Translate

mercoledì 10 gennaio 2018

Raffaello, Giovanni da Udine ed i frutti delle Americhe



Villa Farnesina. Raffaello. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Quando Alessandro Chigi, ricco banchiere di origini senesi, stabilitosi a Roma, dove aveva aperto un banco di prestito e dove intratteneva rapporti d'affari persino (e soprattutto) con il papa, decise di farsi costruire una villa sul Tevere, chiamò a progettarla Baldassarre Peruzzi, che ne curò anche una parte delle decorazioni interne. Tuttavia furono numerosi gli artisti che lavorarono alla nuova costruzione; uno in particolare, Raffaello, buon amico del proprietario, vi si impegnò a lungo, assieme ai pittori e decoratori che facevano parte della sua bottega.


Sebastiano del Piombo. Polifemo (foto Daniela Durissini)
Il Chigi, noto per aver prestato denaro a Guidobaldo da Montefeltro, Piero de' Medici e per aver finanziato la campagna militare di Cesare Borgia, amava l'arte ed avendone le possibilità economiche, volle che la sua dimora romana fosse magnifica. Vi abitò assieme a Francesca Ordeaschi, fatta rapire e sposata dopo diversi anni, quando ormai erano nati alcuni dei cinque figli della coppia, sembra su sollecitazione del papa Leone X, che celebrò le nozze. All'amore fra i due si ispirò Raffaello, che nella villa aveva già dipinto il Trionfo di Galatea, nelle decorazioni della loggia, che allora dava accesso alla dimora, detta di Amore e Psiche, con riferimento al dipinto del soffitto, certamente disegnato dall'artista ma probabilmente in gran parte eseguito dai maestri della sua bottega, tra i quali va senz'altro ricordato Giulio Romano.


Raffaello. Trionfo di Galatea (foto Daniela Durissini)
Quando si trattò di dipingere i festoni vegetali che Raffaello aveva pensati per ripartire le scene, chiamò ad eseguirli uno dei suoi allievi, Giovanni Nani o de' Ricamatori, conosciuto come Giovanni da Udine, il quale si era trasferito a Roma ed era entrato a far parte della bottega nel 1514. Profondo conoscitore della natura, e cacciatore, Giovanni si era specializzato proprio in quel genere di decorazioni “a grottesche”, che riprendevano lo stile ed i motivi di analoghi dipinti restituiti dalla Domus Aurea neroniana.

Ritratto di Giovanni da Udine 
Raffaello lo aveva voluto alla villa proprio per la sua capacità di restituire fedelmente i colori e l'aspetto delle piante e degli uccelli che avrebbero dovuto arricchire il soffitto della loggia, pensata come la compenetrazione della dimora con i lussureggianti giardini circostanti, scomparsi dopo la realizzazione del Lungotevere, in epoca ottocentesca.


Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Inoltre le decorazioni erano destinate a rappresentare la prosperità e l'abbondanza, di cui la ricca famiglia poteva godere. Celebre una festa data alla villa per il figlio del banchiere, Lorenzo Leone, alla fine della quale le posate e le stoviglie da tavola, in argento, furono gettate nel Tevere (ma recuperate con un sistema di reti nascoste).

Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Recenti studi, condotti con tecniche non invasive, hanno dimostrato che l'adesione alla realtà, ricercata ed ottenuta da Giovanni da Udine, si deve innanzitutto al fatto che le decorazioni furono senz'altro realizzate dal vero, la qual cosa è straordinaria, qualora si pensi che furono rappresentate quasi duecento specie botaniche, tra le quali alcune assolutamente sconosciute all'epoca, poiché provenienti dalle Americhe, “scoperte” di recente. Sembra che Agostino Chigi, buon amico di alcuni mercanti veneziani, si fosse fatto mandare degli esemplari di zucche e soprattutto le pannocchie di mais, che forse aveva piantato nel proprio giardino, e che Giovanni aveva potuto copiare, impiegando per renderle più vive, e qui sta la novità, pigmenti normalmente utilizzati nelle realizzazioni in ceramica e vetro, rendendoli assai simili ai lavori dei Della Robbia, già allora molto apprezzati.


Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)

Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Nonostante l'ottima riuscita del lavoro sembra che il Chigi abbia dovuto sopportare le bizze di Raffaello, il quale, innamorato di una ragazza del posto, forse colei che fu ritratta nel famoso dipinto de “la Fornarina”, oggi esposto a Palazzo Barberini, e che diede il volto a Galatea, portava la ragazza alla villa come condizione essenziale per continuare a sovrintendere ai lavori di decorazione delle stanze. Ciò nonostante, soddisfatto del risultato finale, che riuscì a godersi per breve tempo, il mecenate, che morì nel 1520, a soli 54 anni, commissionò all'artista la realizzazione della cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria del Popolo, dove fu sepolto.


Raffaello. La Fornarina (foto Daniela Durissini)
In un recente volume, curato da Antonio Sgamellotti e Giulia Caneva ed edito con il patrocinio dell'Accademia dei Lincei (proprietaria attuale della villa Farnesina, usata come sede di rappresentanza), in occasione della mostra “I colori della prosperità: frutti del vecchio e nuovo mondo”, vengono riportati i risultati degli studi effettuati sulle decorazioni della loggia (Roma, Bardi edizioni, 2017).

Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Durante gli sbancamenti per la realizzazione del Lungotevere vennero alla luce i resti di un'altra villa, di epoca romana e risalente alla prima età imperiale, costruita più o meno nella stessa posizione, ed appartenuta a Vipsanio Agrippa, generale di Augusto ed artefice della vittoria di Azio, che ne sposò la figlia, Giulia. Gli affreschi ed i pavimenti della lussuosa dimora sono conservati al Museo Nazionale Romano.


Villa Chigi (ora Villa Farnesina) appartiene all'Accademia Nazionale dei Lincei 


venerdì 5 gennaio 2018

Bled. Il castello, l'isola e....la kremna rezina


Bled. Castello (foto Daniela Durissini)
Il castello di Bled, arroccato su un roccione, alto 130 metri sopra il lago, sul suo lato settentrionale, è uno dei più antichi della Slovenia. Lo si trova citato, con il nome di castellum Veldes  in un documento del 1011, con il quale Enrico II lo assegnava al vescovo di Bressanone, Adelberone. Precedentemente (1004) lo stesso Enrico II aveva donato il feudo di Bled al predecessore del vescovo, Albuino.  La costruzione è stata più volte rimaneggiata, anche in tempi recenti, ma il complesso mantiene una valenza ambientale unica, proprio per la sua posizione, che domina tutto il territorio circostante. Lo si raggiunge in auto, ma è molto meglio percorrere uno dei sentieri che si arrampicano sull'altura, scegliendo magari quello più semplice, che sale dalla chiesa sottostante, e con una serie di gradini supera la parte più erta.

Bled. Chiesa sotto il castello (foto Daniela Durissini)
Dai cortili (entrata a pagamento, € 8) si gode di un panorama magnifico sulla regione della Gorenjska. 
All'interno del castello si trovano uno spazio museale, in cui viene ripercorsa la storia della regione dall'età del bronzo in avanti, la Tipografia del Castello, un ristorante, una caffetteria, un negozio di prodotti dell'apicoltura, ed una galleria d'arte. Vi si svolgono diversi eventi.
Nel 1689 J.W. Valvasor, pubblicò la sua monumentale opera Herzogtum Krain (Gloria del ducato di Carniola), in cui compare una bella immagine del castello, identificato con il nome tedesco di Feldes.

J.W. Valvasor. Castello di Bled 
Lungo le rive del lago si trovano diversi imbarcaderi dai quali partono le caratteristiche barche dirette all'isola che, assieme al castello, forma una delle immagini più conosciute della Slovenia.

Bled. Barca per l'isola (foto Daniela Durissini)
La chiesa dell'Assunta,  costruita nel secolo XV,  con il suo campanile alto 52 metri, è estremamente scenografica, ma l'edificio che si vede oggi risale in realtà  al secolo XVII, quando venne ricostruito a seguito di un terremoto che aveva danneggiato gravemente quello precedente, a sua volta ristrutturazione della chiesa già danneggiata da un primo terremoto. Della costruzione originale si conservano solo alcuni affreschi nel presbiterio. All'interno si trova anche la cosiddetta "campana dei desideri" il cui suono, secondo la tradizione, avrebbe il potere di farli esaudire.

Bled. Lago ghiacciato in una foto d'epoca
Scavi recenti hanno potuto testimoniare una frequentazione del sito fin dalla preistoria, tracce della colonizzazione slava, ed i resti di un edificio di culto risalente al primo periodo della cristianizzazione.

Bled. Castello e isola (foto Daniela Durissini)
L'intero giro del lago comporta un notevole sviluppo giacché lo specchio d'acqua è lungo poco più di due chilometri e largo quasi un chilometro e mezzo.
Lungo le rive, nei secoli scorsi, sono sorte abitazioni lussuose, alcune delle quali sono state ristrutturate ed oggi sono abitate o, nella maggior parte dei casi,  sono adibite ad alberghi, come il Vila Bled, hotel di lusso ricavato in un'antica proprietà dei Windisch-Graetz, e costruito nella prima meta del Novecento, già residenza estiva del maresciallo Tito, in  cui vennero ospitati politici e capi di stato.

Bled. Residenza nobiliare in una foto d'epoca
Completato il giro del lago, è quasi d'obbligo una sosta in uno dei locali che offrono il dolce tipico di Bled: la kremna rezina. Non si tratta di un cibo dietetico, anzi, ma la lunga camminata sopisce ogni, eventuale, rimorso. Si tratta di una crema, sormontata da panna e raccolta tra due sfoglie croccanti. Le dimensioni sono notevoli.

Bled. Pasticceria Zima. Kremna rezina (foto Daniela Durissini)
La pasticceria Zima offre,, accanto alla kremna rezina, sempre freschissima, dato lo smercio continuo, altri due dolci tipici  ma meno conosciuti e pubblicizzati: la grmada e la gibanica.

Bled. Pasticceria Zima. Gibanica (foto Daniela Durissini)
La grmada, letteralmente "mucchio", è una sorta di zuppa inglese, con crema, noci, uva passa, che viene servita con un mestolo ed è sormontata da panna, a formare una sorta di monticello, mentre la gibanica è composta da strati alternati di mele, skuta (una sorta di ricotta acida) e semi di papavero.

Bled. Pasticceria Zima. Grmada (foto Daniela Durissini)
Un' ultima nota di carattere pratico: il comune di Bled conduce una politica assai rispettosa dell'ambiente, e più volte ci si trova davanti a cartelli che invitano ad averne cura. Oltre all'ovvio invito a non abbandonare rifiuti, viene praticata con serietà la raccolta differenziata e può risultare difficile trovare il contenitore specifico e pubblico (molti di quelli che si incontrano durante le passeggiate sono privati). Un opuscolo distribuito dall'Ufficio del turismo invita inoltre, per non creare rifiuti inutili, a non consumare acqua minerale ma a bere quella del rubinetto che qui è ottima. Mi sembra un buon consiglio, da seguire senz'altro.






giovedì 4 gennaio 2018

I dintorni di Bled


Ribno. Edicola votiva (foto Daniela Durissini)
La vasta piana compresa tra le Caravanche ed i primi contrafforti delle alpi Giulie, culminanti con la vetta del Triglav, percorsa dai fiumi Sava e Sava Bohinjka, per la facilità d'accesso, è stata per secoli via privilegiata di transito per uomini e merci. Lungo questa direttrice si sono perciò formati numerosi centri abitati, alcuni discosti dalla strada principale, altri attraversati dalla stessa, come Jesenice, sita poco più avanti, in direzione del confine con l'Italia, importante centro minerario, che appena adesso prova ad ingentilire un po' i tratti tipici della città operaia degli inizi dello scorso secolo.
Accanto alle località principali però, è sorta e si è sviluppata nei secoli una fitta rete di piccoli e piccolissimi borghi, originariamente delle fattorie, che oggi mantengono parte delle loro caratteristiche rurali. 


Casa a graticcio nei djntorni di Bled (foto Daniela Durissini)
Non lontano da Bled, in un raggio di pochi chilometri, e quindi raggiungibili tutti a piedi, troviamo alcuni esempi particolarmente interessanti di edificato rurale. Il paese di Ribno, a soli 2 chilometri dal centro e raggiungibile per strada secondaria, con percorso segnalato, è affacciato sul fianco settentrionale della valle della Sava Bohinjka. 


Ribno. Casa rurale (foto Daniela Durissini)
Attorno alla chiesa parrocchiale di Sv. Jacob, sorgono alcune case che mantengono le caratteristiche tipiche delle abitazioni contadine della Gorenjska, o Alta Carniola, come è chiamata la parte nord-occidentale della Slovenia. Alla parte inferiore dell'edificio, in muratura, è sovrapposto il fienile in legno, mentre gli attrezzi destinati ai lavori dei campi sono appesi all'esterno, protetti dall'aggetto del tetto. A lato dell'edificio principale la stalla e, alle volte, il magazzino. 


Ribno. Edicola votiva recente (foto Daniela Durissini)
Una caratteristica della zona è costituita anche dalle edicole votive poste all'incrocio delle strade che conducono ai campi, segni di devozione tuttora mantenuti e, spesso, ridipinti in tempi recenti. Se ne trovano di bellissimi, lungo le carraie, un po' ovunque.


Dintorni di Bled. Edicola votiva (foto Daniela Durissini)
Un altro paese caratteristico, che dista solo un po' di più, è Bohinjska Bela, sulla strada che da Bled porta a Bohinj, ancora nella valle della Sava Bohinjka, ma un po' discosto dal fiume, in posizione soleggiata, dove la vallata si allarga e consente di coltivare un po' di terra. Alle spalle del paese un'ampia fascia boschiva, ricopre le alture e sale, inintertotta, fino all'altipiano di Pokljuka. Il borgo ha origini antichissime e nella parte bassa si nota la chiesa parrocchiale di Santa Margherita di Antiochia, del secolo XVI. 


Bohinjska Bela. Chiesa parrocchiale (foto Daniela Durissini)
Anche qui vi sono numerosi esempi di case rurali ben coservate. Non lontano dal paese, verso Bled, si trova uno degli ultimi apiari dipinti, purtroppo in via di smantellamento. Superata la ferrovia, si può imboccare l'antico sentiero che, salendo nel bosco ad una sella sotto la Velika Osojnica, scende al lago di Bled.


Chiesa di Sv. Katarina sopra Zasip (foto Daniela Durissini)
Dalla parte opposta della piana invece, verso le Caravanche, numerosi sentieri attraversano il polje (piana che, per le caratteristiche del suolo impermeabile e per la conformazione, è soggetta, nei periodi piovosi, a trattenere l'acqua, formando delle ampie zone umide). Qui, ovviamente, non  sorgono abitati, ma ai suoi margini i paesi di Podhom, Zasip e Spodnje Gorje, hanno sfruttato la fertilità della zona per esercitare le attività agricole. In alto, sopra il paeze di Zasip (che il poeta France Prešeren chiamava  "l'altare della Gorenjska", per il magnifico panorama che vi si gode) sorge l'antica  chiesa di Sv. Katarina, già menzionata nel Medioevo, quando i pittori friulani che giravano i paesi dell'Alta Carniola, attorno al XV secolo, dipinsero gli affreschi sopra il portale, rappresentanti San Giovanni Evangelista, San Nicolò e Santa Caterina d'Alessandria. 


Chiesa di Sv. Katarina. Affresco sopra il portale (foto Daniela Durissini)
La chiesa, con sullo sfondo lo Stol, rappresenta uno dei più bei quadri paesaggistici della zona. Da qui, un sentiero panoramicissimo e molto facile, taglia il fianco del monte Hom e scende all'abitato di Podhom, da cui, in periodo estivo, si possono raggiungere, e visitare, le caratteristiche Gole del Vintgar (chiuse d'inverno). 
Questi sono solo alcuni dei villaggi facilmente raggiungibili da Bled. All'Ufficio turistico viene fornita gratuitamente una mappa con tutti i percorsi segnati e non c'è  che l'imbarazzo della scelta, dato che le mete sono numerose ed ognuna presenta qualche tratto interessante. 


martedì 2 gennaio 2018

Bled. La cultura del territorio


Bled. Dintorni. Arnia dipinta (foto Daniela Durissini)
Molte volte mi sono  chiesta perché a Bled, come, a dire il vero, in altre parti della Slovenia, si stia così bene. Certo il paese è piccolo e gli abitanti non sono molti, per cui non si vedono quei fenomeni di eccessiva urbanizzazione che caraterizzano molte parti del Nord Italia, però non è solo questo. Di fatto, quando si passa da un paese all'altro qualcosa, tangibilmente, cambia. In effetti quello che caratterizza fortemente questi posti è una solida e coerente cultura del territorio, che fa sì che, pur nello sviluppo delle aree montane, vengano privilegiate, il più delle volte, scelte consone agli aspetti storici, naturalistici ed antropologici della zona.

Bled. Dintorni. Bohinjska Bela (foto Daniela Durissini)
Bled è soltanto uno degli esempi di questa politica di sviluppo, ma è un esempio importante, poiché si tratta di una località a vocazione turistica, molto frequentata in quasi tutte le stagioni dell'anno. 
Il fatto è che qui, se si tralascia una ristretta fascia a ridosso del lago, dove si trovano negozi, bar e ristoranti, è rimasto molto del paese di un tempo, con le vecchie case, magari rimodernate, con tanto verde e, soprattutto, con un territorio in cui ancora si esercitano i mestieri tipici della montagna, come l'allevamento, l'agricoltura, la silvicoltura, l'apicoltura, destinati per lo più a far vivere, e prosperare, i numerosi agriturismi e le molte aziende famigliari che producono per il mercato locale.

Bled. Dintorni. Cortile di una casa rurale a Mlino (foto Daniela Durissini)
Per chi ama la natura questo è il posto adatto per capire come l'attività turistica non sia inconciliabile con questi mestieri tradizionali, ma come, anzi, la scelta di far convivere le due cose, sia alla fine premiante. 
Basta prendere uno qualunque degli itinerari segnalati che conducono sull'ampia piana alle spalle dell'abitato, per immergersi in pochi minuti in un ambiente rurale magnifico, tra campi curati, carrarecce ben tenute e frequentate, che collegano i piccoli paesi dei dintorni, boschi di cedui, acque incanalate. Tra i campi sono ancora visibili, ed utilizzate, le caratteristiche rastrelliere per far seccare il fieno. Sono rare quelle ancora interamente in legno, poiché gli elementi verticali sono stati per lo più sostituiti da montanti in cemento, ma la struttura orizzontale ed il tettuccio sono ancora quelli di sempre.


Bled. Campi con rastrelliere per il fieno (foto Daniela Durissini)
Nella stagione invernale, le stalle ospitano gli animali che, d'estate, vengono trasferiti nelle numerosissime malghe, quasi tutte monticate. 
I formaggi di Bled sono famosi per il loro sapore intenso, dovuto al fatto che le bestie si nutrono di erba fresca e che vengono stagionati in montagna.
Vengono allevati sia bovini che ovini. Questi ultimi vengono lasciati al pascolo anche nei mesi freddi, in pianura.


Bled. Gregge nei dintorni (foto Daniela Durissini)
Una fitta rete di sentieri, tutti segnalati, consente di addentrarsi nei boschi che circondano la conca del lago. Qui l'attività di taglio è praticata e regolamentata. 
Più in alto, tra i monti, l'attività d'inverno cessa quasi del tutto ma ci sono degli abitati che continuano a vivere e ad essere frequentati, come l'Uskovnica, un raggruppamento di case, un tempo di pastori, oggi  per lo più destinate alle vacanze e rimaste com'erano. E se da un lato vi è una sterrata, tenuta libera il più possibile dalla neve, per essere percorribile dalle auto dei locali e da eventuali mezzi di soccorso, dall'altro lato viene tenuto aperto un cammino, che raggiunge, dall'altipiano di Pokljuka, il piccolo rifugio, aperto anche d'inverno, che accoglie gli escursionisti in un soggiorno caldo, offrendo i piatti tipici della zona come la jota (minestra di crauti e fagioli), con le salsicce, il gulash, il ričet (minestra d'orzo tra le più amate da queste parti).

Bled. Rifugio all'Uskovnica (foto Daniela Durissini)
Dall'altipiano di Pokljuka, dove si pratica lo sci nordico, si dipartono diverse piste tenute aperte per chi vuole camminare, immergendosi in un paesaggio integro, tra i boschi millenari del Parco Nazionale del Triglav, il monte più alto della Slovenia e delle Giulie, con i suoi 2864 metri.


Bled. Triglav (foto Daniela Durissini)
Il popolo sloveno ama le sue montagne e qui non si trovano sentieri abbandonati. Tutto è curato per il semplice fatto che viene frequentato in ogni stagione. Non c'è  posto in Slovenia, nemmeno il più recondito, in cui non s'incontri qualcuno che cammina e, come dico di solito, scherzando, ma nemmeno poi tanto, questo è l'unico paese in cui se, su un sentiero di montagna, capita di incontrare un bambino, non si ha alcuna  certezza, come invece succede in Italia, sulla facilità del percorso.

Bled. Chiesetta all'Uskovnica e sullo sfondo il gruppo del Triglav (foto Daniela Durissini)
Un'altra attività tipica della zona, è l'apicoltura. Recentemente la Slovenia ha ottenuto a Bruxelles, l'impegno europeo alla difesa delle api, minacciate dall'inquinamento e dai pesticidi, oltre che dal cambiamento climatico. Ed in effetti, data l'integrità di tanta parte di tertitorio, l'apicoltura qui è assai praticata.

Bled. Dintorni. Arnia dipinta (foto Daniela Durissini)
Tipiche le arnie dipinte con scene semplici, tratte dalle leggende locali, o raffiguranti detti popolari. Queste particolari opere d'arte spontanea però, purtroppo, si vanno perdendo, lasciando spazio alle più comuni cassette colorate. Certamente la cosa non inficia la qualità del miele, generalmente alta, ma è un vero peccato che queste raccolte di immagini provenienti direttamente dalla tradizione popolare, vadano perdute.

Bled. Dintorni. Arnia dipinta (foto Daniela Durissini)



giovedì 28 dicembre 2017

Scipione ed Annibale, in guerra per Roma



Annibale
Lo storico Giovanni Brizzi, con un'operazione piuttosto complessa, mediando tra la necessità di rendere leggibile ad un pubblico più vasto di quello degli studiosi di storia, e l'esigenza personale di discorrere seriamente della sua materia, ha scritto questo bel libro, che mette a confronto due figure interessanti per la storia di Roma: Scipione ed Annibale. 
Dagli antefatti della guerra combattuta prima che i due scendessero in campo, all'arrivo di Annibale in Italia, alla fondamentale battaglia del Trasimeno (217 a.C.), in cui i romani subirono una cocente sconfitta da quel tattico straordinario che si era rivelato essere  il giovane generale cartaginese, si giunge alla maturità di Scipione, che perduti il padre e lo zio in Spagna, sarà destinato a coglierne l'eredità sui campi di battaglia, come Annibale aveva raccolto quella del padre Amilcare.


Henri Motte (1878) Annibale passa il Rodano
Da sempre nemici quindi, e da sempre desiderosi di incontrarsi e di conoscersi, i due generali hanno molto in comune, anche se Annibale, di carattere più crudele ed infido, è in definitiva il migliore in guerra e, secondo l'autore, proprio nella battaglia perduta di Zama compie il suo capolavoro.
Il merito di Scipione, che coglie i suoi primi, importanti, successi vincendo i cartaginesi in Spagna e sottraendo loro Cartagena, portando in patria un bottino di guerra non trascurabile che, tra l'altro, servirà a rimpinguare le scarse risorse rimaste a Roma dopo anni di guerre, è quello di aver studiato attentamente la tattica di Annibale e di aver adeguato le legioni romane, impostandole non più su uno schema rigido, ma rendendole mobili ed adattabili alle mosse del nemico.
Erano passati sette anni dal Trasimeno e sei da Canne, quando Scipione ottenne le prime vittorie in Spagna, mentre anche in Italia i cartaginesi avevano perso il controllo delle città di Capua e Siracusa. Era, di fatto, l'inizio della riscossa che vide man mano Roma prevalere sui nemici, fino a quando Annibale lasciò l'Italia per tornare in Africa, a soccorrere la stessa Cartagine, minacciata dall'esercito romano, guidato proprio da Scipione.


Heinrich Leutermann. Annibale nella battaglia di Canne 
Alla fine i due si affronteranno nella battaglia di Zama, in cui solo il caso, ma anche questo fa parte della storia, farà vincere Scipione, costringendo Annibale ad un ruolo secondario e condannandolo quindi all'esilio, che avrà fine soltanto con la sua morte, avvenuta per suicidio.
E se gli anni passati lontano dalla patria furono dedicati da Annibale alla ricerca di un riscatto e di una nuova occasione di scontro con Roma, misura, in qualche modo, del suo carattere indomito, il vincitore, Scipione, continuò a cercare il confronto con il cartaginese, anch'egli a sua volta sconfitto, ma dai suoi stessi concittadini, da un lato gelosi dei suoi successi , dall'altro preoccupati dal fatto che egli avesse osato rivendicare per sé stesso il riconoscimento di un aspetto quasi divino della sua persona. S'era ancora in epoca repubblicana ed il senato, trascinato da Catone, era poco disposto ad accettare simili atteggiamenti e, appigliandosi su alcuni episodi poco chiari avvenuti nel corso della sua carriera, riuscì ad emarginarlo, costringendolo a ritirarsi a vita privata.


Auguste Giraudon. Antioco III
Una nuova occasione per entrambi fu la guerra condotta contro Roma da Antioco III, presso la corte del quale era riparato Annibale. La sconfitta del re siriano però, era destinata a travolgerli nuovamente, e mentre per Annibale il destino aveva in serbo il definitivo declino ed il suicidio, Scipione, che aveva seguito il fratello Lucio in Grecia, fu accusato di aver dettato ad Antioco condizioni di pace troppo blande, per ottenere la liberazione del figlio, fatto prigioniero, e di aver accumulato ricchezze, non dichiarandole come bottino di guerra. Sdegnato da entrambe le affermazioni, la prima delle quali era senz'altro falsa, Scipione si ritirò definitivamente nella sua semplice casa di Literno dove morì di malattia,  a 52 anni, nello stesso periodo in cui moriva anche Annibale. 

Nicolas Poussin. La clemenza di Scipione (1640)
La storia dell'epoca perdeva quindi, quasi contemporaneamnte, due dei suoi più significativi protagonisti. Entrambi avevano giocato un ruolo fondamentale nel destino dei rispettivi paesi ed entrambi ne avevano subito le conseguenze, essendo stati abbattuti non dal nemico, ma dalle invidie e dai rancori suscitati in patria. 
Entrambi erano stati infine uomini soli, proprio per le loro capacità che li collocavano fuori dal comune sentire, e superiori a coloro che avrebbero dovuto essere loro pari e che non si erano rassegnati ad accettarne il ruolo dominante.
Giovanni Brizzi costruisce una narrazione delle vicende, "riempiendo" alcune lacune storiche, per rendere il racconto più fluido ma alla fine, quando si passa all'approfondimento ed alle note bibliografiche, ci si rende conto di quale e quanto lavoro ci sia dietro a questa "invenzione", e quanta esperienza sia necessaria per poter scrivere un libro come questo. Praticamente non c'è nulla di non verificato ed ogni parte aggiunta alla storia documentata è resa plausibile dalla verifica delle fonti e degli studi storici.
Particolarmente interessante risulta poi l'accurata ricostruzione delle battaglie, di cui l'autore è uno specialista, nonché della società romana dell'epoca, in bilico tra l'epoca repubblicana ed i sentori di un'evoluzione diversa, avversata da qualcuno ma ormai evidente anche in alcuni aspetti culturali che la caratterizzano, come l'accettazione dei modelli ellenistici, che pian piano vengono assunti e diffusi all'interno delle classi sociali più abbienti, per non parlare degli aspetti cultuali che la cultura greca porta con sé e dei quali si trova traccia nel periodo in questione.
Brizzi, a mio avviso, ha il merito di mettere in evidenza questi elementi rendendo particolarmente interessante il suo racconto e centrando appieno l'obiettivo di renderlo anche piacevole. 
Il libro, benché uscito qualche anno fa, è stato presentato alla 28a Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, lo scorso ottobre, in cui Giovanni Brizzi è stato presente in quanto coautore del bel film sulla battaglia del Trasimeno. 

Giovanni Brizzi, Scipione e Annibale. La guerra per salvare Roma, Laterza 2009 (anche in Amazon e scaricabile in formato Kindle)



giovedì 21 dicembre 2017

Informazioni pratiche per un viaggio a Roma


Roma. Colosseo dal Palatino (foto Daniela Durissini)
Ora che il nostro viaggio a Roma si è felicemente concluso, ho pensato di fornire alcune indicazioni utili a chi avesse intenzione di andarci e già non conoscesse bene la città.

Come arrivare

Noi siamo arrivati a Roma in auto, dato che sia all'andata che al ritorno ci siamo fermati lungo la strada per visitare rispettivamente San Gimignano ed Assisi. L'entrata a Roma è piuttosto complicata ma, con l'aiuto fondamentale del navigatore, siamo approdati con relativa facilità al nostro albergo, in zona Villa Borghese. L'hotel Villa Pinciana, dove ci siamo trovati molto bene, è dotato di parcheggio. I prezzi del soggiorno variano, anche di molto, a seconda della stagione e del momento, come del resto accade per tutte o quasi le sistemazioni romane, pertanto occorre monitorare le offerte, se si vuole risparmiare qualcosa. Nella zona sono presenti alcuni parcheggi a pagamento che offrono tariffe speciali, se la permanenza supera la giornata.

Se si arriva a Roma in aereo entrambi gli scali sono collegati al centro mediante i mezzi pubblici. Anche i taxi offrono tariffe convenzionate per la corsa verso Ciampino (euro 38) e Fiumicino (euro 45).

Con il treno si arriva alla stazione Termini da cui con mezzi pubblici o taxi si arriva in albergo.

Adesso si arriva a Roma anche con il servizio Flixbus, molto economico, che ferma alla Tiburtina.

Dove soggiornare

Roma. Parco di Villa Borghese (foto Daniela Durissini)
Come detto noi abbiamo scelto un albergo nella tranquilla zona di Villa Borghese, distante 700 metri dalla stazione Barberini della metropolitana, ma molto più vicino alle fermate dei bus diretti al centro. Non abbiamo verificato la frequenza dei bus e della metro perché ci siamo sempre mossi a piedi, però ci hanno detto che entrambi non funzionano bene, il che rende difficile, per chi non è abituato a camminare tanto, il soggiorno in una zona oggettivamente lontana dalla maggior parte delle attrazioni. La questione non va sottovalutata, perché le distanze sono notevoli, e non si cammina nemmeno in piano. Gli alberghi in centro hanno prezzi maggiori e difficilmente posseggono il parcheggio privato, però ci sono molti B&B ed affittacamere che vanno presi in considerazione e valutati, magari con l'aiuto di Tripadvisor o Booking.

Dove mangiare

Grazie all'ottima colazione dell'albergo non siamo stati costretti a fare un pasto abbondante a pranzo, il che è stato senz'altro utile per poter usufruire dell'intera giornata a disposizione per le visite. Evitando i ristoranti veri e propri abbiamo provato alcuni bar del centro, che offrono anche qualche pasto veloce, come "Dante's", in via del Corso, dove ci siamo trovati molto bene, come l' “Antico Forno”, vicino a Ponte Sant'Angelo, superlativo, o le varie pizzerie “al taglio”, alcune delle quali servono prodotti di qualità, come alla “Boccaccia”, di via Leonina, zona Suburra, o alla “Focaccina di Serafina”, di via di Sant'Andrea delle Fratte, ma per lo più abbiamo preso il gelato al “Cannolo siciliano”, di via Quattro Novembre, dove abbiamo trovato cortesia, ottimi prezzi ma, soprattutto un gelato buonissimo.

Roma. "Il Cannolo siciliano" (foto Daniela Durissini)
Per il caffè la sosta classica della mattina è diventato per noi il "Caffè Greco", di via Condotti, dove il caffè costa 1,70 euro se consumato in piedi e 7 euro se ci si siede (noi ci siamo seduti una sola volta, di pomeriggio, nell'ultimo tavolino disponibile, vicino alla cassa). Il posto, molto noto per il suo passato e per le frequentazioni di artisti ed intellettuali è, in genere, affollatissimo. I dolci (che costano 12 euro l'uno) vengono serviti in porzioni abbondanti e sembrano molto buoni (non abbiamo sperimentato).

Roma. Caffè Greco (foto Daniela Durissini)
Nei dintorni si trovano locali, molto meno attraenti, dove, se ci si siede, si paga il caffè 3 euro, mentre in via del Babuino, al “baretto”, fanno un ottimo caffè per 1 euro (seduti 2,50).
Di sera abbiamo cenato, in genere, vicino all'albergo, perché abbiamo avuto la fortuna di incontrare “Brancaleone”, un locale particolare, con personale gentilissimo e sorridente, che a prezzi equi serve piatti tradizionali, assai gustosi. Le porzioni non sono enormi. Per cambiare abbiamo tentato anche al “San Marco”, dove ci siamo trovati assai male, ed al “Pomodorino”, dove abbiamo mangiato discretamente, in un salone enorme e quasi del tutto vuoto. Una sola volta abbiamo cenato in un locale in centro, il "Delizioso", in via della Mercede, assai criticato su Tripadvisor ed in effetti piuttosto squallido, ma dove ci hanno portato una cacio e pepe niente male (sarà stato un caso fortunato?).
Di locali ce ne sono tantissimi, e per questo la scelta è difficile; sembrano un po' meglio, come prezzi e come qualità, alcuni a Trastevere ed alcuni nei dintorni del Pantheon, però non si può pensare di cenare troppo lontano dall'albergo, a meno di non tornare in taxi.

Visite culturali

Capitolo delicato questo, per una città come Roma che non si finisce mai di scoprire. Infatti, un discorso va fatto per coloro che non ci sono mai stati, un altro per coloro che la conoscono e che vi tornano più volte. Noi, fortunatamente, avevamo già visto diverse cose, tra cui la Basilica di San Pietro ed i Musei Vaticani. Ci dicono infatti, e ce l'hanno confermato anche sul posto, che i Musei Vaticani ormai non si possono visitare, perché anche se si è muniti di biglietto salta code, si viene travolti dalla massa che si ferma, di preferenza, davanti alle opere più famose, per non parlare della Cappella Sistina, che così non si possono ammirare con la dovuta, e sperata, tranquillità. Anche per la Basilica le file sono chilometriche.

Roma. Vaticano (foto Daniela Durissini)
Un discorso a parte va fatto per tutti gli ingressi sorvegliati e dotati di metal detector, poiché è ovvio che, anche con il biglietto salta code, capiti di fare la fila per i controlli di routine (a noi è successo al Colosseo, per esempio, ed ai Fori Imperiali). Roma, infatti, è costantemente visitata da migliaia di persone, e le mete più ambite sono comunque e sempre affollate. In dodici giorni a Roma, in cui passavamo quasi ogni giorno davanti alla Fontana di Trevi, ci è capitato di vedere poca gente una volta soltanto. Quasi tutte le mete turistiche più ambite sono, giustamente, pattugliate e di questo servizio bisogna essere grati ai ragazzi dell'esercito e delle forze dell'ordine che lo attuano e occorre pazientare se vengono effettuati i controlli. A noi non è successo, ma abbiamo visto una lunga fila per entrare al Pantheon, il cui ingresso è gratuito, ma le cui visite vengono contingentate.

Roma. Pantheon (foto Daniela Durissini)
Dato che le occasioni di visita sono tante, si può pensare di risparmiare qualcosa (comprese le lunghe file alle biglietterie) nella prima domenica del mese, ma inevitabilmente la vostra visita sarà un po' ...affollata. Per questo motivo noi abbiamo scelto i Fori Imperiali ed il Colosseo, perché almeno lì la folla si disperde (oddio! per il Colosseo non è proprio così perché l'abbiamo visto pieno come nel periodo dei migliori spettacoli di gladiatori).
Per quanto riguarda i musei, a Palazzo Barberini bisogna lasciare le borse, anche piccole, negli armadietti all'ingresso, ma questo dipende da chi controlla in quel momento, poiché non è una regola valida sempre e per tutti. Alla Galleria di Villa Borghese bisogna lasciare tutte le borse (anche quelle piccole) ed anche le custodie delle macchine fotografiche, a meno che non stiano in tasca. Questo può creare qualche fastidio e perciò bisogna prepararsi adeguatamente. Nella maggior parte dei musei, peraltro, questo non succede e sono tollerate anche le borse piccole.

Roma. Villa Borghese (foto Daniela Durissini)
Il costo dei biglietti varia da 5 euro a 25, a seconda del museo e della gestione dello stesso.
Se siete stufi di vedervi costantemente circondati da una folla vociante e spesso irrispettosa del diritto di tutti di vedere le cose, recatevi alle Terme di Caracalla, interessantissime ed inspiegabilmente trascurate (per fortuna).

Roma. Terme di Caracalle (foto Daniela Durissini)
Anche i Musei Capitolini si possono visitare con tranquillità, per non dire della preziosa Villa Giulia, splendida dimora, in cui si trova il Museo Etrusco (non ci va quasi nessuno). Un altro posto assolutamente da vedere e poco visitato è il palazzo Doria-Pamphilj, con la sua galleria. I quadri sono esposti in modo bizzarro, nel nostro concetto attuale, ma bisogna dire che la galleria rispecchia appieno lo spirito dei collezionisti che hanno raccolto questa grande massa di dipinti e sculture. All'interno c'è anche una caffetteria, cosa piuttosto rara nei musei romani (ai Capitolini c'è e funziona discretamente, ed è un bene, data la mole di opere d'arte da vedere).

Roma. Piede della statua colossale di Costantino (foto Daniela Durissini)
Per quanto riguarda i biglietti salta code, noi li avevamo solo per il Colosseo, poiché ce li hanno dati assieme a quelli dei Fori Imperiali, nella prima domenica del mese, e ci sono serviti per saltare la lunghissima coda che si era formata per ritirare alla biglietteria i biglietti gratuiti!!!! Negli altri posti non abbiamo trovato mai code alle biglietterie.
In effetti a Roma i turisti a seguito delle guide vanno al Vaticano, ai Fori Imperiali, al Colosseo, alla Fontana di Trevi e qui troverete sempre tanta gente. Anche al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme abbiamo trovato alcune guide che bloccavano il loro gruppo per tanto tempo davanti a singole opere, ma abbiamo fatto il giro all'incontrario e così abbiamo ovviato al problema. Del resto lì ci interessavano principalmente gli affreschi della villa di Livia e quelli delle altre dimore di epoca imperiale.

Roma. Fontana di Trevi (foto Daniela Durissini)
A questo proposito un avvertimento: è ovvio che non si possa vedere tutto e soprattutto che non si possa vedere tutto con interesse, perché fatalmente, dopo un po', l'attenzione cala, perciò sarà meglio informarsi prima di entrare in un museo e puntare a ciò che si ritiene di maggior interesse, tralasciando il resto, altrimenti si viene sopraffatti e non ci si gode la visita.
Un piccolo consiglio per San Pietro in Vincoli. Poiché la chiesa osserva la chiusura all'ora di pranzo ed apre alle 15, a quell'ora si forma, in genere, una cospicua fila all'ingresso, che poi si trasferisce, compatta, al Mosè di Michelangelo. Dopo un quarto d'ora, davanti al capolavoro non c'è quasi nessuno!

Roma. San Pietro in Vincoli. Mosè (foto Daniela Durissini)
Infine un ultimissimo consiglio: camminate senza meta per le strade di Roma, sui sanpietrini sconnessi, alzate lo sguardo e ammirate quello che vi circonda, al di là del noto, vedrete scorci stupendi, quasi segreti, in un posto dove passano migliaia di persone. Fermatevi ad osservare il tramonto, questo in compagnia di molti, dalla cima della scalinata di Trinità dei Monti, quando le cupole della città si stagliano contro il cielo che assume man mano tutte le tonalità del rosa, guardate le facciate delle vecchie case, tinte di quel giallo caldo e così particolare che è tipico di Roma. Ne rimarrete incantati. 
E fate un salto al Pasquino, vi divertirete!

Questo è un piccolo riassunto pratico, attuale perché desunto dal nostro recentissimo viaggio a Roma, con il quale spero di essere stata utile a chi sta programmando una visita ad una delle città più belle del mondo.