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mercoledì 9 settembre 2020

Fotografare l'architettura. Sant'Ivo alla Sapienza, il capolavoro del Borromini

Roma. Sant'Ivo alla Sapienza (sec. XVII)

Roma. Sant'Ivo alla Sapienza (foto Daniela Durissini)

La chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza è stata progettata dall'architetto Francesco Borromini. L'architetto ne ebbe l'incarico nel 1632 ed i lavori, iniziati nel 1642, furono ultimati nel 1662. La soluzione individuata dal Borromini fu fortemente condizionata dalla precedente realizzazione del cortile e del palazzo, ma l'architetto riuscì ugualmente a ricavare delle forme così audaci da risultare estremamente innovative, oltreché ricche di riferimenti colti e di simbologie che riportano ad alcune grandi opere classiche. 


►(click) Carlo Nicotra, Sant'Ivo alla Sapienza 


 

martedì 8 settembre 2020

Archeologia. La via processionale babilonese

Monaco di Baviera. Glyptothek
Via processionale di Babilonia. Leone (foto Daniela Durissini)


La porta di Ištar era uno degli otto ingressi alla città di Babilonia. Era stata costruita nella parte settentrionale della città attorno al 575 a.C., sotto il regno di Nabucodonosor, e dedicata alla dea dell'amore e della guerra. Da essa partiva la via processionale, decorata con i leoni sacri alla dea, che collegava la Ziggurat al tempio del dio Marduk. Gli archeologi europei che lavorarono a Babilonia, ed in special modo il tedesco Robert Johann Koldewey, fecero uscire i reperti della magnifica porta, oggi ospitati in diversi musei, ma principalmente in quello di Pergamo, a Berlino, in cui la porta è stata ricostruita nelle sue dimensioni reali.
A Monaco di Baviera arrivò uno dei leoni della via processionale, che entrò a far parte della preziosa collezione archeologica del re Ludwig I. 
Pur in una porzione così limitata del capolavoro babilonese, si può notare la tecnica con la quale fu decorato l'intero complesso, adoperando mattoni ricoperti di pasta di vetro di diversi, vivaci colori. E mentre lo sfondo, sia sulla porta che lungo la via, è di colore blu, le figure a rilievo non presentano una superficie regolare e sono realizzate con diversi colori, sfumature e particolari che restituiscono un aspetto realistico agli animali rappresentati.


giovedì 3 settembre 2020

Letture. Jean Paul "Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo"


Curiosamente ho scoperto Jean Paul leggendo Hermann Hesse, che lo nomina in La cura, dove racconta di essersi ritirato più volte nella sua stanza o in un luogo isolato della stazione termale per poter godere delle pagine di questo originale autore tedesco. Sì perché, in effetti, Jean Paul, non è che lo pseudonimo francesizzato di Johann Paul Friedrich Richter, scrittore e pedagogista, nato a Wunsiedel nel 1763 e morto a Bayreuth nel 1825. 
Fortunato Hesse, che lo leggeva in lingua originale, dato che la traduzione italiana, curata da Adelphi, non rende giustizia al testo, benché occorra sottolinearne la complessità e l'oscura interpretazione di alcuni passaggi, quindi l'oggettiva difficoltà nel rendere il  linguaggio di Jean Paul.
Comunque il racconto dell'aeronauta Giannozzo che decide di prendere il volo con la sua mongolfiera e di sorvolare la Germania fino ad arrivare in Svizzera, risulta avvincente e godibilissimo. Il protagonista è un uomo originale e fuori dal comune che osserva il suo paese dall'alto e di quando in quando,  scende a portarvi scompiglio, con trovate divertenti o elargendo consigli (peraltro non richiesti) e di dubbia efficacia. Eppure questo essere al di fuori delle regole ed anche della realtà rappresenta una critica feroce allo stato della fine del XVIII secolo, a quella nobiltà di cui mette alla berlina gli usi e le abitudini, ma anche alla borghesia che osserva e descrive con occhio spietato, intravedendo un fosco futuro per le classi lavoratrici e per le città. Non si salvano neppure alcuni intellettuali, ai quali allude, senza nominarli, anch'essi bersaglio di critiche circostanziate e non proprio benevole. 
Giannozzo rappresenta l'elemento che sfugge agli schemi, portando il disordine ed il dubbio, e come tale è destinato a scomparire, come si comprende fin dall'inizio del romanzo, e come effettivamente accade alla fine, poiché la società moderna tende a riassorbire, senza pietà, ogni accenno di deviazione dal programma prestabilito che la fa funzionare in un certo modo, confacente a chi comanda ma certamente molto meno a coloro che devono sottostare alle sue regole. Ed è per questi ultimi che il nostro aeronauta parteggia, è a questi che si rivolge per dimostrare, con i suoi scherzi, e le sue crudeli critiche, come sia possibile, scardinare il mondo così com'è; ma attenzione, si tratta in fondo soltanto di un intermezzo di breve durata.
E lo stesso Jean Paul, attraverso Giannozzo, si rivela un ribelle ed un iniziatore di una nuova letteratura, che qui, tra i primi esempi all'epoca, si stacca completamente dagli schemi consueti, per evolvere verso forme e trattazioni del tutto diverse da quelle allora consuete. 

►(click) Il libro: Jean Paul, Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo, a cura di Eugenio Bernardi, Milano, Adelphi, 1981




martedì 1 settembre 2020

Culture. L'opera di Matthias Burglechner



Matthias Burglechner. Rovereto (foto Daniela Durissini)

Matthias Burglechner (Innsbruck 1573-1642) è stato un avvocato e cartografo austriaco. La sua opera più importante, Der Tiroler Adler (L'aquila tirolese), in cui descrisse in modo completo il Tirolo, completandola con esaurienti illustrazioni, è organizzata in quattro parti divise in dodici volumi. Fu composta nel corso di circa trent'anni ed il Burglechner, essendo un funzionario pubblico, ebbe accesso ad una straordinaria documentazione per argomentare la sua trattazione, soprattutto dal punto di vista politico. L'opera è corredata da due mappe, da molti acquerelli che illustrano le città, da stemmi delle famiglie tirolesi più importanti e ritratti. 
Alcuni esempi di quanto fossero efficaci queste rappresentazioni: 
-nel terzo volume della terza parte si parla di Rovereto, illustrata con un acquerello che la riproduce fedelmente. Si vedono l'antico castello, con le due torri circolari, la cinta muraria di origine medievale alla quale si sono già addossati alcuni edifici, le due porte d'accesso e, lontano, fuori dalle mura, la chiesa, circondata da molti edifici. 
-tra le immagini delle diverse città del Tirolo è particolarmente interessante anche quella di Lienz, di cui offre una panoramica che consente di percepire le dimensioni dell'abitato e di intravedere i dintorni montuosi con i castelli. Importante, in questo caso, anche la raffigurazione dell'Isel, con i ponti che lo superano. 

Matthias Burglechner. Lienz 

giovedì 27 agosto 2020

Letture. Fernando Aramburu. Patria




Fernando Aramburu, in Patria, racconta la Spagna, ed in particolare i Paesi Baschi, in un lungo periodo di tempo, compreso tra gli anni '80 del secolo scorso ed il 2011, quando fu dichiarata la fine della lotta armata da parte dell'ETA, sciolta poi appena nel 2018.
Nato a San Sebastian nel 1959, Aramburu ha vissuto intensamente quel periodo complicato in cui molti giovani baschi rischiavano di venir coinvolti nell'organizzazione terroristica che si rese colpevole dell'omicidio di più di 800 persone, alle volte mediante azioni clamorose come l'attentato all'aeroporto Barajas, ma moltissime altre mediante l'esecuzione di singole persone, accusate di servire lo stato spagnolo, visto come oppressore del popolo basco. 
Quella raccontata da Aramburu è una piccola, esemplare, storia di provincia, in cui due famiglie di un paese vicino a San Sebastian, dapprima unite da un'amicizia all'apparenza solidissima, si dividono man mano nel corso degli anni, sulla base di piccoli screzi ed inividie, mai confessate apertamente e mai nemmeno ammesse, fino alla brutale separazione nel momento in cui uno dei figli entra a far parte dell'ETA, e del commando che uccide il Txato, padre e marito esemplare, gran lavoratore, con la sola colpa di aver fatto crescere e prosperare un'azienda in terra basca e di non aver potuto pagare una tangente all'organizzazione. 
Al defunto, marito di colei che era stata l'amica inseparabile della madre del terrorista, taglieggiato com'era consuetudine in quegli anni in cui l'ETA aveva bisogno di fondi per resistere, minacciato per non aver pagato e scansato da tutti, infine ucciso in un cupo giorno di pioggia sotto casa, vengono negati anche il funerale e la sepoltura al paese e, per uno strano processo di identificazione con la causa che sembra coinvolgere la quasi totalità degli abitanti, la famiglia stessa del Txato viene considerata colpevole e ripudiata dalla comunità. 
La vittima sacrificale diventa insomma il vero colpevole, la sua famiglia l'elemento spurio da espellere dal gruppo autenticamente patriottico e sostenitore della lotta e dei terroristi in carcere, tra i quali si conta presto anche Joxe Mari, il figlio prediletto che forse ha sparato al padre dei suoi amici e forse no, ma che comunque la comunità, con il prete in testa, assolve, mentre condanna la vedova che insiste nel chiedere chiarezza e nell'esigere un atto di pentimento. 
Ma ciò che colpisce maggiormente in questo lungo racconto sono i meccanismi, molto comuni, che mettono in moto l'odio, in primis l'invidia sociale, caratteristici di ogni luogo e di tutte le epoche, vieppiù in quella attuale, in cui l'autore scrive. Aramburu analizza con rara capacità la crescita dell'avversione verso il Txato e, parallelamente, la conversione di Joxe Mari, ragazzo con una scarsa scolarizzazione e lasciato a sé stesso, al terrorismo. Ma come mai il fratello minore, Gorka,  e la sorella, Arantxa, non condividono le sue scelte? Cresciuti nella stessa famiglia, priva di stimoli culturali, hanno saputo recuperarli da soli, rivolgendosi, fin da bambini, alla lettura e, suggerisce l'autore, nella postfazione, è proprio questo fattore che ha salvato anche lui dal seguire, all'epoca, come alcuni suoi compagni, una strada sbagliata. Aramburu sembra identificarsi, almeno in parte, proprio con la figura di Gorka, che decide di combattere la propria battaglia per la sopravvivenza del popolo e delle tradizioni basche apprendendone correttamente la difficilissima lingua, e scrivendo in euskara, contribuendo così alla diffusione di quel linguaggio antichissimo che costituisce la peculiarità del popolo ed il suo principale elemento identificativo. Così facendo però per Gorka diventa chiara la mostruosa verità e cioè che l'ETA, i cui componenti spesso non sanno nemmeno compilare un comunicato rivendicativo correttamente, recluta ragazzi ingenui e, forse, violenti, facili da manipolare, che sfogano nell'attività terroristica le loro frustrazioni, come si accorgerà anche Joxe Mari, dopo molti anni trascorsi in carcere, quando, anche per lui, la redenzione avverrà attraverso la cultura. 
Patria racconta anche molto altro, attraverso i personaggi che ruotano attorno a quelli principali, ed è un libro magnifico, che ha avuto molti riconoscimenti. Le sue molte pagine si leggono con il piacere di scoprire, in ogni angolo del racconto, molto di più di quanto ci si aspetterebbe, non solo sull'ETA, ma sulla Spagna degli ultimi anni e, in una prospettiva allargata, sull'Europa di oggi. 

►(click) Il libro: Fernando Aramburu, Patria, Milano, Guanda, 2017

Fernando Aramburu, Patria, Tusquets, 2019 (in spagnolo)




martedì 25 agosto 2020

Ambiente e territori. Castel Beseno

Castel Beseno (foto Daniela Durissini)
Il castello, di origini medievali, è stato ampliato e modificato nei secoli, fino ad arrivare alle dimensioni attuali, dategli nel corso del Cinquecento, dalla famiglia Trapp, subentrata ai Calstelbarco, che a loro volta l'avevano rilevata dai Da Beseno, vassalli dei conti di Appiano. L'imponente fortificazione rinascimentale, occupa ben 16.000 metri quadrati, sul sommo di un colle che si alza tra l'Adige ed il rio Cavallo, ed è la più grande struttura di questo tipo del Trentino. All'interno si notano numerosi affreschi, molto rovinati. 
Castel Beseno. Affreschi (foto Daniela Durissini)
Nel 1972 il complesso, assai deteriorato, passò dalla proprietà privata a quella pubblica, della Provincia autonoma di Trento, che ne avviò il restauro. Oggi la fortezza è aperta al pubblico ed è sede distaccata del Museo del Castello del Buonconsiglio. 
Castel Beseno (foto Daniela Durissini)
Una volta all'interno ci si muove tra cortili, circondati da mura possenti, bastioni, adatti all'impiego delle armi da fuoco, corridoi di collegamento tra i diversi elementi che compongono questa complicata realizzazione. La vista sulla Val Lagarina è eccezionale e fu senza dubbio il motivo principale della scelta iniziale della localizzazione della struttura, che potè usufruire anche della favorevole posizione a strapiombo sul rio Cavallo. 

giovedì 6 agosto 2020

Letture. Mario Vargas Llosa. Tiempos recios



L'ultimo romanzo di Mario Vargas Llosa, Tiempos recios, è stato pubblicato da Alfaguara nel 2019 e, probabilmente, verrà presto tradotto in italiano e pubblicato da Einaudi. 
Tiempos recios significa tempi difficili, complicati, duri ed il titolo del romanzo fa riferimento alle vicende che portarono, nel decennio compreso tra il 1950 ed il 1960, alla trasformazione della democrazia guatemalteca in una dittatura. 
E' un racconto interessante quello che propone Vargas LLosa, documentandosi con precisione ed attenzione, come di consueto, e prendendo spunto dal libro dell'autore e politico dominicano Tony Raful, La rapsodia del crimen. Trujillo vs. Castillo Armas, uscito nel 2017, che illustra fedelmente i fatti. 
Perché questo libro è così importante? Perché dimostra, pur mediante un intreccio romanzesco (che, leggendo il libro di Raful, si scopre corrispondere molto al vero), come un paese che aveva raggiunto un sistema politico democratico, guidato da un fedele alleato ed ammiratore degli Stati Uniti, Jacobo Arbenz, fu precipitato nel caos a causa degli intrighi della Union Fruit, una compagnia bananera che vedeva sacrificati parte dei propri interessi dai miglioramenti sociali voluti dal presidente democraticamente eletto. A far dimettere Arbenz però, contribuì anche il dittatore dominicano Trujillo, che sostenne l'ascesa al potere di Castillo Armas e, dopo soli tre anni, lo fece assassinare. La CIA non svolse un ruolo secondario nella vicenda, così come l'ambasciatore statunitense Peurifoy, già impiegato anni prima in Grecia a sostegno del governo di destra e della monarchia.
Il Guatemala è l'esempio di come quasi tutti i paesi del centro e del sud America, siano stati oggetto di interessi e speculazioni economiche e finanziarie che hanno portato le grandi multinazionali ad interferire, per i loro interessi, nella politica interna, preferendo lo stabilirsi di dittature fedeli ai "grandi manovratori", annichilendo così, quasi dovunque e per molti anni, le democrazie che si andavano formando nei diversi stati e calpestando i diritti e la volontà delle popolazioni. 
Un libro significativo ed importante sotto molti aspetti che si auspica sia presto disponibile anche in italiano.


⇒(click) Il libro: Mario Vargas Llosa, Tiempos recios (2019)