluto da Augusto per celebrare le sue vittorie sia su Bruto e Cassio, uccisori di Cesare che, in seguito, su Marco Antonio; quest'ultima gli aveva permesso, tra l'altro, di conquistare l'Egitto e, al ritorno a Roma, i senatori non avevano avuto dubbi nel riconoscergli i massimi poteri. 
Il tempio fu inaugurato nel 2 a.C. ed indubbiamente si trattò di un'opera che, assieme al foro, celebrava degnamente il nuovo corso politico di Ottaviano.

Roma. Colonne del tempio di Venere genitrix (foto Daniela Durissini)
Proseguendo verso il Colosseo si notano, dall'altra parte della strada, le colonne del tempio di Venere genitrix, del foro di Cesare e, ancora più avanti, la mole massiccia della Basilica di Massenzio. Ma già si apre la vista sul Colosseo ed i marciapiedi diventano quasi intransitabili a causa della folla.
Noi però abbiamo effetuato la visita domenica ed oggi abbiamo proseguito, imboccando via di San Giovanni in Laterano, sulla quale, dopo qualche centinaio di metri, si deve fare una sosta alla Basilica di San Clemente. L'edificio attuale risale al XII secolo, sebbene sia stato ampiamente rimaneggiato. L'ultima sistemazione si deve a Carlo Stefano Fontana, su incarico di papa Clemente XI (1713-19). Di grande interesse il coro, assai particolare, quasi al centro della navata centrale, con i due amboni e la balaustra composta da lastre recuperate dalla prima costruzione, e l'abside, ora in restauro, che presenta uno splendido mosaico ed un affresco (in parte visibile), raffigurante gli apostoli.

Roma. Basilica di San Clemente. Facciata e portico (foto Daniela Durissini)
Si possono visitare anche gli scavi, grazie ai quali, sotto la chiesa, è stata individuata la basilica antica e, ad un livello inferiore, sono stati rinvenuti un mitreo, un horreum e tracce di altri edifici di epoca post-neroniana (ingresso agli scavi euro 5). 
Proseguendo ancora, in leggera salita, siamo giunti alla piazza di San Giovanni in Laterano, davanti all'obelisco ed all'antico ospedale. Girato l'angolo si arriva all' ingresso della chiesa (controllo di sicurezza).

Roma. Piazza di San Giovanni in Laterano (foto Daniela Durissini)
La Basilica di San Giovanni in Laterano, è la cattedrale di Roma. È la più antica delle basiliche papali maggiori, le altre, tutte site a Roma, sono San Pietro, San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore. Tutto il complesso del Laterano, comprendente anche il palazzo papale, gode di extraterritorialità e ricade perciò sotto la giurisdizione del Vaticano. La basilica, di antichissima fondazione, ha subito numerosi ed importanti cambiamenti, ad opera di diversi architetti, di  volta in  volta incaricati dai papi, di modificare ed ingrandire l'edificio. Tra gli altri interventi si ricorda quello del Borromini, che ricostruì le navate, lasciando però le nicchie nelle quali, dopo diverso tempo, vennero collocate le statue degli apostoli, scolpite da artisti diversi e pagate da volonterosi e danarosi contribuenti. La facciata principale si deve ad Alessandro Galilei e fu realizzata nel 1732.

Roma. Basilica di San Giovanni in Laterano. Facciata (foto Daniela Durissini)
Dalla Basilica, siamo scesi verso le Terme di Caracalla, vera meta della nostra giornata, passando davanti alla porta Metronia, antico varco aperto nelle mura aureliane, chiuso nel XII secolo, per far passare la cosiddetta Acqua Mariana, rigagnolo che entrava in città proprio da lì per confluire in un corso d'acqua più consistente proveniente dal Laterano, e riaperto nella prima metà del secolo scorso. Accanto alla porta, sulle mura,  si nota una lapide, di epoca medievale, che ricorda il restauro delle stesse, che in  quel momento servivano più per la sicurezza interna, in un periodo di forti rivendicazioni popolari, che alla difesa da un nemico esterno.

Roma. Lapide accanto alla porta Metronia (foto Daniela Durissini)
Finalmente nella quiete delle terme, con un sole tiepido, gli alti pini che svettavano verso il cielo blu, ci siamo goduti appieno la visita di questo complesso straordinario, voluto dall'imperatore Caracalla, che in realtà si chiamava Marco Aurelio Svetonio Antonino Pio, per cui le terme sono indicate anche come Antoniniane.

Roma. Area archeologica delle Terme di Caracalla (foto Daniela Durissini)
Vennero inaugurate nel 216, prima che i lavori fossero finiti, dallo stesso imperatore che, però, morì l'anno successivo, e furono ultimate dai suoi successori. Si tratta del complesso termale più grande costruito a Roma prima delle terme di Diocleziano ed essendo a tutt'oggi isolate rispetto al resto dell'edificato cittadino, si possono ammirare in tutta la loto imponenza.

Roma. Pannello ricostruttivo delle terme di Caracalla (foto Daniela Durissini)
Benché spogliate di tutti i marmi e, soprattutto di tutti gli arredi e delle numerosissime opere d'arte che le arricchivano (oggi sistemate in diversi musei), ci si può fare un'idea piuttosto precisa della loro struttura. Alcuni pavimenti musivi sono rimasti in loco, altri, i più belli, sono crollati dai piani superiori, e sono stati sistemati a terra. Il complesso era dotato, tra l'altro, di due palestre e di una piscina enorme.

Roma. Complesso delle terme di Caracalla (foto Daniela Durissini)
Lasciata la tranquillità del sito abbiamo fatto una puntatina alla Piramide Cestia, una costruzione assurda, e ritenuta tale anche dai contemporanei, voluta da Caio Cestio Epulone, come monumento funebre, tra gli anni 18 e 12 a.C., in piena epoca augustea quindi, andando apertamente contro quella che era la poltica di Ottaviano il quale desiderava riportare Roma ai costumi più rigorosi che avevano caratterizzato il periodo repubblicano. La sontuosa sepoltura venne incorporata nel III secolo nelle mura aureliane e ne costituì un bastione. Oggi è un elemento curioso, incastonato appunto nelle mura di mattoni, con il quale contrasta con il biancore quasi abbacinante delle sue lastre di marmo di Carrara. Intorno il traffico continuo e chiassoso del Testaccio.

Roma. Piramide Cestia (foto Daniela Durissini)
Infine siamo tornati indietro passando per il Circo Massimo ed arrivando al Colosseo ed all'Arco di Costantino, voluto dal senato per commemorare la vittoria di Costantino su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (312). Fu inaugurato nel 315.

Roma. Arco di Costantino (foto Daniela Durissini)


Dopo questa camminata ci siamo confortati con un ottimo gelato alla consueta gelateria siciliana, nei pressi dei Mercati di Traiano. 
Di sera invece, siamo tornati da Brancaleone, affollatissimo, come sempre, dato che qui il rapporto qualità-prezzo è ottimo. Abbiamo assaggiato i fiori di zucca ripieni al forno e le puntarelle con le acciughe, oltre a due ottimi piatti di pasta. Il conto  come sempre, non è stato motivo di preoccupazione.







....alle prossime passeggiate romane!