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venerdì 17 febbraio 2017

Coyhaique

La carretera Chaitén - Coyhaique 

Il bus che collega Chaitén a Coyhaique viaggia quasi tutto il giorno. Sono 421 chilometri, con solo qualche tratto di sterrato (davvero brutto) in rifacimento, ma le numerose salite e le innumerevoli curve rallentano di molto l'andatura che, del resto, è abbastanza piacevole, soprattutto perché, in questo tratto, il paesaggio è vario e molto interessante. 
Fin dalla partenza si vedono montagne e boschi di una bellezza strepitosa. 


In viaggio verso Coyhaique (foto Carlo Nicotra)


Il Cerro Corcovado, vulcano di 2300 metri, domina il paesaggio ad ovest, mentre più avanti si incontra il lago Yelcho, specchio d'acqua di assoluta bellezza, dal color verde smeraldo, alimentato dal rio Futaleufù, che qui il bus attraversa su un ponte sospeso. Il Lago è noto per la pratica della pesca sportiva.

Lago Yelcho
Lago Yelcho dal ponte sospeso (foto Carlo Nicotra)


Proseguendo lungo la Carretera austral, verso sud, si incontrano gli abitati di Villa Santa Lucia, la Juncta e Puyuhuapi. Quest'ultimo, fondato da coloni tedeschi negli anni Trenta del 1900, si trova sulle rive del fiordo omonimo.  Poco lontano si trova il parco nazionale Queulat dove, tra le diverse escursioni, la più frequentata è senza dubbio quella al noto Ventisquero Colgante (ghiacciaio pensile). Il paesaggio è sempre vario e ad ogni svolta appaiono monti e ghiacciai di emozionante bellezza. 

Nei pressi di Puyhuapi
Nei pressi di Puyhuapi (foto Carlo Nicotra)

Ad un certo punto si scende decisamente di quota, in corrispondenza del "Salto del Diablo" e, man mano, il panorama si fa più dolce. I monti lasciano spazio a vaste aree pascolive, molto verdi e molto fiorite. 
Si giunge a Villa Manihuales, piccolo abitato, fondato appena nel 1962. La strada è ancora lunga (e in parte in salita) per Coyhaique, mentre il sole inizia a scendere.


Coyhaique


La città di Coyhaique conta 50000 abitanto ed è l'ultimo abitato di queste dimensioni che si incontra lungo la Carretera austral. Si trova un po' in alto, sul rio Simpson, ed è circondata dai monti. Poco distanti la Riserva nazionale Rio Simpson e la Riserva nazionale Coyhaique. La città è abbastanza vivace ed offre la possibilità di una sosta comoda prima di ripartire. Diverse le sistemazioni, alcune delle quali decisamente di ottima qualità. Non trascurabile la possibilità di accedere a diversi servizi, tra i quali il cambio moneta e le prenotazioni sia per i bus, che per gli aerei (da e per il vicino aeroporto di Balmaceda). Inoltre qui si trovano diversi negozi, non solo alimentari, per cui conviene approfittarne se si ha qualche necessità particolare. 
Anche se, oltre al Monumento al Gaucho e alla vista sul rio Simpson la città in sé non offre nulla di particolare, occorre dire che è un posto piacevole in cui fare una sosta dopo aver percorso la prima parte della Carretera, considerando anche che la seconda parte sarà ben più impegnativa. 

giovedì 16 febbraio 2017

Chaitén

Da Puerto Montt ha inizio la Carretera austral, lunghissimo percorso su strada, in parte sterrata, che conduce sino a Villa O'Higgins. Nel primo tratto, bimodale, fino a Chaitén, ci si imbarca per ben tre volte, per attraversare due tratti di mare piuttosto brevi ed uno più lungo. Prendendo il bus che parte alle 7 del mattino da Puerto Montt si viaggia con la tranquillità di avere un posto garantito per tutte le tratte. Occorre soltanto scendere al momento in cui il mezzo sale sul traghetto. Il primo tratto di navigazione è quello che unisce Caleta La Arena a Caleta Puelche, il secondo va da Hornopiren, lungo il Fiordo Largo, a Leptepu, il terzo ed ultimo da Fiordo Largo a Caleta Gonzalo. La traversata è assai suggestiva, soprattutto nel tratto con partenza da Hornopiren, allorché la nave scivola lungo il fiordo dalle pareti a tratti verdissime. I boschi qui sono distese d'alberi impenetrabili, dove nemmeno la luce del sole sembra poter penetrare fino a terra. 


Navigazione Fiordo Largo
Navigazione lungo il Fiordo Largo (foto Carlo Nicotra)


All'arrivo a Chaitén ci si accorge subito che le conseguenze della devastante eruzione del vulcano omonimo, iniziata nel 2008 e proseguita poi per molti mesi, sono ancora ben visibili. Allora una densa coltre di ceneri aveva coperto l'intera zona e l'abitato, ed erano state fatte evacuare 4500 persone. Molti sono tornati nonostante i ripetuti divieti del governo ed ora, che il vulcano sembra essersi acquietato, stanno ricostruendo ciò che era andato distrutto ed il paese sta, lentamente, rinascendo. Facendo una passeggiata lungo la spiaggia sono ancora evidenti però, gli accumuli di materiale vulcanico, mentre gli abitanti fanno notare che, quando scende la neve, si percepisce ancora il grande calore che emette la bocca del vulcano, sopra il quale si forma, per la differenza termica, una densa nube. 
Oggi Chaitén rinasce anche grazie all'iniziativa di qualche imprenditore turistico, come Nicolas La Penna dell'agenzia Chaitur, sita accanto alla fermata dei bus, che accoglie con cortesia i visitatori, offrendo consigli sulle sistemazioni in loco, ma anche la possibilità di visitare gli splendidi dintorni, come il parco Pumalin, le terme di Amarillo, il Lago Yelcho e lo stesso vulcano. 
Una menzione speciale per il parco, che comprende 3250 kmq di territorio, acquistato dall'americano Douglas Tompkins, deceduto di recente, già proprietario della North Face, allo scopo di destinarlo alla conservazione integrale. 



Chaitén
Chaitén (foto Carlo Nicotra)


mercoledì 15 febbraio 2017

Isola di Chiloé

L'isola di Chiloé, pur così vicina alla costa, ha conservato per secoli caratteristiche proprie. Anticamente era abitata da tre gruppi etnici diversi: i chonos, i cuncos e gli huilliches. Gli spagnoli la occuparono nel 1558, guidati da Garcia Hurtado de Mendoza, riuscendo così ad arrivare ben più a sud di quanto non fossero arrivati sulla terraferma, dove il territorio era strenuamente difeso dalle genti araucane (Mapuche). Inizialmente venne chiamata Nuova Galizia, ma in seguito si preferì il nome huilliche di Chiloé (luogo dei gabbiani). Un tempo l'isola era luogo di sosta per le navi baleniere. Nel corso del XIX secolo l'isola fu il principale produttore di traversine per ferrovia di tutta l'America del Sud. I suoi boschi vennero sfruttati per ricavarne legname così tanto e così a lungo da metterne in serio pericolo la sopravvivenza. Oggi una parte dell'isola è destinata a Parco Nazionale. 


Palafitte e gabbiani a Chiloé
Palafitte e gabbiani a Chiloé (foto Carlo Nicotra)


Un braccio di mare separa l'isola di Chiloé dalla costa. Un collegamento giornaliero di bus garantisce la possibilità di visitare l'isola con partenza da Puerto Montt. Dopo aver percorso un tratto di strada il bus sale su un traghetto che, con partenza da Parqua, compie la breve traversata fino a Chacoa, a nord dell'isola. Da lì si prosegue, sempre su buone strade, fino ad Ancud, piccola cittadina di appena 27000 abitanti, che fino al 1982 è stata la capitale dell'isola e della provincia di Chiloé. Accoglie il Museo Regionale. Si prosegue quindi per Castro. Città portuale antica, fondata nel 1567, oggi Castro conta 40000 abitanti, ed ha sostituito Ancud come capitale dell'isola e della provincia. 


Ristorante Castro
Caratteristico ristorante sulla piazza di Castro (foto Carlo Nicotra)

Caratteristiche le sue case di legno, costruite su palafitte, le uniche rimaste sull'isola, per la manutenzione delle quali i proprietari stanno lottando con l'amministrazione cittadina, soprattutto per ottenerne il riconoscimento della proprietà, persistendo queste costruzioni su un terreno demaniale. Le tecniche impiegate nell'edificato sono infatti interamente artigianali ed il restauro, molto oneroso, diventa proibitivo in assenza di una garanzia di mantenimento della disponibilità del bene.  


Finestra in legno Chiloé
(foto Carlo Nicotra)

Case su palafitte a Chiloé
Palafitte a Chiloé (foto Carlo Nicotra)
Interessante e molto particolare la chiesa di San Francesco, interamente costruita in legno (generalmente venivano impiegati il cipresso ed il faggio antartico). All'esterno presenta un colore giallo acceso. Dichiarata monumento nazionale fa parte, come altre 15 chiese dell'isola, del patrimonio UNESCO. 


Chiesa di San Francesco Chiloé
Chiesa di San Francesco a Castro (foto Carlo Nicotra)

Le chiese di Chiloé, infatti, sono assai caratteristiche proprio per la tecnica costruttiva che prevede l'impiego del legno sia internamente che esternamente. 


Chiesa di legno a Chiloé (foto Carlo Nicotra)

Le chiese in legno di Chiloé. Per saperne di più

Sulla costa orientale, più a nord di Castro, si trova la cittadina di Quemchi dove, nel 1910, nacque, in una casa su palafitte, Francisco Coloane, scrittore cileno molto noto anche all'estero per la sua opera letteraria, spesso ispirata ai mari australi ed alla Patagonia.

martedì 14 febbraio 2017

Puerto Montt

Puerto Montt è una città portuale di medie dimensioni (225.000 abitanti), capitale della Regione de Los Lagos, nel sud del Cile. Atterrando all'aeroporto e poi dal bus, diretto al centro cittadino, si vede il vulcano Osorno, un cono imbiancato dalla neve, di 2652 metri d'altezza, che domina il lago Llanique.
Puerto Montt si affaccia sull'Oceano Pacifico, ma si trova sul fondo di un'ampia insenatura, molto riparata ed ha davanti a sé l'isola di Chiloé, per cui non si nota qui quel moto ondoso tipico del mare aperto, che caratterizza altri settori costieri del Cile. 
Da qui partono le navi dirette a Puerto Natales e più giù ancora, a Puerto Williams. Da qui inizia la Carretera Austral, che con un percorso di oltre 1200 chilometri, in parte sterrati, giunge a Villa O'Higgins, ultimo centro abitato cileno, affacciato sull'omonimo lago, prima del confine con l'Argentina, che interrompe la continuità territoriale del paese; negli ultimi tempi si è ovviato a questo problema istituendo un collegamento marittimo con partenza, appunto, da Puerto Montt, o da Caleta Tortel e potenziando il traffico aereo, offrendo passaggi a prezzi scontatissimi ai cittadini cileni.


Caleta Angelmo
(foto Daniela Durissini)


Mercato di Angelmo


Puerto Montt ha diversi mercati, ma quello più noto è situato ad un paio di chilometri dal centro ed è principalmente un mercato del pesce, anche se vi si vende un po' di tutto. Le bancarelle espongono grandi quantità di pesce freschissimo dal merluzzo al salmone, al congrio, molluschi sia freschi che essiccati (dicono che le cozze secche siano buonissime),

Mercato di Angelmo
Cozze essiccate e alghe (foto Daniela Durissini)


 e tutti i tipi di crostacei, tra cui la famosa centolla. 


Mercato di Angelmo
(foto Daniela Durissini)

All'ora di pranzo vengono preparate delle vaschette usa e getta con diversi tipi di cheviche e insalate di pesce, da acquistare sulle bancarelle e gustare seduti sulle panchine all'esterno, guardando le quiete acque della Caleta Angelmo, sulla quale si affaccia il mercato. Non mancano nemmeno le empanadas al salmone o alla centolla, cucinate al momento. 


Caleta di Angelmo (foto Daniela Durissini)


Dato che i pescatori puliscono il pesce all'aperto e gettano gli scarti in mare, lungo la riva sono numerosi i leoni marini, 


leone marino
(foto Daniela Durissini)

e gli uccelli, tra cui i pellicani, che si contendono i bocconi migliori. 


pellicano
(foto Carlo Nicotra)


I ristoranti della zona offrono buon pesce a prezzi contenuti. Qui si può assaggiare anche il famoso curanto  (composto da cozze, patate, salsicce e pollo, cucinati assieme) che però è un piatto tipico di Chiloé. 


Ristoranti Angelmo
Ristoranti ad Angelmo (foto Daniela Durissini)


Lungo la strada che conduce al mercato si trovano le pittoresche e coloratissime botteghe del Mercato dell'Artigianato.






lunedì 13 febbraio 2017

Carretera Austral 2016

Carretera Austral - Itinerario



Carretera Austral
(foto Carlo Nicotra)


Venezia - Roma - Santiago del Cile - Puerto Montt - Carretera Austral - El Chalten (Argentina) - El Calafate - Bariloche - Puerto Montt - Santiago del Cile - Venezia


Periodo

11 novembre - 12 dicembre 2016

Mezzi di trasporto

Venezia - Roma - Santiago del Cile: volo Alitalia (a/r)

Santiago del Cile - Puerto Montt: volo Sky airlines Chile (a/r)

El Calafate - Bariloche: volo Aerolineas Argentinas

- Per tutti gli altri spostamenti abbiamo usato bus di linea


Sistemazioni alberghiere

Ostelli, piccoli alberghi, appartamenti

Ci siamo trovati particolarmente bene:

Hotel Central  (Puerto Montt) 

Hosteria Llanos  (Chaitén)

Hotel Tehuelche Natura (Coyhaique)

Hostal El Mosco  (Villa O'Higgins)


La Carretera 



Puerto Montt

Mercato di Angelmo

Isola di Chiloé


1° Tratto: Puerto Montt - Chaitén


Chaitén


2° Tratto: Chaitén - Coyhaique


Coyhaique


3° Tratto: Coyhaique - Villa Cerro Castillo


Villa Cerro Castillo

Paredon de las Manos
Sendero de Chile verso l'Hudson


4° Tratto: Villa Cerro Castillo - Puerto Rio Tranquilo


Puerto Rio Tranquilo

Mirador Glaciar Exploradores
Capillas de Marmol


5° Tratto: Puerto Rio Tranquilo - Cochrane


Cochrane

Caleta Tortel


6° Tratto: Cochrane - Villa O'Higgins 


Villa O'Higgins

Sendero Altavista


7° Tratto: Villa O'Higgins - Fine Carretera Austral - Candelario Mancilla


Candelario Mancilla

Glaciar O'Higgins
Sentiero Costiero 
Traversata a El Chalten (Argentina)


















venerdì 10 febbraio 2017

Il Gualicho

La figura del Gualicho, derivata ai Tehuelche dalla cultura Mapuche, corrisponde alla rappresentazione astratta di uno spirito malvagio che può manifestarsi sotto diverse forme, da quella più evidente, che provoca aggressività immotivata, a quella sottile ed ingannevole dell'amore non corrisposto, che consuma la persona, talvolta fino alla morte. Il gualicho, essendo un'entità astratta, non può essere rappresentato e può essere allontanato soltanto mediante pratiche esorcistiche che prevedono, tra l'altro, di mettere in atto un tentativo di colpire lo spirito malevolo fendendo l'aria con ogni oggetto contundente possibile ed in ogni direzione, sperando di colpirlo casualmente, data la sua immaterialità. 
Nel 1877, quando Francisco Perito Moreno giunse al Lago Viedma, e poi al Lago Argentino, scoprì, sulle rive di quest'ultimo, una grotta, in cui rinvenne una mummia, che ritenne appartenere ad un gruppo di indiani fuegini, poi donata al Museo de La Plata di Buenos Aires. Fu lui che diede al luogo il nome di Cueva del Gualicho. 
Lo scrittore argentino Mario Echeverria Baleta (La momia del Cerro Gualicho) riporta un' antica leggenda che racconta di un cacique tehuelche, Goluen, apparentemente invincibile, vittorioso persino con i temibili, e più forti, Mapuche. Innamoratosi di una donna Mapuche, Goluen cadde vittima del Gualicho e morì consumato, scheletrico e secco. Venne sepolto avvolto nel cuoio, dipinto di rosso, affinché il gualicho non uscisse dal corpo e facesse del male al resto della tribù. La grotta in cui fu sepolto venne decorata son segni e simboli destinati a ricordare ai posteri il suo lignaggio e la sua triste storia d'amore. 
Il significato delle mani dipinte sulle pareti della grotta del Gualicho e di altre grotte patagoniche, tra le quali la famosa Cueva de las manos, nei pressi di Perito Moreno, più a nord del Lago Argentino, o del Paredon de las manos, presso Villa Cerro Castillo, in Cile, non è stato ancora del tutto chiarito, anche se si tratta di un uso comune, diffuso in tutte le parti del mondo. Lo scrittore Echeverria Baleta, grande conoscitore e studioso della zona di El Calafate, suggerisce un rapporto con la credenza popolare che faceva delle caverne i luoghi abitati dagli spiriti maligni. In questo caso le mani sarebbero servite ad esorcizzarne la presenza e gli effetti negativi.


Cueva del Gualico
Simboli sulle pareti della Grotta del Gualicho (foto Daniela Durissini)


Mani ed altri simboli sulle pareti della Grotta del Gualicho (foto Daniela Durissini)

Il Museo de La Plata, al quale fu consegnata la mummia ritrovata nella grotta del Gualicho, da qualche anno ha aderito alla richiesta delle comunità indigene ed ha tolto dalle vetrine i resti umani mummificati, molti dei quali, identificati, appartenenti a noti cacique, avviando così una nuova e proficua collaborazione con i membri delle comunità stesse che oggi si trovano rappresentate grazie all'esposizione di oggetti d'arte e di uso quotidiano. I resti sono stati riconsegnati alle comunità.












giovedì 9 febbraio 2017

Ramon Lista ed il viaggio nel paese dei Tehuelche (1878)

Nel 1878 l'allora ventiduenne militare e naturalista argentino, Ramon Lista, compì un'esplorazione molto importante nella zona dei fiumi Santa Cruz e Chico, partendo da Punta Arenas. Ne scrisse una relazione dettagliata, pubblicata a Buenos Aires l'anno successivo, con il titolo Viaje al pais de los Tehuelches.

Il personaggio


Ramon Lista, nato a Buenos Aires nel 1856 e morto, in circostanze misteriose, nei dintorni di Miraflores (provincia di Salta) nel 1897, fu un personaggio assai controverso poiché, se da un lato compì, nel corso della sua vita, diverse spedizioni verso i territori meno conosciuti dello stato, formatosi da poco, contribuendo, a volte in modo decisivo, alla loro conoscenza, dall'altro è tristemente noto per essere stato il responsabile, durante una di queste campagne esplorative, del massacro di San Sebastian, avvenuto il 25 novembre del 1886, in cui vennero uccisi 28 indigeni. Ciò non gli impedì tuttavia di essere nominato, dopo questo episodio, governatore della Provincia di Santa Cruz. Fu anche professore di storia naturale alla Scuola Navale e funzionario del Ministero della Guerra e della Marina.
Tuttavia occorre dire che, nel corso delle sue numerose esplorazioni, Ramon Lista ebbe anche rapporti assai amichevoli con i nativi, e che visse a lungo con loro, unendosi ad un'indigena, dalla quale ebbe una figlia. Il fatto provocò grande scandalo a Buenos Aires poiché il Lista era ben introdotto negli ambienti dell'alta borghesia ed era sposato con Augustina Pastore Andrade, figlia del famoso scrittore Olegario Victor Andrade, dalla quale aveva avuto due figlie, la quale, quando seppe della relazione del marito, si suicidò. Per questo motivo il rientro nella capitale avvenne con discrezione e Ramon Lista, che non ebbe più alcun incarico importante, si tenne lontano dalla vita pubblica.  
Nel 1992 il governo della Terra del Fuoco ha proclamato il 25 novembre, giorno dell'indigeno Fuegino.


Il viaggio e la relazione di Francisco Perito Moreno

La spedizione di Ramon Lista inizia a Punta Arenas e si dirige a Rio Gallegos, da lì a Santa Cruz e all'isola Pavon. Alla storia dell'esplorazione del rio Santa Cruz, dedica molte pagine della sua relazione, anche se lui poi proseguirà per la valle del rio Chico. 
Il Santa Cruz era stato risalito già da alcuni membri dell'equipaggio del Beagle, nel 1834, però fino ad un certo punto, avendo questi dovuto desistere per mancanza di viveri. Dopo un tentativo di alcuni cileni, gli argentini Valentin Felberg e Francisco P. Moreno riuscirono nell'impresa, l'uno di arrivare fino ad un lago, cui in seguito fu dato il nome di Viedma, l'altro più avanti ancora, fino ai laghi Argentino e San Martin, scoprendo tra l'altro il rio Leona al quale diede il nome in ricordo di un incontro ravvicinato con un puma, avvenuto mentre stava esplorando, da solo, la zona. 

Estancia la Leona
Estancia La Leona (foto Carlo Nicotra)


Francisco P. Moreno si era trovato in quei luoghi solo un anno prima di Ramon Lista ed aveva comunicato al governo il risultato delle sue esplorazioni. Tra l'altro scrisse di ritenere il lago Viedma il maggior specchio d'acqua della Patagonia, alimentato dai ghiacciai che si vedevano sul fondo, e dai quali si staccavano grossi iceberg. 


Lago Viedma
Lago Viedma (foto Carlo Nicotra)

Sopra il lago, in fondo, svettava il Chaltén, ritenuto allora un vulcano in attività. 


Chaltén dal lago Viedma
Il Chaltén coperto dalle nubi dal lago Viedma (foto Carlo Nicotra)


In quell'occasione s'era potuto constatare che il lago Argentino era separato dal Viedma.  
Ramon Lista vede il Chaltén dalla vetta di un monte che si trova nei pressi della tolderia di Chunke-Aiken, mentre risale la valle del rio Chico. 



Nubi sul Chaltén
Il Chaltén emerge dalle nubi (foto Carlo Nicotra)


Proseguendo il viaggio giunge, con alcuni compagni, sulle rive del fiume che chiama Belgrano. Ormai nei pressi della cordigliera, giunti alla fine dell'esplorazione, arrivano in un bosco millenario, dove ammirano stupefatti i tronchi poderosi di alberi secolari. Ma uno dei compagni incendia il bosco provocando una reazione di sgomento da parte di Ramon Lista il quale annota che, colui che visiterà in futuro la zona, non potrà che sentire tristezza nel vedere un intero bosco ridotto in cenere per il capriccio di un uomo.