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venerdì 26 febbraio 2021

Archeologia. Aquileia. Domus di Tito Macro

Aquileia. Domus di Tito Macro (foto Daniela Durissini)

La domus che si vuole abitata da Tito Macro, in base al ritrovamento di un oggetto recante questo nome inciso, è una delle più grandi dimore di epoca romana rinvenute nell'Italia settentrionale. Alcuni scavi furono effettuati sul posto già negli anni '50 dello scorso secolo e le indagni sono state ripese e completate di recente dal Dipartimento dei Beni culturali dell' Università di Padova, unitamente alla Fondazione Aquileia. Si è potuto accertare così che la domus, costruita nel I secolo a.C. fu abitata, per un periodo piuttosto lungo, fino al VI secolo d.C., e fu più volte ampliata e rimaneggiata. 

Aquileia. Domus di Tito Macro e resti dell'asse viario lastricato
(foto Daniela Durissini)
Aquileia. Domus di Tito Macro (foto Daniela Durissini)

Le imponenti dimensioni della casa, compresa tra due assi viari lastricati, e collocata in uno degli isolati meridionali della città, dal quale provengono dei pavimenti musivi di assoluto valore artistico, oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, hanno convinto la Fondazione ad intraprendere un restauro dell'edificato ed a costruire una tettoia in legno che ricalca e ricopre l'intero perimetro dell'edificio, distribuito attorno ad un vasto cortile centrale. In questo modo il visitatore può percepire la forma e la funzione dei diversi ambienti e dell'intero complesso, che comprende anche alcune botteghe.

martedì 16 febbraio 2021

Ambiente e territori. Duino. Il castello vecchio

Duino. Castello vecchio (foto Daniela Durissini)

Non lontano dal castello nuovo di Duino, di proprietà della famiglia Torre e Tasso, si vedono ancora le rovine del maniero che lo precedette, costruito probabilmente tra il 1000 ed il 1100. Alla fine del XIV secolo il proprietario, Ugone di Duino, aveva ottenuto dal duca d'Austria, dal quale dipendeva, il permesso di sostituirlo con una nuova costruzione. Ugone non vide mai il nuovo castello, ma i Walsee, che gli succedettero, finirono i lavori da lui iniziati e si insediarono nella più ricca e funzionale dimora. Il vecchio castello fu abbandonato e, col tempo, cadde in rovina. E fu un vero peccato, dato che sorgeva, in posizione eccezionale, a picco sulle bellissime scogliere che limitano l'Adriatico a Nord, e che rappresentano un punto della costa paesaggisticamente rilevante e strategico. Nel 1369 la rocca aveva resistito all'assedio del Veneziani e, l'anno successivo, a quello dei Triestini. Come accadde per il nuovo edificio, così anche nel primo si avvicendarono personaggi importanti, soprattutto nel periodo in cui fu di proprietà dei della Torre. Sembra che all'inizio del XIV secolo vi fosse stato ospitato anche Dante Alighieri, già in esilio, probabilmente nel periodo della discesa in Italia di Arrigo VII di Lussemburgo, incoronato re d'Italia nel 1311, che ricevette il poeta in udienza privata. 

Duino. Castello vecchio (foto Daniela Durissini)

Rodolfo Pichler, nel volume del 1882 dedicato al castello scrive: "...La strettissima lingua di terra, che a guisa di ponte congiungeva la descritta rocca colla scogliera opposta, era l'unico punto che potesse dirsi vulnerabile. Qui non poteva che l'arte supplire al difetto della natura. Laonde con baluardi avanzati, con feritoie più fitte e con altri mezzi che suggeriva l'ingegno, avranno cercato d'opporre valida difesa alle macchine degli assalitori. ma quando non fosse riuscita la scalata o l'apertura d'una breccia, sempre diffcilissima anche in quel punto, il penetrar nella rocca per l'unica sua entrata diventava quasi impossibile....".
Il complesso constava di un corpo di fabbrica principale, a torre, di forma rettangolare, in cui erano ospitate la cappella e le stanze destinate ad abitazione. Nel cortile antistante la rocca sorgeva un altro edificio e, più in là, il pozzo. L'intero complesso era circondato da mura merlate, oggi in rovina.

(click) Rodolfo Pichler, Il castello di Duino. Memorie, Trento 1882; Vittorio Veneto 2018

►Daniela Durissini, Carlo Nicotra, Guida agli itinerari architettonico-ambientali del Carso Triestino, Trieste 1989 

martedì 9 febbraio 2021

Archeologia. Il Mitreo (Duino-FVG)

Grotta del Mitreo (foto Daniela Durissini)

Poco sopra il paese di Duino, noto per il castello dei Torre e Tasso e per le scogliere a picco su un mare blu scuro, che ispirarono il poeta Reiner Maria Rilke, si trova la grotta in cui si celebrava il culto del dio Mithra. Di antichissima origine orientale, questa divinità, affermatasi con l'espansione dell'impero romano, soprattutto tra i militari, a partire dal I secolo d.C., veniva rappresentata nell'atto di uccidere il Toro celeste e mentre donava agli uomini il grano, la vite, e gli animali da allevamento. Per un certo periodo il cristianesimo convisse con il mitraismo ma alla fine lo vinse e le maggiori distruzioni dei siti dedicati al culto del dio, avvennero, con ogni probabiltà, da parte dei fedeli alla nuova religione. Dell'officio del culto si sa molto poco, a causa della segretezza che ne circondava la ritualità. Il sito di Duino, proprio per questo motivo, è molto importante, poiché grazie alle ricerche archeologiche effettuate sul posto sono state trovate moltissime monete, probabile frutto di offerte, ma sono state rinvenute anche una notevole quantità di  materiale ceramico e molte lucerne, che fanno pensare a probabili libagioni rituali effettuate sul posto. Il tutto ha consentito agli archeologi ed agli storici di compiere qualche passo avanti nella conoscenza di questa religione misterica che, in quanto tale, non ha tramandato scritture ed assai pochi racconti orali.
La grotta è stata frequentata fin dal neolitico ed in epoca romana fu riattata al culto. 
Il sito è chiuso da una cancellata e vi si accede mediante visite guidate.



martedì 2 febbraio 2021

Arti e architetture. Roma. Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria



Roma. Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria (foto Daniela Durissini)

La chiesa di Sant'Angelo fu detta "in Pescheria" poiché nella zona adiacente al Portico di Ottavia, dove si trova l'edificio, si teneva anticamente un famoso mercato del pesce. La costruzione, risale all'VIII secolo. L'ampio spazio dedicato anticamente al portico fu occupato, nel periodo medievale, da una serie di costruzioni prevalenemente destinate ad uso abitativo, ma non solo. Furono eretti infatti coventi e chiese, tra cui appunto, quella di Sant'Angelo, che si affiancava alla facciata postica. Tra XII e XIII secolo la struttura romana venne assai modificata e le due colonne laterali dell'imponente facciata originaria, forse deteriorate, furono sostituite dall'ampio arco che costituì l'ingresso monumentale alla chiesa.

Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria (foto Daniela Durissini)


 ►(click) Scheda della chiesa (Proloco Roma Capitale)

venerdì 29 gennaio 2021

Archeologia. Val Rosandra. Acquedotto romano

Acquedotto romano (foto Daniela Durissini)

In Val Rosandra, oggi compresa nel comune di San Dorligo (Dolina), la Tergeste  romana captava le acque che rifornivano la città. Dalla fonte Oppia, ai piedi del Monte Carso, fu costruito, nel I secolo d.C. un acquedotto, lungo 17 chilometri, che arrivava fino all'odierna piazza Cavana. Restaurata di recente, quest'opera di ingegneria idraulica che riusciva a portare in città 5800 mc d'acqua al giorno, era realizzata in pietra calcarea e laterizio. In occasione degli interventi degli ultimi anni è emerso un ulteriore lungo tratto dell'acquedotto nella frazione di Bagnoli Superiore. In alcuni punti è ancora visibile il rivestimento interno realizzato con malta idraulica. L'acquedotto rimase in funzione fino all'epoca medievale.


Acquedotto romano (foto Daniela Durissini)


►(click) Scheda dell'Archeocarta FVG


martedì 26 gennaio 2021

Arti e Architetture. Il castello di Duino


Castello di Duino (foto Daniela Durissini)

Il castello di Duino fu fatto erigere dalla famiglia Walsee alla fine del XIV secolo, accanto ai ruderi del primo maniero, risalente a tre secoli addietro. Ugone di Duino, ultimo membro della famiglia che occupava il vecchio castello, aveva ottenuto nel 1389, due anni prima di morire, dal duca Alberto d'Austria, il permesso di costruire una nuova residenza, più ampia, vicino alla prima e sui resti di un'antica torre romana. Dopo il 1391 i lavori iniziati da Ugone furono proseguiti e portati a termine dai Walsee, che avevano ereditato l'edificio in quanto parenti della moglie. Questa famiglia tenne il castello fino al 1472, anno in cui divenne possedimento imperiale. Nel 1509 fu concesso alla famiglia Hofer e passò quindi ai della Torre, grazie al matrimonio tra la figlia di Mathias Hofer e Raimondo della Torre Valsassina. Sempre attraverso un matrimonio passò, nel 1783, agli Hoenlohe, e quindi, ancora mediante un matrimonio, alla famiglia Thurn und Taxis, attuale proprietaria del maniero. Gravemente danneggiato nel corso del primo conflitto mondiale, il castello venne restaurato e, negli anni 1945-54, fu occupato dal comando militare inglese. 
Ciò che rimane oggi del castello, reso in parte visitabile dalla famiglia propietaria, è assai diverso dalla costruzione originaria, rimaneggiata nel XVII secolo. 
L'acceso al castello è costituito da una delle torri che rinforzavano la cinta che difendeva il borgo, sorto, nei secoli, attorno alla rocca. 
All'interno, ci si può muovere tra diciotto sale, alcune delle quali videro la presenza di artisti famosi, come Franz Liszt, che suonò il fortepiano del 1810 sistemato in una di esse, Johann Strauss, Paul Valery, Gabriele D'Annunzio. Celebratissima la visita (1912), che si protrasse piuttosto a lungo, di Rainer Maria Rilke, che qui compose la prima delle sue Elegie duinesi.
Splendida la scala elicoidale, opera dell'architetto Andrea Palladio.
La piccola chiesa annessa al castello, intitolata allo Spirito Santo, fu edificata sui resti di un'edificio precedente e consacrata nel 1543. Ricostruita nel XVIII secolo è stata restaurata nella seconda metà del XIX.  

►Daniela Durissini, Carlo Nicotra, Guida agli itinerari architettonico-ambientali del Carso Triestino, Trieste, Lint, 1989. 



venerdì 15 gennaio 2021

Fotografare l'architettura. Chiesa di S. Giovanni in Tuba (particolare)

Chiesa di San Giovanni in Tuba (foto Daniela Durissini)


La chiesa di San Giovanni in Tuba, costruita alle foci del TImavo nel secolo XV, in stile gotico, fu gravemente danneggiata nel corso delle due guerre mondiali. L'edificio che si vede oggi è stato in gran parte ricostruito. 

►(click) Scheda dall'ArcheocartaFVG