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lunedì 5 giugno 2017

Andrea Zanzotto e il paesaggio in Cima da Conegliano



Cima da Conegliano. Madonna dell'arancio (particolare)


In un prezioso libro edito da Bompiani, Luoghi e paesaggi, che raccoglie gli scritti in prosa del poeta Andrea Zanzotto sul paesaggio, tema caro all'autore e declinato più volte in poesia, è stato inserito un breve articolo, originariamente pubblicato nel 1962, su un piccolo giornale “La Provincia di Treviso”, in occasione della mostra dedicata da quella città al pittore Cima da Conegliano. 
Zanzotto, allora quarantunenne, aveva già visto il suo paesaggio veneto mutare profondamente. Nato a Pieve di Soligo nel 1921, aveva ereditato dal padre la passione per la pittura e, nel paesaggio veneto, era vissuto quasi ininterrottamente, tranne in un breve periodo trascorso in Svizzera ed in Francia da dopo la guerra al 1947.
Questi due fattori, l'immersione iniziale in un ambiente ancora assai simile a quello che si presentava agli occhi dei pittori che lo rappresentavano alla fine del medioevo, o come dice lo stesso Zanzotto, tra il declino del medioevo e gli inizi dell'età moderna, e l'esempio del padre pittore ed amante della pittura, soprattutto di quella di Corot, come ricorda in un altro scritto, Verso-dentro il paesaggio, che nel volume in questione, non a caso, viene inserito subito dopo quello su Cima da Conegliano, compongono, intatti ed apparentemente non scalfiti dalla realtà industriale che si va affermando nel periodo, un inno, di straordinario impatto emotivo, alla quieta bellezza del paesaggio veneto.




Cima da Conegliano. San Girolamo nel deserto


Qui il poeta non introduce l'elemento nuovo della naturalità ferita dal “progresso” e sembra dimenticare i mutamenti in atto, per privilegiare l'esaltazione della bellezza sottolineata dai dipinti del pittore che, come lui, aveva fatto del paesaggio veneto un elemento essenziale del suo discorso artistico.
Il paese veneto ha fatto la pittura veneta” afferma Zanzotto, che crede nella positività dell'intervento umano quando scrive, ad esempio “Il paese s'impone con la sua grazia violenta, piena rapida (può esserci una violenza della grazia, una sua fatalità). Le strutture geologiche, mare piana colli e vette tutti a portata d'occhio; il manto agreste condizionato dall'uomo, il manto boscoso (in altri tempi favolosamente esteso), gli alberi e il loro individuo definirsi nella fantasia dei fogliami, il soave trapasso di ciascuno di questi elementi nell'altro”. L'intervento umano è qui armonizzato con la natura ed il cenno alle selve, più folte un tempo, è percepito come una situazione remota, a discolpa sembra, dell'azione dell'uomo.
E nel descrivere l'opera di Cima da Conegliano la sua prosa si fa quasi poesia: “L'armonia veneta si atteggia qui in un suo sogno di onesta fanciulla, sogna se stessa come agreste e soda vitalità, che non vuol nemmeno sapere di quali fatiche e rischi vinti sia testimonianza: e i castelli premono pingui di logge finestre e torri, le stradicciole e le mura gironzolano per balze a misura d'uomo, la chiesetta conversa col querciolo che le fa compagnia, i dirupi si sciolgono in serenante accessibilità, le piante sono quelle che ci donano ombra e che portano dovizia sulla nostra tavola; le donne i giovani i bambini i vecchi vengono dalla campagna di sempre: salute baldanza grazia dignità immediate. E' quella di Cima, la variante in cui la realtà veneta appare come “distesa” in un mito benigno e terrestre, senza ieri né domani”.


Andrea Zanzotto (1921-2011) è stato più volte proposto per il premio Nobel per la Letteratura



Il Libro: Andrea Zanzotto, Luoghi e paesaggi, Bompiani 2013 (a cura di Matteo Giancotti)




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