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lunedì 13 novembre 2017

Tenerife. Parco Nazionale del Teide. Roques de Garcia


Tenerife.Il Teide e le Roques de Garcia (foto Daniela Durissini)
Quando si programna un viaggio, per quanto ci si documenti, c'è sempre qualcosa  che, arrivati sul posto, è molto diverso da come lo avevamo immaginato, ed è giusto che sia così, altrimenti non avrebbe senso viaggiare. 
Oggi abbiamo sperimentato uno di quei momenti in cui ci si domanda: "Che cosa sono venuto a fare qui?", domanda accompagnata in genere da un lieve senso di sconforto che ti fa ricapitolare tutte le cose giuste e soddisfacenti che hai fatto durante il viaggio, fino a quel momento. E la domanda fatale ce la siamo posta quando, avendo deciso di salire con la funivia del Teide, ci siamo trovati in una sorta di girone infernale, in un parcheggio stra pieno, con auto in attesa che si liberasse un posto, gente che bivaccava qua e là, con aria annoiata, corriere che impedivano il passaggio. Siamo riusciti a trovare un posto per la macchina e siamo saliti a piedi alla stazione inferiore della funivia. Sorpresa: non c'era praticamente fila alle casse ma.....seconda sorpresa: per un posto libero per la salita e, soprattutto  per la permanenza alla stazione superiore occorreva attendere due ore.

Tenerife. Il Teide (foto Daniela Durissini)
Ecco spiegati i bivacchi delle persone, anche perché, da lì non si va da nessuna parte, non si può fare, ad esempio, una camminata, nell'attesa e, se si lascia il parcheggio faticosamente guadagnato non si è affatto sicuri di trovarne un altro. Si può prenotare la salita online ma, dovendo indicare un'ora precisa, il problema del parcheggio affollato rimane comunque e, in questo caso, occorre calcolare il tempo per essere sicuri di arrivare puntuali. Ci siamo guardati un attimo e, in pieno accordo,  abbiamo rinunciato.  In effetti da casa avevamo tentato di ottenere il permesso per salire fino ai 3718 metri della cima, poco più di 150 metri di dislivello dalla stazione superiore ma, per difendere il delicato equilibrio naturale della vetta, i permessi  gratuiti  vengono distribuiti con il contagocce e, ad ottobre  quelli del mese di novembre erano tutti esauriti; una difesa più  che giusta e legittima, s'intende, ma allora si dovrebbe difendere anche l'ambiente sottostante, chiudendo alle auto private all'altezza dei centri visita e facendo funzionare un efficace servizio di navette, già esistente, peraltro, con partenza dal Parador delle Roques de Garcia,  ma troppo poco pubblicizzato.

Tenerife. Roques de Garcia (foto Daniela Durissini)
A quel punto siamo tornati indietro fino al parcheggio (anche questo stracolmo), delle Roques de Garcia. Qui bus e auto si parcheggiano assieme e  per nostra fortuna, un bus se n'è andato mentre arrivavamo.

Tenerife. Roques de Garcia (foto Daniela Durissini)
Le Roques sono delle particolari formazioni laviche, molto resistenti agli agenti atmosferici ed alla corrosione e per questo sopravvissute al materiale più facilmente attaccabile da questi fattori. Nel corso del tempo si sono formate delle guglie dai colori fantastici e dalle forme bizzarre, una delle quali è stata a suo tempo riprodotta sulla carta moneta da 1000 pesetas.

Tenerife. Roques de Garcia. Tabella esplicativa (foto Daniela Durissini)
Abbiamo imboccato il sentiero N. 3, che gira attorno a queste formazioni, nel senso contrario a quello suggerito ed abbiamo completato l'anello. La cosa bella di questo percorso è che la maggior parte della gente si ferma all'inizio  a fare le foto di rito e, non sono molti coloro  che proseguono, cosicché ci si trova, a tratti, soli.

Tenrife. Roques de Garcia. Zona di ripopolamento delle piante autoctone (foto Daniela Durissini)
E se la parte più nota è davvero spettacolare, il fascino maggiore si trova proprio nella parte superiore del percorso, quando, aggirate le rocce, si scende per un sentierino ripido, verso la piana di Ucanca, dove troneggia una formazione possente, nota  come "la cattedrale", mentre poco più in là si nota il fronte della colata lavica del Teide.

Tenerife. Piana di Ucanca. La cattedrale (foto Daniela Durissini)
Per tornare al parcheggio, a questo punto, bisogna salire lungo una traccia scoscesa, che ci consente ancora di soffermarci davanti a panorami incredibili.

Tenerife. Piana di Ucanca. Colata lavica del Teide (foto Daniela Durissini)
Insomma, alla fine, anche oggi è stata una splendida giornata.


...,,alle prossime puntate


⇒(clik)Filmato dell'escursione alle Roques de Garcia


domenica 12 novembre 2017

Tenerife. Da Santa Cruz a San Miguel de Abona

Tenerife. Il Teide (foto Daniela Durissini)
Oggi, con le strade del centro di Santa Cruz tutte chiuse per la maratona, siamo partiti dall'albergo, al limite dell'area interdetta, finalmente con scarso traffico. Del resto ormai conosciamo la strada ed anche l'autopista risulta più abbordabile. Tra le varie strade che conducono al Teide abbiamo deciso di percorrere quella che sale da La Orotava, consigliata da più parti per i panorami che si godono dai vari miradores lungo la via. In effetti le aspettative non sono state tradite. La strada, che si inerpica dal mare fino ad oltre i 2000 metri di quota, consente di apprezzare la costa di Puerto de la Cruz e la valle di Orotava, e corre, fin quasi all'ingresso nel Parco Nazionale del Teide, in una zona boscata. Tra le diverse essenze spicca qui la presenza del pino delle Canarie, pianta endemica ed antichissima, resistente ai venti che soffiano impetuosi sull'isola, ed adattatasi al suolo vulcanico. Il legno del pino, assai resistente al fuoco, viene usato nella fabbricazione dei tetti e per la realizzazione di pavimenti, estremamente duraturi nel tempo.

Tenerife. Margherita di pietra con  rami di pino canario (foto Daniela Durissini)
Una prima sosta consente di ammirare il panorama verso la vallata ed il mare, mentre poco dopo, ci si ferma nuovamente per osservare una formazione lavica molto interessante, la margherita di pietra, risultato di un processo particolare di solidificazione della lava, illustrato da una tabella esplicativa. 


Tenerife. Panorama verso la valle di Orotava (foto Daniela Durissini)
La strada nel complesso non è troppo lunga ma si va piuttosto piano sia per ammirare i panorami sia per il traffico in senso contrario al quale occorre prestare attenzione. Ad un tratto il bosco ha termine e ci si trova a El Portillo. 

Tenerife. El Portillo. Centro visite (foto Daniela Durissini)
Dapprima, all'incrocio della strada che sale da La Laguna, c'è un ristorante con vendita di souvenir e di prodotti canari, poi, poco più avanti, la casa del parco. Qui forniscono una mappa dettagliata dei sentieri (tutti segnalati e ben percorribili), e si può visitare la piccola mostra che introduce al parco, 

Tenerife. Centro visite El Portillio (foto Daniela Durissini)
nonché il giardino botanico che, raccogliendo le piante, molte delle quali endemiche, che crescono sul suolo vulcanico a queste quote, ha ben poco l'aspetto di un giardino, per come in genere lo si concepisce. Comunque una camminata lungo il piccolo e breve sentiero (in parte adatto anche a persone disabili) che si snoda a lato del punto informativo risulta parecchio interessante. 

Tenerife. Centro visite El Portillio. Giardino botanico (foto Daniela Durissini)
Se poi si imbocca il sentiero ampio e ben delimitato che punta verso il Teide, si arriva ad un mirador da cui si abbraccia tutta la montagna. Finalmente la cima che ci è apparsa, con la sua punta rettangolare già dal bosco, e che  in genere, accompagna molte delle giornate passate sull'isola, poiché si vede da quasi tutte le parti, ci è apparsa in tutta la sua maestosità. La tabella esplicativa ci ha ricordato che, fino al XVII secolo si credeva che il Teide fosse la montagna più alta del mondo. Un tempo sembra avesse 5000 metri, corrosi poi a causa delle eruzioni successive e degli agenti atmosferici. Oggi, con i suoi 3718 metri, è la più alta vetta di Spagna Senz'altro è una delle più spettacolari. Peccato la funivia, della quale abbiamo tutta l'intenzione di usufruire, dato  che ormai c'è, che deturpa non poco la purezza dei ripidissimi fianchi. 

Tenerife. Il Teide
Dal Portillo in poi il paesaggio è magnifico ed insieme, pauroso. Le potenti colate laviche, le rocce contorte, le terre vulcaniche di vari colori invitano a sostare di continuo però le piazzole sono poche e quasi sempre occupate. Alla funivia i parcheggi non sono sufficienti così come nei luoghi più belli e più ambiti, come le Roques de Garcia o Las Minas de San José. Noi abbiamo proseguito perché abbiamo in programma almeno una giornata da passare nel parco. La discesa verso la costa sud è molto più lunga di quanto avessimo immaginato. Siamo arrivati a San Miguel de Abona ed all'albergo prenotato a Los Abrigos che il termometro della macchina segnava 30°. 

Tenerife. Los Abrigos
Ad un primo assaggio qui, peggio ancora che a Puerto o a Santa Cruz sembra di essere in un posto qualunque, non certo in Spagna. Nei ristoranti e nei bar, di proprietà di stranieri, si parla inglese! Noi abbiamo scelto di fermarci qui perché siamo discosti dall'autostrada sud, tuttavia siamo molto vicini a questa utilissima via che consente l'accesso veloce alle diverse località della  costa sud-occidentale che ancora vogliamo visitare. Inoltre, sebbene meno rapido del previsto, è piuttosto agevole anche l'accesso al parco. 



........alle prossime puntate

sabato 11 novembre 2017

Tenerife. Puerto de la Cruz e La Orotava

Tenerife. Puerto de la Ctuz. Lago Martianez (foto Daniela Durissini)
Continua la nostra scoperta di Tenerife ed oggi, con una giornata bella e calda, siamo andati a Puerto de la Cruz, città situata nella parte nord dell'isola ed a vocazione prettamente turistica. Questo vuol dire che si caratterizza per i grandi (e brutti) alberghi, i grattacieli, i centri commerciali ed i mille locali  che offrono piatti di tutti i paesi. Qui si potrebbe essere dovunque ma ai frequentatori, per lo più persone di una certa età, non sembra importare molto. In effetti proprio qui vengono a "svernare" molti pensionati, prevalentemente europei, tra cui molti italiani. L'età media è piuttosto alta e, soprattutto in alcuni punti di ritrovo, sembra di stare in una casa di riposo......però bella. Devo dire che la  cosa non ha mancato di impressionarci un po'.

Tenerife. Puerto de la Cruz. Ingresso al Lago Martianez (foto Daniela Durissini)
Noi siamo andati a Puerto Cruz, come viene chiamata la città dai locali, per vedere il Lago Martianez, opera interessante dell'architetto e artista Manriquez, il quale, a dire il vero, ha dato di meglio all'isola di Lanzarote. Quest'anno si festeggia l'anniversario dei 40 anni dall'inaugurazione e la struttura, con una buona e continua manutenzione, non sembra risentire troppo del tempo trascorso. Il progetto prevedeva la realizzazione di un grande lago artificiale a ridosso dell'oceano  alimentato ovviamente con acqua salata e protetto dalle furiose onde che si abbattono sulle vicine spiagge nere, più adatte al surf,  che infatti viene praticato con tenacia dai coraggiosi ragazzi che hanno imparato ad affrontare questo mare,   che al nuoto.

Tenerife. Puerto de la Cruz. Le onde dell'oceano (foto Daniela Durissini)
Manriquez ha creato, di fatto, un paesaggio nuovo ed irreale, con rocce vulcaniche  che contrastano con il bianco delle spiaggette, colore  che si ripete sul fondo del lago allo scopo di dare all'acqua una magnifica tonalità azzurra. Le palme, ormai molto alte, ombreggiano le piazzole dove sono disposti i lettini. Un enorme gioco d'acqua caratterizza lo specchio più grande, mentre una struttura di colore chiaro e dalle forme arrotondate segna uno dei limiti del grande lago.

Tenetife. Puerto de la Cruz. Lago Martianez (foto Daniela Durissini)
Ma se la struttura principale, tra l'altro recentemente restaurata, sembra non risentire del tempo, le infrastrutture create quarant'anni fa appaiono decisamente inadeguate ai bisogni attuali e un po' più mal ridotte. Insomma, una nuotata nel lago è comunque un'esperienza che vale la pena di provare. L'ingresso, comprensivo dell'uso del lettino, ma non dell'ombrellone, costa solo 5,50 € per tutto il giorno.

Tenerife. Puerto de la Cruz. Porto fortificato (foto Daniela Durissini)
Ma al di là  di questo la città offre anche un'interessante passeggiata sul lungomare  verso il porto, un tempo fortificato, e la piccola  chiesa  tutta bianca, di San Telmo, del secolo XVIII.

Tenerife. Puerto de la Cruz. Il piccolo campanile della  chiesa di San Telmo (foto Daniela Durissini)
Per la sosta pranzo non c'è che l'imbarazzo della scelta. Noi abbiamo provato il ristorante-caffetteria Columbus e  ci siamo trovati benissimo. I prezzi sono più che abbordabili.
Lasciato Puerto della Cruz siamo saliti in pochi minuti a La Orotava. Lì tutto cambia. Un esiguo parcheggio in centro permette di allegerire il traffico veicolare in  questo vero e proprio gioiello dell'architettura dei secoli XVI e XVII.

Tenerife. La Orotava. Cupola de la Conception (foto Daniela Durissini)
Splendidi palazzi dai caratteristici balconi in legno (tra cui la Casa de los balcones, ora museo), chiese, giardini, invitano ad una tranquilla passeggiata per le ripide strade acciotolate, dell'abitato.

Tenerife. La Orotava. La casa de los balcones (foto Daniela Durissini)
Dalla  chiesa de la Conception si sale verso la Casas de los balcones, caratterizzata da balconi in legno particolarmente ampi e decorati, ma anche altre case che affacciano sulla stessa strada presentano sporti decorati che segnano le facciate, in genere piuttosto semplici.

Tenerife. La Orotava. Casa  con balcone (foto Daniela Durissini)
Gli interni, che si intravedono appena, custodiscono  cortili ombreggiati e molto verdi. Il clima favorevole,  che fa sì che tutto il fianco della vallata di Orotava sia intensamente coltivato, ha spinto gli antichi abitanti del borgo a realizzare giardini stupendi e lussureggianti.

Tenerife. La Orotava. Interno di una delle case (foto Daniela Durissini)
Mentre i famosi giardini Victoria erano chiusi, siamo entrati nel giardino botanico, sorto dietro all'antico convento di San José, al posto degli orti delle  clarisse, nel 1868.

Tenerife. La Orotava. Giardino botanico (foto Daniela Durissini)
Varcando la soglia  ci si trova immersi in una vera e propria selva tropicale, tra piante enormi e fiori multicolori. La visita merita senz'altro.

Tenerife. La Orotava. L'enorme dracena del giardino botanico (foto Daniela Durissini)
Per i più golosi sarà d'obbligo una sosta nell'antica pasticceria di casa Egon, in Calle Leon. Il mobilio è originale e molto bello. Noi abbiamo visto solo quello data la lunga fila per accedere alle famose mignon, alle quali abbiamo deciso di rinunciare.
Il ritorno verso Sancta Cruz è velocissimo lungo l'autostrada che  copre i 32 chilometri che separano le due località.



.....alle puntate successive


venerdì 10 novembre 2017

Tenerife. I monti di Anaga / Tenerife. The Anaga mountains

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Tenerife. Sui monti di Anaga (foto Daniela Durissini)
Secondo giorno pieno a Tenerife e giornata con un po' di nuvolo, ma solo un po'. Per come è  andata  poi le nuvole ci hanno aiutati non poco. 
Questa mattina siamo saliti con la macchina verso Anaga. Prima sosta alla Cruz del Carmen, porta d'ingresso super affollata al Parco Rural de Anaga. Parcheggiato nell'ultimo posto utile, con il desiderio di fuggire il prima possibile. 

Tenerife. Cruz del Carmen. Parcheggio (foto Daniela Durissini)
Da lì però si percorre, non certo in solitudine, il bel sentiero de Los Sentidos, antico cammino rurale che scende dalla montagna verso i paesi sottostanti. Un tempo veniva frequentato dai contadini che andavano a procurarsi la legna nella foresta, ultimo brandello delle antiche selve che ricoprivano l'intera isola, del tutto simili ai boschi che occupavano gran parte dell'Europa. 


Tenerife. Foresta laurisilva (foto Daniela Durissini)
Il bosco è  splendido ed una tabella, ad un certo punto del percorso, attira l'attenzione sulla diversità di due parti contigue della selva, l'una tagliata e rimboschita, e l'altra naturale, conservata così dagli stessi abitanti che ne ricavavano l'acqua necessaria al fabbisogno quotidiano ed alla loro attività. Ma come? Sebbene le piogge in questa parte dell'isola non siano rare, la rugiada  che si forma sulle chiome degli alberi procura acqua quattro volte superiore a quella che si raccoglie dalle precipitazioni. Quest'acqua cade nei canali di scolo e viene convogliata poi nelle cisterne. Questa parte del bosco  rimasta naturale, presenta molte più varietà di essenze. 


Tenerife. Felci nella foresta  (foto Daniela Durissini)
Concluso il giro abbiamo proseguito, lungo una strada a tratti esigua e sulla quale cadono delle piccole frane, verso la punta estrema dell'isola, all'abitato di Chamorga. 
Lì ci hanno intervistato, chiedendoci le impressioni sulla gestione del parco ed un'opinione sull'opportunità di limitare il numero di visitatori. Naturalmente quella del numero chiuso sarà una strada obbligata, come già in altre parti dell'isola (Teide), data la massiccia affluenza di persone che non consente un'adeguata protezione dell'ambiente e di un patrimonio così prezioso come la laurisilva.


Tenerife. Chamorga. La piccola chiesa (foto Daniela Durissini)
Da Chamorga abbiamo imboccato, per curiosità, un sentiero che scende verso il barranco, con l'indicazione "Roque Bermejo".



In realtà non pensavamo di arrivare in fondo ed invece, attratti dai panorami mozzafiato e dalla natura selvaggia, che si poteva godere finalmente in tranquillità, abbiamo sceso tutto il sentiero, a tratti molto ripido e sdrucciolevole, 


Tenerife. Sentiero per Roque Bermejo (foto Daniela Durissini)
fino a superare il barranco (un cartello avverte di non oltrepassarlo in caso di pioggia poiché potrebbe riempirsi all'improvviso) e ad arrivare al Bermejo, 


Tenerife. Roque Barmejo (foto Daniela Durissini)
un antico casale in rovina dal quale si vede il mare, oggi molto agitato, ed in alto, il faro al quale conduce un altro sentiero che parte sempre da Chamorga. 


Tenerife. Chamorga. Il faro (foto Daniela Durissini)
Il percorso si snoda prevalentemente sul fianco ortografico sinistro del barranco, sul cui fondo si vede qualche pozza d'acqua, tra agavi, fichi d'India  ed altre piante, completamente al di fuori del bosco. 



Tenerife. Sentiero per Roque Bermejo. Agave (foto Daniela Durissini)
Lungo tutto il sentiero siamo stati accompagnati dal belato, a volte inquietante, delle  capre che pascolano numerose in questi luoghi. A questo proposito vale la pena di ricordare gli splendidi formaggi caprini, sia freschi che stagionati, vera specialità dell'isola. Al Bermejo abbiamo incontrato due tedeschi e due coppie di russi. Il nostro buon allenamento ci ha permesso di non sfigurare con questi ultimi nella velocissima risalita dei 480 metri di dislivello che  ci separavano  dal punto di partenza! Sì, non è che ci si metta a gareggiare ma per chi come noi è  abituato alle salite in montagna, la tentazione della salita veloce è davvero forte ed il cielo nuvoloso ci ha aiutati non poco dato che  con il sole, la temperatura si alza notevolmente. 


Tenerife. Sentiero Chamorga-Roque Barmejo (foto Daniela Durissini)
Al ritorno, dato che non avevamo portato merenda, abbiamo fatto una sosta alla caffetteria di Anaga. Il locale è situato in una posizione panoramicissima e, mangiando la nostra ciambella dolce  (mah! definirla dolce è poco) e bevendo il caffè, abbiamo ammirato le alture digradanti verso la costa, in una magia di  colori, attutiti dalle nebbie che sempre avvolgono questa parte dell'isola. 


Tenerife. Dalla cresta di Anaga il mare (foto Daniela Durissini)
Scendendo ancora panorami splendidi verso gli appicchi che caratterizzano la costa nord.


Tenerife. Dalla cresta di Anaga verso la costa nord (foto Daniela Durissini)


Alla sera poi non potevamo mancare alla Tasca de pincho en pincho che, purtroppo, sembra sia chiusa il sabato, per finire la giornata con le ottime tapas di pescando e papas bravas 

giovedì 9 novembre 2017

Itinerari. In viaggio a Tenerife

Resoconto quasi in diretta di una parte del viaggio a Tenerife

Tenerife. Chiesa de la Conception (foto Daniela Durissini)
Dunque, iniziamo. Siamo atterrati ieri a Tenerife, aeroporto Nord, dopo un volo Iberia express a coincidenza stretta che, dopo la partenza con mezz'ora di ritardo da Venezia è diventata strettissima. Da non ripetere, anche se il costo del volo era davvero interessante. Con l'auto presa a noleggio da casa (sul sito di Rentalcars), siamo arrivati (pericolosamente, a causa del traffico che non ci aspettavamo così intenso e veloce) a Santa Cruz  ed all'albergo (Silken Atlantida). Siamo andati a cena in un locale di "tapas" dietro l'albergo, poco costoso ed ottimo (Tasca de pincho en pincho). Oltretutto la signora è simpaticissima, il che non guasta. 
Questa mattina abbiamo deciso di iniziare con un giro per il centro storico della città, che ci ha colpiti favorevolmente per i numerosi edifici in stile coloniale, in parte ristrutturati, la riorganizzazione degli spazi, soprattutto in corrispondenza del barranco che divide in due la città, e per la bellissima chiesa de la Conception, un edificio molto particolare  realizzato nel XVII secolo in pietra basaltica, muratura e legno.

Tenerife. Chiesa de la Conception. Doccione (foto Daniela Durissini)
Assai caratteristici il balconcino in legno sopra l'ingresso ed i doccioni, anch'essi in legno. L'interno è stato rimaneggiato in periodi successivi.

Tenerife. Vecchio edificio circondato dalle nuove costruzioni (foto Daniela Durissini)
Fuori dalla chiesa un ponte, ristrutturato recentemente, ricalca il vecchio passaggio che consentiva il transito da una parte della città all'altra anche quando, nei periodi invernali, il barranco portava troppa acqua e sarebbe risultato invalicabile.
Dall'altro lato del ponte il bel museo che conduce il visitatore attraverso la storia naturale ed umana delle isole Canarie. Il costo del biglietto è contenuto (€ 5) e la visita merita assolutamente perché illustra i diversi aspetti delle isole (e quindi anche quelli di Tenerife), facilitando la scelta degli itinerari per i giorni futuri. Molto interessante la storia dei primi "scopritori" delle isole, delle polazioni locali, e della conquista dei territori da parte degli spagnoli. Interessante il fatto che già i romani conoscessero e frequentassero queste rotte lontane dal bacino del Mediterraneo, come si è potuto appurare anche grazie agli scavi archeologici, ma come si sapeva dalla lettura di Plinio il Vecchio che ne fece cenno nella sua Historia Naturalis.

Tenerife. Vecchia casa con decorazione a ceramica (foto Daniela Durissini)
Dopo una sosta ristoratrice in una deliziosa pasticceria del centro, (La Palmelita)  segnalata anche su Tripadvisor e davvero meritevole, non solo per le torte ma anche per l'ambiente, particolarissimo, di una vecchia bottega riattata (da vedere il bancone) siamo andati, con la macchina, a La Laguna.
La cittadina è graziosa e tranquilla e ci ha fatto quasi rimpiangere di non esserci fermati lì anziché nella più  rumorosa e meno caratteristica Santa Cruz.

La Laguna. Chiesa di Santo Domingo (foto Daniela Durissini)
I palazzi in stile coloniale, la straordinaria chiesa di San Domingo con gli affreschi, seppur recenti, alle pareti, e l'altare d'argento, la cattedrale e la Torre della chiesa della Conception, dalla quale si vedono l'abitato ed i dintorni, immergono i visitatori in un'atmosfera antica. Anche qui molte botteghe riattate, una in particolare, all'angolo della piazza della Conception, era uno spaccio di generi alimentari in cui ci si poteva sedere a bere un bicchiere di vino (ottimi i vini locali) ed i vecchi vi si radunavano a giocare a carte, come nelle vecchie trattorie-botteghe italiane di tanto tempo fa.
Stasera di nuovo alla "Tasca", sosta economicissima ed irrinunciabile per la freschezza degli alimenti e la bontà e varietà  delle tapas.

Tenerife. Parlamento delle Canarie (foto Daniela Durissini)




domenica 5 novembre 2017

Giordania - Wadi Rum



Wadi Rum. Petroglifo - dromedario (foto C. Nicotra)

A circa 60 chilometri a nord di Aqaba, si incontra il Wadi Rum, un'ampia valle (in arabo, appunto, Wadi), formata, molti millenni fa, dallo scorrere di un antico fiume, ora scomparso.
Si tratta della forma più evidente e spettacolare di questo tipo di formazione geologica presente in Giordania e, perciò, una delle più conosciute e frequentate. Dal 2011 è stato inserito nell'elenco UNESCO come patrimonio dell'umanità.

Wadi Rum (foto C. Nicotra)

Evitando le gite organizzate e facendosi accompagnare soltanto da una guida, si ha però l'opportunità di visitare questo luogo magnifico in totale solitudine e nelle ore migliori, cioè verso il tramonto, quando la luce diminuisce ed i colori sono più caldi.
Dalla piana desertica ci si sposta rapidamente verso le montagne (la più alta, il Jebel Rum, misura poco più di 1700 metri), dove formazioni rocciose levigate dal vento presentano pareti lisce e colori fantastici.

Wadi Rum. Pareti con petroglifi (foto C. Nicotra)

Su alcune di queste pareti sono presenti dei petroglifi (incisioni figurative su roccia) risalenti a diverse epoche e testimonianza di una frequentazione pressoché ininterrotta nel tempo, dai primi insediamenti umani nella zona, risalenti ad 8000 a.C.., fino ai tempi storici.

Wadi Rum. Petroglifi (foto C. Nicotra)

Ancor oggi alcune tribù beduine che si muovono nel wadi riconoscono sulle pareti i segni identificativi dei pozzi e dei luoghi di riparo e di sosta, come su delle mappe, incise sulla roccia per essere tramandate attraverso le generazioni, ed ancora, almeno in parte, utilizzabili. 

Wadi Rum. Petroglifo - dromedario (foto C. Nicotra)

I petroglifi però non si limitano a fornire indicazioni pratiche, ma raffigurano animali, carovane, scene di caccia. 

Wadi Rum. Petroglifi - scena di caccia (foto C. Nicotra)

L'archeologo italiano Edoardo Borzatti von Löwenstern ha dedicato molti anni alla studio di queste incisioni, trovando, tra l'altro, tracce di un alfabeto antico, che sembra precedere quello dei Thamudeni, popolazione araba nomade, preislamica, che frequentava anticamente la zona.

Wadi Rum. Petroglifi - rappresentazione di animali (foto C. Nicotra)

In tempi ben più recenti (1917-18) passò di qui anche Lawrence d'Arabia, e l'eco delle sue avventure arabe si diffuse in occidente assieme alla fama della bellezza del wadi.
Alcune formazioni rocciose particolari, come il grande arco di pietra, 

Wadi Rum. Arco (foto C. Nicotra)

costituiscono una delle mete irrinunciabili del percorso che si snoda lungo piste, a tratti irriconoscibili, che percorrono la parte più accessibile e totalmente sabbiosa della valle.


Wadi Rum. Lungo le piste del deserto (foto C. Nicotra)

Le popolazioni beduine che vivono oggi una vita semi nomade, allevano dromedari e capre e difendono l'integrità del territorio proprio perché lo vivono ancora in modo tradizionale, almeno per una parte dell'anno. 

Wadi Rum. Fuoco beduino (foto C. Nicotra)

Questo stato di cose è stato fortemente voluto dal governo giordano il quale ha compreso come proprio queste popolazioni fossero le custodi ideali di una regione fragile e nel contempo aspra come questa che, tra l'altro, ospita una fauna ed una flora endemiche e preziose, che è necessario tutelare. Nel 1988 l'intera zona è stata dichiarata area protetta.


Il libro: Edoardo Borzatti, Wadi Rum (disponibile su Amazon, in italiano)

La guida / The guide: Treks and Climbs in Wadi Rum (disponibile su Amazon, anche Kindle /available on Amazon, also Kindle)