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martedì 16 gennaio 2018

Rocca di Monrupino. Dove la Vergine vinse il diavolo




Rocca di Monrupino. Chiesa (foto Daniela Durissini)
Su di un colle, alle spalle del piccolo borgo carsico di Monrupino/Repentabor, non lontano da Trieste, si trova la rocca con il santuario dedicato alla Vergine, che in passato è stato una nota meta di pellegrinaggio.
Il colle, abitato fin dai tempi preistorici, come attestano i ritrovamenti riconducibili ad un castelliere, e quindi sede di una fortificazione romana, che, come spesso accadeva, vi si sovrappose, già agli inizi del XIV secolo ospitava una piccola chiesa. Ma fu nel secolo successivo che, di fronte alle numerose e minacciose scorrerie dei Turchi, fu eretto un muro a difesa dell'edificio sacro, destinato ad ospitare temporaneamente, entro il perimetro fortificato, gli abitanti del luogo ed i beni che questi riuscivano a trasportare nel poco tempo che avevano a disposizione per fuggire, da quando veniva dato l'allarme, diffuso mediante l'accensione di fuochi, di colle in colle, di paese in paese, all'avvicinarsi delle bande di predoni.


Rocca di Monrupino (foto Daniela Durissini)
Questo tipo di difesa spontanea, costituito da un muro sufficientemente resistente ad un eventuale primo impatto con piccoli drappelli di cavalleria leggera e, data la modalità delle incursioni, non destinato a resistere ad un eventuale assedio, che in genere non si verificava, è molto diffuso su tutti i territori interessati dalle incursioni turchesche e prende il nome di tabor, significativamente ricorrente nella denominazione slovena dell'abitato sottostante. Oggi come allora vi si accede da una porta fortificata, sul lato occidentale.


Rocca di Monrupino. Mura (foto Daniela Durissini)
Il borgo di Monrupino, sito non lontano da una delle strade che conducevano alla Carniola e, data la comodità del valico, molto usata per i traffici commerciali verso questa regione, attrasse nei secoli anche i pellegrini che si recavano al santuario, circondato da un'aura di mistero, sito com'era in una zona impervia e tuttavia dominante l'intero territorio circostante, dai lontani monti, spesso coperti di neve, fino al mare.


Rocca di Monrupino. Porta d'accesso al tabor (foto Daniela Durissini)
Si diceva che la Vergine fosse intervenuta per scacciare il demonio che praticava il luogo indisturbato, ostacolando, tra l'altro, proprio la costruzione della chiesa, e che l'avesse infine vinto. Della lotta tra i due rimarrebbe un'impronta, in una roccia che si nota proprio davanti alla chiesa, generalmente ritenuta quella del piede della Vergine, ma che qualcuno, invece, preferisce pensare come appartenente allo zoccolo del diavolo. Dipende dai punti di vista e da come ognuno vuol vedere la piccola pozza formatasi per l'azione dell'acqua nella roccia calcarea.


Rocca di Monrupino. Impronta del "piede della Vergine" (foto Daniela Durissini)
D'altronde, quando d'inverno soffia la bora e le ombre si allungano precoci nel piazzale tra la chiesa e l'antica canonica, sembra ancora di sentire le urla ed i lamenti di creature demoniache, e di vederne le ombre agitarsi sinistre tra le rocce, materializzazione delle antiche leggende. Non resta allora che trovare rifugio nella chiesa, che ha sostituito la costruzione più antica ed è stata inaugurata nel 1512 e più volte rimaneggiata.


Rocca di Monrupino. Chiesa (foto Daniela Durissini)
Della costruzione cinquecentesca rimangono in effetti pochissimi elementi architettonici. La chiesa presenta un campanile addossato alla facciata ed un tetto in lastre di pietra. Caratteristica l'antica canonica, risalente al secolo XV, addossata al muro del tabor, alla quale si accede mediante una scala in pietra, alla base della quale si trova un pozzo, che garantiva la sopravvivenza alla popolazione che si rifugiava entro le mura.
Dall'ampio piazzale, nelle giornate serene, si gode di un panorama mozzafiato.


Rocca di Monrupino. Antica canonica (foto Daniela Durissini)


Per un approfondimento sui tabor e le fortificazioni di rifugio 





lunedì 15 gennaio 2018

Il sentiero dei poeti


Monrupino. Scultura sul colle del santuario (foto Daniela Durissini)
Nei pressi di Monrupino, piccolo borgo del Carso Triestino, alle spalle del colle sul quale sorge l'antico santuario dedicato alla Vergine, alcuni anni fa la provincia di Trieste ha realizzato il "Sentiero dei poeti", una breve passeggiata romantica nel bosco di cedui che avvolge l'altura, dedicata a Srečko Kosovel, Umberto Saba ed Igo Gruden, artisti appartenenti alle due comunità, italiana e slovena, che oggi hanno saputo mettere da parte le vecchie rivalità, per convivere pacificamente in questa terra di contrasti e di confini e che, anzi, si sono arricchite proprio delle rispettive diversità.
Così in quest'angolo di territorio posto sul limitare del Carso triestino, dove i monti, vecchia linea confinaria, lasciano spazio man mano alla piana slovena, sono riuniti coloro che, in tempi passati, amarono e cantarono il Carso e, dal lavoro complessivo di ogni singolo artista, sono stati scelti, per essere riportati sulle basi delle sculture che li rappresentano, alcuni versi, dedicati a questa terra.

Srečko Kosovel, nato a Sesana (Sežana - Slovenia) nel 1904 e morto giovanissimo, di meningite, a Tomadio (Tomaj- Slovenia), nel 1926.

Srečko Kosovel (foto Daniela Durissini)


Srečko Kosovel da "Pesem s Krasa"

Umberto Saba, nato a Trieste nel 1883 e morto a Gorizia nel 1957.

Umberto Saba (foto Daniela Durissini)

Umberto saba da "Contovello"

Igo Gruden, nato ad Aurisina, sul Carso Triestino, nel 1893, morto a Lubiana (Ljubljana – Slovenia), nel 1948.

Igo Gruden (foto Daniela Durissini)




Igo Gruden da "O Nabrežina ti rodnj moj kraj"



mercoledì 10 gennaio 2018

Raffaello, Giovanni da Udine ed i frutti delle Americhe



Villa Farnesina. Raffaello. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Quando Alessandro Chigi, ricco banchiere di origini senesi, stabilitosi a Roma, dove aveva aperto un banco di prestito e dove intratteneva rapporti d'affari persino (e soprattutto) con il papa, decise di farsi costruire una villa sul Tevere, chiamò a progettarla Baldassarre Peruzzi, che ne curò anche una parte delle decorazioni interne. Tuttavia furono numerosi gli artisti che lavorarono alla nuova costruzione; uno in particolare, Raffaello, buon amico del proprietario, vi si impegnò a lungo, assieme ai pittori e decoratori che facevano parte della sua bottega.


Sebastiano del Piombo. Polifemo (foto Daniela Durissini)
Il Chigi, noto per aver prestato denaro a Guidobaldo da Montefeltro, Piero de' Medici e per aver finanziato la campagna militare di Cesare Borgia, amava l'arte ed avendone le possibilità economiche, volle che la sua dimora romana fosse magnifica. Vi abitò assieme a Francesca Ordeaschi, fatta rapire e sposata dopo diversi anni, quando ormai erano nati alcuni dei cinque figli della coppia, sembra su sollecitazione del papa Leone X, che celebrò le nozze. All'amore fra i due si ispirò Raffaello, che nella villa aveva già dipinto il Trionfo di Galatea, nelle decorazioni della loggia, che allora dava accesso alla dimora, detta di Amore e Psiche, con riferimento al dipinto del soffitto, certamente disegnato dall'artista ma probabilmente in gran parte eseguito dai maestri della sua bottega, tra i quali va senz'altro ricordato Giulio Romano.


Raffaello. Trionfo di Galatea (foto Daniela Durissini)
Quando si trattò di dipingere i festoni vegetali che Raffaello aveva pensati per ripartire le scene, chiamò ad eseguirli uno dei suoi allievi, Giovanni Nani o de' Ricamatori, conosciuto come Giovanni da Udine, il quale si era trasferito a Roma ed era entrato a far parte della bottega nel 1514. Profondo conoscitore della natura, e cacciatore, Giovanni si era specializzato proprio in quel genere di decorazioni “a grottesche”, che riprendevano lo stile ed i motivi di analoghi dipinti restituiti dalla Domus Aurea neroniana.

Ritratto di Giovanni da Udine 
Raffaello lo aveva voluto alla villa proprio per la sua capacità di restituire fedelmente i colori e l'aspetto delle piante e degli uccelli che avrebbero dovuto arricchire il soffitto della loggia, pensata come la compenetrazione della dimora con i lussureggianti giardini circostanti, scomparsi dopo la realizzazione del Lungotevere, in epoca ottocentesca.


Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Inoltre le decorazioni erano destinate a rappresentare la prosperità e l'abbondanza, di cui la ricca famiglia poteva godere. Celebre una festa data alla villa per il figlio del banchiere, Lorenzo Leone, alla fine della quale le posate e le stoviglie da tavola, in argento, furono gettate nel Tevere (ma recuperate con un sistema di reti nascoste).

Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Recenti studi, condotti con tecniche non invasive, hanno dimostrato che l'adesione alla realtà, ricercata ed ottenuta da Giovanni da Udine, si deve innanzitutto al fatto che le decorazioni furono senz'altro realizzate dal vero, la qual cosa è straordinaria, qualora si pensi che furono rappresentate quasi duecento specie botaniche, tra le quali alcune assolutamente sconosciute all'epoca, poiché provenienti dalle Americhe, “scoperte” di recente. Sembra che Agostino Chigi, buon amico di alcuni mercanti veneziani, si fosse fatto mandare degli esemplari di zucche e soprattutto le pannocchie di mais, che forse aveva piantato nel proprio giardino, e che Giovanni aveva potuto copiare, impiegando per renderle più vive, e qui sta la novità, pigmenti normalmente utilizzati nelle realizzazioni in ceramica e vetro, rendendoli assai simili ai lavori dei Della Robbia, già allora molto apprezzati.


Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)

Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Nonostante l'ottima riuscita del lavoro sembra che il Chigi abbia dovuto sopportare le bizze di Raffaello, il quale, innamorato di una ragazza del posto, forse colei che fu ritratta nel famoso dipinto de “la Fornarina”, oggi esposto a Palazzo Barberini, e che diede il volto a Galatea, portava la ragazza alla villa come condizione essenziale per continuare a sovrintendere ai lavori di decorazione delle stanze. Ciò nonostante, soddisfatto del risultato finale, che riuscì a godersi per breve tempo, il mecenate, che morì nel 1520, a soli 54 anni, commissionò all'artista la realizzazione della cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria del Popolo, dove fu sepolto.


Raffaello. La Fornarina (foto Daniela Durissini)
In un recente volume, curato da Antonio Sgamellotti e Giulia Caneva ed edito con il patrocinio dell'Accademia dei Lincei (proprietaria attuale della villa Farnesina, usata come sede di rappresentanza), in occasione della mostra “I colori della prosperità: frutti del vecchio e nuovo mondo”, vengono riportati i risultati degli studi effettuati sulle decorazioni della loggia (Roma, Bardi edizioni, 2017).

Giovanni da Udine. Loggia di Amore e Psiche (foto Daniela Durissini)
Durante gli sbancamenti per la realizzazione del Lungotevere vennero alla luce i resti di un'altra villa, di epoca romana e risalente alla prima età imperiale, costruita più o meno nella stessa posizione, ed appartenuta a Vipsanio Agrippa, generale di Augusto ed artefice della vittoria di Azio, che ne sposò la figlia, Giulia. Gli affreschi ed i pavimenti della lussuosa dimora sono conservati al Museo Nazionale Romano.


Villa Chigi (ora Villa Farnesina) appartiene all'Accademia Nazionale dei Lincei 


venerdì 5 gennaio 2018

Bled. Il castello, l'isola e....la kremna rezina


Bled. Castello (foto Daniela Durissini)
Il castello di Bled, arroccato su un roccione, alto 130 metri sopra il lago, sul suo lato settentrionale, è uno dei più antichi della Slovenia. Lo si trova citato, con il nome di castellum Veldes  in un documento del 1011, con il quale Enrico II lo assegnava al vescovo di Bressanone, Adelberone. Precedentemente (1004) lo stesso Enrico II aveva donato il feudo di Bled al predecessore del vescovo, Albuino.  La costruzione è stata più volte rimaneggiata, anche in tempi recenti, ma il complesso mantiene una valenza ambientale unica, proprio per la sua posizione, che domina tutto il territorio circostante. Lo si raggiunge in auto, ma è molto meglio percorrere uno dei sentieri che si arrampicano sull'altura, scegliendo magari quello più semplice, che sale dalla chiesa sottostante, e con una serie di gradini supera la parte più erta.

Bled. Chiesa sotto il castello (foto Daniela Durissini)
Dai cortili (entrata a pagamento, € 8) si gode di un panorama magnifico sulla regione della Gorenjska. 
All'interno del castello si trovano uno spazio museale, in cui viene ripercorsa la storia della regione dall'età del bronzo in avanti, la Tipografia del Castello, un ristorante, una caffetteria, un negozio di prodotti dell'apicoltura, ed una galleria d'arte. Vi si svolgono diversi eventi.
Nel 1689 J.W. Valvasor, pubblicò la sua monumentale opera Herzogtum Krain (Gloria del ducato di Carniola), in cui compare una bella immagine del castello, identificato con il nome tedesco di Feldes.

J.W. Valvasor. Castello di Bled 
Lungo le rive del lago si trovano diversi imbarcaderi dai quali partono le caratteristiche barche dirette all'isola che, assieme al castello, forma una delle immagini più conosciute della Slovenia.

Bled. Barca per l'isola (foto Daniela Durissini)
La chiesa dell'Assunta,  costruita nel secolo XV,  con il suo campanile alto 52 metri, è estremamente scenografica, ma l'edificio che si vede oggi risale in realtà  al secolo XVII, quando venne ricostruito a seguito di un terremoto che aveva danneggiato gravemente quello precedente, a sua volta ristrutturazione della chiesa già danneggiata da un primo terremoto. Della costruzione originale si conservano solo alcuni affreschi nel presbiterio. All'interno si trova anche la cosiddetta "campana dei desideri" il cui suono, secondo la tradizione, avrebbe il potere di farli esaudire.

Bled. Lago ghiacciato in una foto d'epoca
Scavi recenti hanno potuto testimoniare una frequentazione del sito fin dalla preistoria, tracce della colonizzazione slava, ed i resti di un edificio di culto risalente al primo periodo della cristianizzazione.

Bled. Castello e isola (foto Daniela Durissini)
L'intero giro del lago comporta un notevole sviluppo giacché lo specchio d'acqua è lungo poco più di due chilometri e largo quasi un chilometro e mezzo.
Lungo le rive, nei secoli scorsi, sono sorte abitazioni lussuose, alcune delle quali sono state ristrutturate ed oggi sono abitate o, nella maggior parte dei casi,  sono adibite ad alberghi, come il Vila Bled, hotel di lusso ricavato in un'antica proprietà dei Windisch-Graetz, e costruito nella prima meta del Novecento, già residenza estiva del maresciallo Tito, in  cui vennero ospitati politici e capi di stato.

Bled. Residenza nobiliare in una foto d'epoca
Completato il giro del lago, è quasi d'obbligo una sosta in uno dei locali che offrono il dolce tipico di Bled: la kremna rezina. Non si tratta di un cibo dietetico, anzi, ma la lunga camminata sopisce ogni, eventuale, rimorso. Si tratta di una crema, sormontata da panna e raccolta tra due sfoglie croccanti. Le dimensioni sono notevoli.

Bled. Pasticceria Zima. Kremna rezina (foto Daniela Durissini)
La pasticceria Zima offre,, accanto alla kremna rezina, sempre freschissima, dato lo smercio continuo, altri due dolci tipici  ma meno conosciuti e pubblicizzati: la grmada e la gibanica.

Bled. Pasticceria Zima. Gibanica (foto Daniela Durissini)
La grmada, letteralmente "mucchio", è una sorta di zuppa inglese, con crema, noci, uva passa, che viene servita con un mestolo ed è sormontata da panna, a formare una sorta di monticello, mentre la gibanica è composta da strati alternati di mele, skuta (una sorta di ricotta acida) e semi di papavero.

Bled. Pasticceria Zima. Grmada (foto Daniela Durissini)
Un' ultima nota di carattere pratico: il comune di Bled conduce una politica assai rispettosa dell'ambiente, e più volte ci si trova davanti a cartelli che invitano ad averne cura. Oltre all'ovvio invito a non abbandonare rifiuti, viene praticata con serietà la raccolta differenziata e può risultare difficile trovare il contenitore specifico e pubblico (molti di quelli che si incontrano durante le passeggiate sono privati). Un opuscolo distribuito dall'Ufficio del turismo invita inoltre, per non creare rifiuti inutili, a non consumare acqua minerale ma a bere quella del rubinetto che qui è ottima. Mi sembra un buon consiglio, da seguire senz'altro.






giovedì 4 gennaio 2018

I dintorni di Bled


Ribno. Edicola votiva (foto Daniela Durissini)
La vasta piana compresa tra le Caravanche ed i primi contrafforti delle alpi Giulie, culminanti con la vetta del Triglav, percorsa dai fiumi Sava e Sava Bohinjka, per la facilità d'accesso, è stata per secoli via privilegiata di transito per uomini e merci. Lungo questa direttrice si sono perciò formati numerosi centri abitati, alcuni discosti dalla strada principale, altri attraversati dalla stessa, come Jesenice, sita poco più avanti, in direzione del confine con l'Italia, importante centro minerario, che appena adesso prova ad ingentilire un po' i tratti tipici della città operaia degli inizi dello scorso secolo.
Accanto alle località principali però, è sorta e si è sviluppata nei secoli una fitta rete di piccoli e piccolissimi borghi, originariamente delle fattorie, che oggi mantengono parte delle loro caratteristiche rurali. 


Casa a graticcio nei djntorni di Bled (foto Daniela Durissini)
Non lontano da Bled, in un raggio di pochi chilometri, e quindi raggiungibili tutti a piedi, troviamo alcuni esempi particolarmente interessanti di edificato rurale. Il paese di Ribno, a soli 2 chilometri dal centro e raggiungibile per strada secondaria, con percorso segnalato, è affacciato sul fianco settentrionale della valle della Sava Bohinjka. 


Ribno. Casa rurale (foto Daniela Durissini)
Attorno alla chiesa parrocchiale di Sv. Jacob, sorgono alcune case che mantengono le caratteristiche tipiche delle abitazioni contadine della Gorenjska, o Alta Carniola, come è chiamata la parte nord-occidentale della Slovenia. Alla parte inferiore dell'edificio, in muratura, è sovrapposto il fienile in legno, mentre gli attrezzi destinati ai lavori dei campi sono appesi all'esterno, protetti dall'aggetto del tetto. A lato dell'edificio principale la stalla e, alle volte, il magazzino. 


Ribno. Edicola votiva recente (foto Daniela Durissini)
Una caratteristica della zona è costituita anche dalle edicole votive poste all'incrocio delle strade che conducono ai campi, segni di devozione tuttora mantenuti e, spesso, ridipinti in tempi recenti. Se ne trovano di bellissimi, lungo le carraie, un po' ovunque.


Dintorni di Bled. Edicola votiva (foto Daniela Durissini)
Un altro paese caratteristico, che dista solo un po' di più, è Bohinjska Bela, sulla strada che da Bled porta a Bohinj, ancora nella valle della Sava Bohinjka, ma un po' discosto dal fiume, in posizione soleggiata, dove la vallata si allarga e consente di coltivare un po' di terra. Alle spalle del paese un'ampia fascia boschiva, ricopre le alture e sale, inintertotta, fino all'altipiano di Pokljuka. Il borgo ha origini antichissime e nella parte bassa si nota la chiesa parrocchiale di Santa Margherita di Antiochia, del secolo XVI. 


Bohinjska Bela. Chiesa parrocchiale (foto Daniela Durissini)
Anche qui vi sono numerosi esempi di case rurali ben coservate. Non lontano dal paese, verso Bled, si trova uno degli ultimi apiari dipinti, purtroppo in via di smantellamento. Superata la ferrovia, si può imboccare l'antico sentiero che, salendo nel bosco ad una sella sotto la Velika Osojnica, scende al lago di Bled.


Chiesa di Sv. Katarina sopra Zasip (foto Daniela Durissini)
Dalla parte opposta della piana invece, verso le Caravanche, numerosi sentieri attraversano il polje (piana che, per le caratteristiche del suolo impermeabile e per la conformazione, è soggetta, nei periodi piovosi, a trattenere l'acqua, formando delle ampie zone umide). Qui, ovviamente, non  sorgono abitati, ma ai suoi margini i paesi di Podhom, Zasip e Spodnje Gorje, hanno sfruttato la fertilità della zona per esercitare le attività agricole. In alto, sopra il paeze di Zasip (che il poeta France Prešeren chiamava  "l'altare della Gorenjska", per il magnifico panorama che vi si gode) sorge l'antica  chiesa di Sv. Katarina, già menzionata nel Medioevo, quando i pittori friulani che giravano i paesi dell'Alta Carniola, attorno al XV secolo, dipinsero gli affreschi sopra il portale, rappresentanti San Giovanni Evangelista, San Nicolò e Santa Caterina d'Alessandria. 


Chiesa di Sv. Katarina. Affresco sopra il portale (foto Daniela Durissini)
La chiesa, con sullo sfondo lo Stol, rappresenta uno dei più bei quadri paesaggistici della zona. Da qui, un sentiero panoramicissimo e molto facile, taglia il fianco del monte Hom e scende all'abitato di Podhom, da cui, in periodo estivo, si possono raggiungere, e visitare, le caratteristiche Gole del Vintgar (chiuse d'inverno). 
Questi sono solo alcuni dei villaggi facilmente raggiungibili da Bled. All'Ufficio turistico viene fornita gratuitamente una mappa con tutti i percorsi segnati e non c'è  che l'imbarazzo della scelta, dato che le mete sono numerose ed ognuna presenta qualche tratto interessante. 


martedì 2 gennaio 2018

Bled. La cultura del territorio


Bled. Dintorni. Arnia dipinta (foto Daniela Durissini)
Molte volte mi sono  chiesta perché a Bled, come, a dire il vero, in altre parti della Slovenia, si stia così bene. Certo il paese è piccolo e gli abitanti non sono molti, per cui non si vedono quei fenomeni di eccessiva urbanizzazione che caraterizzano molte parti del Nord Italia, però non è solo questo. Di fatto, quando si passa da un paese all'altro qualcosa, tangibilmente, cambia. In effetti quello che caratterizza fortemente questi posti è una solida e coerente cultura del territorio, che fa sì che, pur nello sviluppo delle aree montane, vengano privilegiate, il più delle volte, scelte consone agli aspetti storici, naturalistici ed antropologici della zona.

Bled. Dintorni. Bohinjska Bela (foto Daniela Durissini)
Bled è soltanto uno degli esempi di questa politica di sviluppo, ma è un esempio importante, poiché si tratta di una località a vocazione turistica, molto frequentata in quasi tutte le stagioni dell'anno. 
Il fatto è che qui, se si tralascia una ristretta fascia a ridosso del lago, dove si trovano negozi, bar e ristoranti, è rimasto molto del paese di un tempo, con le vecchie case, magari rimodernate, con tanto verde e, soprattutto, con un territorio in cui ancora si esercitano i mestieri tipici della montagna, come l'allevamento, l'agricoltura, la silvicoltura, l'apicoltura, destinati per lo più a far vivere, e prosperare, i numerosi agriturismi e le molte aziende famigliari che producono per il mercato locale.

Bled. Dintorni. Cortile di una casa rurale a Mlino (foto Daniela Durissini)
Per chi ama la natura questo è il posto adatto per capire come l'attività turistica non sia inconciliabile con questi mestieri tradizionali, ma come, anzi, la scelta di far convivere le due cose, sia alla fine premiante. 
Basta prendere uno qualunque degli itinerari segnalati che conducono sull'ampia piana alle spalle dell'abitato, per immergersi in pochi minuti in un ambiente rurale magnifico, tra campi curati, carrarecce ben tenute e frequentate, che collegano i piccoli paesi dei dintorni, boschi di cedui, acque incanalate. Tra i campi sono ancora visibili, ed utilizzate, le caratteristiche rastrelliere per far seccare il fieno. Sono rare quelle ancora interamente in legno, poiché gli elementi verticali sono stati per lo più sostituiti da montanti in cemento, ma la struttura orizzontale ed il tettuccio sono ancora quelli di sempre.


Bled. Campi con rastrelliere per il fieno (foto Daniela Durissini)
Nella stagione invernale, le stalle ospitano gli animali che, d'estate, vengono trasferiti nelle numerosissime malghe, quasi tutte monticate. 
I formaggi di Bled sono famosi per il loro sapore intenso, dovuto al fatto che le bestie si nutrono di erba fresca e che vengono stagionati in montagna.
Vengono allevati sia bovini che ovini. Questi ultimi vengono lasciati al pascolo anche nei mesi freddi, in pianura.


Bled. Gregge nei dintorni (foto Daniela Durissini)
Una fitta rete di sentieri, tutti segnalati, consente di addentrarsi nei boschi che circondano la conca del lago. Qui l'attività di taglio è praticata e regolamentata. 
Più in alto, tra i monti, l'attività d'inverno cessa quasi del tutto ma ci sono degli abitati che continuano a vivere e ad essere frequentati, come l'Uskovnica, un raggruppamento di case, un tempo di pastori, oggi  per lo più destinate alle vacanze e rimaste com'erano. E se da un lato vi è una sterrata, tenuta libera il più possibile dalla neve, per essere percorribile dalle auto dei locali e da eventuali mezzi di soccorso, dall'altro lato viene tenuto aperto un cammino, che raggiunge, dall'altipiano di Pokljuka, il piccolo rifugio, aperto anche d'inverno, che accoglie gli escursionisti in un soggiorno caldo, offrendo i piatti tipici della zona come la jota (minestra di crauti e fagioli), con le salsicce, il gulash, il ričet (minestra d'orzo tra le più amate da queste parti).

Bled. Rifugio all'Uskovnica (foto Daniela Durissini)
Dall'altipiano di Pokljuka, dove si pratica lo sci nordico, si dipartono diverse piste tenute aperte per chi vuole camminare, immergendosi in un paesaggio integro, tra i boschi millenari del Parco Nazionale del Triglav, il monte più alto della Slovenia e delle Giulie, con i suoi 2864 metri.


Bled. Triglav (foto Daniela Durissini)
Il popolo sloveno ama le sue montagne e qui non si trovano sentieri abbandonati. Tutto è curato per il semplice fatto che viene frequentato in ogni stagione. Non c'è  posto in Slovenia, nemmeno il più recondito, in cui non s'incontri qualcuno che cammina e, come dico di solito, scherzando, ma nemmeno poi tanto, questo è l'unico paese in cui se, su un sentiero di montagna, capita di incontrare un bambino, non si ha alcuna  certezza, come invece succede in Italia, sulla facilità del percorso.

Bled. Chiesetta all'Uskovnica e sullo sfondo il gruppo del Triglav (foto Daniela Durissini)
Un'altra attività tipica della zona, è l'apicoltura. Recentemente la Slovenia ha ottenuto a Bruxelles, l'impegno europeo alla difesa delle api, minacciate dall'inquinamento e dai pesticidi, oltre che dal cambiamento climatico. Ed in effetti, data l'integrità di tanta parte di tertitorio, l'apicoltura qui è assai praticata.

Bled. Dintorni. Arnia dipinta (foto Daniela Durissini)
Tipiche le arnie dipinte con scene semplici, tratte dalle leggende locali, o raffiguranti detti popolari. Queste particolari opere d'arte spontanea però, purtroppo, si vanno perdendo, lasciando spazio alle più comuni cassette colorate. Certamente la cosa non inficia la qualità del miele, generalmente alta, ma è un vero peccato che queste raccolte di immagini provenienti direttamente dalla tradizione popolare, vadano perdute.

Bled. Dintorni. Arnia dipinta (foto Daniela Durissini)