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martedì 18 aprile 2017

San Canziano (Škocjan). Storia e archeologia


Castelliere di San Canziano
Ricostruzione del castelliere di San Canziano (foto Daniela Durissini)


Al di là dell'importanza scientifica e turistica delle celebri grotte nelle quali scorre il fiume Timavo, San Canziano (Škocjan) sul Carso Sloveno, è una località storicamente interessante che porta i segni evidenti di una continuità abitativa che ebbe inizio dalla preistoria. Il breve itinerario che conduce dal centro del paese al vicino borgo di Betanja offre la possibilità di riconoscere queste importanti evidenze. Una serie di cartelli bilingui (sloveno/inglese) accompagna il percorso che si snoda lungo carrarecce e stradine secondarie, partendo dall'area dello stagno, un tempo usato per l'abbeveraggio degli animali ed oggi riattato al solo scopo esplicativo dell'attività di allevamento un tempo praticata in zona ed ora, a dire il vero, in netto recupero.
Tutta l'area di San Canziano è estremamente ricca di importanti siti archeologici. Le prime tracce della presenza umana risalgono a 5000 anni or sono. Nelle grotte Tominčeva Jama e Roška špilja, due importanti siti archeologici ipogei, si sono trovati reperti risalenti all'età del rame ed alla prima età del bronzo, alcuni dei quali inusuali per la cultura locale ed evidentemente portati da località lontane, il che ha orientato gli studiosi verso l'ipotesi di una frequentazione di tipo cultuale dell'area. San Canziano, doveva essere già allora un luogo di pellegrinaggio, legato senza dubbio alla presenza delle acque del fiume che si inabissa misteriosamente nelle profondità della terra (per uscire poi in mare a San Giovanni di Duino), e come tale era anche un luogo di scambio di merci ed una località ricca, rispetto a quelle circostanti.


Tabella esplicativa del percorso (foto Daniela Durissini)


A conferma di questa teoria si sono trovati sul fondo della Velika jama na Prevali o Mušja jama, formata da un pozzo di più 50 metri, resti di armi, ma anche di vasellame in bronzo, databili dal XII all'VIII secolo a.C., provenienti sia dalla zona mediterranea che da quella pannonica, gettate nell'abisso a seguito di pratiche rituali.
Un'importante necropoli è stata trovata sotto Brežec, con più di trecento sepolture, alcune delle quali datate fin dall'XI secolo a.C. e contenenti corredi funerari in ferro, mentre all'epoca questo meteriale era assai poco diffuso nell'Europa centrale. La maggior parte delle sepolture sono comprese tra il IX e l'VIII secolo.
Sepolture sono state trovate anche presso la Okostna jama, ed in una di queste è stata rinvenuta una situla bronzea con un'iscrizione che, per la precocità della datazione (IV secolo a.C.) viene ricollegata alle pratiche cultuali della zona.
Risalendo il colle alle spalle dell'abitato ci si trova nel sito dove furono rinvenuti i resti di un castelliere, villaggio fortificato, posto sulla sommità dell'altura e circondato da mura di difesa realizzate in pietra. Accanto al lato meridionale della cinta muraria è stato trovato un deposito contenente il cosiddetto tesoretto di San Canziano, composto da collane, bracciali, ciondoli, databili al V secolo a.C..



Tabella esplicativa (foto Daniela Durissini)


Sulla cima del colle si trova la ricostruzione di una casa in pietra con un tetto in paglia usato anticamente e sostituito in seguito, laddove la presenza del materiale lapideo lo rese possibile, dal classico tetto in pietra. L'edificio ospita un piccolo museo etnografico. 




San Canziano Museo etnografico
Museo etnografico (foto Daniela Durissini)



Ancor più avanti un altro stagno e, di fronte, un'apertura nel muro che delimita la strada e che consente di affacciarsi in tutta sicurezza sulla profonda fenditura che giunge fino alla caverna dove scorre il Timavo poco prima di inabissarsi. Il paese infatti, che conserva ancora l'impianto medievale, è stato costruito sul ponte naturale che separa le due grandi caverne in cui scorre il fiume.



Fenditura verso il Timavo (foto Daniela Durissini)


La profonda fenditura della roccia misura 90 metri ed è larga 22 metri.
Poco più avanti la chiesa, di origini antiche, ma ristrutturata nel corso dei secoli XVII e XIX.
Di grande interesse la titolazione a San Canziano, che corrisponde a quella di molte altre chiese della zona e che è strettamente legata alla presenza delle acque.




Chiesa di San Canziano
Chiesa di San Canziano (foto Daniela Durissini)



Scendendo si arriva al piccolo abitato di Betanja, che presenta edifici rurali chiusi e cinti da mura, con cortile interno e pozzo centrale. L'edificio di questo tipo costituiva un nucleo autonomo e autosufficiente ed alla casa principale affiancava, piccole dipendenze rustiche per il ricovero di animali ed attrezzi. Uno di questi edifici conserva ancora la tipica copertura in pietra. 



Betanja. Edificio con copertura in scandole di pietra (foto Daniela Durissini)


 (click) Notizie sull'archeologia nella zona di San Canziano 




mercoledì 12 aprile 2017

Charles Darwin e il viaggio sul Beagle

Charles Darwin. Viaggio di un naturalista intorno al mondo (The Voyage of the Beagle)



Charles Darwin ritratto in età giovanile da George Richmond


Charles Darwin (1809-1882) aveva solo 22 anni quando si imbarcò sul Beagle, la nave che il comandante Robert Fitzroy doveva condurre in un lungo viaggio intorno al mondo.



Robert Fitzroy


Prima di quel fatidico 27 dicembre 1831 in cui la nave salpò da Plymouth, non aveva combinato gran che. Avviato dal padre agli studi di medicina, presso l'Università di Edimburgo, se n'era ritratto perché troppo sensibile alle pratiche della sala anatomica, ed anche perché, fin da bambino, s'era interessato piuttosto alla storia naturale e preferiva trascorrere le sue giornate all'aperto, raccogliendo ogni sorta di insetti e di minerali che collezionava testardamente, contro il parere dei genitori. Il padre allora lo aveva mandato a Cambridge, al Christ's College, sperando in una carriera ecclesiastica, che non ebbe seguito, dato che anche in questo il ragazzo non si sentiva portato. Almeno lì però aveva concluso gli studi, pur continuando a leggere testi di storia naturale, materia della quale era diventato un esperto, tanto che il noto geologo Adam Sedgwick gli aveva chiesto di accompagnarlo in una campagna di rilievi effettuata in Galles, nell'estate del 1831.
Nello stesso anno era prevista la partenza del Beagle ed era stata messa in conto la presenza a bordo di un noto entomologo, L. Jenyns, ma avendo questi rinunciato, il professor John Stevens Henslow, con cui Darwin, negli anni di Cambridge, aveva studiato botanica, lo aveva proposto come sostituto. Charles aveva rifiutato, spinto anche dal padre che non poteva credere che non si trovasse nessuno più esperto del figlio per quell'impresa, e perciò guardava all'incarico con sospetto, ma per fortuna era intervenuto lo zio, a convincere entrambi della grande opportunità offerta ad uno studioso così giovane e Charles s'era presentato a Fitzroy, il quale lo aveva accettato.



Viaggio del Beagle


In realtà i due non andarono troppo d'accordo, nel corso del viaggio, dovendo anche condividere la cabina, che Charles riempiva di reperti raccolti durante le soste della nave. Ma non si trattava solo del fastidio dovuto alla lunga convivenza (in realtà il viaggio, che originariamente doveva durare due anni ne prese ben cinque), i due avevano caratteri opposti ed idee completamente diverse. Robert Fitzroy era una persona molto particolare, soggetto a delle ire improvvise, come a delle riconciliazioni altrettanto imprevedibili (noti alcuni episodi in cui cacciò Darwin per poi riaccoglierlo come se niente fosse accaduto), ed inoltre il suo viaggio era il secondo nelle terre australi (durante il primo viaggio, sempre a bordo del Beagle, aveva sostituito il capitano, suicidatosi), da dove la prima volta aveva prelevato quattro nativi Yamana per condurli in Inghilterra, promettendo loro un ritorno certo entro un anno. Durante il viaggio uno di questi era morto, ma il capitano voleva senz'altro mantenere la parola data e perciò aveva organizzato la seconda spedizione per riportare gli altri tre e, non trovando finanziatori, aveva in un primo momento impiegato tutto il suo denaro. Poi venne allestita una nuova spedizione scientifica, con l'intento di realizzare delle carte nautiche che aiutassero le imbarcazioni, sempre più frequenti, sulle complesse rotte meridionali degli oceani. Aveva quindi delle motivazioni forti ma aveva dimostrato una tenacia fuori dal comune, mentre Charles era un ragazzo inesperto, che si lanciava volentieri in ogni avventura quando si trattava di scendere a terra per poter compiere le sue osservazioni naturalistiche. Ed in effetti sui cinque anni che durò il viaggio, Darwin ne trascorse più di tre ad esplorare le terre toccate dal Beagle, allontanandosi dalla nave anche per parecchio tempo. Questo consentì ad entrambi di portare a compimento il viaggio.
La nave attraversò l'Oceano Atlantico, passando per Madera, le isole del Capo Verde, e arrivò in Brasile. Lì avvenne la prima delle famose discussioni in toni accesi tra Darwin e Fitzroy che manifestò l'intenzione di lasciare il povero Charles a terra, pentendosi poco dopo. Darwin prese a trascorrere lunghi periodi sulla terraferma raggiungendo la nave nei successivi approdi ed approfittando per spedire in Inghilterra i reperti, tra i quali vi erano anche grandi ossa di mammiferi estinti. Ma il viaggio si fece particolarmente interessante quando si trattò di scendere ancor più, lungo le coste dell'America meridionale. In Patagonia Darwin incontrò i nativi Yamana, popolazione alla quale appartenevano i tre condotti in Inghilterra e si sorprese per le loro abitudini, per l'indifferenza con la quale sembrarono accogliere i loro parenti che avevano viaggiato in Inghilterra, per le condizioni di vita. 



Fuegino ritratto da Conrad Martens durante il viaggio del Beagle

Anche il missionario che aveva accompagnato i tre e che si proponeva di rimanere in terra del Fuoco per tentare di evangelizzare i nativi, di fronte alla distruzione della missione ad al furto delle suppellettili preferì risalire a bordo della nave. Peraltro poterono constatare che, dopo qualche mese, quando il Beagle fece ritorno, dopo un anno, dopo aver visitato le isole Falkland, aver risalito la costa fino a Montevideo, ed essere sceso nuovamente verso sud, trovarono uno dei Fuegini, Jimmy Button, il quale era ritornato alla vita precedente senza alcun apparente rimpianto per quella che aveva condotto in Inghilterra.
Finalmente, e s'era ormai nel 1834, la nave attraversò lo stretto di Magellano ed iniziò a risalire la costa del Cile. Qui Darwin ebbe modo, tra l'altro, di visitare la Cordigliera delle Ande, attraversandola e scendendo alla città di Mendoza, per poi tornare a Valparaiso e reimbarcarsi. Inoltre assistette al terremoto di Valdivia, che distrusse la città ed anche quella di Conception, 300 chilometri più a nord, e ne rimase molto impressionato. Osservando la linea dei mitili che emergeva di più di due metri dalla superficie del mare dedusse che questi fenomeni facevano alzare la superficie terrestre.



Resti della cattedrale di Conception (John Clements Wickham)


S'era nel 1835 ed il Beagle fece rotta verso ovest, salpando verso le isole Galapagos, che regalarono a Darwin altre scoperte naturalistiche di rilievo, mentre era già giunta notizia in Inghilterra delle sue sensazionali scoperte e molti autorevoli scienziati avevano iniziato ad esaminare i reperti che aveva spedito.
Le tappe successive furono le isole della Società, Tahiti, dove Darwin ebbe modo di notare la differenza tra i nativi dell'isola e quelli della Terra del Fuoco, la Nuova Zelanda, l'Australia, dove incontrò gli aborigeni, ritenuti peggiori degli abitanti di Tahiti ma migliori dei Fueghini, che proprio non gli erano piaciuti. Il suo resoconto si fa qui più stringato e lo spazio dedicato alle esplorazioni è sempre più contenuto. Il ritorno della nave avvenne attraverso l'Oceano indiano, le isole Mauritius, il Capo di Buona Speranza, Città del Capo, l'isola di Sant'Elena, l'isola di Ascensione, le isole Azzorre, ed approdò in Cornovaglia il 2 ottobre 1836, quindi quasi cinque anni dopo la partenza.
Il libro-resoconto di questo viaggio venne pubblicato già nel 1839 e da allora ha avuto innumerevoli edizioni in tutte le lingue. La parte più significativa è quella che descrive il viaggio nell'America Meridionale.
Durante il viaggio, e successivamente, esaminando i suoi appunti ed i reperti, Darwin elaborò una sua teoria, sull'evoluzione delle specie, che gli inimicò parte del pubblico più ortodosso ma che, pur non priva di errori, divenne uno dei pilastri della scienza moderna. La pubblicò nel 1859 in un volume The origin of species (L'origine delle specie), che andò esaurito in pochissimo tempo.


Charles Darwin


Darwin ebbe la soddisfazione di veder riconosciuto in vita il suo lavoro e quando morì, il 19 aprile del 1882, venne sepolto nell'abbazia di Westminster, accanto a John Herschel e vicino a Isacco Newton.




martedì 11 aprile 2017

Aquileia. Casa delle bestie ferite. Nuovi ritrovamenti


Aquileia. Museo archeologico


Oggi è stata data notizia alla stampa del ritrovamento, ad Aquileia, di sette ulteriori vani, appartenenti verosimilmente al complesso della Casa delle Bestie ferite, domus scavata dal 2007 dal team dell'Università di Padova, su concessione della Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Friuli Venezia Giulia. I pavimenti musivi che sono venuti alla luce, presentano decorazioni geometriche nei colori bianco e nero con decori vegetali e a crocette, ed uno è in terracotta, ed erano sepolti sotto uno strato di soli 20 cm di terra. Il nuovo ritrovamento è ubicato all'incrocio tra la via Julia Augusta e la via delle Vigne vecchie. L'analisi stratigrafica ha consentito di individuare quattro fasi di realizzazione dell'edificato comprese tra la fine del I secolo d.C. ed il IV secolo. Naturalmente ci vorrà diverso tempo prima che l'area possa essere fruita dal pubblico, considerato che la stessa domus è generalmente chiusa, tranne in rare occasioni in cui vengono organizzate delle visite guidate, e ciò in quanto si devono ancora completare gli studi sull'intero complesso che, come si è visto, riserva ancora delle sorprese. Lo scavo non è ancora ultimato.



Aquuileia. Pavimento musivo della Domus e Palazzo episcopale 

La Casa delle bestie ferite




Ubicata nei quartieri settentrionali della città romana, fu costruita tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d. C., ma conobbe il suo maggior sviluppo attorno al IV secolo, allorché si procedette all'ampliamento di cui si è trovata traccia nella decorazione musiva geometrica e con figure. La domus, nell'assetto finale, si sviluppava attorno ad una corte centrale, sulla quale si affacciavano i diversi ambienti, tra cui un'ampia sala di rappresentanza i cui pavimenti musivi raffigurano scene di caccia con animali feriti (da cui il nome dato alla domus) e scende allegoriche riferite alle stagioni, mentre in un'altra stanza il pavimento a mosaico raffigura una donna con dei fiori, pesci ed uccelli. Il pavimento della sala maggiore è uno delle più significative realizzazioni a mosaico rinvenute finora ad Aquileia.


Aquileia romana


Foto del pavimento ritrovato (Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, FVG)


Foto del pavimento musivo della Casa delle bestie ferite (MIBACT)


giovedì 6 aprile 2017

Codex purpureus rossanensis. Uno splendido manoscritto medievale


Codex purpureus rossanensis. Giuda


Il codex purpureus è un evangeliario greco miniato datato al VI secolo, originario della Siria o della Palestina, portato probabilmente in Italia dai monaci melchiti fuggiti verso occidente, tra i secoli VIII-IX, sia a causa dell'odio iconoclasta dei bizantini, sia a causa delle invasioni arabe. Rimasto nell'oblio per secoli venne nuovamente alla luce nel 1879, grazie allo studioso tedesco Adolf von Harnack,


Adolf von Harnak


che lo ritrovò nella sacrestia della cattedrale di Rossano e fu studiato e pubblicato da O. von Gebhardt (Die Evangelien des Matthaus und des Marcus aus dem Codex purpureus Rossanensis, Leipzig 1883). Prima di loro ne aveva fatto cenno Cesare Malpica, nel suo Diario di viaggio (1845-47).



Cesare Malpica


Il codice era già stato studiato dal canonico Scipione Camporota attorno al 1831, ma questi non ne aveva dato notizia. 


Il manoscritto




Il manoscritto, su supporto pergamenaceo, è tinto di rosso porpora. 



Codex purpureus rossanensis. Ultima cena


E' composto di 188 fogli e riporta i testi dei Vangeli dei Matteo e Marco (quest'ultimo mutilo), ed una lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli; è in lingua greca; la scrittura è un'onciale molto bella e dal ductus regolare, vergata su due colonne. 



Codex purpureus rossanensis. Esempio di scrittura


E' arricchito da 15 miniature, superstiti di un più ricco corredo iconografico, che illustrano la vita di Gesù nella settimana precedente la crocifissione. 



Codex purpureus rossanensis. Entrata di Gesù a Gerusalemme e Purificazione del Tempio


Ogni miniatura occupa un intero foglio, e tutte assieme riproducono un ciclo pittorico ecclesiastico, rappresentando un unicum tra i codici miniati.



Codex purpureus rossanensis. Agonia nel Getsemani


Originariamente il codice doveva presentare circa 400 pagine, in quanto una parte, contenente gli altri due Vangeli, è andata perduta.
Nel 2012 il codice è stato inviato all'Istituto Centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario per essere restaurato e studiato e nell'estate del 2016 è tornato a Rossano, dove un museo anch'esso rinnovato ed una sala dedicata hanno accolto l'opera, che necessita di particolari tecniche di conservazione. 
Nel 2015 è stato riconosciuto Patrimonio dell'umanità dell'Unesco ed inserito tra i nuovi documenti del Registro della memoria mondiale.




⇒ Testo della lettera di Eusebio a Carpiano


⇒ Sito ufficiale del Museo Diocesano e del Codice di Rossano


mercoledì 5 aprile 2017

Il paese sottile. Viaggio in Cile






Sara Wheeler, scrittrice e viaggiatrice britannica, ha pubblicato questo libro in lingua inglese Chile: Travels in a Thin Country, nel 1994. In italiano lo si trova con il titolo Il paese sottile. Viaggio in Cile (Neri Pozza, 2004). L'autrice, dopo aver scritto del suo viaggio nell'isola greca di Eubea e di questo, durato sei mesi, lungo tutto il Cile, è stata accettata dalla US National Science Foundation come prima donna scrittrice residente per un periodo al Polo Sud. Per questo motivo ha potuto rimanere per sette mesi in Antartide. Naturalmente ne ha ricavato, oltre ad una straordinaria esperienza, un nuovo libro: Terra Incognita: Travels in Antarctica (1997).






Ma tornando al libro in questione, dedicato al Cile, devo dire che non mi è piaciuto molto. L'autrice, infatti, l'ha percorso più o meno integralmente, dal deserto di Atacama alla Patagonia, con i mezzi più svariati, come capita a chi viaggia prendendosi del tempo e volendo vedere tutto quello che si può, ma a mio avviso non ha saputo rendere quello che è il vero spirito del paese, malgrado il suo viaggio sia stato abbastanza completo e sia durato piuttosto a lungo. 
Lo segnalo ugualmente perché comunque, all'epoca in cui è uscito, più di vent'anni fa, costituiva una pietra miliare per coloro che desideravano viaggiare nel paese, e perché riesce a dare un'idea di quello che c'è da vedere percorrendolo. E, come si sa, il Cile, paese sottile sì ma molto lungo, presenta regioni molto diverse tra loro, ed è in grado di soddisfare le aspettative di ogni viaggiatore, grazie ai suoi paesaggi straordinari, alle vaste aree naturali intatte, alla gentilezza della popolazione.
Il libro, a mio avviso, pecca di un'esagerata propensione ai dettagli, che però non trova riscontro in un'altrettanta curiosità verso quella che è e che è stata la storia del paese e, dicendo questo, non mi riferisco soltanto alla storia recente ma anche e soprattutto a quella dei secoli XVIII, XIX ed inizio XX, periodi di formazione e di connotazione dello stato cileno, in cui le popolazioni indigene furono vinte e sottomesse in nome del nuovo assetto politico e sociale del paese.

Certo, si potrebbe dire, questo è solo un libro di viaggio, una relazione di un percorso da Nord a Sud, ma il Cile, a ben guardare, presenta un po' dovunque i segni della sua storia, per certi versi assai travagliata, che non si può non vedere o vedere solo parzialmente. 

martedì 4 aprile 2017

Por la carretera austral


Edizione Kindle Amazon (2016)


Por la carretera austral di N.D. Alberti (Edizione e-book Kindle, 2016), è un simpatico libro, da scaricare sul proprio Kindle e portare con sé in viaggio lungo la carretera, ed è opera di un antropologo il quale, dopo essersi fermato per qualche tempo a studiare gli insediamenti della zona Mapuche del Cile, ha deciso di percorrere il paese fino in fondo, lungo la strada che collega Puerto Montt a Villa O'Higgins, ultimo avamposto in territorio cileno.
Il libro è scritto con stile agile e si legge con piacere. Dalla partenza, dalla città cui fa da sfondo la mole del vulcano Osorno, affacciata sul Pacifico, in fondo ad un'insenatura formata dall'isola di Chiloé, si percorrono assieme all'autore le strade, anzi, la strada sola e unica, bimodale, che conduce a Chaitén, piccolo centro distrutto recentemente dalla violenza dell'omonimo vulcano che lo sovrasta e da qui più giù, a Puyuhuapi, Coyhaique, Villa Cerro Castillo, Puerto Rio Tranquillo, Cochrane, Caleta Tortel, Villa O'Higgins, dove, dato l'approssimarsi dell'inverno e l'impossibilità di effettuare la traversata a piedi verso l'Argentina, il viaggio ha termine, proprio sulla riva di quel lago O'higgins che divide i due stati, dove l'autore giunge da solo, a piedi, in un giorno di autunno avanzato.
La carretera viene percorsa integralmente dall'autore con mezzi pubblici ed egli si prende tutto il tempo necessario a completare il percorso senza tralasciare niente di importante, fermandosi a parlare con le persone che incontra lungo la strada, nelle piccole biblioteche di paese, nelle località che il turista frettoloso non vedrà che dal finestrino del pullman. Per questo motivo il libro è utile al viaggiatore che vuole comprendere lo spirito della carretera, il significato che questo percorso ha ed ha avuto per il paese ed in particolare per la Patagonia cilena. Non mancano indicazioni precise sulla storia, molto travagliata, della strada, costruita con uno sforzo enorme e non senza un tributo in vite umane, disboscando una lunga striscia di territorio, facendo il fondo stradale, riuscendo a superare dislivelli notevoli. Un'opera grandiosa, che ancor oggi è (colpevolmente) intitolata a Pinochet, poiché se è vero che fu il dittatore a volerla, in parte per potersi fregiare di una realizzazione ambiziosa ed in altri tempi impensabile, in parte per completare il suo disegno di unione del paese (che comprendeva anche il disconoscimento delle diverse origini e tradizioni delle popolazioni indigene), è anche vero che le condizioni in cui operarono coloro che materialmente la realizzarono meriterebbero maggiormente un riconoscimento nazionale.



Caretello della Carretera Austral (foto Alberto Alerigi)


Piuttosto divertente la lettura delle piccole disavventure vissute dall'autore lungo il cammino e molto interessanti le storie relative all'insediamento sul territorio di grandi aziende alle quali lo stato ha svenduto, a partire dalla fine del XIX e per tutto il XX secolo, una gran parte del territorio del sud. Queste imprese posseggono ora boschi e montagne e laghi, mentre il diritto di sfruttamento delle acque dei fiumi è stato concesso ad alcune multinazionali dell'energia che sarebbero intenzionate a costruire delle dighe, avversate dalle popolazioni locali in quanto distruggerebbero zone incontaminate (ed anche la seppur modesta industria turistica). Per questo motivo e per difendere il territorio rimasto integro il miliardario americano Tompkins, già proprietario della North Face, aveva acquistato nel tempo molti ettari di terra, soprattutto a ridosso delle Ande (molti nella zona di Chaitén), creando una sorta di riserva integrale, anche se di proprietà privata. 




Ora, dopo la sua morte, avvenuta nel 2015, la vedova ha ceduto allo stato questa proprietà.
Mentre la carretera fu terminata nel 1996, esattamente vent'anni dopo l'inizio ufficiale dei lavori, l'ultimo tratto di 100 chilometri, fino a Villa O'Higgins, fu aperto solo nel 2000. Inizialmente la strada era tutta in ripio, ma si sta procedendo all'asfaltatura ed ora (2017) si è arrivati a Villa Cerro Castillo. Resta comunque il fatto che in alcuni tratti la strada passa accanto a fiumi (ad esempio il mitico Rio Baker) che, se particolarmente carichi d'acqua, impediscono il passaggio, che all'inizio da Puerto Montt a Chaitén occorre servirsi di tre traghetti, che nell'ultimo tratto, si deve passare il Rio Bravo, sempre su traghetto, e che ancora molti tratti presentano non solo un fondo in ripio ma anche un fondo a dir poco irregolare, fatto che scoraggia i più a percorrere la strada con le auto.
Il libro si conclude, come detto, con l'autore che, in piena solitudine, davanti allo spettacolo del lago O'Higgins, si dichiara disposto a passare l'inverno laggiù, dove ha ritrovato una dimensione umana accettabile ed è rientrato in possesso del proprio tempo, di fronte ed a confronto con una natura ancora incontaminata ma non per questo necessariamente ostile.




lunedì 3 aprile 2017

La guerriglia letteraria. Huidobro, de Rokha, Neruda




In una libreria di Santiago ho trovato il libro di Faride Zerán La guerrilla literaria (Debolsillo, 2010), che rievoca la nota disputa, protrattasi per molti anni, tra i tre maggiori poeti cileni del secolo scorso: Pablo de Rokha, Vicente Huidobro e Pablo Neruda. Il libro ha avuto già diverse edizioni e viene riproposto ancora una volta, dato l'interesse suscitato dall'argomento, che sembra sia più attuale che mai.
L'autrice, cilena di Puerto Natales, è una nota giornalista e scrittrice, che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze del golpe militare di Pinochet del 1973, dovendo lasciare il Cile, dapprima per l'Argentina e poi per il Venezuela. Rientrata in Cile, ha ricevuto il premio nazionale per il giornalismo nel 2007.



Faride Zerán (foto Michelle Bachelet)


Il racconto, a tratti un po' ripetitivo, narra di come De Rokha, Huidobro e Neruda presentassero personalità molto diverse tra loro, che si scontrarono per il diverso approccio con la poesia, per gelosia e per questioni politiche; del resto ripetitivi, nelle loro continue schermaglie che caratterizzarono questa pervicace “guerriglia”, erano anche i tre personaggi di cui si tratta. E la cosa non si limitò a loro, ma i contrasti, anche gravi, alle volte con scene pubbliche violente, coinvolsero il partito comunista, all'interno del quale si prese posizione per l'uno o per l'altro, provocando così delle divisioni che certo, fa capire l'autrice, non furono d'aiuto nel momento in cui sarebbe stata necessaria un'unità maggiore, di fronte ai fatti drammatici che interessarono il paese in quegli anni.
La disputa, non coinvolse l'altro grande personaggio del periodo, Gabriela Mistral (1889-1957), premio nobel per la letteratura nel 1945, che non volle mai entrarvi, ma durò fino alla morte degli autori coinvolti, e si lasciò dietro una scia di polemiche mai sopite tra i seguaci delle tre diverse fazioni.



Gabriela Mistral


Vicente Huidobro (1893-1948) apparteneva ad una famiglia molto agiata ed aveva avuto la possibilità di completare gli studi presso l'Università del Cile. 



Vicente Huidobro


Successivamente era andato in Europa, dapprima a Madrid, poi a Parigi, dov'era venuto in contatto con le avanguardie, rappresentate, all'epoca, da Picasso, Mirò, Ernst e molti altri. Si era formato così un gusto molto diverso da quello degli altri due poeti, dai quali fu sempre considerato un ricco borghese che si poteva permettere di giocare con la poesia. In realtà Huidobro, tra i tre, era la personalità maggiormente formata, a contatto non solo con le avanguardie parigine, ma con tutto un ambiente culturale di grande stimolo che, nei primi anni trenta del Novecento, si muoveva tra l'Italia, la Spagna e, appunto, la Francia. Sempre a favore del Partito Comunista, combatté in Spagna nel corso della guerra civile.


Pablo de Rokha, pseudonimo di Carlos Diaz Loyola (1895-1968), non era stato ugualmente fortunato.



Pablo de Rokha (foto Pelea de Perro)


Nato in una famiglia agiata e assai numerosa, aveva completato gli studi superiori ma non aveva finito l'Università. Dedicatosi molto presto alla poesia, era stato nominato, dal presidente Juan Antonio Rios, ambasciatore culturale del Cile in America, ed aveva viaggiato molto per questo suo incarico ma, essendo riconosciuto come comunista, il nuovo presidente, Videla, lo aveva costretto all'esilio, durato fino al 1949. La moglie Winett, poetessa di notevole valore, era morta poco tempo dopo, nel 1951. 



Winett de Rokha


Nel 1955 la polemica già latente con Neruda era stata resa palese dal suo saggio Neruda y yo, nel quale rivolgeva pesanti accuse di plagio al suo antagonista, affermando tra l'altro che questi si era reso colpevole di aver ingannato il popolo con la sua opera assai poco sincera, per non dire del tutto falsa, per ciò che esprimeva nei riguardi dei lavoratori. In realtà de Rokha era sicuramente geloso di Neruda e del successo che questi, secondo il suo parere del tutto immeritatamente, otteneva. Ed è forse vero che, parte della popolarità di quest'ultimo era dovuta alle sue frequentazioni e soprattutto al suo atteggiamento meno militante e meno oltranzista di quello dello stesso de Rokha, che indubbiamente, unito al carattere scontroso ed imprevedibile, alienava a quest'ultimo le simpatie di una buona parte del pubblico.






Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftali Reyes Basoalto (1904-1973), premio Nobel per la letteratura nel 1971, era figlio di un ferroviere ed era vissuto per lungo tempo a Temuco, 



Pablo Neruda


aveva avuto come insegnante Gabriela Mistral, la quale lo aveva incoraggiato ad occuparsi di letteratura. Dopo un primo incarico come diplomatico, accettato per necessità economiche, aveva girato molto, seguendo diverse destinazioni. La sua militanza nel partito comunista era iniziata molto presto e gli era valsa, come a de Rokha, la condanna e l'esilio. Dapprima in Argentina, s'era spostato poi in Europa, si era recato in Russia, in Cina, poi in Messico, dove aveva conosciuto, Matilde Urrutia, poi divenuta sua moglie, e dove aveva composto una delle sue opere più conosciute: Canto General. S'era trasferito poi per un periodo in Italia, vivendo a Capri e ad Ischia. Anch'egli, come già Huidobro, era entrato in contatto con molti artisti stranieri che gli avevano facilitato gli spostamenti da un paese all'altro e che avevano contribuito a far conoscere la sua opera. Cosicché Neruda s'era trovato ad essere il più conosciuto tra i tre poeti cileni. All'epoca Huidobro era già morto, ma la disputa proseguiva con de Rokha. Dopo il suo rientro in Cile s'era schierato a favore della rivoluzione cubana e contro la guerra nel Vietnam. Per questi motivi e per la sua riconosciuta militanza comunista, nel 1966 gli Stati Uniti avevano fatto molta difficoltà a concedergli il visto per poter partecipare ad una conferenza a New York.



Salvador Allende



Nel 1970 gli era stato chiesto di candidarsi a presidente del Cile, ma lui aveva preferito sostenere Salvador Allende. Nel 1971, gli era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura e, durante il discorso a Stoccolma, non aveva mancato di far cenno alla disputa che lo aveva diviso per tanti anni da de Rokha, nel frattempo deceduto: una disputa oltre la morte quindi, che non aveva fatto onore a nessuno dei contendenti e non aveva fatto bene al partito comunista cileno.
Le circostanze in cui avvenne la morte di Neruda, pochissimo tempo dopo la presa di potere di Pinochet rimangono a tutt'oggi assai dubbie.